Goethe Back to Rome

Johann Wolfgang Goethe ritorna a Roma sotto forma di ologramma in uno spettacolo teatrale innovativo ambientato nella splendida location della Villa di Massenzio – Appia Antica, per rivivere i ricordi, le sensazioni e le emozioni del suo “Viaggio in Italia” e del suo soggiorno romano in nome di un comune spazio europeo della cultura e della promozione dei Beni e delle Attività Culturali nazionali.

“The end of the f***ing world”, pronti ad innamorarvi?

(di Francesca Caon) E’ un destino atipico e speciale, quello toccato in sorte a “The end of the f***ing world”.

La serie, ideata dall’autore Jonathan Entwistle e basata sull’omonima graphic novel di Charles Forsman, esordì nel 2017 sull’emittente britannica on demand Channel 4 senza particolari clamori o risonanze ed ottenendo un consenso piuttosto limitato.

L’ingresso nel pregiatissimo catalogo Netflix, tuttavia, ha fatto di questa produzione la serie più discussa, acclamata e trionfale del momento.

Anche grazie alla viralità ottenuta in modo unanime su tutti i social network, è impossibile non esserne a conoscenza.

Il primo tra i punti a favore di questo bizzarro prodotto televisivo è certamente il riuscitissimo format.

Gli otto episodi – venti minuti ciascuno per un totale che non raggiunge le tre ore – ricalcano la conformazione del riuscitissimo trend introdotto da “Family Tree” (HBO, 2013) tra i primi, e più recentemente da “The Last Man on Earth” (Fox, quarta stagione in corso).

Serialità, rapidità di fruizione e successo sono sempre più spesso tre concetti ben legati tra loro.

A seguire, l’irriverenza sottile e mai banale che dal titolo si estende a macchia d’olio sui due protagonisti, James e Alyssa.

Il primo è un diciassettenne rimasto orfano di madre, carico d’odio nei confronti di chiunque e specialmente verso il padre bonario, che trae godimento nell’uccisione di animali – ma sogna di spingere le proprie pulsioni verso le estreme conseguenze, meditando un omicidio come fuga dall’assuefazione del quotidiano.

Incontrerà l’indomita Alyssa, cresciuta da una madre precisa e pedante fino all’ossessione ed un patrigno ambiguo, decisa a sfogare sul mondo il proprio istinto ribelle.

Grava su entrambi il peso insopportabile di una città piccola ed odiata, che incarna lo sfondo perfetto nella ricerca di una identità che sembra sfuggirgli.

Ben presto la ragazza decide di scappare e riesce a coinvolgere nella fuga il taciturno James, che accetta – convinto di fare di Alyssa la sua prima vittima – e ruba l’auto del padre non prima di avergli sferrato un pugno in pieno volto.

Più aumentano i giorni trascorsi assieme, più sfuma l’idea dell’omicidio; nasce anzi nel cuore del giovane un embrione d’amore, sentimento nuovo perché mai sperimentato prima, che lo porterà gradualmente a godere di attimi di autentica empatia mentre le loro gesta attireranno le attenzioni della polizia schierata sulle loro tracce.

Last but not least, la sorprendente bravura degli attori protagonisti.

James è Alex Lawther, apparso in un episodio di Black Mirror, e Jessica Barden – già nota per il ruolo della prostituta Justine in Penny Dreadful, interpreta la complessa Alyssa.

L’alternanza costante di linguaggi narrativi è una caratteristica fondamentale per comprenderne il successo: si spazia dal comedy ai toni drammatici fino a quelli di gusto squisitamente crime, e tutti giocano un ruolo equilibrato nella tessitura della trama e dei suoi svolgimenti.

“The end of the f***ing world” è riuscita in un piccolo miracolo: quello di trattare l’adolescenza non come un totem incastonato di cliché e che finisce col sovrastare le peculiarità dei protagonisti, ma piuttosto come un racconto ricco di sfaccettature in grado di aprire prospettive non banali su temi già troppo abusati.

Le mille maschere di questa serie ne rendono difficile se non impossibile l’identificazione.

