Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria – Palermo

Dal 21 Febbraio 2019 al 28 Luglio 2019

PALERMO

LUOGO: Galleria d’arte moderna di Palermo

INDIRIZZO: via sant’Anna 21

ORARI: dal martedì alla domenica ore 9.30-18.30. Lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima

CURATORI: Paola Bergna, Denis Curti, Alberto Bianda

ENTI PROMOTORI:

  • Città di Palermo – Assessorato alla Cultura

COSTO DEL BIGLIETTO: Intero € 10, Ridotto € 7 per gruppi (minimo 15 persone), visitatori tra i 19 e i 25 anni, maggiori di 65 anni, titolari di apposite convenzioni. Gratuito per visitatori fino ai 18 anni, scolaresche, 1 accompagnatore per classe, visitatori diversamente abili con accompagnatore, studenti dell’Accademia Belle Arti di Palermo, giornalisti (iscritti all’Albo o accreditati), soci ICOM, guide turistiche. Cumulativo Mostra + Museo € 12. Audioguida (italiano – inglese) € 2

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 091.8431605

E-MAIL INFO: [email protected]

SITO UFFICIALE: http://www.mostraferdinandoscianna.it

 

COMUNICATO STAMPA:
“Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggiorano”
Ferdinando SciannaIl 21 febbraio, negli spazi espositivi della Galleria d’arte moderna di Palermo, aprirà al pubblico la grande mostra antologica dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita.
Con oltre 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.
Ferdinando Scianna è uno dei maestri della fotografia non solo italiana.
Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

“Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.

Avendo deciso di raccogliere in questa mostra la più ampia antologia dei suoi lavori fotografici, con la solita e spiccata autoironia, Ferdinando Scianna, in apertura del percorso espositivo, sceglie un testo di Giorgio Manganelli:

“Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…”
Ferdinando Scianna del suo lavoro scrive: come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo.

Le sezioni della mostra:
LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI
RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa

Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. È inoltre proposto un documentario dedicato alla vita professionale di Ferdinando Scianna.
La mostra è corredata da un grande catalogo pubblicato da Marsilio Editori.

La sera del 20 febbraio, presso il Real Teatro di Santa Cecilia, Ferdinando Scianna incontra il pubblico di Palermo:un vero e proprio abbraccio con la città, aperto a tutti, in cui il Maestro insieme al co-curatore Denis Curti presenterà l’esposizione e risponderà alle domande dei presenti.

Al termine dell’incontro, ai partecipanti sarà riservata una visita all’esposizione nella vicina Galleria d’Arte Moderna (ingresso consentito fino alle 21.30 ai possessori dell’apposito coupon che verrà rilasciato al pubblico presente all’incontro).

Ferdinando Scianna firmerà il catalogo e le sue pubblicazioni presso il bookshop del museo, fino alle ore 21.30.

Per l’occasione, anche la caffetteria della GAM sarà aperta dalle ore 20.00 fino alle 22.30.

Ferdinando Scianna è nato a Bagheria, in Sicilia, nel 1943.
Proprio nella sua città inizia a dedicarsi alla fotografia ancora giovanissimo, agli inizi degli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua terra d’origine.
Decide molto presto di diventare fotografo, sconvolgendo i progetti dei propri genitori che lo volevano avvocato o medico. Già i primi ritratti delle persone di Bagheria, che Scianna ritrae con tono curioso e partecipe, risultano carichi d’intensità.
Nel 1961 si iscrive a Lettere e Filosofia all’Università di Palermo, mentre la sua passione per la fotografia inizia a strutturarsi. Diventa allievo del grande critico Cesare Brandi e mostra le proprie foto a Enzo Sellerio che gli farà scoprire l’universo culturale bressoniano. Sono anche gli anni in cui si forma una coscienza politica determinante per l’evoluzione della sua fotografia, così come il vincolo con la propria terra d’origine e le tradizioni siciliane.
Circa due anni dopo, un incontro fondamentale per la sua vita professionale e personale: entra in contatto con Leonardo Sciascia, lo scrittore con il quale a soli 21 anni pubblica il saggio Feste Religiose in Sicilia, libro che ottiene il prestigioso Premio Nadar. Il volume crea molte polemiche, soprattutto a causa dei testi di Sciascia, che mostra l’essenza materialistica delle feste religiose. Ma anche le foto del giovane Scianna hanno il loro impatto.
“La fotografia era la possibilità del racconto di una vicenda umana. Questo il mio maestro mi fece capire, e mi introdusse ad una certa maniera di vedere le cose, di leggere, di pensare, di situarsi nei confronti del mondo”
Sull’onda del successo del libro, Scianna si trasferisce a Milano dove lavora per l’Europeocome fotoreporter, poi  inviato speciale e corrispondente da Parigi, dove vive per 10 anni. A Parigi inizia anche a dedicarsi con successo alla scrittura. Collabora con varie testate giornalistiche, fra cui Le Monde Diplomatiquee la Quinzaine Littéraire. “Mi ritrovavo più a scrivere che a fotografare, ma sapevo di essere un fotografo che scrive”, racconta Scianna. Proprio nella capitale francese, il suo lavoro viene particolarmente apprezzato, da Henri Cartier-Bresson, che nel 1982 lo inviterà a presentare la sua candidatura all’agenzia Magnum Photos, da lui fondata nel 1947. Torna a Milano e lascia l’Europeoper dedicarsi alla fotografia: “L’agenzia è lo strumento di un gruppo di fotografi indipendenti, una struttura in grado di valorizzare il tuo lavoro tanto meglio quanto più sai utilizzare questo strumento. Magnum continua a sopravvivere secondo l’utopia egualitaria dei suoi fondatori, in modo misterioso riesce a far convivere le più violente contraddizioni”.

A Milano lavora per vari giornali. Inizia anche a fotografare per due giovani designer emergenti, Dolce e Gabbana. Un incontro casuale, che darà vita ad una delle collaborazioni meglio riuscite nella fotografia di moda. A Scianna viene richiesto di realizzare un catalogo inserendo la splendida modella Marpessa nel contesto della sua Sicilia. Scianna riesce a mescolare magistralmente i registri visivi del mondo della moda con l’esperienza del fotoreporter, creando un risultato originale che spezza la monotonia patinata della fotografia di moda. É un successo che lo porterà a collaborare con prestigiose riviste internazionali e a realizzare altri servizi di moda in cui affianca con maestria artificio ed autenticità.

Questa improvvisa ed inaspettata svolta, apre il mondo fotografico di Scianna a nuove esperienze, parallele a quelle più tradizionali del fotogiornalismo: pubblicità e fotografie commerciali, senza mai abbandonare il reportage sociale, i ritratti ed il giornalismo:

“Adesso, con immutata passione, divertimento ed ironia, opero nei campi più diversi. Faccio un po’ di moda, un po’ di pubblicità, il reportage e cerco più che mai di fare ritratti. Inoltre recupero materiale dal mio archivio fotografico per numerosi progetti. Nelle mostre non faccio distinzioni tra le immagini nate dal lavoro di fotoreporter e quelle di moda, per esempio. Le inserisco tutte in una continuità che è poi quella della mia pratica professionale”.

 

Surrogati. un amore ideale – Milano

Dal 21 Febbraio 2019 al 22 Luglio 2019

MILANO

LUOGO: Osservatorio Fondazione Prada

INDIRIZZO: Galleria Vittorio Emanuele II

ORARI: lunedì / mercoledì / giovedì / venerdì 14-20; sabato / domenica 11-20. Chiuso il martedì. La biglietteria rimane aperta fino a mezz’ora prima della chiusura

CURATORI: Melissa Harris

COSTO DEL BIGLIETTO: Osservatorio e Fondazione Prada: intero € 15, ridotto € 12. Gratuito Visitatori sotto i 18 e sopra i 65 anni, Visitatori con disabilità, Giornalisti accreditati o in possesso di tessera stampa in corso di validità

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0256662611

E-MAIL INFO: [email protected]

SITO UFFICIALE: http://fondazioneprada.org

 

COMUNICATO STAMPA:
Fondazione Prada presenta la mostra “Surrogati. Un amore ideale”, a cura di Melissa Harris, dal 21 febbraio al 22 luglio 2019 all’Osservatorio in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.

