Goethe Back to Rome

Johann Wolfgang Goethe ritorna a Roma sotto forma di ologramma in uno spettacolo teatrale innovativo ambientato nella splendida location della Villa di Massenzio – Appia Antica, per rivivere i ricordi, le sensazioni e le emozioni del suo “Viaggio in Italia” e del suo soggiorno romano in nome di un comune spazio europeo della cultura e della promozione dei Beni e delle Attività Culturali nazionali.

Ugo Pari 30″Ugo Pari 30″, il festival che omaggia il grande Ugo Tognazzi a 30 anni dalla sua morte

Una festa per uno dei “mattatori” della commedia all’italiana, a distanza di trent’anni dalla sua morte: era il 27 ottobre 1990 quando l’attore, regista, comico e sceneggiatore Ugo Tognazzi ci lasciò nel sonno. Di lui non rimane solo un fervido ricordo, ma anche una eredità cinematografica che conta 153 film da attore e 6 da regista. Il territorio di Torvaianica – Comune di Pomezia, a cui Ugo era tanto legato, lo omaggia con un evento speciale, intitolato “Ugo Pari 30”. L’appuntamento, che si terrà dal 21 al 23 agosto 2020, presso piazza Ungheria, con il contributo di Comune di Pomezia, avrà la direzione artistica a cura dei quattro figli di Ugo: Gianmarco, Ricky, Maria Sole e Thomas  Robsahm.  Tra gli ospiti, anche tanti attori e artisti che hanno lavorato con  lui. Media partner: Rai Radio Live, Il Tempo, Shalom, Artcloud, Uozzart.

IL PROGRAMMA – In programma una mini rassegna cinematografica, con alcuni film che esaltano i suoi due grandi interessi: il cinema e il cibo.  Ad aprire la rassegna il documentario “Ritratto di mio padre” di Maria Sole Tognazzi (venerdì 21 ore 21); durante le altre serate saranno invece proiettati i film “Amici miei” (sabato 22 ore 21) e “Anatra all’arancia” (domenica 23 ore 21). Ogni serata prevede conduzioni eccezionali, con ospiti legati al cinema e alla televisione. Tra i momenti più attesi del festival, inoltre, anche l’assegnazione del Premio Tognazzi, che sarà assegnato durante la serata di sabato a un importante attore italiano. In programma per settembre, invece, una serata speciale “Amici miei” a Cinecittà World, parco tematico dedicato al cinema e alla televisione, situato nel territorio di Pomezia.

LE MOSTRE FOTOGRAFICHE – Focus anche sull’arte, con una duplice mostra fotografica “diffusa”, con totem sparsi per le vie della città, da sabato 1 a domenica 23 agosto: l’esposizione documenta la sua attività sui set, con gli scatti di alcuni grandi fotografi di scena. Le foto sulla vita dell’attore si trovano in Viale Francia, Piazza Ungheria e Viale Spagna; quelle sullo storico torneo di tennis con l’esposizione dello Scolapasta d’oro in Viale Spagna, 5. Nella mostra sarà ricordata anche l’altra grande passione di Ugo Tognazzi: lo sport, con le foto relative allo storico torneo di tennis che per oltre 25 anni ha visto Torvaianica protagonista dello Scolapasta d’oro. Il famoso trofeo prodotto dalla mano del gioielliere Ettore Costa sarà l’omaggio del territorio al grande artista.

“L’ABBUFFONE” – Nel cartellone anche una interessante proposta culinaria che, da sabato 1 a domenica 23 agosto, coinvolgerà trentasette ristoranti del territorio: questi riproporranno le ricette ideate da Ugo, dal risotto al melone allo stinco di santo, tratte dai volumi “La mia cucina” e “L’abbuffone”. Questi i locali di Torvaianica che aderiscono all’iniziativa: Cafè del Mar, Coco Village, Da Renzo, Diverso, Dolce Vita, Gusto 19, Il Nido, Talea, L’Ancora, Lido, Osteria del Mare, Schiano Cantina&Cucina, Sora Delia, Tauro’s pub, Torvicello bistrot, Un’altra storia, Villa di Venere, Villa Francesca, Vivarelli, Zì Checco, Taaf. A Pomezia, invece, i seguenti: 75ml, 20.88, 5 Poderi, Al pinguino, Baccanale, Crab Bistrot Mixology, Dolci Notti Cafè, Elemento, Enoteca felice, il Borghetto, Il panzerotto, La fonte di enea, le Tredici carbonare, Locanda marchesani, Manzo criminale, Mercurio Pizza e Cucina, Nando bar, Pasticceria Il Pino, Pasticceria Mazza, Sister Cafè, The White Rabbit, Varone.

Il Festival della Commedia Italiana arriva a Campagnano di Roma

Il Festival della Commedia Italiana arriva a Campagnano di Roma

Domenica 9 agosto una serata “Cinema e motori” dedicata ai road movie più divertenti e un omaggio al grande Alberto Sordi

Campagnano di Roma, si prepara ad ospitare il tour del “Festival della Commedia Italiana”.

Domenica 9 agosto, in Piazza Cesare Leonelli, la prima edizione post lockdown, del “Festival della Commedia Italiana – Cinema e motori” si concentrerà in un’unica ma densa serata, dedicata ai più famosi e divertenti road movie.

Sarà una partenza a tutto gas fatta non solo di proiezioni ma ricca di contenuti, approfondimenti e tanti ospiti.

L’iniziativa, con il patrocinio del Comune di Campagnano, vuole essere per il paese l’inizio di un appuntamento fisso, entrando così a far parte del Festival della commedia italiana in Tour.