Divertente, triste, romantica, truce e brutale, drammatica, carismatica, sempre imprevedibile; “The end of the f***ing world” è un microcosmo dell’animo umano perfetto per complessità.

Per questo riguarda noi tutti.

Riviera, un intrigo grande quanto la Costa Azzurra


I soldi, senza adeguata esibizione, non sono che carta stampata.
È questa la premessa introduttiva che mira a suggerirci “Riviera”, costosa ed esordiente mini-serie di 10 puntate dall’animo thriller – trasmessa da Sky Atlantic – e nata dalla collaborazione tra Neil Jordan (premio Oscar nel 1993 con “La moglie del soldato”), l’ex manager degli U2 Paul McGuinness e John Banville, scrittore di genio con diversi premi letterari nel proprio curriculum.

Sin dai primissimi istanti della sceneggiatura, ci ritroviamo catapultati all’interno di un universo opulento, potente e corrotto che ben rivelano l’essenza profonda del concept Riviera.
Mentre l’elegante curatrice d’arte Georgina Clios cerca di aggiudicarsi una tela del suprematista Kazimir Malevich ad un’asta newyorchese per conto del ricchissimo marito Constantine, quest’ultimo partecipa ad un party esclusivo sulla terrazza del magnifico yacht di un oligarca russo.
I minuti iniziali sono anche gli unici nei quali vedremo la coppia interagire, sebbene a distanza e per via telefonica; l’imbarcazione, infatti, esplode improvvisamente uccidendo il filantropo e banchiere Constantine, dando così il via alla narrazione vera e propria.

La moglie Georgina, ora improvvisamente sola, è l’unico personaggio a non credere nemmeno per un istante alla casualità dell’incidente; priva di punti di riferimento, sarà costretta a svestire i panni della curatrice d’arte, ma solo in parte, per indossare quelli di detective e di vedova all’interno di una intricatissima rete di relazioni famigliari con i figli del defunto marito, nati da un precedente matrimonio con la fascinosa e velenosa Irina Atman.
A complicare l’assunto, una convivenza quasi forzata a Villa Carmella, straordinario e sconfinato palazzo in stile neorinascimentale – adattissimo ad ospitare, in qualità di prigione dorata, le personalità diversissime e contrastanti degli eredi, assieme a Georgina, dell’impero finanziario messo in piedi dal compianto Constantine Clios.

Le connotazioni psicologiche dei protagonisti, di fatto, rispondono a tutti i cliché e gli stereotipi che sarebbe lecito attendersi in una storia così torbida e ricca di intrighi non troppo sorprendenti.
Christos Clios, il rampante erede di Constantine, è chiamato al difficile compito di guidare l’impero economico del padre in mezzo alla tempesta e ad una personale battaglia contro la dipendenza da droga.
Adam, il più grande dei figli e aspirante scrittore, è un ragazzo sensibile e disgustato dalla volgarità della ricchezza ambigua toccatagli in sorte.
A completare i figli di Constantine troviamo dunque Adriana, adolescente in preda a tutte i dubbi e le insicurezze del caso, segnata da un pessimo rapporto con la madre Irina e autentico pesce fuor d’acqua all’interno di una famiglia di squali.

Nonostante gli ingredienti per un prodotto televisivo rilevante vi fossero tutti, a partire da un cast stellare capitanato dalle bravissime Lena Olin (Irina) e Julia Stiles (Georgina Clios) che si muovono all’interno di location mozzafiato disseminate tra Costa Azzurra e Montecarlo, Riviera dà l’impressione di evolversi secondo un copione già noto, rassicurante nella sua classicità, e che fa leva sul nostro immaginario collettivo aderendo perfettamente ad ogni probabile aspettativa.

Riviera è infatti tutto ciò che chiederemmo ad una serie tv costruita su intrighi, finzioni e lusso senza freni.
Nel bene e nel male.

 

Francesca Caon

Lucca Comics. Anche quest’anno un grande successo.

