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Hokusai. Sulle orme del Maestro.

Finalmente è arrivata anche a Roma, la mostra del grande maestro giapponese Katsushika Hokusai. Dal 12 Ottobre al 14 Gennaio, il museo dell’Ara Pacis ospiterà più di 200 opere provenienti da importanti collezioni giapponesi, come Uragami Mitsuru Collection e Kawasaki Isago no Sto Museum. La mostra racconta la produzione del Maestro insieme a quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito il suo percorso, creando però delle linee innovative per quanto riguarda le forme e i colori della cosiddetta “pittura del mondo fluttuante”.

Katsushika Hokusai (1760-1849) nasce a Edo (attuale Tokyo) nel 1760. Nel 1778 diventa allievo di Shunsho e adotta lo pseudonimo “Shunro”, con il quale pubblica i suoi primi lavori. Alla morte del maestro eredita la conduzione dell’atelier Tawaraya, mutando la sua firma in “Sori”. Infine, acquisisce un linguaggio figurativo originale e indipendente da ogni stile artistico e, contemporaneamente, muta il proprio nome in quello che ancora oggi è noto, Hokusai. Ad accrescere la sua fama contribuisce l’eccentricità delle sue creazioni pittoriche, e soprattutto, la pubblicazione dei Manga. Dal 1820, sessantenne, rinnova il suo stile, firmandosi Hokusai Iitsu (“di nuovo uno”). Questi sono gli anni delle produzioni più conosciute, tra cui Trentasei vedute del monte Fuji con la famosa “Grande Onda”. In questo stesso momento, l’integrazione con la figura umana e animale diventa perfetta.
Nel 1834 utilizza per la prima volta il nome “Manji” (simbolo buddhista di buon auspicio), nel primo dei tre volumi delle Cento vedute del Monte Fuji, che contiene il suo testamento spirituale. Si trasferisce ad Uraga, per la produzione di stampe storico-letterarie. Ritornato ad Edo nel 1837, la casa con tutte le sue opere è distrutta da un incendio. Nonostante ciò continua la sua produzione, con la rappresentazione dei leoni cinesi, cosiddetti “esorcismi quotidiani”, talismani contro malattie e disgrazie. Morirà poi nel 1849.

“Sin dall’età di sei anni ho amato dipingere qualsiasi forma di cosa. All’età di cinquanta ho disegnato qualcosa di buono, ma fino a quel che ho raffigurato a settant’anni non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré ho un pò intuito l’essenza della struttura della natura, uccelli, pesci, animali, insetti, alberi, erbe. a raggiungere il segreto della pittura. A cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Prego quelli tra lor signori che godano di una lunga vita di controllare se quanto sostegno si rivelerà infondato. Scrivo questo in tarda età. Usavo chiamarmi Hokusai, ma oggi mi firmo Manji il vecchio pazzo per la pittura.”

Manji il vecchio pazzo per la pittura (Gakyo rojin Manji), 1834 Prefazione alle Cento vedute del monte Fuji

Hokusai. Sulle orme del Maestro propone circa 200 opere ukiyoe ( “immagini del Mondo Fluttuante” ) tra stilografie, policrome e dipinti su rotolo, esposte in due rotazioni per motivi di conservazione legati alla fragilità del materiale. La produzione di Hokusai rappresenta, ovviamente, il nucleo centrale, posto a confronto con opere di alcuni artisti che hanno preso l’eredità artistica del Maestro. Primo fra tutti è Eisen, molto apprezzato sia in patria, che tra gli estimatori europei di arte giapponese soprattutto per i suoi ritratti di beltà che furono presi a modello anche da Vincent Van Gogh.

La mostra è suddivisa in cinque sezioni principali:

Le vedute del monte Fuji; ovvero la serie più famosa di Hokusai, tra cui le 36 vedute del monte Fuji, pubblicate da Hokusai tra il 1830-31, con le due opere iconiche “Grande Onda” e del “Fuji rosso”, ebbero un impatto fondamentale sulla rappresentazione del paesaggio, al punto che diversi artisti si cimentarono sullo stesso soggetto.
Beltà alla moda: il mondo della seduzione;. la raffigurazione di “beltà alla moda” comprendeva soggetti ispirati a cortigiane, geishe, donne legate al mondo dei quartieri di piacere idealizzate e rese simbolo della moda, dell’eleganza e della seduzione. Il genere bijinga è rappresentato da raffinati dipinti su carta o seta nel formato del rotolo verticale da appendere realizzati da Hokusai, da Eisen e dagli allievi più vicini a Hokusai. La bellezza di queste donne era sottolineata dai tessuti e dai motivi splendidi dei kimono, dalla acconciature arricchite di pettini e spilloni, dalle movenze sensuali. Sempre riguardo questa sezione, all’interno del museo, troviamo una parte prettamente dedicata alle immagini esplicitamente erotiche. E’ una parte contrassegnata dal cartello V.M. 14, chiamata Abunae: “immagini pericolose”. E’ chiamata così perché, a differenza delle prime, suggerivano la scena amorosa, spesso amanti furtivi o clandestini, senza esplicitarne l’elemento sessuale. Si tratta di un genere che, garantendo agli artisti del Mondo Fluttuante di guadagnarsi da vivere, divenne molto diffuso nelle rappresentazioni. Per il loro contenuto, però, questa produzione artistica venne censurata da parte del governo.

Fortuna e buon augurio; undici dipinti su rotolo che rappresentano le divinità popolari della fortuna.
Catturare l’essenza della natura; I rotoli verticali rappresentano uno dei generi più amati della produzione ukiyoe, sul tema della natura e degli animali. Vengono sottolineati alcuni animali considerati sacri come il drago, la tigre, la carpa, il gallo.
Manga; Ai dipinti di animali e piante sono affiancati i quindici volumi a stampa più noti di Hokusai, i manga appunto, intesi dal maestro quali manuali di disegno per pittori professionisti e dilettanti. I manga rappresentano il sunto della sua arte, della sua ricerca artistica e sono la testimonianza tangibile degli espedienti creativi prodotto della sua indagine finalizzata a fermare in immagini l’essenza della natura. Le pagine, stampate con il solo contorno grigio-nero, posso essere definite come un’enciclopedia del mondo giapponese. Esse ci mostrano un campionario completo di paesaggi nelle diverse stagioni e in differenti situazioni atmosferiche.

Affianco al Maestro Hokusai troviamo anche la figura di Keisai Eisen (1791-1848), suo “allievo”. Le sue prime opere includono ritratti di beltà femminile riprendendo lo stile di Eizan, dal quale presto Eisen si distacca. Pur traendo ispirazione da Hokusai per il paesaggio, realizzò opere completamente nuove e originali, che rimandavano alla vivacità culturale di Edo, al mondo seducente dei quartieri di piacere, alla bellezza delle cortigiane e dei loro kimono.
Intorno al 1830, a seguito dell’introduzione del blu di Prussia, Eisen indirizza la sua produzione verso la realizzazione di stampe con il solo inchiostro blu, caratterizzate dalle eccellenti gradazioni tonali eseguite nel formato trittico e del ventaglio rotondo.
Nel 1835 disegna ventiquattro stampe della serie Kisokaidé: il progetto non sarà mai completato.

“Hokusai non era soltanto un pittore. Aveva curiosità leonardesche
si interessava di architettura
di macchine strane
di costumi
si divertiva a fare strabilianti caricature
(io l’ho conosciuto quando lui era già
andato a curiosare nell’altro mondo)
Grazie caro amico, grazie del tuo insegnamento allegro.”

Bruno Munari, The sea as a craftsman

Martina Paris

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