Il Sindaco Fulvio Fiorelli accogliendo l’iniziativa ha dichiarato “Speriamo che questo appuntamento diventi una tappa fissa delle nostre estati, in un territorio che ha sempre accolto il cinema e gli eventi dedicata alla cultura che possono solo arricchirlo”

 

La manifestazione è nata nel 2016 da un’idea del direttore artistico Fabrizio Conti, con l’obiettivo di rendere omaggio ad uno dei generi quello della Commedia Italiana, che negli anni con i suoi grandi interpreti, ha saputo più di ogni altro incarnare i vizi e le virtù degli italiani.

In breve il successo riscosso ha trasformato la kermesse in un festival itinerante che ha assunto un volto diverso ed una sua unicità plasmandosi ogni volta sulle caratteristiche del luogo che le ha ospitate, diventando non solo un evento d’intrattenimento ma anche uno strumento per valorizzare e far conoscere il territorio, la cultura e le tradizioni di alcuni dei comuni più belli della nostra penisola.

Quale luogo migliore per ospitare la prima edizione del Festival della Commedia Italiana nella sua declinazione «Cinema e motori» se non Campagnano di Roma.

Il paese a nord della capitale pur conservando le sue antiche tradizioni, le arricchisce di crescente modernità, di cui lo spettacolare Autodromo di Vallelunga è un evidente esempio.

Il territorio di Campagnano di Roma da sempre è stato set di molti film e fiction televisive, dal Marchese del Grillo ai tanti road movie.  A partire da un cult come Delitto in Formula Unodi Bruno Corbucci girato nell’autodromo e nel borgo dove si svolge la scena finale dell’inseguimento con le macchine da corsa, al più recente “Ovunque Tu Sarai” di Roberto Capucci.

Proprio quest’ultima pellicola, presentata da alcuni dei suoi protagonisti,

l’attore Francesco Apolloni e la bellissima Ariadna Romero, verrà proiettata durante la serata.

Ta gli ospite anche l’attore e stuntman Massimo Vanni, noto come l’agente Gargiulo sempre al fianco di Tomas Milian.

 

La conduzione sarà affidata ad uno scatenato Fabrizio Sabatucci attore e presentatore,  anche lui tra i protagonisti del film Ovunque tu sarai.

 

L’OMAGGIO AD ALBERTO SORDI –  In programma, nel centenario della sua nascita, anche un omaggio  al  grande Alberto Sordi, attraverso il ricordo di due donne che lo hanno conosciuto intimamente e professionalmente,  la splendida attrice Valeria Marini e Paola Comin sua manager storica. A celebrare il grande Albertone nazionale anche l’attoreGiorgio Gobbi l’inimitabile “Ricciotto” ed il simpatico e unico attore Stefano Natale cresciuto insieme a Carlo Verdone, nella casa accanto a quella del grande attore scomparso.

 

Cinema e Cibo : “Maccaroni Nando Mericoni”

In cartellone anche una interessante proposta culinaria, nel weekend del Festival i ristoranti di Campagnano di Roma inseriranno nel menù i “Maccaroni Nando Mericoni”, il celebre piatto di “Un Americano A Roma” che rappresenta  una delle scene più famose di Alberto Sordi e della storia del cinema. Ogni chef di ogni ristorante, rielaborerà a suo modo il piatto più famoso della nostra commedia.

Ancora una volta cibo e commedia stringono un patto inscindibile e sono tra i pilastri della nostra unica e meravigliosa cultura.

 

 

Libri nel parco, a Sabaudia lo scrittore Alessandro Maga presenta “Il viaggio delle spirali di Archimede”

Mercoledì 22 luglio, alle ore 21:00 presso la corte comunale di Sabaudia si terrà il settimo appuntamento della VI edizione di Libri nel parco, la rassegna patrocinata dal Comune di Sabaudia, promossa ed organizzata dall’associazione “Sabaudia Culturando”.

Protagonista lo scrittore Alessandro Maga con il suo primo romanzo “Il viaggio delle spirali di Archimede”

Alessandro Maga è nato a Roma nel 1973.  La sua vita si divide fra la capitale, dove lavora come ingegnere nel mondo delle telecomunicazioni, e il paese a nord di Roma dove vive con i due figli e la compagna, alla quale è dedicato il romanzo. Nonostante gli studi di carattere scientifico, ha da sempre avuto un particolare interesse per la scrittura.

Il viaggio delle Spirali di Archimede è il suo primo libro.

Durante la presentazione, moderata dalla giornalista Francesca Di Giampietro, l’autore parlerà della sua passione per la scrittura, che lo ha spinto già a metter mano ad un nuovo progetto, e del suo particolare interesse per la storia della scienza, da cui nasce l’ispirazione per “Il viaggio delle spirali di Archimede”.

La trama del libro

Il romanzo è ambientato nel 212 a.C.,dopo due anni di assedio i Romani stanno ormai per prendere Siracusa. Archimede, genio assoluto dell’umanità, attende con preoccupazione l’epilogo dell’assedio romano alla sua città, madi lì a pochi giorni verrà ucciso.  Paride, un giovane servo dall’aspetto androgino, si incarica di portare in salvo gli ultimi studi del grande scienziato e inizierà per lui una rocambolesca avventura che lo porterà molto più lontano di quanto lui avesse potuto immaginare.

Per la prevenzione del COVID-19 l’ingresso nella corte sarà consentito solo con la mascherina e sarà garantita la distanza di un metro tra le persone.

 

 

“Verdi legge Verdi” al Museo di Roma

Al Museo di Roma si è svolto lo spettacolo teatrale “Verdi legge Verdi”. Massimiliano Finazzer Flory, regista ed interprete, nei panni di un Verdi ormai maturo, ripercorre la vita del grande compositore attraverso la lettura di documenti originali e di missive autografe: un’unica narrazione suddivisa in nove episodi ed intervallata da una selezione delle più celebri pagine verdiane interpretate al pianoforte da Yuma Saito.

