ll ministro espone le linee programmatiche del suo mandato alle commissioni di Camera e Senato. Dovremo rimboccarci le maniche come nel dopoguerra”. Annuncia un G20 della cultura

“Adesso c’è da traversare il deserto, da fronteggiare l’emergenza, ci aspettano ancora mesi bui, cinema e teatri il 27 marzo riusciranno a riaprire forse soltanto in Sardegna. Ma finita la crisi per la cultura ci sarà una sorta di Rinascimento, ci aspettiamo una ripresa dei consumi, un po’ come è avvenuto nel settore dei libri, una spinta verso la ricerca di consumi nuovi”.

il ministro della cultura Franceschini presenta ai parlamentari di Camera e Senato il suo programma di governo e spinge sull’ottimismo. “Cultura e spettacolo sono fra i settori che hanno sofferto di più, ma per il settore c’è un grande spazio di crescita”. 

Oggi che il turismo è stato scorporato dalle sue competenze lo ribadisce: “E’ fondamentale che la cultura mantenga il centro dell’agenda politica ed economica del Paese, senza il turismo quella frase vale ancora di più, anche in termini di attrattiva, di immagine, di credibilità del Paese, la cultura è una grande risorsa. In particolare i settori emergenti del contemporaneo”. Priorità investire, dice, puntare sulla cultura “come dovere costituzionale, ma anche come grande risorsa della crescita economica, sullo sviluppo sostenibile, al centro delle scelte di questo governo”. E pazienza se i fondi che spettano alla cultura nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza (PnRR) con la scissione del turismo si sono ridotti da 8,3 miliardi a 5,6. Dai banchi dell’opposizione glielo fa notare polemico Federico Mollicone puntando il dito sul budget per la cultura che scende allo 0,2% del Pil. “Ne vorrei di più ma sono comunque tanti” rivendica Franceschini, ricordando che inizialmente al suo settore erano stati destinati solo 3 miliardi di euro. Il governo, promette, andrà avanti con i sostegni a più largo spettro possibile con aiuti rinnovati nel Dl Sostegni atteso in settimana e con i fondi di emergenza. Il nuovo Mic, dovrà portare a termine le sue riforme e affrontare il nodo spinosissimo del personale, visto che pensionamenti e mancate assunzioni hanno creato “una carenza di 6.700 persone su un totale di 18 mila”. L’epidemia ha bloccato i concorsi, “stiamo cercando soluzioni più veloci, un’idea potrebbe essere il corso-concorso”. 

C’è da fare il Codice dello Spettacolo “che introduca tutele per tutti i lavoratori” e da rimettere mano sul Fus, il fondo unico per lo spettacolo. 

Poi interventi per il libro sul “modello della legge per il cinema” con aiuti per tutta la filiera. 

Centrale l’investimento sui settori più attuali dell’arte, sulla digitalizzazione con la Digital Library , sul paesaggio. 

Nel lungo excursus c’è spazio anche per la difesa di ItsArt, la piattaforma digitale che si sta mettendo a punto con Cdp, pensata, ribadisce il ministro, come integrazione virtuale ai palchi e promozione anche all’estero (“Con la Rai non è ancora detta l’ultima, l’ipotesi resta attuale troveremo le forme per coinvolgerla”) . 
    Quanto ai 5,6 miliardi del PnRR c’è spazio per un progetto sui grandi attrattori culturali, dal Porto vecchio di Trieste all’Arsenale di Venezia, nel quale il ministro si dice favorevole ad annettere lo Stadio Franchi di Firenze, gioiello progettato da Pier Luigi Nervi. Si lavora per rendere più veloce l’attuazione dei progetti, “ma senza mai venire meno alle esigenze della tutela”, assicura. 

Tra le idee, un Recovery Art hub, anche in centrali nucleari dismesse, nei quali accogliere le opere portate in salvo dalle calamità naturali.

 E poi un progetto per la messa in sicurezza del patrimonio ecclesiastico, il rilancio dei borghi e del patrimonio storico rurale, il digitale, l’accessibilità dei luoghi della cultura, un progetto per il potenziamento di Cinecittà.

Un G20 per la cultura

Tra le priorità del ministero della Cultura c’è anche il “rilancio del ruolo internazionale dell’Italia per la cultura”, spiega Franceschini. Che annuncia un “G20 della cultura. Noi siamo stati il primo Paese a organizzare il G7 della Cultura a Firenze nel 2017 e organizzeremo un G20 Cultura attraverso il quale, sui grandi temi internazionali – il contratto al traffico illecito, la cultura come strumento di dialogo, gli strumenti di intervento rispetto alle calamità naturali che danneggiano il patrimonio ma anche sulla centralità delle politiche culturali per i vari Paesi – proveremo a portare i Paesi del G20 su un documento comune che dia un indirizzo importante per i prossimi anni su temi fondamentali come la ratifica della convenzione di Nicosia e il Copyright, in linea con quanto abbiamo fatto negli anni scorsi”.

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