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DUILIO CAMBELLOTTI. LA COLLEZIONE DELLA GALLERIA DEL LOOCONTE IN MOSTRA A SABAUDIA.

La Galleria del Laocoonte di Roma presenta a Sabaudia, dal 19 maggio al 14 luglio, una copiosa raccolta di opere di Duilio Cambellotti (Roma 1876-1960).L’ artista romano, abile padroneggiatore di ogni tecnica e materiali, fu un poliedrico ed eclettico creatore di sculture di bronzo, legno, pietra e terracotta, di medaglie, di pitture murali, di vetrate, di maioliche, di incisioni e xilografie, di mobili e arredi. La scelta di Sabaudia, Città di Fondazione della Bonifica dell’Agro Pontino, come sede di questa mostra non è casuale: in molte delle opere esposte è infatti rappresentata la vicenda della delle Paludi Pontine risanate. Terra a cui l’artista era particolarmente legato e dove era solito vivere in estate. Gli uomini e le donne delle sue opere interpretano la vita dell’Agro Pontino nella sua naturale semplicità, la speranza per un domani migliore, fa si che fatica e sudore vengano sublimati e trasformati in simboli di rinascita. Le sue opere esprimono la faticosa storia quotidiana della bonifica che giorno dopo giorno ha strappato alla palude e alla malaria le terre pontine.
In questa campagna Cambellotti avverte – come egli stesso scrive – la «malia intensa formata di sogni primordiali, di tristezza e di abbandono», il pittoresco della natura selvaggia e malarica che il lavoro razionale e moderno della bonifica ha cancellato trasformandolo in passato mitico e quasi già nostalgicamente rimpianto.
Il suo amore per l’Agro Romano e Pontino lo portarono a studiare gli alberi e le piante, gli animali, i paesaggi, le abitazioni, le genti ed i costumi della campagna attorno a Roma, per conservarne il ricordo in forme artisticamente stilizzate e inconfondibili, diffondendone le immagini al fine di sensibilizzare la società sulle condizioni di arretratezza, fatica, miseria e malattia in cui vivevano i contadini dei latifondi malarici. Con Giovanni Cena, Giacomo Balla, Sibilla Aleramo e Alessandro Marcucci fu attivo per promuovere le scuole per i figli dei contadini a cui prestò la propria opera di decoratore per far si che i bambini fossero accolti in ambienti pratici e salubri.
Cambellotti fu anche coinvolto nell’opera delle nuove città di fondazione della Bonifica Pontina. Sua la pittura murale con la “Conquista della Terra” che orna il palazzo della prefettura di Latina.
Terracina, era la sua residenza estiva e dalla sua abitazione, la pittoresca Torre Frangipane, si ispirò per molte opere, dall’alto di essa, infatti, ha immortalato un volo di rondini in uno splendido disegno in cui le messaggere della primavera si librano alte e grandissime al di sopra dei tetti del paese minuscoli e lontani.

Fu anche scenografo e costumista, soprattutto per il teatro classico di Siracusa e di Ostia, ma anche per il cinema, dagli inizi del muto fino al neorealismo del dopoguerra.
Il suo primo trionfo artistico fu l’allestimento della prima rappresentazione de “La Nave” di Gabriele d’Annunzio, nel 1908. Di sua creazione anche molti manifesti come quello per l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911, ed illustratore di numerosissimi libri. In mostra esposta la lussuosa edizione delle favole di Trilussa dalla copertina figurata in tessuto colorato, ricca come un piccolo arazzo.
Fu anche illustratore di propaganda nella Prima Guerra Mondiale, creatore di singolari monumenti ai caduti nel primo dopoguerra come quello di Terracina e Priverno .
Appassionato della Roma antica delle origini, nelle tempere e xilografie della “Leggende Romane”, lavoro di tutta una vita, Cambellotti creò un neoclassicismo tutto suo, espressionista e rustico. Socialista umanitario, moderato e pacifista , l’artista resuscitò la simbologia romana del fascio, dell’aquila e della lupa molto prima dell’avvento del fascismo, che quando venne se ne impadronì con orgoglio.

Esposti nella mostra i gessi originali di due delle tre Dolenti del Monumento ai Caduti di Terracina, uno splendido bronzo de “La Corazza” celebrazione dell’antico guerriero contadino italico, un gesso di leonessa, un commovente presepe di terracotta magistralmente dipinto. Delle “Leggende Romane” la tempera più antica del Ponte Sublicio e tre altre leggende, Marte, Orazio Coclite e l’Origine del Campidoglio, stampate da Cambellotti in vita. Acquarelli e disegni preparatori per la casa dei Mutilati di Siracusa, dove i soldati feriti sono tramutati in dolorosi tronchi potati carichi d’armi.
La xilografia di Terracina bombardata e il suo disegno preparatorio, “La Legnara”, che fa parte di un poema iconografico dedicato al Circeo e alla navigazione antica. Manifesti e tempere preparatorie per le tragedie greche messe in scena a Siracusa. Una serie di medaglie di bronzo con le relative preparazioni in gesso e cera sono la testimonianaza dell’estrema maestria di Cambellotti in quest’arte. Un cartone di vetrata, per l’oculo della facciata del Duomo di Teramo, mostra una Vergine tra gli angeli circondata di fiori come una donna Liberty.
Numerose le piccole illustrazioni per libri che mostrano la sapienza grafica di Cambellotti disegnatore, non solo di tavole, ma anche di vignette testate e finalini, una maniera di adornare il libro in ogni sua parte affinché quella dell’artista fosse pari a quella dell’autore del libro al punto che, di molti libri avremmo perduto la memoria se non vi fossero le figure di Cambellotti a renderli preziosi.
Fedele seguace dell’ideologia umanitaria di William Morris, l’artista concepì sempre la sua arte come opera di divulgazione popolare, come educazione al bello per le masse.
Cambellotti, genio senza sregolatezza, artista senza follia, nutre la sua arte della natura che lo circonda e lo appassiona.

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