A PERUGIA: INTIMARTE A CURA DI VITTORIO SGARBI.

Dal 10 Settembre 2017 al 24 Settembre 2017
PERUGIA
LUOGO: Rocca Paolina
CURATORI: Vittorio Sgarbi

COMUNICATO STAMPA:
Una mostra di arte contemporanea per artisti affermati ed emergenti, sotto lo sguardo critico di Vittorio Sgarbi.

È IntimArte, la mostra di arte contemporanea che si svolgerà a Perugia, presso l’antica fortezza della Rocca Paolina, dal 10 al 24 Settembre 2017. La mostra, nata dalla collaborazione artistica di due realtà culturali, Divulgarti Consulting di Genova e Associazione Artistica “I2colli” di Terni, vedrà come padrino d’eccezione Vittorio Sgarbi, che inaugurerà l’evento e si intratterrà con gli artisti presenti.

Una grande opportunità dunque per mettere in mostra la propria arte e sottoporla al giudizio severo ed autorevole di uno dei più importanti critici d’arte italiani contemporanei.

Gli artisti potranno esporre fino a 3 opere d’arte in un contesto storico e culturale di assoluto rilievo. È possibile partecipare anche con più opere o con sculture, in tal caso è necessario contattare direttamente gli organizzatori dell’evento.

La mostra di arte contemporanea prevede quanto segue:
Realizzazione del catalogo della mostra con giudizio critico per ogni artista della Dott.ssa Giornalista Crtitico d’Arte Claudia Sensi; Copia del catalogo in omaggio a tutti gli artisti partecipanti; Roll-up della Mostra; Vernissage; Servizio fotografico per il giorno dell’inaugurazione. Per partecipare all’evento è necessario compilare il form di iscrizione online all’indirizzo http://www.pitturiamo.eu/eventi/mostra-intimarte-perugia.

L’ITALIA AL LAVORO. VENTI QUADRI TEATRALI DALLE REGIONI DEL PAESE: RITRATTO DI UNA NAZIONE.

Dal 11 Settembre 2017 al 16 Settembre 2017
ROMA
LUOGO: Teatro Argentina
ENTI PROMOTORI:
MiBACT

