Meno mala burocrazia, più efficienza

Superare la troppa mala burocrazia che ostacola i servizi amministrativi delle istituzioni scolastiche e favorire politiche improntate all’efficienza e allo sviluppo. Con questi obiettivi l’Anquap, Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche, ha organizzato a Roma la Conferenza nazionale sui servizi amministrativi delle scuole. L’incontro, che è stato introdotto dal presidente Anquap Giorgio Germani, ha visto gli interventi istituzionali di Mario Pittoni, Presidente della Commissione Istruzione del Senato, e Giorgia Latini, Vice Presidente della Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati. A seguire, Ilaria Iacoviello ha moderato una tavola rotonda a cui prenderanno parte Lucia Azzolina (deputata del Movimento 5 Stelle), Carmela Bucalo (Fratelli d’Italia), Patrizia Prestipino (Pd), Antonello Giannelli (Presidente ANP), Elvira Serafini (Segretario Generale SNALS) e Giorgio Rembado (Presidente FP CIDA). Hanno tirato le conclusioni del dibattito gli interventi di Marco Santini, Vice Presidente Anquap, e dello stesso Giorgio Germani.

 

 

Dal 25 ottobre “Spazio Lancia” : un nuovo laboratorio contemporaneo, tra creatività e sperimentazione – Torino

Un grande progetto di riqualificazione urbana all’interno dello storico Palazzo Lancia

DAL 25 OTTOBRE “SPAZIO LANCIA” APRE I BATTENTI: UN NUOVO LABORATORIO CONTEMPORANEO A TORINO, TRA CREATIVITA’ E SPERIMENTAZIONE

Il progetto di Spazio Lancia è stato ideato e sostenuto dalla Bentley SOA presieduta dalla manager, e collezionista, Tiziana Carpinello

Il 25 ottobre apre Spazio Lancia, uno spazio espositivo che segna un nuovo capitolo nella storia di Torino. Sorge infatti al primo piano di Palazzo Lancia, per anni sede dell’omonima casa automobilistica e centro nevralgico del tessuto industriale torinese, nonché teatro di sperimentazione nella meccanica e nel design.

LO SPAZIO – Lo spazio, completamente rivalorizzato anche sotto il profilo architettonico, sebbene fedele, nelle linee, alla struttura originale, si impegnerà a reinterpretare il ruolo avuto in passato con uno sguardo al futuro: sarà dedicato, infatti, alle mostre e ai nuovi concept e si propone di diventare un luogo di confronto culturale, dove alternare la proposta delle nuove generazioni di artisti e collaborazioni con le grandi istituzioni culturali della città. Sarà possibile per i giovani artisti presentare progetti da esporre, ma anche promuovere iniziative improntate su linguaggi diversi, espressione comunque di estro creativo, dal design alla musica, dalla performance alla danza contemporanea, fino alla moda, al glamour, al food, ai workshop e ai nuovi concept.

IL PROGETTO – Il progetto di Spazio Lancia è stato ideato e sostenuto dalla Bentley SOA presieduta dalla manager, e collezionista, Tiziana Carpinello. Un esempio di illuminismo corporate, testimoniato dalle varie pubblicazioni artistiche promosse negli anni, tra cui quelle su Alain Fleisher e Pininfarina, o l’inserimento di Palazzo Lancia, diventato sede di Bentley SOA, nel programma delle ultime due edizioni di Open House, o dalla collezione delle sculture di Walter Kopp innestata tra gli uffici. Ora questo impegno si rinnova, con l’idea di riconsegnare a Torino uno spazio dove alimentare la proposta culturale e aperto ad ospitare la progettualità creativa della città.

Facendo ciò si è così assicurato un futuro a un edificio dal glorioso passato. Fu infatti l’architetto Nino Rosani a progettarlo, nel 1953, in collaborazione con lo studio Giò Ponti. Fino ai primi anni Sessanta è stato la sede della celebre casa automobilistica, prima di cambiare più volte destinazione. Adesso si prepara a diventare nuovamente un centro nevralgico nella vita della città.

«Quest’opening – spiega Tiziana Carpinello – da un lato rappresenta la fine di un lungo lavoro progettuale finalizzato a consegnare a Torino uno spazio bellissimo, di proposta e confronto. Dall’altro significa l’inizio di un lavoro di ricerca sul talento, sulle tendenze, sui nuovi linguaggi e sulla contemporaneità. Vogliamo farne un laboratorio aperto alle idee migliori, dove comunque non mancheremo di presentare una programmazione artistica di livello, con la quale dare accoglienza e sostegno a quanto di nuovo e interessante sta nascendo nella nostra città».

Salvo Cagnazzo

Picasso. Metamorfosi, dal 18 ottobre a Milano

PICASSO

Metamorfosi

Palazzo Reale, Milano

dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019

Se tutte le tappe della mia vita potessero essere rappresentate come punti su una mappa e unite con una linea, il risultato sarebbe la figura del Minotauro.

 

Pablo Picasso, Minotauromachia (1935)

 

 

La mostra Picasso Metamorfosi in programma dal 18 ottobre a Palazzo Reale segna la stagione autunnale milanese: dedicata al rapporto multiforme e fecondo che il genio spagnolo ha sviluppato, per tutta la sua straordinaria carriera, con il mito e l’antichità, si propone di esplorare per la prima volta da questa particolare prospettiva il suo intenso e complesso processo creativo.