A chi entrasse a Lucca per la prima volta durante i giorni di Lucca Comics&Games sembrerebbe di essere in una gigantesca festa di Carnevale, vedendo migliaia di giovani e meno giovani vestiti e truccati in modi assai strani. Questo perché in quei giorni moltissime sono le persone che partecipano alla Fiera come Cosplay. Il termine deriva dall’abbreviazione di due parole inglesi, Cos – che sta per “costume” e play – che sta per giocare o interpretare. Cosplay (Cos+play, fenomeno nato in Giappone circa 40 anni fa) significa quindi indossare un costume per interpretare il proprio personaggio preferito, un tempo solo dei fumetti, dei cartoni ed ora anche dei videogiochi, dei film e dei serial televisivi.
Questo allargamento ad altri generi ed altri media ha riguardato tutta la fiera che, nata 50 anni fa come Salone Internazionale dei Comics è negli anni cresciuta allargando via via il campo di interesse ed inglobando oltre i fumetti ed i cartoni tutto ciò che riguarda l’intrattenimento, quindi anche giochi cinema e tv, cambiando anche la denominazione: nel 1993 è divenuta come Lucca Comics e nel 1995 ha assunto la denominazione Lucca Comics & Games.
La nuova formula si è rivelata vincente, visto che la manifestazione è cresciuta di anno in anno sino ad essere oggi considerata non solo la più importante rassegna italiana del settore, ma la prima d’Europa e seconda al mondo (dopo il Comiket di Tokyo).
I numeri dell’edizione di questo 2017, svoltasi dal 1° al 5 novembre scorsi, sono impressionanti: 700 espositori, 90 location all’interno delle Mura della città toscana, oltre 240 mila presenze da ticketing in cinque giorni.

I cosplayer sono stati parte anche quest’anno presenti in gran numero, girando liberamente o con parate, concorsi e raduni spontanei per tutti i 5 giorni; tra i momenti più seguiti, la parata militare a tema Call of Duty con tanto di veri mezzi bellici della Seconda Guerra Mondiale e la parata Star Wars
Gli espositori erano disseminati nei vari padiglioni in giro per la città, alcuni singolarmente come la Panini (editore della Marvel e della Disney) e la Bonelli (editori di Tex, Zagor ecc) o come la Warner Bros, la Fox, Netflix e la Nintendo. All’interno dei padiglioni si potevano compare fumetti o dvd, incontrare autori, provare giochi, vedere costumi originali ed altro ancora.
Le case editrici più piccole, autori ed i principali illustratori nazionali ed internazionali riempivano altri padiglioni, presi d’assalto dai visitatori anche per ottenere firme e dediche.
Per quanto riguarda la parte games, nella tensostruttura più grande d’Italia (9.000 mq) si sono concentrati i protagonisti del gioco da tavolo, di ruolo, dell’editoria fantasy, sci-fi e horror, da Mondadori a Salani. Protagonisti assoluti sono stati i tavoli da gioco degli editori leader ed i principali giochi di carte collezionabili per tutte le età. Riguardo ai videogiochi, il pubblico si è concentrato soprattutto all’interno dei padiglioni dedicati ai titoli del momento, tra cui Call of Duty: WWII e Destiny 2 di Activision e al padiglione Nintendo per la versione finale di SuperMario Odyssey, o nello stand ufficiale Blizzard presente per la prima volta in Italia.
La chiesa di San Romano è stata la location completamente dedicata al gaming competitivo, la Esports Cathedral, che ha visto competere giocatori professionisti provenienti da tutto il mondo, per un montepremi di oltre 37.000 euro, che si sono sfidati in tornei di Starcraft: Remastered, Quake Champions e Overwatch seguiti in diretta streaming da moltissimi appassionati

Per gli amanti dei comics (Manga) , dell’arte e della cultura nipponica vi era la Japan Town, il quartiere del centro storico lucchese dedicato interamente a loro dove tra l’altro gli appassionati dei robot anni ’70 e ’80 hanno trovato in mostra tanti Chogokin, action figure in plastica e metallo dei più amati mecha e prototipi, prodotti esclusivi e diorami dedicati a Naruto, Dragon Ball, One Piece, Sailor Moon e i Cavalieri dello Zodiaco.