COMUNICATO STAMPA:
Dopo il grande successo di Ritratto di una Capitale – Ventiquattro scene di una giornata a Roma, nel novembre 2014 e nel dicembre 2015, pochi giorni prima che Mafia Capitale scoppiasse come una eruzione che ancora oggi scotta, ecco Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro. Venti quadri teatrali dalle regioni del Paese. Nuovo “paesaggio teatrale” del Teatro di Roma in arrivo dalle 20 regioni della Nazione, con il sapore delle sue varietà geografiche, naturali, sociali, antropologiche, linguistiche, ad aprire la stagione del Teatro Argentina dall’11 al 16 settembre. Sono quattro i “ritratti teatrali” che la direzione di Antonio Calbi ha messo in cantiere al suo arrivo nel maggio 2014, quasi dei “manifesti programmatici”: restituire al teatro la sua funzione sociale, il suo essere strumento di indagine del presente, attraverso creazioni collettive, veri e proprio “polittici” a più mani e di durate extra-ordinarie (12 ore durata Ritratto di una Capitale). I temi sono quelli che di volta in volta sono sentiti urgenti e che indagano le geografie a diversa scala: la Capitale ieri, la Nazione oggi, l’Europa e il mondo nei prossimi anni. Questa volta il progetto di Antonio Calbi e Fabrizio Arcuri è dedicato al nostro Paese: Ritratto di una Nazione si compone di 20 pièce teatrali, commissionate ad altrettanti autori, uno per ciascuna regione, che affrontano e indagano la tematica del lavoro nelle sue diverse criticità, secondo il punto di vista di chi ce l’ha e di chi l’ha perduto o mai trovato. Un polittico etico, estetico, poetico che, per questa prima parte, presenta 11 “scene” dall’Italia di oggi: 11 tasselli – le prime 9 regioni, più un prologo scritto dal premio Nobel Elfriede Jelinek e un pezzo sulle lotte sindacali in Italia – per un’opera polifonica in forma di puzzle e montata in un unicum, grazie al lavoro del dramaturg Roberto Scarpetti, del regista Fabrizio Arcuri, alla colonna sonora live dei Mokadelic, al set virtuale di Luca Brinchi e Daniele Spanò. A dar voce e visione alle rispettive regioni, con la varietà di lingue e poetiche mescolate in un’unica composizione collettiva, sono le creazioni di autori e drammaturghi diversi per generazione, indole e scrittura: Marta Cuscunà con Etnorama 34074 (Friuli Venezia Giulia), Davide Enia con Scene dalla frontiera (Sicilia), Renato Gabrielli con Redenzione (Lombardia), Saverio La Ruina con 30 minuti (Calabria), Alessandro Leogrande con Pane all’acquasale (Puglia), Marco Martinelli con Saluti da Brescello (Emilia Romagna), Michela Murgia con Festa nazionale (Sardegna), Ulderico Pesce con Petrolio (Basilicata), il dittico di Vitaliano Trevisan con North by North-East. Coffee shop e Start-up (Veneto), il pezzo sulle lotte sindacali di Wu Ming 2 e Ivan Brentari con Meccanicosmo. A fare da prologo, Risultato da lavoro, testo d’eccezione commissionato per l’occasione alla scrittrice austriaca Elfriede Jelinek, premio Nobel per la letteratura 2004. L’interpretazione è affidata a un “quarto stato” di interpreti-lavoratori, impegnati a restituire in scena l’Italia che lavora, tra gli altri: Giuseppe Battiston, Francesca Ciocchetti, Roberto Citran, Maddalena Crippa, Gigi Dall’Aglio, Michele Di Mauro, Davide Enia, Saverio La Ruina, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Filippo Nigro, Gianni Parmiani, Ulderico Pesce, Michele Placido, Arianna Scommegna, Vitaliano Trevisan. Sul grande palcoscenico del Teatro Argentina irrompono le sequenze flash dai territori del Paese cucite insieme da un impianto di tubi, piattaforme, scale di ferro che evoca un cantiere in continuo mutamento, dove attori-operai costruiscono e smantellano ponteggi e impalcature di monumenti in restauro, edifici semifiniti del nostro Sud e costruzioni simbolo di un Nord a doppia velocità. Un intrigo di strutture che diventano contenitori di scene, ambienti intimi o paesaggi urbani, sfondo per schermi su cui proiettare immagini e squarci di città. Un lavoro scenico in continuo divenire nel corso dell’opera che accompagna l’alternarsi dei brani drammaturgici (30 minuti ciascuno). E intanto sul palco va componendosi lo spaccato di un’Italia che si racconta “al lavoro” attraverso l’eco delle proprie lingue, tradizioni, memorie. Ritratto di una Nazione si apre con il prologo affidato a Maddalena Crippa che consegna la sua voce al “lavoro che divora il mondo”, quello di cui parla il premio Nobel Elfriede Jelinek in Risultato da lavoro, sullo sfondo una donna che cuce, come una moderna Penelope, per riflettere sul proprio lavoro che crea e distrugge. Il viaggio inizia. Il Friuli Venezia Giulia di Marta Cuscunà con Etnorama 34074 si focalizza sulla Fincantieri di Monfalcone riconvertita a industria del turismo per effetto della globalizzazione, la stessa che si manifesterà in una tigre del bengala, fuggita dal circo, al suo ingresso nello stabilimento navale. Interprete Francesca Ciocchetti. La Sicilia di Davide Enia con Scene dalla frontiera, tratto dal suo ultimo romanzo Appunti per un naufragio (Sellerio), racconta ciò che sta accadendo nel Mediterraneo e il lavoro delle squadre di soccorso a mare, uomini e donne al confine di un’epoca e di un continente, costretti a riadattare il proprio mestiere. La Lombardia di Renato Gabrielli è messa allo specchio in Redenzione, quella finta di un Gaga berlusconiano, (Michele Di Mauro), che diventa guida di un gruppo di giovani disoccupati, un incontro che si rivelerà essere il set di un video virale per lanciare un movimento giovanile ispirato a “Giovinezza”, canzone inno del fascismo. La Calabria di Saverio La Ruina in 30 minuti è un’attraversata urbana e storica, che vede impegnati due uomini, con partenza da via del Popolo a Castrovillari: l’uomo di oggi impiega 2 minuti, l’uomo del passato la percorreva in 30 minuti, una doppia velocità che rileva come siano cambiate le relazioni sociali anche grazie al lavoro. La Puglia di Alessandro Leogrande con Pane all’acquasale, tre storie di sfruttamento e umiliazione, tra nuovi e vecchi schiavi, si intrecciano le vite di un bracciante polacco nella provincia di Foggia degli anni 2000, di Giuseppe Di Vittorio, sindacalista contadino protagonista del grande sciopero di Cerignola del 1904, e di un operaio dell’Ilva. Tra gli interpreti Michele Placido. L’Emilia Romagna di Marco Martinelli con Saluti da Brescello, dove le statue in bronzo di Peppone e Don Camillo si animano in un rinnovato corpo a corpo, fra Gigi Dall’Aglio e Gianni Parmiani, una invettiva che passa dalla storia di Donato Ungaro, vigile urbano di Brescello e giornalista che dalla metà degli anni Novanta comincia a scrivere di corruzione e infiltrazione mafiosa, anche nella terra “rossa” per antonomasia. La Sardegna di Michela Murgia con Festa nazionale è racconta da Arianna Scommegna nel ruolo di Gianna, una donna delle pulizie in una base militare della Nato nell’Ogliastra, che pur perdendo il marito per leucemia, forse a causa della radioattività, non ne fa una condanna bensì un sacrificio al dio lavoro. La Basilicata di Ulderico Pesce con Petrolio, racconto-denuncia della “lucania saudita”, il più grande giacimento petrolifero continentale, dove ogni giorno vengono estratti circa 100 mila barili di petrolio: una terra ingannata dall’illusione del lavoro che, dopo 30 anni di estrazioni petrolifere, è lasciata povera, spopolata, con un alto indice di mortalità tumorale e con danni ambientali irreversibili. Il dittico veneto NORTH BY NORTH-EAST. Coffee shop e Start-up di Vitaliano Trevisan, anche in scena con Giuseppe Battiston e Roberto Citran, racconta le vite di tre ragazzi fino all’idea di una start-up, un servizio di trasporti dall’Italia all’Ucraina, che incontra il loro passato di droga, la mancanza di lavoro, la vita da camionista. Infine, il pezzo sulle lotte sindacali in Italia di Wu Ming 2 e Ivan Brentari con Meccanicosmo, a quasi 60 anni dalle lotte della Breda, sempre a Sesto San Giovanni, ritornano le battaglie sindacali di due operai della General Electric nella Milano di oggi, con protagonisti Paolo Mazzarelli, Lino Musella e Filippo Nigro. Siamo nel 1961, l’anno del primo cosmonauta Juri Gagarin, che infatti arriva in scena.
Questa prima parte dura 5 ore, compreso intervallo di 30 minuti, con inizio alle ore 19 e chiusura entro la mezzanotte. Nel 2018 si aggiungeranno i rimanenti pezzi in arrivo dalle altre regioni della penisola: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo, Marche, Molise, Lazio, Campania, componendo la maratona finale della durata di 12 ore. Ritratto di una Nazione è un progetto sostenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT).
RITRATTO DI UNA NAZIONE – L’ITALIA AL LAVORO Venti quadri teatrali dalle regioni del Paese PRIMA PARTE RISULTATO DA LAVORO (prologo) di Elfriede Jelinek traduzione di Roberta Cortese _ con Maddalena Crippa ETNORAMA 34074 (Friuli Venezia Giulia) di Marta Cuscunà _ con Francesca Ciocchetti SCENE DALLA FRONTIERA (Sicilia) da Appunti per un naufragio di e con Davide Enia, musiche Giulio Barocchieri REDENZIONE (Lombardia) di Renato Gabrielli _ con Michele Di Mauro 30 MINUTI (Calabria) di e con Saverio La Ruina PANE ALL’ACQUASALE (Puglia) di Alessandro Leogrande _con Michele Placido e Antonio Bannò, Vincenzo D’Amato SALUTI DA BRESCELLO (Emilia Romagna) di Marco Martinelli _ con Gigi Dall’Aglio, Gianni Parmiani FESTA NAZIONALE (Sardegna) di Michela Murgia _ con Arianna Scommegna PETROLIO (Basilicata) di e con Ulderico Pesce NORTH BY NORTH-EAST. Coffee shop e Start-up (Veneto) un dittico di Vitaliano Trevisan _ con Giuseppe Battiston, Roberto Citran, Vitaliano Trevisan MECCANICOSMO (lotte sindacali) di Wu Ming 2 e Ivan Bentrari _ con Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Filippo Nigro testo tratto da Meccanoscritto, di Collettivo MetalMente con Wu Ming 2 e Ivan Brentari, edizioni Alegre 2017

