Recuperato dai carabinieri, era stato esportato illegalmente negli Stati Uniti. Venne trafugato nel secondo dopoguerra dopo che i nazisti incendiarono il museo di Nemi che lo custodiva

Torna in esposizione al Museo delle Navi Romane di Nemi, in provincia di Roma, il mosaico proveniente dalle navi di Caligola, esportato illegalmente in America nel dopoguerra e restituito all’Italia grazie all’azione dei carabinieri del comando Tutela Patrimonio Culturale. Il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna ha presentato il mosaico recuperato che ora sarà possibile ammirare nel rispetto delle norme di comportamento anti-Covid 19.

ll mosaico a intarsi marmorei (opus sectile) faceva parte delle decorazioni presenti sulle pavimentazioni delle due navi dell’imperatore Caligola.

Dopo essere stato rinvenuto proprio nel lago nell’ambito di una campagna di scavo condotta dal Ministero dei Beni Culturali tra il 1928 e il 1932, il reperto, inventariato e in carico al Museo delle navi Romane di Nemi (dato alle fiamme dai tedeschi nel 1944), venne trafugato appunto da ignoti nel dopoguerra. È stato individuato, grazie alla collaborazione di esperti del settore, presso una collezione privata di una cittadina italiana residente negli Usa. Da qui, il sequestro e la riconsegna al nostro Paese. Ad annunciare il suo ritrovamento era stato nel 2017, il ministro per i beni e le attività culturali e del turismo, Dario Franceschini. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Al-Museo-di-Nemi-esposto-il-mosaico-perduto-delle-Navi-di-Caligola-5314c21e-f3e1-4e51-99de-bc49aa881c3e.html

Dopo essere stato rinvenuto proprio nel lago di Nemi nell’ambito di una campagna di scavo condotta dal Ministero dei Beni Culturali tra il 1928 e il 1932, fu restaurato con materiali diversi e con integrazioni moderne. L’inserimento in una cornice moderna, presente anche sul retro, non consente più di cogliere i dettagli costruttivi, che possono però essere ricostruiti grazie agli altri frammenti conservati nel Museo. Esportato illegalmente nel dopoguerra, il mosaico è stato individuato, grazie alla collaborazione di esperti del settore, presso una collezione privata di una cittadina italiana residente negli Usa. Da qui, il sequestro e la riconsegna al nostro Paese. Ad annunciare il suo rinvenimento era stato nel 2017, il ministro per i beni e le attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

A presentare a Nemi, al museo delle Navi Romane, il frammento in marmo romano a mosaico con serpentino e porfido, Massimo Osanna, direttore generale Musei, il Generale di Brigata Roberto Riccardi (comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale), il sindaco di Nemi Alberto Bertucci e la direttrice del museo delle Navi romane Daniela De Angelis.

Il Museo delle Navi Romane

Il Museo delle Navi Romane fu costruito tra il 1933 e il 1939 per ospitare le due gigantesche navi appartenute all’imperatore Caligola (37-41 d.C.) recuperate nelle acque del lago tra il 1929 e il 1931. E stato il primo Museo in Italia ad essere costruito in funzione del contenuto, due scafi dalle misure rispettivamente di m. 71,30 x 20 e m. 73 x 24, dolosamente e intenzionalmente bruciate la notte del 31 maggio 1944 dal 163° Gruppo Antiaereo Motorizzato tedesco che occupava la zona ed era in ritirata. Riaperto nel 1953, il Museo venne nuovamente chiuso nel 1962 e  infine definitivamente riaperto nel 1988.        Nel nuovo allestimento, l’ala sinistra è dedicata alle navi, delle quali sono esposti alcuni materiali, come la ricostruzione del tetto con tegole di bronzo, due ancore, il rivestimento della ruota di prua, alcune attrezzerie di bordo originali o ricostruite (una noria, una  pompa a stantuffo, un bozzello, una piattaforma su cuscinetti a sfera). Sono inoltre visibili due modelli delle navi in scala 1:5. L’ala destra è invece dedicata al popolamento del territorio albano in età repubblicana e imperiale, con particolare riguardo ai luoghi di culto; vi sono esposti materiali votivi provenienti da Velletri (S.  Clemente), da Campoverde (Latina) da Genzano e dal Santuario di Diana a Nemi, oltre ai materiali provenienti dalla Collezione Ruspoli. All’interno di quest’ala è inoltre possibile ammirare un tratto musealizzato del basolato romano del clivus Virbii, che da Ariccia conduceva al Santuario di Diana.


   


   

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