Attraverso una selezione di 42 opere fotografiche di Jamie Diamond (Brooklyn, USA, 1983) ed Elena Dorfman (Boston, USA, 1965), il progetto esplora i concetti di amore familiare, romantico ed erotico. Entrambe le artiste scelgono un aspetto specifico e insolito di questo tema universale: il legame emozionale tra un uomo o una donna e una rappresentazione
artificiale dell’essere umano. Come spiega Melissa Harris, “i lavori di Diamond e Dorfman presentati in occasione di ‘Surrogati’ documentano in modo vivido e senza pregiudizi le interazioni tra gli uomini e i loro compagni inanimati ma realistici”.

Nelle serie Forever Mothers (2012-2018) e Nine Months of Reborning (2014), Jamie Diamond
ritrae la vita di una comunità outsider di artiste autodidatte chiamate Reborners, che
realizzano e collezionano bambole iperrealistiche con cui interagiscono per soddisfare il
proprio desiderio di maternità. Come ha dichiarato Jamie Diamond, “lavorare con questa
comunità mi ha permesso di esplorare quella zona grigia tra realtà e artificio, dove si
costruiscono relazioni con oggetti inanimati, tra uomo e bambola, artista e opera, misterioso
e reale”. In un altro progetto presentato in mostra dal titolo I promise to Be a Good Mother
(2007-2012), Diamond impersona la madre perfetta, indossando gli abiti di sua madre e
interagendo con Annabelle, una bambola reborn. L’ispirazione e il nome del progetto
derivano da un diario che l’artista teneva da bambina. Inizialmente impostato come una
messa in scena di alcuni ricordi della sua infanzia, il progetto si è in seguito evoluto in
un’esplorazione della complessità degli stereotipi sociali e delle convenzioni culturali che
circondano e danno forma alle relazioni tra madre e figlio, contribuendo al contempo a
immaginarne una rappresentazione idealizzata o artistica.

Still Lovers (2001-04) la serie di fotografie che ha dato visibilità internazionale a Elena
Dorfman, è incentrata sulle persone che condividono la propria quotidianità domestica con
realistiche bambole erotiche a grandezza naturale. Le sue fotografie si addentrano nei legami
che si instaurano tra umani e donne sintetiche perfettamente riprodotte e obbligano
l’osservatore a riconsiderare la propria visione di amore e riflettere sul valore di un oggetto in
grado di sostituire un essere umano. L’intento dell’artista non è quello di enfatizzare la
devianza rappresentata da questi surrogati sessuali, ma di svelarne il lato nascosto ritraendo
l’intimità tra carne e silicone. Come sottolinea Elena Dorfman, “questo corpus di opere
testimonia un modo di vivere inquietante e al tempo stesso commovente. Non intendo dare
giudizi, ma piuttosto offrire ai protagonisti di questo mondo segreto la possibilità di
condividere con me la loro quotidianità. Osservo scene di vita domestica e dinamiche
familiari svolgersi all’interno delle loro case”.

Diamond e Dorfman hanno ritratto i surrogati come creature desiderate e idealizzate,
oggetti-feticcio dotati di una “vita propria” condivisa con madri o partner in carne e ossa, e
a volte con i loro parenti più stretti. Come spiega Melissa Harris, “rappresentando scene
convenzionali di vita domestica, amore e/o erotismo, le fotografie di Dorfman e Diamond
trasmettono un pathos inatteso”.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione illustrata della serie dei “Quaderni”,
della Fondazione Prada, che includerà un saggio di Melissa Harris e una conversazione tra la
curatrice, le artiste e alcuni soggetti ritratti nelle fotografie.

Jamie Diamond è una fotografa che vive e lavora a Brooklyn, New York. È stata insignita di
diversi riconoscimenti, tra i quali: Artist in Residence al Mass Moca & Skidmore College
(2016), NYFA Fellowship Award in Photography (2014), Artist in Residence al The Bronx
Museum (2014), Artist in Residence at the Mana Residencies program al Mana
Contemporary (2014), LMCC Swing Space residency (2013), LMCC Work Space residency
(2008-2009) e Toby Devan Lewis Fellowship Award (2008). L’opera di Diamond è apparsa su
numerose testate, tra cui The New York Times, The New Yorker, The Last Magazine, The
Philadelphia Inquirer, Vanity Fair, Hyperallergic, The Huffington Post, Lenscratch, Dummy
Magazine, Barron’s Magazine, oltre che nelle edizioni pubblicate da Phaidon e nella serie
PBS Online Series. Le sue fotografie sono state esposte in musei e istituzioni nazionali e
internazionali, tra i quali Galerie Frank Pages (Ginevra), AJL Art (Berlino), Mass MoCA (North
Adams), The Bronx Museum (New York) e Catherine Edelman Gallery (Chicago). Ha
conseguito un Master in Belle Arti all’Università della Pennsylvania nel 2008 e la laurea
all’Università del Wisconsin nel 2005. Dal 2009, Diamond tiene lezioni di fotografia
all’Università della Pennsylvania ed è attualmente Undergraduate Photography Coordinator
presso UPenn’s Fine Art Department.

Elena Dorfman è un’artista visiva che vive e lavora a Los Angeles, sperimentando con
fotografia, video e tappezzeria jacquard. È nota per un’intensa serie di ritratti in cui combina
bellezza e soggetti atipici. Il tema dell’identità – sessuale, sociale, culturale e ambientale – è
alla base della sua opera. Dorfman ha presentato le sue fotografie e videoinstallazioni negli
Stati Uniti e in istituzioni di tutto il mondo, fra le quali Palazzo Strozzi a Firenze, Triennale di
Milano, Walker Art Center a Minneapolis, San Francisco Museum of Modern Art e Denver
Art Museum. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni permanenti, tra le quali: San
Francisco Museum of Modern Art, Cincinnati Art Museum, Palm Springs Art Museum,
Newcomb Art Museum of Tulane University, the Denver Art Museum e Bass Art Museum. Il
suo lavoro è stato oggetto di tre monografie: Empire Falling (Damiani, 2013), Fandomania:
Characters & Cosplay (Aperture, 2007), Still Lovers (Channel, 2005).

Melissa Harris è editor-at-large di Aperture Foundation, dove ha lavorato per oltre
venticinque anni, ricoprendo anche la carica di caporedattrice della rivista Aperture dal 2002
al 2012. Sotto la sua direzione, la rivista ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui l’ASME’s
National Magazine Award for General Excellence. Harris ha curato mostre di fotografia
presso, tra gli altri, Aperture; Philadelphia Museum of Art; Lumière Brothers Center for
Photography, Mosca; collezione Peggy Guggenheim, Venezia; Villa Pignatelli, Napoli; Visa
pour l’Image, Perpignan. Harris insegna alla Tisch School of the Arts, facoltà di fotografia &
imaging/media emergenti della New York University, e occasionalmente alla Yale University.
Ha fatto parte per diversi anni del Community Board 5 di New York ed è membro del
consiglio di amministrazione del John Cage Trust. A Wild Life, la sua biografia sul fotografo
Michael Nichols, è stata pubblicata da Aperture nell’estate 2017. Attualmente sta lavorando
a una biografia su Josef Koudelka, che sarà pubblicata da Aperture nel 2020.

I love Lego – Trieste

Dal 21 Febbraio 2019 al 30 Giugno 2019

TRIESTE

LUOGO: Salone degli Incanti

INDIRIZZO: Riva Nazario Sauro 1

ORARI: Lunedì Chiuso. Da martedì a venerdì dalle ore 10 alle ore 18. Sabato, domenica e festivi dalle ore 10 alle ore 19 (ultimo ingresso 45 minuti prima). Aperture straordinarie: Domenica 21 aprile Lunedì 22 aprile Giovedì 25 aprile Mercoledì 1 maggio Domenica 2 giugno ore 10-19

ENTI PROMOTORI:

  • Comune di Trieste – Assessorato alla Cultura
  • Gruppo Arthemisia

COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 11, ridotto € 9 (65 anni compiuti; ragazzi da 12 a 18 anni non compiuti; studenti fino a 26 anni non compiuti; militari di leva e appartenenti alle forze dell’ordine; diversamente abili), ridotto € 4 da 5 a 11 anni compiuti. Gratuito bambini fino a 4 anni compiuti; un accompagnatore per disabile; possessori di coupon omaggio; possessori di Vip Card Arthemisia; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale in servizio previa richiesta via mail)

SITO UFFICIALE: http://www.triestecultura.it

COMUNICATO STAMPA:
Genertel, la compagnia diretta di Generali Italia nata a Trieste nel 1994, compie 25 anni e porta nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia oltre 1.000.000 di mattoncini assemblabili che andranno a comporre città moderne e monumenti antichi per oltre 100 metri quadrati di scenari LEGO.L’esposizione è sostenuta da Genertel attraverso Generali Valore Cultura, il programma per rendere l’arte e la cultura accessibili a un pubblico sempre più vasto.I LOVE LEGO aprirà le porte il 21 febbraio e grazie a Genertel ogni domenica saranno offerti laboratori creativi per adulti e bambini.I vari “mondi in miniatura”, per decine di metri quadrati di esposizione, dalla città contemporanea ideale alle avventure leggendarie dei pirati, dai paesaggi medievali agli splendori dell’Antica Roma, sono stati minuziosamente progettati e costruiti da RomaBrick, uno dei LUG (Lego® User Group) più antichi d’Europa e opera con una modalità peculiare.
Il progetto prevede poi il coinvolgimento di giovani artisti che hanno realizzato opere a tema LEGO esposte nel Salone degli Incanti per promuovere l’arte contemporanea della scena attuale.
Fabio Ferrone Viola, Luigi Folliero, Irem Incedayi, Daniele Clementucci e Corrado Delfini sono alcuni degli artisti presenti in mostra.