VATICANO: “COSI’ IN CIELO COSI’ IN TERRA. SEUL E I 230 ANNI DELLA CHIESA CATTOLICA IN COREA

Dal 11 Settembre 2017 al 17 Novembre 2017
ROMA
LUOGO: Braccio di Carlo Magno
CURATORI: Arcidiocesi di Seul, Seul Museum of History
COMUNICATO STAMPA:

Il 9 settembre 2017 verrà inaugurata la prima mostra coreana in Vaticano: Come in cielo così in terra. Seul e i 230 anni della Chiesa Cattolica in Corea.
Organizzata dalla Chiesa Cattolica in Corea con la collaborazione del Comitato di Esaltazione dei Martiri Coreani dell’Arcidiocesi di Seul, la mostra è a cura dell’Arcidiocesi di Seul e del Seul Museum of History ed ha il patrocinio del Governo Metropolitano di Seul, dell’Ambasciata della Repubblica di Corea presso la Santa Sede e dei Musei Vaticani.

La prima mostra coreana in Vaticano
Mediante l’esposizione di 183 preziose opere, la mostra testimonia come nei secoli la conoscenza del Vangelo si sia diffusa e viva nella Penisola Coreana.
Questa importante esposizione presenta non solo la storia degli inizi della fede cattolica in Corea con le prime missioni e leprime persecuzioni risalenti a circa 200 anni fa, ma anche la storia moderna con la partecipazione della Chiesa ai movimenti sociali, offrendo un panorama globale che abbraccia oltre due secoli di vita e di fioritura del Vangelo nella Penisola Coreana.
“Questa speciale mostra è una grande opportunità per presentare la cultura e l’eredità della Chiesa Cattolica Coreana alla Chiesa universale” – dichiara Padre James Won Jong-hyun, Vicepresidente del Comitato di Esaltazione dei Martiri Coreani – “e credo che sia anche un’opportunità per il mondo per conoscere la Corea”.
L’esposizione è allestita nel Braccio di Carlo Magno, maestoso ambiente che collega la Basilica di San Pietro con il Colonnato del Bernini e sarà aperta al pubblico con ingresso gratuito dall’11 settembre al 17 novembre 2017.

La mostra si apre il giorno della costituzione del Vicariato Apostolico di Joseon
La mostra verrà presentata alla stampa internazionale con una anteprima che si terrà venerdì 8 settembre nel Braccio di Carlo Magno.
Sabato 9 settembre le cerimonie di apertura inizieranno con una S. Messa inaugurale presieduta dal Cardinale Andrew Yeom Soo-jung nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
La data del 9 settembre ha un significato speciale per la Chiesa Cattolica in Corea, perché è il giorno del 1831 in cui Papa Gregorio XVI ha annunciato l’Istituzione del Vicariato Apostolico di Joseon. Il fatto che Papa Gregorio XVI sia sepolto nella Basilica di San Pietro aggiunge un particolare rilievo all’occasione.
Si prevede che circa 600 persone parteciperanno alla S. Messa inaugurale, tra cui la Conferenza Episcopale Cattolica della Corea, Autorità Vaticane, 83 Ambasciatori della Santa Sede e i delegati giovanili di 15 paesi asiatici.

La partecipazione di delegati giovanili provenienti da 15 paesi asiatici e bambini provenienti da famiglie multiculturali
Cinque giorni prima della messa d’apertura, i giovani delegati provenienti da 15 paesi asiatici sono invitati ad un tour speciale di pellegrinaggio a Seul. I partecipanti visiteranno i luoghi santi legati a Sant’Andrew Kim Dae-gon, il primo sacerdote della Corea, e poi si recheranno a Roma per partecipare alla cerimonia di apertura della mostra. In seguito, visiteranno anche Assisi come parte del loro pellegrinaggio.
Durante tutta la S. Messa inaugurale, musica tradizionale coreana sarà eseguita da una corale composta dal Coro dell’Arcobaleno (costituito da bambini provenienti da famiglie multiculturali) e dal Coro del Comitato di Esaltazione dei Martiri Coreani.
Il 10 settembre il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung celebrerà una S. Messa nella sua chiesa titolare di San Crisogono a Roma con i pellegrini coreani.