 

Promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira, la mostra è curata da Pascale Picard, direttrice dei Musei civici di Avignone. Il progetto, tappa milanese della grande rassegna europea triennale Picasso-Méditerranée, promossa dal Musée Picasso di Parigi con altre istituzioni internazionali, presenta circa 200 opere tra lavori di Picasso e opere d’arte antica cui il grande maestro si è ispirato, provenienti dal Musée National Picasso di Parigi e da altri importanti musei europei come, tra gli altri, il Musée du Louvre di Parigi,  i Musei Vaticani di Roma, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Musée Picasso di Antibes, il Musée des Beaux-Arts di Lione, il Centre Pompidou di Parigi, il Musée de l’Orangerie di Parigi, il Museu Picasso di Barcellona.

 

Il progetto aggiunge un nuovo tassello al percorso di approfondimento sul grande artista intrapreso da Palazzo Reale nei decenni, un vero e proprio ciclo di mostre su Picasso che ha reso speciale il rapporto tra il maestro spagnolo e Milano. Prima fra tutte l’esposizione di Guernica nella Sala delle Cariatidi nel 1953, un avvenimento eccezionale e un autentico regalo che Picasso fece alla città; seguì, a distanza di quasi mezzo secolo, una grande antologica nel settembre 2001, quattro giorni dopo gli attentati alle Twin Towers, organizzata con la collaborazione degli eredi dell’artista; infine la rassegna monografica del 2012, che documentò in un grande excursus cronologico la varietà di tecniche e mezzi espressivi che caratterizzarono la produzione dell’artista spagnolo.

 

 

Con Picasso Metamorfosi invece sarà l’antichità nelle sue diverse forme a declinarsi nelle mitologie reinventate da Picasso e presentate nelle sei sezioni della mostra con le opere del grande artista accostate a quelle di arte antica – ceramiche, vasi, statue, placche votive, rilievi, idoli, stele – che lo hanno ispirato e profondamente influenzato.

 

  1. Mitologia del Bacio – Ingres, Rodin, Picasso

Con l’invenzione delle Demoiselles d’Avignon (1907), riconosciuta come il manifesto di una nuova estetica, Picasso scardina i codici della pratica artistica accademica. Ma lo fa poggiando sulla propria formazione classica, nutrendosi degli archetipi della storia dell’arte, dove scopre forme adatte alla metamorfosi dei codici artistici vigenti. Prima di lui, erano stati Ingres e Rodin ad aprire la strada. L’introduzione della mostra riunisce i tre artisti attorno al tema del bacio con alcuni dipinti di Picasso cui fanno da contrappunto due opere emblematiche: Il bacio di Rodin e Paolo e Francesca di Ingres. Il confronto rivela come l’approccio di Picasso conduca ad un’interpretazione libera e profondamente innovativa dell’antichità. Ne sono testimoni le varie versioni de Il bacio presenti in mostra, diverse una dall’altra e connotate da una evidente tensione erotica che Picasso declinerà per tutta la sua carriera, dal 1899 sino al 1970. Questa pulsione evidenzia da subito come uno dei centri della sua opera sia il suo rapporto con l’universo femminile, così come molto trattato risulta anche il tema dell’artista e dei suo modelli in studio.

 

  1. Arianna tra Minotauro e Fauno

La ricerca estetica di Picasso sin dall’inizio si rifà alle tante raffigurazioni di esseri fantastici presenti nel repertorio mitologico. Tra i suoi punti di riferimento ricorrenti vi sono figure ibride lacerati tra umano e animale, bene e male, vita e morte. Le sue opere sono popolate da Fauni maschi e femmine – rappresentati nei disegni a penna e inchiostro Fauno, cavallo e uccello (1936) e nel celebre olio Testa di uomo barbuto (1938) – ma anche da minotauri e centauri. La figura di Arianna, emblema della bellezza che incarna il rinnovamento tra tradimento e idillio amoroso, suggerisce l’idea di una rinascita perpetua e ciclica. Nell’opera di Picasso, numerose sono le odalische sprofondate nel sonno che rimandano alla celebre Arianna addormentata del Vaticano. L’artista sviluppa attorno alla sua figura temi che gli sono particolarmente cari: il Minotauro, l’arena, la guerra, la passione amorosa e la perpetua ebbrezza della vita incarnata dal corteo bacchico. La affascinante bellezza di Arianna offerta alla contemplazione è presente in una serie di raffigurazioni con tutte le espressioni dell’emozione amorosa: dall’erotismo sereno alle fantasie sul rapimento e lo stupro cui rimandano gli esseri ibridi che la affiancano. Esempi di questa trasposizione sono l’acquaforte Ragazzo pensieroso veglia su una donna dormiente al lume di candela (1934); i disegni a matita Due figure (1933); Donna con le braccia incrociate al di sopra della testa (1939) e Studi di nudo con le braccia al di sopra della testa (1946); e i vari nudi femminili: gli olii Nudo disteso (1932) Nudo in un giardino (1934),Nudo con bouquet di iris e specchio (1934); e i disegni a penna e inchiostro Lo scultore e la  modella (1931), Nudo che si pettina (1954), Baccanale (1955).

 

  1. Alla Fonte dell’Antico – Il Louvre

Il virtuosismo di Picasso si sviluppa sin dalla sua adolescenza a contatto con una pratica accademica di cui padroneggia perfettamente la tecnica e il repertorio, avendo assimilato le forme della scultura greca. Questo approccio si sviluppa ulteriormente in occasione del suo viaggio in Italia, a Roma e Napoli, nel 1917 e al suo incontro con Olga Khokhlova. L’ispirazione classica mitiga in questi anni l’intensa esperienza cubista. La fonte (1921), si ispira a una personificazione del fiume Nilo conservata al Campidoglio a Roma ma anche  a un dipinto di Ingres, e sfocerà – sempre nel 1921 –  nei dipinti delle Tre Donne alla fonte, il cui soggetto è ispirato da una pittura di un vaso greco conservato al Louvre. Picasso visita spesso questo museo e si ispira alle figure dei bassorilievi greci per il suo dipinto Donna seduta (1920), come per il tardivo Nudo seduto su una sedia (1963), e il suo bronzo Uomo stante (1942), figure reinterpretate in una chiave originale e distante dalla ieraticità delle statue ellenistiche.