Anche I LOVE LEGO parteciperà ai campionati Europei di calcio Under 21 in programma a giugno a Trieste, riproducendo con i suoi mattoncini un campo di calcio e vestendo suoi omini/giocatori con le maglie delle nazionali partecipanti.

I LOVE LEGO è una mostra del Comune di Trieste, in co-organizzazione con l’Associazione Culturale Arthemisia, che vede come main partner Generali Valore Cultura con Genertel, in collaborazione con RomaBrick, uno dei LUG (Lego® User Group) più antichi d’Europa ed è realizzata con oltre 1.000.000 di moduli LEGO e ogni mondo contiene elementi dinamici, sistemi di automazione e di illuminazione.

Grazie a “L’Arte della Solidarietà”, con I LOVE LEGO sarà sostenuto il Centro per “Ora di Futuro” gestito dalla Onlus “Centro per la salute del Bambino” (CSB).
Parte del biglietto di mostra sarà destinato alle attività del Centro dedicate alle famiglie con bambini da 0 a 6 anni. Il ricavato sarà raddoppiato da Generali e The Human Safety Net.

Con “L’Arte della Solidarietà” Arthemisia e Komen daranno un contributo attivo all’iniziativa offrendo unità mobili esami di prevenzione gratuita alle mamme delle famiglie assistite.page1image1667712page1image1668128
LA MOSTRA
Ogni anno oltre 100 milioni di persone giocano con i LEGO, una passione che unisce bambini e adulti.
A Trieste si potranno trovare vari “mondi in miniatura”, per decine di metri quadrati di esposizione: dalla città contemporanea ideale alle avventure leggendarie dei pirati, dai paesaggi medievali agli splendori dell’Antica Roma, fino alla conquista dello spazio.
Ognuno di questi diorami è stato minuziosamente progettato e costruito da RomaBrick, uno dei LUG (Lego® User Group) più antichi d’Europa e opera con una modalità peculiare.
RomaBrick costola dell’associazione nazionale di amanti LEGO pone al centro dell’obiettivo il lavoro di squadra ed è grazie alla collaborazione di tutti i suoi iscritti che riesce a creare ambienti tra i più grandi che si possano vedere nel mondo.
Ogni singola parte delle installazioni in mostra sono frutto di una progettazione collettiva e assolutamente originale: ogni edificio, strada, mezzo o piazza viene concepita da un team che vanta la presenza di numerosi architetti e ingegneri.
Un’occasione imperdibile per tutti gli appassionati e per le famiglie, che potranno passare una giornata da protagonisti in un’atmosfera magica.

I DIORAMI
Classic Space
Ideato e progettato da uno dei più grandi collezionisti al mondo di set e pezzi originali della serie Anni ‘80 Lego® Classic Space, Massimiliano Valentini, il grande diorama “Spazio” riproduce un insediamento minerario lunare. In questo futuristico scenario l’uomo si avvale dell’aiuto di astronavi, droidi e macchinari per la ricerca di nuove risorse. La sua realizzazione è in continuo divenire in quanto di volta in volta si arricchisce di nuovi elementi unici e irripetibili creati dal costruttore che trae ispirazione oltre che dalla serie originale anche dalle più importanti saghe di fantascienza cinematografiche.

Grande Diorama City
Il Grande Diorama City – work in progress dal 2010 – di Marcello Amalfitano, Marco Cancellieri, Antonio Cerretti e Manuel Montaldo è la massima espressione del tema cittadino rappresentato da costruzioni uniche e irripetibili, realizzate interamente con mattoncini originali e utilizzando sia tecniche di costruzione tradizionali sia tecniche anticonvenzionali: 250.000 pezzi.
I costruttori progettano e realizzano indipendentemente le loro opere usando ispirazioni e stili diversi, utilizzando schizzi, disegni tecnici ma anche software di progettazione assistito dedicati ai mattoncini Lego. La collezione di queste creazioni viene arricchita costantemente da nuove opere composte da migliaia di mattoncini e ricche di particolari.
L’assetto urbano viene definito usando software CAD più convenzionali; si delineano così i quartieri del centro storico, i moderni grattacieli, tratte ferroviarie, zone verdi e aree ricreative.
Tra le numerose opere spiccano il “BrickTheater” (M. Montaldo – 11.000 pezzi) ispirato agli storici teatri italiani del 1800, il “Legolad Hospital” (M. Amalfitano – 22.000 pezzi), il Museo Archeologico (A. Cerretti – 6.000 pezzi), l’“Empire Brick Building” M. Cancellieri – 9.000 pezzi), il grattacielo ispirato al famoso grattacielo di New York.

Roma e i fori imperiali > Il foro di Nerva
Antonio Cerretti con un diorama di 80.000 mattoncini fa il Foro di Nerva o Transitorio, uno dei fori definiti come imperiali, un insieme di monumentali piazze che costituivano il centro della città di Roma in epoca imperiale. Iniziato dall’imperatore Domiziano, fu inaugurato dal suo successore Marco Cocceio Nerva nel 97 d.C.
La pianta del Foro di Nerva fu condizionata dallo spazio disponibile tra i complessi precedenti: la piazza ebbe una pianta stretta e allungata. Al centro del foro era presente il tempio di Giano, realizzato come arco quadrifonte. All’estremità la piazza era dominata da un tempio dedicato a Minerva dietro al quale era posizionata la Porticus Absidata, un ingresso monumentale all’area dei fori dal quartiere limitrofo. Il lato breve opposto al tempio, a ridosso del Foro Romano, aveva pianta curvilinea. Su questo lato doveva esistere un ingresso dal Foro Romano, forse identificabile con l’Arcus Nervae citato in alcune fonti medioevali.

Pirati
È ispirato alle avventure leggendarie dei lontani mari caraibici.
Le opere contenute hanno richiesto svariati tentativi e modifiche, di natura sia stilistica che strutturale.
L’atollo di origine vulcanica è ritenuto il posto perfetto per nascondere i tesori di mille scorribande mentre gli indigeni sono pronti a difendere il proprio territorio. I gendarmi sapendolo, sono appostati per recuperare il bottino e imprigionare i malviventi.
Il kraken, mostro marino leggendario dalle dimensioni abnormi (5.350 pezzi) è stato progettato interamente in digitale con successive modifiche estetico/strutturali.
Il mito di questo animale leggendario – che infestava gli incubi dei marinai di tutto il mondo, di dimensioni abnormi, generalmente immaginato come un gigantesco cefalopode tipo calamaro con tentacoli così lunghi da avvolgere una nave – si è sviluppato soprattutto fra il Seicento e l’Ottocento. La nave pirata Sea Reaper è ispirata alla famosa nave HMS Victory, un vascello di prima classe, a tre ponti da 104 cannoni della Royal Navy, costruita negli anni 1760. La paratia laterale è apribile, al fine di mostrare i ponti e le cabine arredate.
La nave pirata Snake Wing è di libera ispirazione e presenta ponte e cabine arredate. Le vele e i cordami sono realizzati con pezzi originali presi dai set della serie “Pirates”.