Ai visitatori più piccoli e alle loro famiglie era dedicata l’area Junior dove hanno potuto partecipare ad eventi tematici, giocare con i Lego e con le carte e i videogiochi di Pokémon e immergersi nelle atmosfere di Harry Potter .

Non sono solo i numeri a decretare l’ottimo esito della manifestazione, ma anche i tantissimi ospiti di caratura internazionale che hanno preso parte a questa edizione: da  Robert Kirkman, creatore della saga a fumetti e televisiva di The Walking Dead, a Gabriele Salvatores, dai protagonisti delle acclamate serie TV Stranger Things e Star Trek: Discovery, al rapper  Ghali, passando per gli artisti ed illustratori John Howe ed Michael Whelan,  e molti altri ancora.
Oltre ai grandi ospiti, il mondo dell’illustrazione e del fumetto è stato celebrato anche con le mostre, come sempre allestite nelle splendide sale di Palazzo Ducale: dal realismo immaginario dell’artista fantasy americano Michael Whelan alle opere del maestro del manga Tayo Matsumoto e i fumetti sull’adolescenza di Raina Telgemeier, e poi ancora Igort, Sio, Federico Bertolucci.

È stata un’edizione molto seguita anche online: sulla pagina ufficiale Facebook di Lucca Comics & Games negli ultimi 7 giorni ci sono stati in media 800.000 contatti giornalieri, con un picco di oltre 2 milioni di contatti nella giornata del 3 novembre, mentre i live condivisi hanno ottenuto oltre 265.000 visualizzazioni. Instagram e Twetter pure hanno registrato una crescita di quasi il 20 %.

Per tutti gli appassionati di fumetti, giochi, videogiochi e delle varie forme di entertainment l’appuntamento è per l’edizione 2018 di Lucca Comics&games.

Elisa Sergio

Stranger Things, il culto continua.

 

 

Per amare Stranger Things basterebbe la sigla, come suggerisce un advertising di Netflix.
E invece il contenuto sprigionato dalle inconfondibili sonorità dei synth anni ’80, capaci di simboleggiare da sole un intero decennio, rivela in questa seconda stagione il cuore più autentico di un prodotto d’intrattenimento che è riuscito ad emanciparsi dalla volontà di suscitare una certa nostalgia, fino a riscoprirsi d’improvviso maturo e cresciuto.

L’esordio della serie prodotta e diretta dagli ormai celeberrimi fratelli Duffer, Matt e Ross, rappresentò infatti un vero e proprio fulmine a ciel sereno nel sempre sovrabbondante mondo delle serie.
Introdotta il 15 luglio 2016 sulle piattaforme di Netflix, il colosso americano che con il suo streaming sta rivoluzionando la fruizione dell’entertainment visivo, Stranger Things si ritrovò catapultata al centro di un successo mediatico del tutto imprevedibile.
Da piccola produzione di belle speranze e budget modesto, insomma, a vero e proprio cult.

Dopo oltre un anno di attesa la seconda stagione è riapprodata su Netflix con tutto l’hype, il fremito e le aspettative che un successo così universale era logico generasse.
Gran parte degli avvolgenti cliché che hanno rese la serie riconoscibilissima ad ogni latitudine, così come la cura dei dettagli nel ricreare un certo tipo di atmosfera, sono rimasti immutati.
Sono, infatti, proprio questi elementi a garantire alla trama un senso di continuità pressoché infallibile con la prima stagione: la piccola cittadina di Hawkins, i misteriosi esperimenti governativi su bambini dai poteri speciali come Undici, il Sottosopra (vero e proprio universo parallelo abitato dallo spaventoso Mostro Ombra) e il gruppo di piccoli amici in bicicletta che abbiamo imparato ad amare.