 

  1. Il Louvre di Picasso: tra greci, etruschi e iberici

Picasso visita regolarmente il Louvre dal 1901 e proseguirà le sue visite anche dopo la seconda guerra mondiale. Tra il 1901 e il 1912, dalle testimonianze della sua prima compagna Fernande Olivier e del pittore-scrittore Ardengo Soffici, vi tornerà  numerose volte, scoprendo i periodi arcaici e la pittura dei

 

vasi greci d’epoca geometrica, la cui estrema stilizzazione attira la sua attenzione. I motivi a contorno delle figure che osserva hanno un ruolo fondamentale nel processo di elaborazione delle Demoiselles d’Avignon come dimostrano i vari studi di nudi a matita esposti in questa sezione, ma anche l’olio Piccolo nudo seduto (1907) e la scultura in legno Tre nudi (1907), che evolvono poi nelle sculture filiformi in legno Donna seduta e Donna stante (1930) che annunciano i lavori di Giacometti, ma si ispirano ai bronzi dell’arte etrusca. L’arte greca cicladica pervade inoltre il magnifico dipinto Nudo seduto su fondo verde (1946) o ancora la serie in bronzo I Bagnanti (1956). Picasso si è infine ispirato alla sua collezione di oltre novanta pezzi di ex voto iberici in bronzo, di cui vari esempi sono esposti per la prima volta in questa mostra.

 

  1. Antropologia dell’antico

La ceramica è la protagonista di questa quinta sezione. Picasso la scopre nel dopoguerra, aprendo un nuovo capitolo delle sue declinazioni dall’antico e, sperimentando il potenziale artistico della terracotta dipinta, fa evolvere l’oggetto dalla sua funzione d’uso allo status di opera d’arte. Come nell’antichità, il ceramista e il pittore coabitano nello studio e creano insieme. Così la ceramista Suzanne Ramier incita Picasso alla ricerca di nuovi profili di vasi e stimola la consultazione dei repertori archeologici. Questa immersione nell’universo ancestrale degli studi di ceramisti evoca in Picasso il ricordo di Pompei e rivela il suo gusto per tutte le forme d’espressione decorative o artistiche provenienti dall’ambiente romano. Picasso utilizza vari materiali riciclati di studio, frammenti di contenitori culinari e di piastrelle per arrivare a esiti straordinari come nelle terrecotte: Donna con mantiglia (1949), Frammento di pignatta decorato con un viso (1950), Suonatore di flauto doppio seduto (1958); o nelle bellissime ceramiche Volti di donna (1950), Portafiori a forma d’anatra (1950-1951), Toro con banderillas gialle (1957).

 

  1. L’antichità delle metamorfosi

La spettacolare scultura La donna in giardino (1932) in ferro saldato utilizzato come materiale di riciclo e volutamente dipinta di bianco come un marmo apre questa sezione per introdurre le Metamorfosi di Ovidio, di cui Picasso illustra nel 1931 una celebre edizione pubblicata da Albert Skira e di cui Skira, in occasione della mostra, riediterà la copia anastatica. L’importanza della pratica dell’acquaforte nell’opera di Picasso applicata  all’edizione a stampa permette qui di approdare al libro

d’artista. La scarsa tiratura dell’opera e il modo in cui Picasso incide la lastra di rame con un semplice tratto crea un effetto concorrente al disegno. L’effetto grafico rinvia ugualmente ai decori antichi dei vasi dipinti. Le scene immaginate da Picasso accompagnano il testo e sottolineano l’importanza della fonte letteraria nell’interpretazione che ne propone l’artista. Le Metamorfosi di Ovidio riappaiono in qualche soggetto nella celebre suite Vollard (1933-1935), di cui saranno presenti alcuni fogli, che presenta l’artista nel ruolo dello scultore al lavoro con la modella evocando il mito di Pigmalione, senza dubbio tra i soggetti preferiti di Picasso. Questa fascinazione per l’appropriazione della femminilità può condurre a scene erotiche o di stupro ricordando così scene antiche tra fauni e baccanti.

 

La mostra Picasso Metamorfosi propone dunque di penetrare nel laboratorio intimo di un artista mondiale alla luce delle fonti antiche che ne hanno ispirato l’opera, ma anche di svelare i meccanismi di una singolare alchimia che pone l’Antichità al cuore di un modernità determinante per l’arte del XX secolo.

 

 

 

 

 

Ufficio Stampa MondoMostre Skira:

Lucia Crespi, tel. 02 89415532, 338 8090545, [email protected]

Federica Mariani, tel. 366 6493235, [email protected]

 

Ufficio Stampa Comune di Milano:

Elena Conenna, [email protected]

 

 

All’asta di Sotheby’s uno scatto della fotografa Federica Santeusanio – Milano

 

Una foto di Federica Santeusanio verrà battuta all’asta da Sotheby’s il 25 ottobre presso La Triennale di Milano in totale favore dell’Associazione CAF Onlus che si occupa di sostenere le attività di accoglienza e cura dei minori vittime di abusi e maltrattamenti.