Nido dell’aquila
Ispirato alla saga A Song of Ice and Fire dello scrittore americano George R.R. Martin e alla pluripremiata serie tv Game of Thrones, l’inespugnabile roccaforte di Nido dell’Aquila (The Eyrie) è la residenza della casata Arryn, protettrice dell’est.
Lo spettacolare progetto (circa 300.000 di Manuel Montaldo) inizia a prendere corpo nella mente del progettista nel 2014 e dopo 2 anni di intenso lavoro viene esposta per la prima volta al Lucca Comics and Games 2016 tra lo stupore del pubblico.
Lo scenario, a cui continuano ad aggiungersi nuovi dettagli anno dopo anno, occupa una superficie di quasi 3 metri quadrati, mentre la sommità del castello raggiunge 1,80 m di altezza. Per la sua realizzazione sono stati utilizzati oltre 300.000 pezzi reperiti in oltre 3 anni di ricerca.

Grande Diorama Castello
Il diorama medievale nasce da un’idea di Marco Cancellieri e Jonathan Petrongari nel lontano 2011; partecipa alla costruzione anche Marcello Amalfitano. 250.000 Pezzi soggetti a numerosi cambiamenti nel corso degli anni. Del progetto iniziale è rimasta soltanto l’imponente città fortificata che sorge nella parte sud; tutto il resto è stato costruito tra il 2013 e il 2015.
Questo diorama può raggiungere la superfice record di 27 metri quadrati.
Partendo da Sud troviamo una piccola foresta abitata dai Forestman e un piccolo forte dei Black Falcons (personaggi della serie originale Lego® Classic Castle), la città fortificata sviluppata intorno alla Basilica. Da questa parte il sentiero porta a un piccolo villaggio e all’entrata della foresta.

Oltre la foresta il villaggio alle porte di Winterfell, dimora della casata Stark, ultimo castello presente nel profondo Nord ispirato alla serie tv Game of Thrones. Nel Castello il giardino con l’Albero Cuore.
Aperture straordinarie
Domenica 21 aprile Lunedì 22 aprile Giovedì 25 aprile Mercoledì 1 maggio Domenica 2 giugno ore 10-10

Il Carro d’oro d iJohann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi – Firenze

Dal 20 Febbraio 2019 al 05 Maggio 2019

FIRENZE

LUOGO: Palazzo Pitti

INDIRIZZO: piazza Pitti 1

ORARI: da martedì a domenica 08.15-18.50. La biglietteria chiude alle 18.05

CURATORI: Alessandra Griffo, Maria Matilde Simari

ENTI PROMOTORI:

  • MiBAC
  • Le Gallerie degli Uffizi
  • Firenze Musei

COSTO DEL BIGLIETTO: intero 10 €, ridotto 5 €. Dal 1° marzo intero 18 €, ridotto 11 €

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 055 294883

E-MAIL INFO: [email protected]

SITO UFFICIALE: http://www.uffizi.it

 

COMUNICATO STAMPA:
Si apre per carnevale una mostra in tema, Il carro d’oro di Johann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi che ci parla proprio delle mascherate, delle feste, e degli allestimenti barocchi. Ne è protagonista lo spettacolare dipinto, recente acquisto dalle Gallerie degli Uffizi, raffigurante Il corteo del principe Giovan Battista Borghese per il Carnevale di Roma del 1664, del pittore tirolese Johann Paul Schor (Innsbruck 1615 – Roma 1674) attivo a Roma a partire dalla fine degli anni Trenta del Seicento. Forse il più creativo e fantasioso collaboratore di Gian Lorenzo Bernini, Schor fu artista dell’effimero, della messa in scena barocca, della festa di rappresentanza, dell’ingresso cerimoniale. Al contempo con la sua stupefacente fantasia era capace di progettare trionfi da banchetto in glassa di zucchero, stoviglie in argento, ma anche pale d’altare e decori ad affresco.

“L’acquisizione, da parte delle Gallerie degli Uffizi, del grande dipinto di Johann Paul Schor si è rivelata una grande opportunità per approfondire gli studi sull’artista – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – e per ricostruire non solo la storia dell’evento raffigurato sulla tela, ma tutto un tessuto di relazioni artistiche e di committenza nel secondo Seicento a Roma e a Firenze”.

Il dipinto di Schor con il corteo carnevalesco del principe Borghese viene esposto insieme ad un’altra grandiosa tela, eccezionalmente prestata dal Museo di Roma di Palazzo Braschi: si tratta della celebre Giostra dei Caroselli a Palazzo Barberini(dipinto diFilippo Lauri e Filippo Gagliardi) allestita Il 28 febbraio 1656 dinanzi a Palazzo Barberini in onore della regina Cristina di Svezia convertitasi al cattolicesimo. Alla progettazione dei vari apparati per la Giostra dei caroselli collaborò anche lo Schor che otto anni dopo, curiosamente nello stesso giorno (28 febbraio) progettò e organizzò la Mascherata Borghese testimoniata nel dipinto da lui stesso eseguito.

Nella sala delle Nicchie appositamente rivestita in raso giallo oro, come le centinaia di figure in vesti di Ninfe Esperidi che affollano il dipinto di Schor, accanto alle due grandi tele dedicate alle celebri mascherate romane, viene esposta la serie completa dei Balli di Sfessania di Jacques Callot, originale rassegna delle maschere italiane del Seicento, le tre incisioni di Stefano della Bella che documentano un’altra celebre mascherata, svoltasi nel 1661 al Giardino di Boboli a Firenze, e ancora alcuni dipinti dedicati ai carnevali popolari.

Per la prima volta viene presentata al pubblico un’inconsueta Scena carnevalesca del pittore Bartolomeo Bianchini, abitualmente conservata nei depositi e restaurata in occasione della mostra. Chiude trionfalmente la rassegna una monumentale Culla da parata – l’acquisto è in fase di completamento da parte delle Gallerie degli Uffizi – realizzata dalla bottega dei fratelli Schor per l’erede di una non ancor nota casata principesca romana. Nella culla, più affine ad un celebrativo gruppo scultoreo che ad un arredo funzionale, l’aristocratico neonato veniva presentato agli esponenti delle grandi casate romane e all’élite ecclesiastica.

La mostra, curata da Maria Matilde Simari e Alessandra Griffo, e ricca di novità sia da vedere che da leggere in catalogo, è anche occasione per presentare al pubblico i due recenti sensazionali acquisti delle Gallerie degli Uffizi, destinati a Palazzo Pitti. Il grande dipinto dello Schor sarà infatti allestito nel futuro Museo delle Carrozze dentro al Rondò di Bacco, negli spazi delle ex scuderie lorenesi: un tema al quale in mostra è dedicata una piccola sezione con sei fogli che mettono a fuoco dettagli decorativi o tecnici di questi mezzi di trasporto. La culla da parata – una messinscena scultorea di altissima qualità – dopo la mostra e dopo un periodo di indagini tecniche conservative si potrà ammirare negli appartamenti monumentali.

ATELIER MONTEZ – PARTITO “ARTMED”, PIETRALATA OSPITA LE RESIDENZE ARTISTICHE DI TURI SOTTILE E CHEIKH ZIDOR

P-Arte oggi dal Mar Mediterraneo!” lo slogan con cui Gio Montez dà il via ad artMED, la rassegna delle più innovative tendenze di arte e cultura dal Mar Mediterraneo, curata da Marcella Magaletti.

ATELIER MONTEZ – PARTITO “ARTMED”, PIETRALATA OSPITA LE RESIDENZE ARTISTICHE DI TURI SOTTILE E CHEIKH ZIDOR

Gli artisti “ospiti” delle residenze produttive saranno gli artisti Turi Sottile e Cheikh Zidor. Il primo, inoltre, festeggerà i suoi 85 anni stasera alle 18.

P-Arte oggi dal Mar Mediterraneo!” è il grido con cui Gio Montez dà il via ad artMED, la rassegna delle più innovative tendenze di arte e cultura dal Mar Mediterraneo, curata da Marcella Magaletti. Questa si svilupperà nel corso dei prossimi anni, proponendo di volta in volta approfondimenti tematici e attività collaterali a quelle previste dal progetto “SmartMED”, presentato da Roma Capitale alla call “Smart Cities and Communities” di Horizon 2020, il programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione che verrà implementato proprio nella periferia storica di Roma Pietralata fra il 2020 e il 2025. Gli appuntamenti di “artMED” avranno luogo con cadenza annuale nel periodo primaverile presso l’Atelier Montez, nel fiorente “Distretto Culturale della Valle dell’Aniene”, nel quartiere Pietralata.