Opere in mostra
Le 183 opere in mostra provengono tutte da importanti istituzioni culturali coreane e vaticane (4 opere appartengono alla ricca collezione del Museo Etnologico dei Musei Vaticani).
Per la loro particolare rilevanza, si possono citare le seguenti.
1. Ammonizioni sul governo del popolo, scritte da Jeong Yak-yong (uno dei più grandi pensatori del tardo periodo Joseon, che ha scritto libri molto influenti sulla filosofia, sulla scienza e sulle teorie del governo), tra cui poesie per criticare il governo (Seul Museum of History).
2. Piatti commemorativi trovati nelle tombe di 6 martiri, utilizzati per registrare la vita, lo scenario familiare e la sepoltura del deceduto (Korean Catholic Martyr’s Museum).
3. Calligrafia dell’attivista indipendente Ahn Jung-geun prima della sua esecuzione nel marzo 1910. Calligrafia in carattere cinese che significa “l’adorazione verso il Cielo” e l’impronta della mano di Ahn Jung-geun che mostra il suo dito anulare (Korean Catholic Martyr’s Museum).
4. Madonna con il Bambino del pittore Chang Woo-sung nel 1954, quadro raffigurante la Vergine Maria in abito tradizionale coreano bianco (Arcidiocesi di Seul).

La Chiesa Cattolica in Corea
Il Cattolicesimo è stato introdotto in Corea attraverso libri cattolici che sono stati tradotti e scritti in caratteri cinesi. La ricerca culturale si è poi sviluppata in un credo religioso tra gli studiosi coreani che avevano letto i libri. Lee Seung-hoon, uno di questi studiosi, fu battezzato a Pechino nel gennaio del 1784. Quando ritornò in Corea, battezzò a sua volta Jung Yak-jeon, Jung Yak-yong e Kwon Il-shin presso la casa di Lee Byeok vicino Supyogyo. In questo modo, si formò la prima comunità cattolica in Corea.
La persecuzione dei cattolici è iniziata nel 1785, quando il Governo ha vietato le riunioni religiose.
Nonostante ciò, la comunità laica ha continuato a diffondere il Vangelo e ha chiesto di avere un sacerdote per il Paese. Finalmente, nel 1794, Padre Chu Mun-mo (1752-1801), sacerdote della diocesi di Pechino, è diventato il primo missionario in Corea. Padre Chu ha celebrato la prima Messa a Bukchon nel 1795. Da quel momento, la popolazione cattolica è aumentata velocemente raggiungendo i 4.000 fedeli.
Benché la persecuzione sia durata per secoli, in Corea si è continuato a mantenere la fede cattolica e si è vissuta costantemente la spiritualità del Cristianesimo. Nell’era moderna, seguendo l’esempio degli antenati, anche durante la violenta dittatura degli anni passati la Chiesa Cattolica Coreana ha partecipato ad una serie di movimenti democratici in difesa della dignità della persona e della pace.
Si può ben affermare che i 230 anni della Chiesa Cattolica in Corea costituiscono una storia di salvezza che testimonia la volontà del Signore “Come in cielo così in terra”.

Cross The Streets, la mostra sui 40 anni di Street Art e Writing“ al Macro.

Dal 7 maggio al 1 ottobre 2017 al MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Cross the Streets,  la mostra che raccoglie e racconta 40 anni di Street Art e Writing con i più importanti artisti che hanno segnato le tappe fondamentali di questo movimento. Cross the Streets è una piattaforma culturale che getta le basi per una storicizzazione del fenomeno del Writing e della Street Art, tirando le fila del fenomeno artistico e mediatico fra i più influenti degli ultimi quarant’anni.
L’esposizione curata da Paulo von Vacano, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Regione Lazio, ideata e prodotta da Drago, in collaborazione con nufactory (promotore e ideatore di Outdoor Festival), progetto ABC della Regione Lazio e con il supporto organizzativo e servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La mostra è inoltre patrocinata dal CONI.