L’asta fotografica in questione si chiama “Scatti per bene”, è alla quindicesima edizione, è organizzata da CAF in collaborazione con la casa d’aste Sotheby’s e raccoglie le opere donate da molti fotografi noti come Oliviero Toscani, Gabriele Basilico, Settimio Benedusi, Francesco Jodice.

La fotografia di Federica Santeusanio rappresenta un dettaglio architettonico del Morgana di Sanremo e lo scatto fa parte del libro che la fotografa ligure sta realizzando sulla città di Sanremo.

Il libro sarà una raccolta fotografica della città oggi: dall’architettura delle ville liberty, al mare, ai giardini, alla città vecchia, ai tesori ancora chiusi al pubblico, oltre che alle manifestazioni principali; insomma una raccolta a 360 gradi che oggi manca.

http://federicasanteusanio.com/bio-1/

Scatti per Bene: una bella storia di solidarietà che dura ormai da 15 anni, fatta di bellissime fotogra e e della grande amicizia tra l’Associazione CAF e tanti straordinari fotogra .
Per il quarto anno consecutivo ospite della Triennale di Milano, Scatti per Bene cercherà di rappresentare al meglio il panorama della fotogra a italiana e internazionale, con lo scopo di sostenere le attività di questa Associazione che da quasi quarant’anni cerca di offrire la migliore accoglienza possibile e le cure specialistiche più quali cate a tanti bambini e ragazzi che vivono una condizione di grave disagio a causa degli abusi e dei maltrattamenti subiti.

Dal1979,infatti,l’AssociazioneCAFsioccupa di minori in difficoltà mettendo in campo risorse professionali altamentequali cate, strutture e mezzi economici ingenti per attuare un modello di intervento ef cace e all’avanguardia, in grado di spezzare quella catena di dolore che troppo spesso trasforma i minori vittime di maltrattamenti in adulti violenti. L’Associazione CAF ha oggi sul territorio 5 Comunità Residenziali per minori dai 3 ai 18 anni, un Centro Diurno per adolescenti, un Servizio domiciliare di Prevenzione del disagio nella relazione fra genitori e gli, un Servizio Af do che promuove e sostiene le esperienze di accoglienza dei minori in famiglie af datarie.

Tutto questo è stato realizzato anche grazie al contributo degli Amici che, attraverso la partecipazione all’evento Scatti per Bene, hanno creduto nel valore sociale del lavoro svolto dall’Associazione CAF.

 

 

Ragù, cortometraggio di Alessandro Best il 17 ottobre a Milano

Milano, 13 ottobre 2018. Ragù è un cortometraggio che racconta di una mattina come un’altra, in una cella di carcere, in cui il detenuto più anziano decide di preparare un ragù. Un altro detenuto è intento a fantasticare sulle modelle dei cataloghi di intimo, un altro ancora decide di approfittare degli abbondanti tempi morti per dedicarsi alla sua vecchia inconfessabile passione, l’architettura.
Quest’ultimo si ritrova suo malgrado a ripensare a quando aveva vent’anni, al suo vecchio amico di allora,

 

Un film di Alessandro Best, diplomato alla NYFA di New York dove ha vissuto per circa un anno.

Nel 2013, rientra in Italia e inizia a lavorare come freelance con case di produzioni, network televisivi come SKY, FOX SPORTS, MTV e crea diversi progetti documentaristi di carattere artistico e sociale.

Nel 2016 ha fondato, assieme al fratello Janes la Bestvideos, una società di produzione focalizzata in spot e commercial per il mondo delle piccole e medie imprese italiane.

Ragù è la sua opera prima frutto di un lavoro durato più di un anno. E’ legato al suo vissuto personale, a dinamiche familiari che hanno caratterizzato la sua vita.

Partito da un soggetto e l’idea di alcuni personaggi, ha coinvolto Lia Morreale, che ha scritto la sceneggiatura del film.

Nel cast: Adriano Chiaramida, Matteo Principi, Alberto Maria Rotondo, Ermes Buttarelli.

Jangy Leoon feat. Jack the Smoker hanno prodotto il brano ufficiale del film.

Mercoledi 17 ottobre alle ore 19.30 la prima sarà proiettata al cinema Anteo, Piazza Venticinque Aprile, 8, 20121 Milano

 

Per registrazioni stampa e accrediti:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-ragu-proiezione-privata-50521807085

 

 

 

 

 

 

 

“Discours d’amour”, tra passione e tormenti – Roberto Di Costanzo – Roma

“Nelle opere dell’artista i corpi e gli sguardi sono lo scrigno e la finestra dell’anima, vibrano e “parlano” a chi li osserva, suscitando empatia e immedesimazione”, dichiara la titolare della galleria Francesca Anfosso

“Oltre all’accoppiamento (e al diavolo l’Immaginario), vi è quest’altro abbraccio, che è una stretta immobile: siamo ammaliati, stregati: siamo nel sonno, senza dormire; siamo nella voluttà infantile dell’addormentamento: è il momento delle storie raccontate, della voce che giunge a ipnotizzarmi, a straniarmi (…) Tutto tutto rimane sospeso: il tempo, la legge, la proibizione: niente si esaurisce, niente si desidera: tutti i desideri sono aboliti perché sembrano essere definitivamente appagati” . Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso.