LE RESIDENZE – I primi artisti “ospiti” delle residenze produttive saranno gli artisti Turi Sottile (Acireale, 1934) e Cheikh Zidor (Fés, 1976). Il primo ha inaugurato la sua fase artistica ieri, sino a giovedì 21 marzo. Inoltre stasera, alle ore 18:00, sempre presso l’Atelier Montez, in via di Pietralata 147/a, si festeggeranno i suoi 85 anni. La residenza produttiva del secondo, invece, partirà martedì 2 aprile e si concluderà lunedì 15. Da martedì 16 aprile sino a martedì 30, invece, la mostra su Zidor.Al termine delle loro residenze produttive saranno pubblicati due cataloghi in cui verranno presentati e discussi gli esiti della ricerca di ciascun artista. “Differenziamo una residenza produttiva da una canonica esposizione che riproduce contenuti prodotti altrove – spiega il titolare dell’atelier Gio Montez – proprio per dare la possibilità agli artisti ospitati di sviluppare il proprio lavoro direttamente in loco, ciascuno abitando per circa un mese nella residenza di cui dispone l’impianto produttivo di Atelier Montez”.

L’ambiente di lavoro sarà attrezzato con delle videocamere per documentare il processo creativo, per essere poi montato e trasmesso in differita su vari canali. Tale approccio determinerà una sorta di happening diffuso e prolungato nel tempo che permetterà agli artisti di presentare il proprio lavoro praticamente in tempo reale, condividendo l’esperienza con il territorio circostante, propriamente “abitandolo”, dunque permettendogli di conoscerne le bellezze storiche e paesaggistiche caratteristiche, le strutture ricettive e produttive, il vicinato e condividendo questa esperienza con la propria comunità di riferimento.

“Abbiamo pensato artMED – spiega Gio Montez – come l’ottimale soluzione locale-globale, cercando di portare respiro internazionale alla periferia storica di Roma, ma facendo in modo che i contenuti della rassegna nascano in assoluta libertà, lasciando loro carta bianca, e che si sviluppino dal basso verso l’alto, dal confronto personale con l’artista al momento del suo arrivo fino al momento del suo rientro al luogo di provenienza“.

GLI ARTISTI – Turi Sottile nasce ad Acireale il 21 febbraio del 1934 e vive e lavora a Roma nella periferia storica di Pietralata, in quella che fu la casa di Luigi Pirandello. Attualmente la sua produzione ruota attorno all’espressionismo astratto, con particolare attenzione all’evoluzione del segno ed un uso del colore fortemente emotivo. Nato a Fès, in Marocco, Cheikh Zidorconclude brillantemente i suoi studi presso l’Istituto Nazionale di Belle Arti di Tétouan nel 2001. Educatore presso l’Institut Spécialisé de Formation aux Métiers de l’Action Sociale a Fès e in seguito insegnate d’arte a Rabat, ha partecipato a diverse mostre collettive e personali di livello internazionale come quella svoltasi presso la Cité Internationale des Arts di Parigi nel 2010.

I TEMI – Gli artisti studieranno temi quali la rivoluzione industriale 4.0, e dunque la progressiva digitalizzazione dei processi di comunicazione e delle pratiche di condivisione e analisi dei big-data, il coinvolgimento della popolazione alla cosiddetta “progettazione partecipativa” e dunque al perseguimento degli obiettivi comunitari. Affronterà anche questioni inerenti il pericolo del riscaldamento globale e dunque le pratiche virtuose da attuare per generare un impatto ambientale zero o magari positivo, come l’efficientamento energetico degli edifici, la mobilità sostenibile e l’utilizzo di energie pulite da fonti rinnovabili come alternativa ai combustibili fossili.

LA LOCATION – Atelier Montez, sito in via di Pietralata 147/a a Roma, è una fabbrica dell’arte contemporanea nata nel 2012 dalla riqualificazione di un relitto urbano fra la Riserva Naturale dell’Aniene e la periferia storica di Roma, Pietralata, realizzata su progetto dell’Artista Gio Montez, Giacomo Capogrossi e dell’Architetto Francesco Perri. Aperto tutti i giorni, eccetto il lunedì, dalle 18 alle 22. La sua mission è quella di contrastare l’espansione incontrollata della periferia urbana offrendo consone attività culturali e creando una immagine e una identità caratteristiche e condivise col territorio di riferimento, attraverso rassegne culturali, produzioni artistiche, artigianato e altri eventi ad alta inclusione sociale.

 
 
Salvo Cagnazzo

Ufficio Stampa Uozzart
Mob: +39 392 1105394

Atelier Montez – Roma si apre al Mediterraneo: parte domani “Artmed”

P-Arte oggi dal Mar Mediterraneo!” lo slogan con cui Gio Montez dà il via ad artMED, la rassegna delle più innovative tendenze di arte e cultura dal Mar Mediterraneo, curata da Marcella Magaletti.

ATELIER MONTEZ – ROMA SI APRE AL MEDITERRANEO: PARTE DOMANI “ARTMED”, CON LE RESIDENZE DI TURI SOTTILE E CHEIKH ZIDOR

Gli artisti “ospiti” delle residenze produttive saranno gli artisti Turi Sottile e Cheikh Zidor. Il primo inaugurerà la sua fase artistica domani, mercoledì 20 febbraio, mentre giovedì 21, alle ore 18:00, si festeggeranno i suoi 85 anni.

P-Arte oggi dal Mar Mediterraneo!” è il grido con cui Gio Montez dà il via ad artMED, la rassegna delle più innovative tendenze di arte e cultura dal Mar Mediterraneo, curata da Marcella Magaletti. Questa si svilupperà nel corso dei prossimi anni, proponendo di volta in volta approfondimenti tematici e attività collaterali a quelle previste dal progetto “SmartMED”, presentato da Roma Capitale alla call “Smart Cities and Communities” di Horizon 2020, il programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione che verrà implementato proprio nella periferia storica di Roma Pietralata fra il 2020 e il 2025. Gli appuntamenti di “artMED” avranno luogo con cadenza annuale nel periodo primaverile presso l’Atelier Montez, nel fiorente “Distretto Culturale della Valle dell’Aniene”, nel quartiere Pietralata.

LE RESIDENZE – I primi artisti “ospiti” delle residenze produttive saranno gli artisti Turi Sottile (Acireale, 1934) e Cheikh Zidor (Fés, 1976). Il primo inaugurerà la sua fase artistica domani, mercoledì 20 febbraio, e proseguirà sino a giovedì 21 marzo. Inoltre giovedì 21 febbraio, alle ore 18:00, sempre presso l’Atelier Montez, in via di Pietralata 147/a, si festeggeranno i suoi 85 anni. La residenza produttiva del secondo, invece, partirà martedì 2 aprile e si concluderà lunedì 15. Da martedì 16 aprile sino a martedì 30, invece, la mostra su Zidor.

Al termine delle loro residenze produttive saranno pubblicati due cataloghi in cui verranno presentati e discussi gli esiti della ricerca di ciascun artista. “Differenziamo una residenza produttiva da una canonica esposizione che riproduce contenuti prodotti altrove – spiega il titolare dell’atelier Gio Montez – proprio per dare la possibilità agli artisti ospitati di sviluppare il proprio lavoro direttamente in loco, ciascuno abitando per circa un mese nella residenza di cui dispone l’impianto produttivo di Atelier Montez”.

L’ambiente di lavoro sarà attrezzato con delle videocamere per documentare il processo creativo, per essere poi montato e trasmesso in differita su vari canali. Tale approccio determinerà una sorta di happening diffuso e prolungato nel tempo che permetterà agli artisti di presentare il proprio lavoro praticamente in tempo reale, condividendo l’esperienza con il territorio circostante, propriamente “abitandolo”, dunque permettendogli di conoscerne le bellezze storiche e paesaggistiche caratteristiche, le strutture ricettive e produttive, il vicinato e condividendo questa esperienza con la propria comunità di riferimento.

“Abbiamo pensato artMED – spiega Gio Montez – come l’ottimale soluzione locale-globale, cercando di portare respiro internazionale alla periferia storica di Roma, ma facendo in modo che i contenuti della rassegna nascano in assoluta libertà, lasciando loro carta bianca, e che si sviluppino dal basso verso l’alto, dal confronto personale con l’artista al momento del suo arrivo fino al momento del suo rientro al luogo di provenienza“.