Ad un sequel si chiede quantomeno di replicare il successo della stagione precedente, se non addirittura di superarlo.
Un compito gravoso e non semplice, ma che i produttori e il cast di Stranger Things hanno saputo portare a buon fine nel migliore dei modi.
Se la trama è ricca e riesce a far progredire la narrazione in modo efficacissimo, ad impressionare maggiormente sono tuttavia le evoluzioni individuali dei personaggi sotto il profilo emotivo.
Emergono ora le preziose complessità specifiche di ogni personaggio, mediamente agli albori dell’adolescenza, e dunque al centro di una inevitabile trasformazione e crescita psicologica che rendono il presente e il futuro di Stranger Things più appassionanti e coinvolgenti che mai.

L’apoteosi di questo processo caratteriale è senza dubbio incarnato da Eleven, Undici nella versione italiana, la ragazzina dai superpoteri che dal ruolo di comprimaria della stagione precedente si è ora ritagliata un ruolo da protagonista indiscussa.
Non è un caso che la controversa e dibattutissima puntata numero 7, che segna una vera e proprio pausa all’interno della sceneggiatura, sia totalmente incentrata sulla sua figura.
È Undici (interpretata dalla bravissima Millie Bobby Brown) che trascinerà lo spettatore per la prima volta all’infuori di Hawkins, la cittadina dell’Indiana, alla ricerca della sorella scomparsa – e quindi delle sue stesse origini.
Un viaggio imprescindibile per comprendere ciò che verrà.

La vera sfida della terza stagione, infatti, sarà quella di tenere legato in modo coerente il nucleo di ragazzini in pietà età adolescenziale e alla ricerca del proprio posto in un mondo costellato di ombre e misteri.
A confermare questo trend, d’altronde, sono stati gli stessi fratelli Duffer in un’intervista rilasciata al sito americano Indiewire, dove hanno confermato che il futuro della serie passerà sempre più attraverso un’analisi psicologica e introspettiva dei vari protagonisti.

Francesca Caon

 

“Cinema e inconscio”. Al via la summer di tre Lizori-Borgo S. Benedetto, Campello sul Clitunno, 20-23 luglio 2017

Si è svolta ieri 20 luglio a Lizori, incantevole borgo medievale dell’Umbria, la prima delle tre giornate dedicate al tema “ Cinema ed Inconscio”, promosso dalla Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti, con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Regione Umbria, della Città di Assisi e del Comune di Campello sul Clitunno.
Il cinema, come tutti gli altri linguaggi artistici, al di là del contenuto apparente, nasconde sempre un messaggio subliminale che colpisce la dimensione più recondita dell’animo umano. E quando l’arte cinematografica centra il suo obiettivo diventa uno specchio potente delle emozioni: utile allo spettatore per analizzare sé stesso.
È questo l’argomento su cui si sono confrontati gli ospiti, animando un vivace ed interessante dibattito, ognuno secondo la propria esperienza e il proprio ruolo. A presiedere la tavola rotonda il professore Paolo Crepet, psichiatra e sociologo di fama internazionale, tra i relatori il Maestro Stefano Mainetti, autore di numerose colonne sonore e reduce del successo al Maxxi di Roma per la sua musica in 3d ; Elisabetta Pellini, attrice cinematografica e televisiva, nonché sceneggiatrice e produttrice del corto “Anatomia di un amore”; Ludovica Lirosi attrice, regista e produttrice del corto “Il tre”; Umberto Carteni, regista cinematografico e pubblicitario ed il filosofo Paolo Bianchi.
Ad accogliere gli ospiti Ermanno Tedeschi critico, curatore d’arte e consulente artistico della Fondazione di ricerca scientifica ed umanistica Antonio Meneghetti e Pamela Bernabei, Presidente della Fondazione.
La tavola rotonda ha aperto tre giorni di vivaci incontri e conferenze per sondare e proporre diverse chiavi di analisi psicologica del linguaggio cinematografico: dalla sceneggiatura alla fotografia, dalle immagini alle suggestioni musicali, ovvero tutto quello che agendo sull’inconscio attiva emozioni.
La giornata si e’ conclusa sulle note di Piovani, Ennio Morricone e Astor Piazzola, con il concerto della Banda dell’Esercito Italiano, in uno scenario da favola, quello della campagna umbra.