LA MOSTRA – Tutto il mistero, la bellezza e la magia dell’amore in una delle più celebri espressioni di Roland Barthes, saggista e critico letterario francese, fra i principali esponenti della nuova critica francese di orientamento strutturalista. Il linguista, nella sua opera principale, racconta l’amore in tutte le sue sfaccettature. E l’artista Roberto Di Costanzo si fa ispirare proprio dalle sue preziose e travolgenti parole per raccontare tutte le forme dell’amore, tra ricerca e passione, abbandono e pienezza.
La mostra “Discours d’amour”, liberamente ispirata a “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes, è curata da Francesca Anfosso e inaugurerà giovedì 18 ottobre alle 18:30 presso Galleria 28, in Piazza di Pietra, a Roma. Sarà visitabile sino a domenica 18 novembre, ai seguenti orari: lunedì dalle 16 alle 20, da martedì a sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20, domenica su appuntamento. Le opere, una trentina in tutto, sono distribuite su due livelli: al primo si concentreranno i “frammenti amorosi”, mentre al secondo largo spazio agli elementi architettonici e urbani, romani e non solo.

LE OPERE IN MOSTRA – Un racconto delicato, fatto di chine e di strisce di colore, per far vivere tutte le fasi dell’amore. I quadri e le tele dell’artista smuovono le corde più sensibili dell’animo umano e travolgono lo spettatore che vive e rivive le emozioni più forti, quelle belle e anche quelle tormentate, di un innamoramento.
“Nelle opere dell’artista – spiega la titolare della galleria Francesca Anfosso, nonché curatrice della mostra – i corpi e gli sguardi sono lo scrigno e la finestra dell’anima, vibrano e “parlano” a chi li osserva, suscitando empatia e immedesimazione. La tensione a sviluppare e arricchire nel continuo i canoni della sua arte alla ricerca di una perfezione mai sterile ha di recente portato Di Costanzo ad un più esteso ricorso al colore, attraverso l’utilizzo di sanguigna e carboncino, e alla proposta di ritratti di sempre maggior formato. I rinnovati effetti cromatici e dimensionali rendono ancor più intenso e nitido il “discorso” Di Costanzo; i corpi, i volti e gli sguardi vengono incontro all’osservatore, che attraverso una percezione quasi tattile ne coglie e ne condivide i messaggi emozionali E lo fa in grande forma, con un’esposizione che coniuga il vecchio e il nuovo, la ricerca e la conferma, tra nuovi soggetti e un excursus del vissuto, stilistico e artistico, del giovane artista”.

L’ARTISTA – Illustratore, ritrattista, pittore. Dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia in costume, scenografia e arredamento per il cinema con l’aiuto del suo mentore, il Maestro costumista Piero Tosi. Comincia quindi a lavorare come illustratore per numerose case editrici italiane ed estere tra cui Azimut e Editions Nomades. Dopo molte mostre collettive e personali in Italia, presenta le sue opere all’Espace Pierre Cardin su invito dello stesso Pierre Cardin, ed entra in contatto con il pubblico di collezionisti francesi.
I suoi lavori vengono poi esposti alla Casa dell’Architettura di Roma, all’Institut Français – Centre Saint-Louis e alla 71esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia durante la quale rende omaggio a Federico Fellini con una serie di illustrazioni a china ispirate ai suoi film. Oggi le opere di Roberto Di Costanzo sono entrate in numerosi salotti privati e i suoi carnet de voyage editi da Editions Nomades sono distribuiti in tutto il mondo nelle sette librerie della Maison Vuitton. Al momento è insegnante di storia del costume all’Accademia del Lusso di Roma, di disegno dal vero all’Accademia Italiana di Roma e di nudo artistico alla RUFA.

L’ultima soglia di Luigi Feliziani – Mostra fotografica – Roma

Luogo: Biblioteca Comunale “La casa del Parco”, via della Pineta Sacchetti 78. Dal dal 16 Ottobre p.v. al 9 novembre p.v. – Orari: lun. 9-14, mart-ven 9-19, sab. 9-13
Il fotoclub lucis Imago In occasione del 75 anniversario della razzia di oltre 1.000 cittadini romani, ebrei, avvenuta nel Ghetto di Roma il 16 ottobre 1943, presenta la mostra fotografica di Luigi Feliziani in cui sono esposte le foto dei portoni delle case da cui persone innocenti uscirono quella mattina verso un destino che ne riportò a casa, vive, solo alcune.
La deportazione di cittadini italiani, perché ebrei, perché ritenuti oppositori politici, perché militari, fu un dramma che riguardò migliaia di persone, uomini donne e bambini, dramma che non deve essere dimenticato.
Il lavoro di Luigi Feliziani non vuole ripercorrere i giorni e mesi in cui quelle persone subirono tutto il male possibile, ma usare la fotografia e la sua capacità di congelare un evento e permetterci di riflettere sopra, per mostrare il portone da cui ognuno di essi passò quel giorno per andare incontro alla morte.
La sosta davanti all’immagine di quelle porte, testimoni silenziosi all’epoca, oggi chiuse, può aiutarci a capire quale fosse lo stato d’animo, i pensieri di quelle donne e uomini trascinati con la violenza fuori dalle loro case, insieme ai loro figli, tanti bambini.
Nessuna di quelle persone sapeva quale sarebbe stato il loro destino; molti forse inconsciamente si negavano la paura di andare a morire: si diceva che sarebbero stati portati a lavorare per i tedeschi, che sarebbero stati imprigionati, ma chissà quanti invece presagivano con terrore il loro futuro.
In mostra sono esposte anche una trentina di fotografie dei bambini razziati, 230, tutti uccisi all’arrivo in Germania. Le foto erano state utilizzate dai parenti scampati alla razzia per poter ricercare notizie dei piccoli.