Il progetto nasce da alcuni concetti fondamentali della ricerca di Paulo Lucas von Vacano sulla controcultura Street e tutte le sue varianti. Come scrive nel catalogo: “La strada osserva. La strada governa… Scegliere la creatività a discapito della criminalitа è una posizione che incentiva l’arte, la musica e lo sport. La rivoluzione avviene quando la strada entra nel museo e il museo si trasferisce nella strada. Chi sopravvive alla strada governa il mondo!”
Unica avanguardia in grado di riunire gioventù, periferie e minoranze della globalizzazione, l’arte urbana, in tutte le sue forme – dal Writing, ai Graffiti, dal Muralismo alla Street Art – ha influenzato profondamente l’immaginario collettivo: partendo da fenomeno underground di protesta giovanile questa pratica artistica и arrivata a contaminare tutti i campi, dalla moda alla musica, dal cinema alla fotografia fino alla pubblicitа e, più in generale, è diventata di dominio pubblico. Lo scopo di Cross the Streets è quello di indagare, a livello globale, la potenza e la fascinazione di questa multimedialitа estrapolandone le linee guida, i pionieri mondiali, i fenomeni di costume da essa generati e, a livello locale, la storia del graffitismo romano.
La sezione dal titolo Street Art Stories ospita una selezione di artisti e opere che – riuniti sotto la stessa visione – permettono allo spettatore di avere una panoramica più chiara possibile della nascita e dell’evoluzione del fenomeno della Street Art.
Appena entrati si viene colpiti dall’installazione site specific dell’artista franco americano WK Interact che, con il suo lavoro di ben 14 metri di ampiezza, ha dato vita a una scena simbolo della sua ricerca dinamica. Poi, oltre ai rinomati mosaici dell’artista francese Invader che hanno invaso le strade di Roma nel 2010, si può osservare Middle East Mural, una maxi tela grande più di 10 metri di Shepard Fairey aka Obey the Giant che viene esposta per la prima volta in Europa, accompagnata da più di trenta pezzi mai esposti a Roma in grado di dare una visione tout court sul lavoro di uno dei più famosi artisti americani.
Si prosegue poi con Keith Haring Deleted, una testimonianza fotografica di Stefano Fontebasso De Martino a cura di Claudio Crescentini, con in mostra una serie di foto, presenti nella collezione del MACRO – CRDAV, relative all’intervento di Keith Haring sul Palazzo delle Esposizioni (1984), successivamente “cancellato” in occasione dell’arrivo del Presidente Gorbaciov nella Capitale. Sempre di Stefano Fontebasso De Martino sono anche le fotografie (1984-86, coll. privata) di un altro intervento artistico di Keith Haring a Roma, realizzato durante un suo secondo soggiorno nella Capitale sui pannelli trasparenti del ponte sul Tevere, dove transita la metropolitana linea A del tratto Flaminio-Lepanto. Anche questo intervento Deleted.
Altri lavori importanti sono i site specific: ad alcuni artisti simbolo del movimento è stata riservata una fetta di museo, nello specifico 5Ч10 metri, per esprimere liberamente la propria arte fra dripping, installazioni, lettering, stencil, poster e lavori su tela, il tutto realizzato all’interno e per gli spazi del Museo. Fra i nomi di artisti internazionali coinvolti il graffiti artist tedesco Daim, re della tecnica 3D, Chaz Bojourquez, capostipite dello stile del lettering West Coast e idolo di tutto il mondo dei tatuaggi, Evol, famoso per le sue installazioni di paesaggi urbani in miniatura, e fra i romani Diamond, con la sua estetica fra il liberty e il tatuaggio old school, il maestro dello stencil Lucamaleonte e JBRock che porterа una collezione di poster direttamente dai suoi interventi in strada.
Fra gli altri artisti in mostra citiamo Mike Giant, Sten e Lex, Will Barras, Cope 2, Doze Green e Roa, Swoon, Fafi, Flying Fortress, Koralie, Nick Walker, Miss Van, Hyuro, Jeremy Fish, Microbo, Bo130, Galo, 2501, Mark Jenkins, Moneyless, Giacomo Spazio, Solomostry, Stella Tasca, Agostino Iacurci, Ozmo, Pisa 73, Luca Mamone e il giovanissimo Mosa One (classe 1997) e, per la sezione dedicata al pop surrealism, Ray Caesar, Mark Ryden, Marion Peck, Camille Rose Garcia, Kazuki Takamatsu, Yosuke Ueno fino ad arrivare ai toys di Ron English.
Un’altra sezione fotografica dedicata al fenomeno della Street Photography con opere di Estevan Oriol, Ed Templeton e Boogie. La sezione Writing a Roma, 1979-2017 che ospita una ricerca dedicata al rapporto speciale che lega Roma al Writing fin dal dicembre 1979, quando la Galleria La Medusa ospita la prima mostra di graffiti organizzata fuori dagli Stati Uniti, è curata da Christian Omodeo, fondatore di Le Grand Jeu, agenzia e bookstore di Parigi specializzata in arte urbana. La riscoperta di un gruppo di opere di Lee Quinones e Fab 5 Freddy, esposte in mostra per la prima volta dopo essere state date per disperse per quasi quarant’anni, apre un percorso espositivo altrimenti incentrato su diverse generazioni di writers locali che, dagli anni ‘80 fino ad oggi, hanno fatto di Roma una delle capitali del Writing internazionale. In nessun’altra città al mondo, infatti, le metropolitane e i treni del sistema ferroviario urbano sono stati dipinti con la stessa continuità – quasi trent’anni – di Roma. Tra gli artisti coinvolti, oltre a Lee Quinones e Fab 5 Freddy, vanno citati Napal e Brus, Jon e Koma, Imos, Pax Paloscia, Rebus, il fotografo Valerio Polici e le crews TRV e Why Style.
Un’ulteriore sezione riguarda i Milestones ossia gli eventi imprescindibili che hanno contribuito alla costituzione di questo movimento come le mostre dei primi anni 2000 dello Studio 14, l’International Poster Art, il progetto Izastikup, la nascita dell’Outdoor Festival e Fuck You All, mostra del 1998 di Glen Friedman le cui opere verranno raccolte dalla curatrice Rita Luchetti Bartoli.
L’allestimento di Cross the Streets porta fin dentro il museo il linguaggio della Street Art: per l’occasione il MACRO viene contaminato da elementi leggeri e temporanei, dalla segnaletica orizzontale che dalla strada entra direttamente nella sala grande, ai teli da impalcature che ne trasformano il grande spazio in una scena urbana da esplorare. Molti dei materiali torneranno ad essere riutilizzati nei cantieri edili, facendo cosм di Cross the Streets il piщ importante allestimento produttivo realizzato da Ma0, il passaggio di un processo costruttivo in cui gli sprechi sono ridotti al minimo e la vita dei materiali impiegati non si conclude con la mostra ma continua altrove.
La mostra Cross the Streets sarà accompagnata dalla realizzazione da parte della casa editrice Drago di un omonimo catalogo che documenterà tutti gli interventi in mostra con fotografie di Simon d’Exйa anche degli artisti a lavoro nel museo, delle opere e correlato da testi, interviste ai curatori e immagini d’archivio. Sarа realizzata inoltre una fanzine con la collaborazione di diversi operatori del settore e contenente interviste, reportage e servizi, con annesso spazio nelle varie pagine pubblicitarie per tutte le realtà limitrofe e gemellate con il progetto. Un documentario sul making of Cross the Streets sarà realizzato da Camillo Cutolo.
Durante la mostra, inoltre, verrà presentato il libro The Street is Watching, antologia di Street Photography pubblicato da Drago Edizioni che in 440 pagine raccoglie 50 anni di storia del movimento e racchiude il lavoro di piщ di cento artisti fra Mary Ellen Mark e Martha Cooper passando per Bruce Davidson, Jim Goldberg, Nan Goldin e Ryan McGinley.
Parallelamente alla mostra, la Sovrintendenza Capitolina organizzerà, fra giugno e ottobre, una serie di incontri su alcuni dei temi caldi della Street e dell’arte urbana in generale, che vanno dal diritto d’autore alla proprietà e legalità, dalla conservazione all’iconografia e la semiotica del Writing, dalla fruizione alla produzione. In contemporanea и stata anche lanciata una call verso tutti i Municipi di Roma Capitale in modo che possano venire a raccontare le “storie” della Street Art a Roma, lungo quasi quarant’anni di produzione urbana.
Il 20 maggio l’artista JBRock ha realizzato un raro esempio di art sharing durante l’evento speciale intitolato The Moleskine Black Wall. L’opera, Moleskine, il tuo universo, verrà prodotta su un muro di 12 metri composto da 960 classici taccuini Moleskine. Gli stessi usati correntemente dai writers per preparare gli sketch dei loro lavori e chiamati appunto Black Book. Ciascuno dei taccuini, in vendita durante la mostra, sarа taggato da un QR code che oltre a certificarne l’ autenticità, permetterà ai proprietari di iscriversi tramite la piattaforma Vericode, messa a disposizione da TraceToo, al network degli art sharing owners del Moleskine Black Wall.  Il ricavato della vendita sarà donato in beneficienza ad ARTEinMENTE.
La mostra comprende anche il progetto di sei eventi collaterali notturni.
Dal 14 maggio sarà in programma la Sky Arte Arena, un ciclo di proiezioni dedicate alla street art all’interno dell’ Auditorium di Odile Decq: dieci appuntamenti realizzati in collaborazione con il canale satellitare Sky Arte HD (canali 120 e 400 di Sky). L’ingresso alle proiezioni и gratuito per il pubblico in possesso del biglietto di ingresso alla mostra.