ESTATE AL MAXXI. Roma

Dal 18 Luglio 2017 al 20 Luglio 2017
ROMA
LUOGO: MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 06.320.19.54
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://www.maxxi.art/

COMUNICATO STAMPA:
Continuano gli appuntamenti dell’estate al MAXXI, con una settimana che vede protagonisti il cinema, la musica e la moda.

Si comincia martedì 18 luglio, alle ore 21 (ingresso libero) con LE SPOSE DI MARIANNE una sfilata di abiti da sposa realizzati dagli anni Cinquanta ad oggi, e restaurati dalla sartoria del Centro Antiviolenza Marie Anne Erize, capace di raccontare l’evoluzione della moda italiana. Mercoledì 19, alle ore 20.00 (ingresso 5 €)torna il cinema con il secondo appuntamento della rassegna a cura di Mario Sesti dedicata agli anni Settanta italiani: Dai Cineclub al Politecnico – l’intersezione di arti e visioni nel quartiere Flaminio per raccontare una delle esperienze più fertili e originali degli anni ’70. Giovedì 20 alle ore 21.00 (ingresso libero) è la volta della musica con ROSARIO GIULIANI & SANTA CECILIA SAXOPHONES ENSAMBLE con un concerto giocato sul repertorio di Charlie Parker.

LE SPOSE DI MARIANNE | Martedì 18, ore 21:00, piazza, ingresso libero
Questo progetto nasce nel maggio 2016, grazie a un Premio della Fondazione Up, per favorire il reinserimento lavorativo delle utenti ed ex utenti del Centro antiviolenza Marie Anne Erize di Roma. Una sartoria che ha operato per il restauro e la riparazione di abiti da sposa provenienti da donazioni private, poi dati in prestito a fronte di un contributo, reinvestito totalmente per finanziare le attività del centro. Gli abiti, datati dal 1946 ad oggi, rappresentano attraverso le variazioni di forma e stile, un viaggio nella storia della moda italiana. Nel 2017, la Fondazione Up ha conferito un nuovo premio al centro per la creazione di una scuola di sartoria.

DAI CINECLUB AL POLITECNICO: L’INTERSEZIONE DI ARTI E VISIONI NEL QUARTIERE FLAMINIO | Mercoledì 19, ore 20:00, piazza + auditorium, ingresso 5 €
L’esperienza dei cineclub è stata tra le più fertili e originali degli anni ’70, capaci di generare festival, critici, autori. Ma nel caso del Politecnico, che nasceva dall’idea di far interagire il cinema con il teatro, l’arte e l’architettura, come racconta il film di Amedeo Fago, IL POLITECNICO: una storia romana degli anni ’70, quell’esperienza, che anticipa l’ossessione di tutta la contemporaneità (dall’interdiscliplinarietà alla crossmedialità) ebbe la forma di un sogno unico.
Dopo la visione del film, conversazione con Amedeo Fago, Adriano Aprà, Paolo Luciani e Cristina Torelli.

ROSARIO GIULIANI & SANTA CECILIA SAXOPHONES ENSAMBLE | Giovedì 20, ore 21:00, piazza, ingresso libero
Il concerto è basato su alcuni standard che facevano parte del repertorio di Charlie Parker, dai quali sono stati estrapolati gli assoli , arrangiati per 5 sax e sezione ritmica. A questi si aggiungono brani originali di Giuliani, docente di sax jazz presso il Conservatorio romano.
L’ensamble è composto da Rosario Giuliani – alto sax, Alessio Bernardi – alto sax, Davide Carini – alto sax, Ivan Bernardini – tenor sax, Luciano Ciaramella – tenor sax, Marco Pace – baritone sax, Dario Piccioni – bass, Federico Chiarofonte – drums

A Sabaudia la commedia e’ di casa.