Pellizza da Volpedo – Milano

Dal 11 Ottobre 2018 al 22 Dicembre 2018
MILANO
LUOGO: Gallerie Maspes / Gallerie Enrico
COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02.62695107
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://www.galleriemaspes.com/

COMUNICATO STAMPA:
A centocinquant’anni dalla nascita, dal 12 ottobre al 22 dicembre 2018, le Gallerie Maspes (via Manzoni, 45) e le Gallerie Enrico (via Senato 45) di Milano, due tra i più importanti poli per l’arte dell’Ottocento, celebrano Giuseppe Pellizza da Volpedo, nella città che ospita i suoi maggiori capolavori: Fiumana, alla Pinacoteca di Brera e il Quarto Stato al Museo del Novecento, immagine iconica delle battaglie sociali del secolo scorso.

L’esposizione è la prima personale a Milano dopo un secolo – l’ultima era stata organizzata nel 1920 alla Galleria Pesaro, esposizione durante la quale il celebre Quarto Stato venne acquistato a favore delle Civiche Raccolte grazie a una sottoscrizione pubblica – e presenta alcune tra le sue opere più famose, provenienti da prestigiose collezioni sia pubbliche che private, in grado di ripercorrere i temi più significativi della sua cifra stilistica.
In particolare, le rassegne offriranno una panoramica della produzione del pittore piemontese nel ventennio tra il 1887 e il 1907, dai ritratti e dalle nature morte del primo periodo ai bellissimi paesaggi dell’ultimo, passando per i celebri quadri di denuncia sociale, particolarmente cari a Pellizza.

Alle Gallerie Maspes, la sezione dal titolo Pellizza da Volpedo. Oltre l’immagine, presenta una selezione di opere dell’artista arricchito da una serie di analisi diagnostiche effettuate sui dipinti, che permetteranno di leggere le opere da un nuovo punto di vista.
Durante la mostra verranno infatti presentati i risultati delle indagini non invasive come radiografia, riflettografia e infrarosso condotte su un importante gruppo di quadri da Thierry Radelet, già autore degli studi sul celebre Quarto Stato. Per la prima volta sarà possibile esaminare scientificamente e con tecnologie all’avanguardia un fitto corpus di tele eseguite dal pittore, così da studiarne e comprenderne il modus operandi e l’evolvere della sua tecnica nel corso della carriera. L’allestimento prevedrà inoltre l’inserimento della radiografia del Quarto Stato a grandezza naturale, per meglio far comprendere quanto questi studi possano riportare alla luce aspetti nascosti delle opere e della loro storia, come disegni preparatori o pentimenti, nonché la tecnica usata da Pellizza per la loro realizzazione.

Il percorso espositivo prosegue alle Gallerie Enrico con Pellizza da Volpedo. Divisionismo e divisionisti, proponendo una serie di opere del pittore piemontese in dialogo con capolavori di maestri del Divisionismo quali Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Cesare Maggi, Emilio Longoni, Carlo Fornara, Vittore Grubicy, Gaetano Previati e Plinio Nomellini.
Pellizza da Volpedo infatti, al pari di Giovanni Segantini, si rese protagonista di una straordinaria stagione artistica, idealmente iniziata con la Prima Triennale di Brera del 1891, fautrice di un linguaggio pittorico innovativo, vincolato a un modello scientifico, capace di esprimere i cambiamenti sociali e culturali dell’epoca attraverso la stesura del colore diviso.

Il catalogo contiene un testo introduttivo su Pellizza da Volpedo di Aurora Scotti Tosini, già curatrice del catalogo ragionato dell’artista, un saggio del diagnosta per i beni culturali Thierry Radelet, uno di Monica Vinardi sull’influenza di Pellizza sugli artisti divisionisti e un approfondimento, arricchito da fotografie e documenti dell’epoca, di Elisabetta Staudacher sull’acquisizione del Quarto Stato per sottoscrizione pubblica durante la mostra alla Galleria Pesaro del 1920.

Catalogo coedizione Gallerie Maspes e Gallerie Enrico.

Giuseppe Pellizza nasce il 28 luglio 1868 a Volpedo (AL). Nell’autunno del 1883 si trasferisce a Milano, dove visita spesso lo studio del pittore Giuseppe Puricelli.
Nel gennaio dell’anno seguente si iscrive all’Accademia di Brera, dove frequenta i corsi di disegno, prospettiva e chiaroscuro, ottenendo varie segnalazioni e premi. Nel 1884, sempre a Milano, studia alla Scuola superiore d’arte e nel 1885 è presente per la prima volta all’annuale esposizione di Brera. L’anno seguente il giovane artista sperimenta l’acquaforte e la litografia alla Famiglia Artistica. Nel 1887 decide di recarsi a Roma all’Accademia di San Luca. Insoddisfatto del livello degli insegnanti accademici, nel gennaio 1888 si trasferisce a Firenze per seguire le lezioni di Giovanni Fattori all’Accademia di Belle Arti. Conosce Silvestro Lega e Telemaco Signorini, che lo portano a conoscere i principi della pittura di macchia e dello studio dal vero. Nel 1888 decide di frequentare l’Accademia Carrara di Bergamo dove segue gli insegnamenti di Cesare Tallone. Verso la fine del 1890 si reca a Genova per iscriversi all’Accademia Ligustica: al soggiorno genovese risale l’esecuzione di alcune marine eseguite tra Sturla e Quarto. L’ambiente però non lo soddisfa e, pertanto, decide di fare rientro definitivamente a Volpedo. Nel 1892 all’Esposizione Colombiana di Genova, dove vince la medaglia d’oro con la grande tela dal titolo Mammine, incontra Nomellini, già seguace del Divisionismo, che lo incoraggia a seguire questa nuova tecnica pittorica al fine di conferire una maggiore luminosità alle sue opere. Tali incoraggiamenti sono ben accolti, al punto che nel 1893 inizia a sperimentare la tecnica divisionista. Nell’ultimo decennio dell’800 espone a Firenze, Milano, Venezia, Roma, Torino e San Pietroburgo e stringe amicizia con Segantini e Morbelli. Nel 1901, dopo aver partecipato alla IV Triennale di Milano, all’Esposizione Universale di Parigi ed essere stato premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione di Monaco di Baviera, porta a compimento il quadro Il Quarto Stato. Il dipinto è inviato alla Quadriennale di Torino del 1902, senza però ottenere i riconoscimenti sperati. Nel 1906 espone alla Società Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma e all’Esposizione Internazionale di Milano. Nel febbraio 1907 muore il figlio terzogenito poco dopo essere nato. Al parto non sopravvive neanche la moglie Teresa. Provato nel profondo da tali perdite, il mattino del 14 giugno 1907 decide di togliersi la vita impiccandosi nel proprio studio di Volpedo.

Inaugurazione: giovedì 11 ottobre, ore 18.00
Orari: da martedì a sabato 10.00-13.00 / 15.00-19.00 (ultimo ingresso, ore 18.30)
Aperture straordinarie: 1 e 2 novembre, 7 e 8 dicembre

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Pollock e la scuola di New York – Roma

Anticonformismo, introspezione psicologica e sperimentazione: arriva a Roma l’action painting di Pollock e dei più grandi rappresentanti della Scuola di New York.

Dal 10 ottobre l’Ala Brasini del Vittoriano accoglie uno dei nuclei più preziosi della collezione del Whitney Museum di New York: Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri rappresentati della Scuola di New York irrompono a Roma con tutta l’energia e quel carattere di rottura che fece di loro eterni e indimenticabili “Irascibili”.
Anticonformismo, introspezione psicologica e sperimentazione sono le tre linee guida che accompagnano lo spettatore della mostra POLLOCK e la Scuola di New York.
Attraverso circa 50 capolavori – tra cui il celebre Number 27, la grande tela di Pollock lunga oltre 3m resa iconica dal magistrale equilibrio fra le pennellate di nero e la fusione dei colori più chiari – colori vividi, armonia delle forme, soggetti e rappresentazioni astratte immergono gli osservatori in un contesto artistico magnifico: l’espressionismo astratto.
Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il patrocinio della Regione Lazio e del Roma Capitale – Assessorato alla crescita culturale, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con The Whitney Museum of America Art, New York e curata da David Breslin, Carrie Springer con Luca Beatrice.

ORARI

da lunedì a giovedì 9.30 – 19.30
venerdì e sabato 9.30 – 22.00
domenica 9.30 – 20.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Aperture straordinarie
Giovedì 1 novembre 9.30 – 19.30
Sabato 8 dicembre 9.30 – 22.00
Lunedì 24 dicembre 9.30 – 15.30
Martedì 25 dicembre 15.30 – 20.30
Mercoledì 26 dicembre 9.30 – 20.30
Lunedì 31 dicembre 9.30 – 15.30
Martedì 1 gennaio 15.30 – 19.30
Domenica 6 gennaio 9.30 – 20.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)

BIGLIETTI

Intero 15€ + 1,50€ prevendita
Acquistabile online
Ridotto generico 13€ + 1,50€ prevendita
Acquistabile online:
visitatori da 11 a 18 anni, visitatori oltre i 65 anni con documento, studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento)

Ridotto generico 13€
Acquistabile solo in cassa al momento dell’ingresso:
militari e appartenenti alle forze dell’ordine; diversamente abili; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti) non accreditati

Ridotto speciale 12€
Acquistabile solo in cassa al momento dell’ingresso:
Guide con tesserino se non accompagnano un gruppo

Ridotto universitari 7€
Acquistabile solo in cassa al momento dell’ingresso:
Tutti i martedì non festivi per gli universitari muniti di tesserino senza limiti d’età

Ridotto bambini 7€ + 1,50€ prevendita
Acquistabile online:
bambini da 4 a 11 anni non compiuti

Omaggio
Da ritirare in cassa al momento dell’ingresso:
bambini fino a 4 anni non compiuti; accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo); insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo);soci ICOM (con tessera); un accompagnatore per disabile; possessori di coupon di invito; possessori di Vip Card Arthemisia Group; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti) in servizio previa richiesta di accredito da parte della Redazione all’indirizzo [email protected]

BIGLIETTO OPEN

Acquistabile online:
Il biglietto open dà diritto all’ingresso alla mostra in un giorno a propria scelta all’orario desiderato, evitando eventuali code. Non occorrerà comunicare preventivamente il giorno e l’orario di visita.
Il biglietto sarà utilizzabile dal quarto giorno successivo a quello di acquisto fino al termine della mostra.

BIGLIETTO CONGIUNTO POLLOCK + WARHOL

Acquistabile anche online + prevendita:
Intero € 24,00
Ridotto € 20,00
Bambini € 8,00

SPECIALE 2X1 FRECCE TRENITALIA

Acquistabile solo in cassa al momento dell’ingresso:
Dal lunedì al venerdì (esclusi sabato, domenica e festivi)
I possessori di Cartafreccia muniti di biglietto AV (FrecciaRossa e FrecciaArgento), in formato digitale o cartaceo, con cui si è raggiunta Roma (in una data antecedente al massimo tre giorni da quella della visita) pagando un ingresso intero direttamente in cassa, avranno diritto a un omaggio per un accompagnatore, valido per l’ingresso immediato in mostra.
La stessa agevolazione è riservata ai clienti del trasporto regionale Lazio in possesso di un abbonamento Trenitalia (non integrato MetroBus) e ai viaggiatori in possesso di un biglietto di corsa semplice, regionale o sovraregionale, Trenitalia, valido per il giorno stesso di accesso al museo, utile per raggiungere Roma.