GLI ARTISTI – Turi Sottile nasce ad Acireale il 21 febbraio del 1934 e vive e lavora a Roma nella periferia storica di Pietralata, in quella che fu la casa di Luigi Pirandello. Attualmente la sua produzione ruota attorno all’espressionismo astratto, con particolare attenzione all’evoluzione del segno ed un uso del colore fortemente emotivo. Nato a Fès, in Marocco, Cheikh Zidor conclude brillantemente i suoi studi presso l’Istituto Nazionale di Belle Arti di Tétouan nel 2001. Educatore presso l’Institut Spécialisé de Formation aux Métiers de l’Action Sociale a Fès e in seguito insegnate d’arte a Rabat, ha partecipato a diverse mostre collettive e personali di livello internazionale come quella svoltasi presso la Cité Internationale des Arts di Parigi nel 2010.

I TEMI – Gli artisti studieranno temi quali la rivoluzione industriale 4.0, e dunque la progressiva digitalizzazione dei processi di comunicazione e delle pratiche di condivisione e analisi dei big-data, il coinvolgimento della popolazione alla cosiddetta “progettazione partecipativa” e dunque al perseguimento degli obiettivi comunitari. Affronterà anche questioni inerenti il pericolo del riscaldamento globale e dunque le pratiche virtuose da attuare per generare un impatto ambientale zero o magari positivo, come l’efficientamento energetico degli edifici, la mobilità sostenibile e l’utilizzo di energie pulite da fonti rinnovabili come alternativa ai combustibili fossili.

LA LOCATION – Atelier Montez, sito in via di Pietralata 147/a a Roma, è una fabbrica dell’arte contemporanea nata nel 2012 dalla riqualificazione di un relitto urbano fra la Riserva Naturale dell’Aniene e la periferia storica di Roma, Pietralata, realizzata su progetto dell’Artista Gio Montez, Giacomo Capogrossi e dell’Architetto Francesco Perri. Aperto tutti i giorni, eccetto il lunedì, dalle 18 alle 22. La sua mission è quella di contrastare l’espansione incontrollata della periferia urbana offrendo consone attività culturali e creando una immagine e una identità caratteristiche e condivise col territorio di riferimento, attraverso rassegne culturali, produzioni artistiche, artigianato e altri eventi ad alta inclusione sociale.

Salvo Cagnazzo

Giornalista e Ufficio Stampa
Mob: +39 392 1105394

Pittura spazio Scultura.Opera di artisti Italian tra gli anni 60 e 80 – Torino

Dal 15 Febbraio 2019 al 04 Ottobre 2019

TORINO

LUOGO: GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

INDIRIZZO: via Magenta 31

ORARI: da martedì a domenica 10-18. La biglietteria chiude un’ora prima

CURATORI: Elena Volpato

ENTI PROMOTORI:

  • Città di Torino
  • Fondazione Torino Musei

COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 10, ridotto € 8

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 011 4429518

E-MAIL INFO: [email protected]

SITO UFFICIALE: http://www.gamtorino.it

 

COMUNICATO STAMPA:
La GAM di Torino presenta il nuovo allestimento delle collezioni del contemporaneo. Si tratta della prima edizione di un programma di diversi ordinamenti che si succederanno su base biennale.Le diverse esposizioni permetteranno di far conoscere al pubblico la ricchezza delle collezioni del museo e di dare voce a molteplici letture e interpretazioni critiche.

Questo primo ordinamento, a cura di Elena Volpato, si concentra su due decenni, tra gli anni sessanta e gli anni ottanta, in rapporto di continuità cronologica con quanto è esposto nelle collezioni del ‘900, il cui arco temporale termina con le esperienze dell’arte Pop. Lo fa scegliendo di raccontare aspetti rilevanti delle ricerche artistiche di quegli anni, perlopiù scarsamente riconosciuti dalla più diffusa interpretazione storica.

Verso la metà degli anni sessanta, quando le ricerche artistiche si muovevano in direzioni per lo più tese a sovvertire i tradizionali linguaggi artistici e a disconoscere ogni debito con il museo e la storia dell’arte, alcuni artisti italiani continuarono a interrogarsi sul significato della scultura, della pittura e del disegno, sulla possibilità di superare i limiti che sin lì quei linguaggi avevano espresso. Lo fecero senza recidere i legami con la storia, ponendo mente alle origini stesse del gesto pittorico e scultoreo, aprendo le loro opere, come mai prima di allora, ad accogliere e nutrire al loro interno il respiro dello spazio e, con esso, quello del tempo.

Gli artisti rappresentati non fanno parte di un unico gruppo. Alcuni dei loro nomi sono legati alle vicende dell’Arte Povera. Il percorso di altri si è intrecciato con quello della Pittura analitica. Altri ancora, dopo una stagione concettuale, hanno trovato nuove ragioni per tornare a riflettere su linguaggi tradizionali e su antichi codici espressivi. Tuttavia, se le loro opere sembrano dialogare qui con naturalezza, non è per mera cronologia, ma perché nel lavoro di ciascuno di loro c’è molto più di quanto le parole della critica militante avesse motivo di raccontare. In tutti loro, come spesso accade, c’è più personalità e indipendenza di quanto le ragioni di un raggruppamento o le linee di tendenza del mondo dell’arte possano dire.

A distanza di decenni, ora che quelle storie d’insieme sono note e codificate, ora che sempre più mostre internazionali vengono tributate ad alcune di esse, possiamo concederci di guardare agli aspetti più personali del loro lavoro. Ed è proprio in quella cifra individuale che sembra risuonare con più chiarezza un insoluto legame con la storia dell’arte, con i suoi antichi linguaggi, per ciascuno in modo diverso, ma con simile forza.

Se si dovesse provare a spiegare in una frase cosa avvicina tra loro queste opere e i loro autori, là dove sembrano esprimere la loro voce più personale, si direbbe che hanno in comune un autentico desiderio dell’arte, un senso di appartenenza, la consapevolezza di tutto ciò che quella parola aveva significato sin lì e tutto ciò che ancora poteva rappresentare in virtù di quel passato.

Le opere in mostra provengono interamente dalle collezioni del museo. Tre opere provenienti dal Museo Sperimentale confluito nelle raccolte GAM nel 1967 (di Giulio Paolini, Marisa Merz e Alighiero Boetti) si uniscono al nucleo espositivo più rilevante, frutto delle numerose acquisizioni realizzate durante la direzione di Pier Giovanni Castagnoli, tra il 1998 e il 2008. Molte di esse sono state acquisite grazie al contributo della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, a cui si deve anche l’acquisto dell’opera di Marco Gastini, Macchie, 1969-70, e quello della Pietà di Ketty La Rocca, 1974, effettuati durante la direzione di Danilo Eccher (2009 – 2016), così come la recente acquisizione dei libri d’artista e delle due opere di Marco Bagnoli, Vedetta notturna, 1986 e Iris, 1987, avvenuta durante l’attuale direzione di Riccardo Passoni.

Animale terribile di Mario Merz, del 1981, e Gli Attaccapanni (di Napoli) di Luciano Fabro, prime tra le opere acquisite dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT dalla sua costituzione, fanno parte di un ristretto gruppo di lavori provenienti dalla Collezione Margherita Stein, affidati in comune alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea e al Castello di Rivoli. A diciotto anni da quell’acquisto la GAM è felice di mostrare per la prima volta nei propri spazi l’opera di Luciano Fabro.

Kiki Smith. Wath I saw on the road – Firenze

Dal 15 Febbraio 2019 al 02 Giugno 2019

FIRENZE

LUOGO: Palazzo Pitti

INDIRIZZO: piazza de’ Pitti

ORARI: da martedì a domenica 8.15-18.50

CURATORI: Eike Schmidt, Renata Pintus

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 055 294883

SITO UFFICIALE: http://www.uffizi.it

 

COMUNICATO STAMPA:
What I Saw on the road è la personale che le Gallerie degli Uffizi dedicano a Kiki Smith(Norimberga, 1954), una delle protagoniste dell’arte contemporanea, femminista militante, presente con la sua opera nelle più prestigiose istituzioni internazionali (dal MoMA di New York al Museum of Modern Art di San Francisco, dalla Haus Esters Museum di Krefeld alla Fundació Joan Miró di Barcelona) e vincitrice per acclamazione della 51ª Biennale di Venezia del 2005 con l’ installazione Homespun Tales.

Kiki Smith coniuga le tecniche tradizionali (la fusione, la terracotta, l’arazzo, l’incisione) con la più sofisticata tecnologia digitale, e i suoi temi attingono alle fonti visive del Medioevo cristiano, della protoscienza sette-ottocentesca e di certo surrealismo, con risultati capaci di rappresentare ancora le ossessioni, le lacerazioni, le contraddizioni dell’umanità di oggi.