Dall’ 8 al 15 luglio, nella splendida cittadina pontina, si svolgera’ la terza edizione del Festival cinematografico “SabaudiaFilm.ComMedia” dedicato alla commedia Italiana.
Alla guida ancora una volta, la celebre coppia Tognazzi-Izzo, storica coppia del cinema e compagni di vita da trent’anni.
Sabaudia è stata spesso set del cinema italiano, e nello specifico di grandi commedie come, solo per citarne alcune “Divorzio all’italiana”, “La voglia matta”, “Amore mio aiutami”, “Storia di Piera”,“Nenè” e “La luna”. Otto le commedie, tra le migliori della scorsa stagione, proiettate nella piazza del comune, in uno scenario suggestivo con alle spalle le dune, il lago di Paola ed il mare.
Nell’ ordine: “Poveri ma ricchi” di Fausto Brizzi, “Moglie e marito” di Simone Godano, “La stoffa dei sogni” di Gianfranco Cabiddu, “Non si ruba a casa dei ladri” di Carlo Vanzina, “Smetto quando voglio 2 “di Sydney Sibilia, “Mamma o papà” di Riccardo Milani e L’ora legale di Ficarra e Picone. L’ultimo giorno, sarà proiettata, come film fuori concorso, anche Lasciami per sempre, commedia diretta dalla stessa Simona Izzo con protagonista Barbora Bobulova, uscita nelle sale lo scorso 20 aprile.
Il Festival si apre con un premio alla carriera in nome di Bud Spencer, venuto a mancare esattamente un’anno fa, che sarà assegnato a Christian De Sica. “Da quando non c’è più mio padre è stato molto omaggiato e questo ci ha davvero lusingati- dice una delle figlie del grande attore scomparso lo scorso anno- Il premio sarà una delle mie sculture che fa parte di una serie che si chiama non a caso Legami. Inoltre è stato proprio mio nonno Peppino Amato a far debuttare alla regia Christian De Sica”. Saranno proprio i figli del grande attore, Cristiana e Giuseppe Pedersoli, a consegnare il riconoscimento a De Sica.
La penultima sera invece verra’ omaggiata Giuliana De Sio, con il premio dedicato all’attrice Monica Scattini. E come lo scorso anno verrà consegnato il Premio Jaguar al miglior film votato dal pubblico.
La giuria, presieduta da Paolo Genovese e composta da Pietro Valsecchi, Roberto Sergio, Laura Delli Colli, Gloria Satta e Luca Barbarossa, premierà la miglior commedia, i migliori attori protagonisti e la miglior sceneggiatura.
Durante le ore pomeridiane, presso la Caserma delle Fiamme Gialle di Sabaudia, il Festival proporrà la proiezione di una serie di film dedicati ai grandi temi sociali. L’argomento scelto dal presidente del Festival , Luigi Tivelli sarà quello del lavoro tanto che si svolgerà una conferenza con la partecipazione del ministro Valeria Fedeli e della giornalista Gloria Satta. I titoli selezionati sono: Fantozzi (il primo del1975) in omaggio al grande attore scomparso pochi giorni fa, Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, Smetto quando voglio di Sidney Sibilia, e Romanzo Popolare di Mario Monicelli e Harry’s Bar di Carlotta Cerquetti.
Anche il web avra’ un ruolo importante nel festival, con una piccola rubrica dedicata al mondo del nuovo linguaggio. “Last but not least” sezione curata direttamente da Marco Castaldi, darà spazio a film come Frattaglie di Castaldi, alla serie tutta femminile Sbratz e La Clinica dell’Onestà-The Pills di Luca Vecchi, Desperados di Ludovica Lirosi, fino alla cucina horror ed ai cuochi sulle stelle di Star Cuoc e agli Actual con Rimorchiare a Roma Sud di Paul Brasco.
Nelle giornate del festival si alterneranno numerosissimi ospiti di grande calibro in campo cinematografico: Fausto Brizzi, Sergio Rubini, Gianfranco Cabiddu, Massimo Ghini, Sidney Sibilia, Edoardo Leo, Paola Cortellesi, Riccardo Milani, Leo Gullotta, Giuliana De Sio, Ficarra e Picone, Stefano Fresi, Valerio Aprea, Simone Godano, Luca Vecchi, Marianna Di Martino, Ludovica Lirosi e molti altri.