TRUE STORY. CARLO CALDARA AL VITTORIANO. DAL 25 AL 30 LUGLIO.

Carlo Caldara arriva a Roma con la mostra personale True story a cura di Claudio Strinati e Luca Misiano, in esposizione al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini dal 25 al 30 luglio.
Il progetto espositivo “True story” sarà, inoltre, presente dall’8 settembre all’8 ottobre alla Biennale di Venezia-Padiglione Nazionale Guatemala.
Carlo Caldara lavora con il criterio della presenza simultanea di immagine a parola. E le sue parole sono frasi brevissime che hanno l’aspetto di sentenze. Ciò che colpisce maggiormente nelle sue opere è la costante indicazione della vita come viaggio dato che le sue immagini fanno spesso riferimento a questo tema.
Le opere in “True story” sono il frutto della collisione tra realtà vissuta e realtà virtuale, dei media, del web, dei social network. La realtà digitale ha prodotto una mutazione radicale dell’esperienza percettiva e sensoriale, applicata alla creazione artistica. – Le mie opere sono delle istantanee – dice lo stesso Caldara – l’incipit della mia arte è la fotografia. L’ immagine dapprima immortalata, tende poi attraverso la pittura e la scrittura, quasi a scomparire, aumentando il suo valore estetico ed etico -.
La mostra si compone di due sculture, due installazioni e 25 opere pittoriche create con l’uso di tecnica mista: fotografia e colori ad olio su dibond. Nelle opere pittoriche la luce, penetrando dalle grandi lettere intagliate, abbaglia ogni cosa. E gli epigrammi, una volta liberati , traforati e svuotati, diventano fluttuanti installazioni. Ne è un esempio “Forever”, presente in esposizione e composta dalle lettere in alluminio ritagliate, legate a fili di nylon ed infine appese al soffitto, creando un sapiente gioco di luci e parole.
La seconda installazione è rappresentata da un sacco di boxe, sport praticato dall’ artista, con dipinta una mappa del mondo. L’opera acquista per questo, da un lato, un valore intimo e personale, dall’altro è intrisa di valori simbolici propri dell’eterna lotta e competizione globale, proponendosi come metafora della vita stessa dove l’uomo combatte paure e debolezze.
Caldara viene definito “artista sostenibile” per l’utilizzo di materiali metallici e compositi riciclati con cui lavora da parecchi anni e che immagina come schermi tecnologici che supportano le sue immagini evanescenti. Metalli sui cui rappresenta cartografie del globo e fermi immagini dell’umanità nella società contemporanea che vengono incisi trasversalmente con scritte come “True story” sovrapponendo pannelli specchiati che celano epigrammi frutto delle sue personali riflessioni. – In Caldara la forma e il contenuto dell’opera coincidono – Dice di lui Claudio Strinati – l’ opera d’arte è per Caldara , un’ammonizione, un incitamento, una meditazione in presa diretta sull’essenza stessa del nostro essere e del nostro desiderio -.
L’artista ha ottenuto un enorme successo con la mostra “Lose your mind” (2016) esposta in occasione della Biennale d’Architettura di Venezia e subito dopo con “Living your dream” esposta alla XXI Internazionale della Triennale di Milano nello Spazio Impluvium di Milano (2016).
Nei prossimi mesi l’opera di Carlo Caldara avrà un’importante esposizione internazionale attraverso molte esposizioni: Museo dell’Orangerie di Parigi (2017) e poi Pechino, Shangai ed infine New York (2018).nuove frontiere dell’arte sostenibile.