Tematica centrale e pressoché esclusiva del suo discorso è stata fino a tutti gli anni ’90 la corporeità, e in particolare il corpo femminile in tutta la sua fragilità ma anche eroicamente capace di riscatto e ribellione. Più di recente la riflessione dell’artista si è allargata a considerare l’intero rapporto tra uomo, natura e cosmo: le immagini che ne sorgono hanno assunto i toni di una grazia pacificatrice che può essere una soluzione, un antidoto in tempi di odio e brutalità. Tutto questo si avverte nell’afflato quasi animistico di alcuni dei 12 arazzi jaquard nella mostra, ai quali – nelle sei sale del percorso espositivo – si affiancherà anche una selezione di sculture.

Le Civiltà e il Mediterraneo- Cagliari

Dal 14 Febbraio 2019 al 16 Giugno 2019

CAGLIARI

LUOGO: Museo Archeologico Nazionale di Cagliari / Palazzo di Città

INDIRIZZO: piazza Arsenale 1

CURATORI: Yuri Piotrovsky, Manfred Nawroth

ENTI PROMOTORI:

  • Regione Autonoma della Sardegna
  • MiBAC
  • Polo Museale della Sardegna
  • Museo Archeologico Nazionale di Cagliari
  • Musei Civici Cagliari
  • Fondazione di Sardegna
  • The State Hermitage Museum

 

COMUNICATO STAMPA:
Una spettacolare mostra per guardare dalla Sardegna alle Civiltà del Mediterraneo all’alba della Storia. Intrecci, confronti, dialoghi dal bacino delMare Nostrum alle montagne del Caucaso. Oltre 550 opere da importanti Musei internazionali e dalle collezioni sarde, per connettere la cultura nuragica ai grandi processi di civilizzazione della protostoria.

“Che cos’è il Mediterraneo?” si chiede lo storico Fernand Braudel, e risponde: “Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una cultura ma una serie di culture accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa sprofondare nell’abisso dei secoli, perché è un crocevia antichissimo”.

DA DOVE SIAMO PARTITI

Due eventi in questo ultimo triennio hanno avvolto la Sardegna di una luce propria, in un contesto culturale e di interesse turistico di grande rilievo.
Con la mostra del 2015 “Eurasia – fino alle soglie della storia”, Cagliari ha avviato un’importante relazione con il Museo Statale Ermitage – i cui capolavori si sono incrociati con quelli sardi e di altre regioni italiane – aprendo il cammino ad un ragionamento sullo sviluppo delle civiltà in epoca preistorica nel contesto Euroasiatico, intravedendo legami e connessioni intraculturali e restituendo alla Sardegna un ruolo assolutamente centrale negli incroci di civiltà.

Quindi, con il convegno del 2017 “Le Civiltà e il Mediterraneo – grandi musei a confronto” promosso dall’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma Sardegna, si sono gettate le basi di una riflessione internazionale di più vasta portata sul tema,che ha coinvolto studiosi ed esponenti di prestigiosi musei, strategici nella ricognizione delle civiltà del Mediterraneo in età preistorica e nella ridefinizione del ruolo dell’Isola e delle sue culture in questo contesto.
Una tematica sostanziale dal punto di vista culturale e turistico, che ha reso desiderabile lo sviluppo di nuove prospettive e che ha spinto l’Assessorato del Turismo Artigianato e Commercio a sottoscrivere insieme a Mibac, Polo Museale della Sardegna, al Comune di Cagliari e alla Fondazione di Sardegna, un protocollo di collaborazione culturale pluriennale con il grande Museo di San Pietroburgo, con il coinvolgimento di Ermitage Italia, per ampliare i fronti di ricerca e di studio, dando conto del ruolo e della storia sarda, quale occasione di promozione internazionale e di affermazione identitaria.
Si riconosce in tal modo una centralità della Sardegna come punto di osservazione verso l’esterno, per confermare non solo le sue radici profondamente mediterranee, ma quale avamposto delle connessioni tra le varie civiltàsviluppatesi nel Mediterraneo.
Con questa prospettiva e grazie agli studi fin qui effettuati, è nato dunque il progetto del grande evento espositivo “Le Civiltà e il Mediterraneo” – dal 31 gennaio 2019nelle sedi del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e di Palazzo di Città- che ha coinvolto importanti musei internazionali, mettendo in luce connessioni e differenze, in modo da restituire un’immagine della Sardegna fondante e attrattiva.

Sorta di continente in miniatura per diversificazione territoriale e climatica,come altre grandi isole, la Sardegna ha sviluppato specifiche forme di civiltà straordinarie e comunicanti, che in questa mostra si confrontano con le altre contestuali civiltà mediterranee e riconettono i fili di antichi dialoghi.
Questa regione, che è sempre stata ritenuta isolata e lontana dai contatti più fecondi,
si rivela invece punto di scambio materiale e culturale e centrale nel sistema delle relazioni geopolitiche, di cui la Sardegna torna protagonista e artefice al tempo stesso.

DOVE SIAMO ARRIVATI. LA GRANDE MOSTRA DI GENNAIO 2019

Un complesso di oltre 550 reperti è dunque il fulcro del progetto espositivo “Le Civiltà e il Mediterraneo”, curato da Yuri Piotrovsky del Museo Statale Ermitage,Manfred Nawroth del Pre and Early History-National di Berlino, in collaborazione conCarlo Lugliè, docente all’Università di Cagliari e Roberto Concas, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Il nucleo centrale dell’esposizione è dedicato all’archeologia preistorica sarda – circa 120 opere rappresentative dell’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C. – mentre gli altri reperti, sono chiamati a rappresentare diverse culture e aree del Mediterraneo e del Caucaso, nel medesimo arco temporale e provengono da grandi musei archeologici afferenti per geografia o collezioni: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museo di Berlinoe ovviamente il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, a documentare come il bacino del Mediterraneo non sia stato un luogo chiuso ma contaminante e in continua evoluzione.
Un corpus espositivo di grande significato e fascino; un evento culturale internazionale unico e fondamentale per la valorizzazione della storia, della cultura e dell’arte della Sardegna, organizzato da Villaggio Globale Internationalcon un allestimento contemporaneo, scenografico e visionario firmato da Angelo Figus.
Un viaggio nel tempo, nello spazio, nella storia delle civiltà che si sono intessute in quel Mare Nostrum che appare matrice primigenia, luogo permeabile di culture, arti e saperi.

COSA CI ASPETTA. TEMI E TESTIMONIANZE

Vasellame in terracotta, elementi in ceramica, armi e utensili, oggetti di culto e antichi idoli, monili e, soprattutto, straordinari oggetti in bronzo di diverse provenienze approderanno a Cagliari per ricordare le antiche rotte e ritrovare porti già conosciuti. Nell’età del bronzo s’intensificano i traffici e gli scambi che univano, in modo diretto o mediato, i centri minerari, in particolare dello stagno e del rame, ai centri di produzione, arrivando a coinvolgere gran parte del continente europeo e le regioni asiatiche e imponendo società via via più complesse e meglio organizzate. Il rame grezzo era modellato in forme diverse a seconda dei periodi e delle cerchie artigianali.
I lingotti a pelle di bue (oxhide ingots), dalla caratteristica forma quadrangolare con apici sviluppati comodi per il trasporto sulle spalle o per lo stivaggio – cronologicamente inquadrati tra il XIV e il XI secolo a.C. – sono stati rinvenuti a Cipro, in Anatolia, nel mar Nero, a Creta, nell’Egeo, in Grecia, in Sicilia, in Sardegna, in Corsica e Francia meridionale, e in alcune regioni dell’entroterra europeo dislocate lungo il corso dei grandi fiumi che dovevano fungere da vie di penetrazione.
Il centro di irradiazione viene identificato nell’isola di Cipro, che possiede ricchissimi giacimenti di rame purissimo, ed è interessante notare l’altissima concentrazione di lingotti a pelle di bue di provenienza cipriota in una terra ricca di rame come la Sardegna già a partire dal Bronzo recente.
Questa diffusione, a cui si accompagna un massiccio apporto di tecniche metallurgiche di matrice cipriota, avvalora l’immagine di un mar Mediterraneo solcato da un complesso sistema di rotte che ne fanno un prezioso ed efficace apparato connettivo tra Occidente e Oriente, lungo il quale si spostano uomini, merci e idee.
Tra i protagonisti di questi movimenti, che si ascrivano a una prevalente componente medio-orientale (cipriota-levantina e poi fenicia), spiccano i Micenei, che nel lungo arco di tempo corrispondente al periodo della formazione dei regni palatini, dal loro sviluppo fino alla crisi che ne segna la fine nel XII secolo a.C., lasciano nel Mediterraneo i segni del loro passaggio alla ricerca prevalentemente di metallo e beni di lusso. L’indicatore immediato di questi movimenti è la ceramica micenea, di argilla tornita e depurata, con decorazione dipinta a vernice brillante, che compare già dalle fasi più antiche (XVII-XV secolo a.C.) in Sicilia e in Italia, ma anche in Anatolia occidentale.Nella fase di maggior espansione della potenza micenea si assiste in Occidente alla produzione di una ceramica di imitazione che ha fatto ipotizzare l’esistenza di botteghe artigianali italo-micenee e di nuclei stanziali micenei.