AUDIOGUIDE

Le audioguide sono incluse in tutte le tipologie di biglietto di ingresso per i visitatori singoli e si ritirano in biglietteria al desk dedicato al momento della visita.

PRENOTAZIONI GRUPPI

06 87 15 111

Ridotto Gruppi 10€ + 1,50€ prevendita
min 15 max 25 pax
Prenotazione obbligatoria, microfonaggio obbligatorio
Gratuità: 1 accompagnatore per ogni gruppo

Ridotto scuole 5€ + 1€ prevendita
min 15 max 25 pax
Prenotazione obbligatoria, microfonaggio obbligatorio per le scuole secondarie di 1° e 2° grado
Gratuità: 2 accompagnatori per ogni gruppo scolastico

Ridotto Scuole dell’infanzia 4€ + 1€ prevendita
min 15 max 25 pax
Prenotazione obbligatoria
Gratuità: 2 accompagnatori per ogni gruppo scolastico

INFORMAZIONI AGGIUNTIVE

Non è consentito l’accesso agli animali a tutela delle opere esposte.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

T. + 39 06 87 15 111

Robert Capa. Retrospective – Monza

Dal 07 Ottobre 2018 al 27 Gennaio 2019
MONZA | MILANO
LUOGO: Arengario
ENTI PROMOTORI:
Comune di Monza
COSTO DEL BIGLIETTO: Intero 11, € Ridotto 10 € per gruppi di almeno 12 visitatori e titolari di convenzioni appositamente attivate, Ridotto speciale 4 € per scuole under 18. Gratuito minori di 6 anni, 2 accompagnatori per classe e accompagnatore di disabili. Prevendita 1 € a persona
TELEFONO PER INFORMAZIONI: 199 15 11 21
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://https://www.mostrarobertcapa.it

COMUNICATO STAMPA:
«Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino»
Robert Capa

La mostra è dedicata alla figura di spicco del fotogiornalismo del XX secolo e presenta oltre 100 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo.

Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici – basti pensare alle uniche fotografie (professionali) dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944 – ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Capa è stato testimone oculare.

La rassegna è articolata in 13 sezioni e si conclude con una novità, un’aggiunta inedita per questa tappa monzese, la sezione “Gerda Taro e Robert Capa” un cammeo di tre scatti: un ritratto di Robert, un ritratto di Gerda scattato da Robert e un loro “doppio ritratto”, un modo per portare in mostra la loro vicenda umana e la loro relazione.

Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913 -Thai Binh, Indocina, 25 maggio 1954), è lo pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 insieme alla compagna Gerda Taro. In giovane età abbandona la terra natale a causa del proprio coinvolgimento nelle proteste contro il governo di estrema destra e va a vivere in Germania. L’ambizione originaria di Capa è di diventare uno scrittore, ma l’impiego presso uno studio fotografico a Berlino lo avvicina al mondo della fotografia, dove collabora con l’agenzia fotogiornalistica Dephot sotto l’influenza di Simon Guttmann. Da loro riceve il suo primo incarico a Copenhagen nel 1932 per la conferenza di Trotskji. Nel 1933 lascia la Germania alla volta della Francia a causa dell’avvento del nazismo (Capa era di origini ebraiche), ma in Francia incontra difficoltà nel trovare lavoro come fotografo freelance. Dal 1936 al 1939 si trova in Spagna, dove documenta gli orrori della guerra civile, insieme alla sua giovane compagna Gerda Taro, a cui è dedicato “La ragazza con la Leica” il romanzo di Helena Janeczek, recente vincitrice del Premio Strega. Un po’ per sfida, un po’ per opportunità, i due “inventano” il personaggio “Robert Capa”, un fantomatico celebre fotografo americano giunto a Parigi per lavorare in Europa. Grazie a questo curioso espediente la coppia moltiplica le proprie commesse. All’inizio, in effetti, il marchio “Capa-Taro” fu usato indistintamente da entrambi i fotografi. Successivamente i due divisero la ‘ragione sociale’ – CAPA – e Endre Friedman adottò definitivamente lo pseudonimo Robert Capa per sé. Gerda morirà sotto i cingoli di un carro armato a soli 27 anni.
Capa sarà poi in Cina per la resistenza contro l’invasione giapponese nel 1938. Dopo alcuni mesi a Londra, nel 1943 viene inviato in Nord Africa e poi segue lo sbarco degli alleati in Sicilia. In mostra è esposta una ampia selezione delle foto scattate nell’isola e poi risalendo fino a Napoli e Cassino.
Capa seguì poi lo sbarco in Normandia nel famoso D-Day, da lui straordinariamente documentato. La mostra presenta poi la liberazione di Parigi nel 1944, l’invasione della Germania nel 1945, il viaggio in Unione Sovietica nel 1947, la fondazione ufficiale dello stato di Israele nel 1948 e infine il suo ultimo incarico in Indocina nel 1954, anno della sua morte per una mina anti-uomo.

Da martedì a domenica 10-19. La biglietteria chiude un’ora prima. Lunedì chiuso.