In diversi siti, tra cui Antigori di Sarroch in Sardegna, artigiani micenei potrebbero essersi integrati nelle comunità protostoriche italiane già prima che il collasso dei regni aumentasse la propensione a migrare fuori dalla madrepatria.

Presso il nuraghe Antigori di Sarroch, oltre all’abbondante materiale proveniente dal Peloponneso, Creta e Cipro, è stata individuata anche una classe di ceramica di imitazione e di produzione locale.
Alcune tipologie di vasi, come per esempio le anfore a staffa, sembrano indicare un collegamento con il sito di Cannatello in Sicilia (dove oltretutto è presente ceramica nuragica di importazione) e con gli empori dell’Africa settentrionale, quasi a segnare una rotta ideale che arriva in Sardegna toccando le sponde meridionali del Mediterraneo, alternativa rispetto a quella settentrionale che privilegia lo Ionio e l’Adriatico. Questa rotta sarà la stessa che alcuni secoli dopo seguiranno i prospectors fenici alla ricerca di giacimenti metalliferi verso la Spagna, rotta in cui la Sardegna avrà comunque un ruolo centrale.

A evidenziare infatti i contatti e le relazioni tra l’Isola e il Sud est spagnolo,durante l’età del bronzo, ci saranno in mostra (provenienti dal Museo di Berlino) anche importanti reperti della civiltà di El Argar, sviluppatasi in quell’area dal 2200 a.C. e connotata da insediamenti estesi, con un’architettura in pietra paragonabile a quella del Mediterraneo orientale e con una tipologia di spade che mostra evidenti contatti con la civiltà nuragica.

È proprio in questo periodo infatti che la Sardegna, al centro del Mediterraneo e con un ruolo incisivo nei flussi commerciali – come dimostrano i materiali di produzione nuragica rinvenuti in questi ultimi anni fuori dall’isola – dà prova di grande vitalità con la fioritura di una delle più originali culture della protostoria italiana, quella nuragica.
Il Nuragico è esclusivo della Sardegna e si caratterizza soprattutto per il suomonumento simbolo, il nuraghe, ma anche per i suoi straordinari bronzetti e per le tombe dei giganti .
Non esistono architetture analoghe a quelle sarde: un vero e proprio unicumnonostante le similitudini che si possono rilevare. Un esempio di “vicinanza” è quello con le fortezze costruite nel Caucaso meridionale nella tarda età del bronzo e nella prima età del ferro. Pur lontane, le terre caucasiche hanno certamente avuto contatti con le civiltà mediterranee.

L’Ermitage, le cui collezioni sono straordinarie, è sempre stato e rimane uno deipionieri della ricerca archeologica nel Caucaso e del suo inserimento nel contesto culturale mediterraneo.
Dalla cultura di Majkop nella Ciascaucasia, con i suoi eccezionali kurgan, alla straordinaria produzione metallurgica della cultura di Koban le terre caucasiche rivelano, con i loro repertori decorativi dai motivi geometrici e con raffigurazioni di animali fantastici e non – buoi arieti, lupi, rane etc. – elementi di connessione non banali con le civiltà del mediterraneo e forse anche con la civiltà nuragica.

Come non sorprenderci della somiglianza dei bronzetti di tori nuragici al celebretoro di Majkop?

Con le suggestioni del mito di Prometeo o di quello degli Argonauti alla ricerca del Vello d’Oro l’esplorazione dei collegamenti nella protostoria, tra Mediterraneo e Caucaso, si carica di mille suggestioni.

I giovedì del parco – Ciclo di incontri- Roma

Dal 14 Febbraio 2019 al 04 Aprile 2019

ROMA

LUOGO: Curia Iulia nel Foro Romano

INDIRIZZO: Largo della Salara Vecchia

ORARI: ore 16.30

ENTI PROMOTORI:

  • MiBAC
  • Electa

COSTO DEL BIGLIETTO: Ingresso libero fino a esaurimento posti

 

COMUNICATO STAMPA:
Il Senato della Roma antica apre nuovamente le sue porte accogliendo I giovedì del PArCo: il ciclo di incontri, previsti i giovedì pomeriggio alle ore 16.30, a partire dal 14 febbraio, nella splendida sede della Curia Iulia. Un’occasione ulteriore per dare vita a uno spazio culturale dedicato non solo a presentazioni di volumi, dialoghi tra specialisti e protagonisti del mondo della cultura, ma anche ad approfondimenti sulle mostre in corso promosse dal Parco e alle anticipazioni dei progetti futuri.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Electa, conferma la vocazione del monumentale luogo a spazio culturale vivo e per questo designato al dibattito. Gli incontri – destinati a diventare un appuntamento fisso – rappresentano infatti una pluralità di occasioni per rafforzare il legame della città con l’archeologia, riaffermando la strategia che il Parco archeologico del Colosseo, diretto da Alfonsina Russo, persegue con costanza.

La nascita dello Stato in Occidente e la Constitutio antoniniana, il rapporto tra le donne e il potere, attraverso il racconto della figura di Giulia Domna, l’incontro con l’ex direttore del Museo del Bardo Moncef Ben Moussa, insieme a un’anteprima sui temi di Carthago. Il mito immortale – la mostra che il Parco archeologico del Colosseo inaugura dal prossimo 27 settembre – costituiscono il primo ciclo di incontri organizzati in Curia Iulia dal 14 febbraio al 4 aprile.
Aldo Schiavone, professore di Istituzioni di diritto romano, giovedì 14 febbraio entrerà nel vivo dellaConstitutio antoniniana: un provvedimento rivoluzionario emesso da Caracalla nel 212 d.C., con cui venne concessa la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero, che ebbe il merito di portare a compimento un processo plurisecolare di estensione dei diritti civili, realizzando le premesse ideali di universalismo e cosmopolitismo.

A lui farà seguito il 21 febbraio Francesca Ghedini, professore emerito di Archeologia classica presso l’Università degli Studi di Padova, che affronterà il ruolo delle donne della dinastia dei Severi, rivolgendo particolare attenzione a Giulia Domna, figura di grande influenza politica, moglie di Settimio Severo, da lui nominata mater castrorum (madre degli accampamenti).

Luisa Musso, professoressa di archeologia delle province romane presso l’Università di Roma Tre e Matthias Bruno, archeologo, il 7 marzo illustreranno i forti legami tra la dinastia dei Severi e la città di Leptis Magna, descrivendo inoltre i risultati dei recenti scavi condotti in Libia.

Il 28 marzo Moncef Ben Moussa, già direttore del museo del Bardo e attualmente direttore dello sviluppo museografico presso l’Institut National du Patrimoine de Tunis, affronterà il tema della gestione del patrimonio archeologico e museale della Tunisia.

Il 4 aprile Sebastiano Tusa, archeologo e Assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana, anticiperà invece alcuni tra i temi della mostra che sarà allestita nei luoghi del Parco archeologico del Colosseo a partire dal 27 settembre 2019: Carthago. Il mito immortale.

I giovedì del PArCo

4 febbraio
Ore 16.30 La dinastia dei Severi e i suoi giuristi. Come nasce lo Stato in Occidente Aldo Schiavone, giurista
21 febbraio
Ore 16.30
Donne e potere: Giulia Domna
Francesca Ghedini, professore emerito – Università di Padova

7 marzo
Ore 16.30
L’imperatore e la città: il rinnovamento urbano di Leptis Magna al tempo di Settimio Severo Luisa Musso, professoressa di archeologia delle province romane presso l’Università di Roma TreMatthias Bruno, archeologo

28 marzo
Ore 16.30
Moncef Ben Moussa, direttore dello sviluppo museografico presso l’Institut National du Patrimoine de Tunis

4 aprile
Ore 16.30
Una battaglia ritrovata nelle acque delle Egadi
Sebastiano Tusa, archeologo e assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana