Ebrei, una storia italiana. I primi 1000 anni -Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – Ferrara

Ebrei, una storia italiana
I primi mille anni
Jews, An Italian Story
The First Thousand Years
Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah
National Museum of Italian Judaism and the Shoah
Via Piangipane, 81 – Ferrara
Dal 2 ottobre, il percorso espositivo del MEIS Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni viene confermato nei suoi temi più importanti e nei primi mille anni di storia, e il Museo torna ad essere visitabile, rimodulato e caratterizzato dalla permanenza di oltre la metà delle opere già esposte dal dicembre 2017, che restano per disegnarne la narrazione permanente.
Con Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni, il MEIS racconta l’esperienza dell’ebraismo italiano, descrivendo come si è formato e sviluppato nella Penisola dall’età romana al Medioevo, e come ha costruito la propria peculiare identità, anche rispetto ad altri luoghi della diaspora. Attraverso i contributi video di alcuni esperti, oggetti preziosi e rari, pause immersive, inserti multimediali, ricostruzioni (il Tempio di Gerusalemme, l’Arco di Tito, le catacombe ebraiche, le sinagoghe di Ostia e Bova Marina), suoni e musiche, il percorso individua le aree di origine e dispersione del popolo ebraico, e ripercorre le rotte dell’esilio verso il Mediterraneo occidentale. Documenta la permanenza a Roma e nel sud Italia, parla di migrazione, schiavitù, integrazione e intolleranza religiosa, in rapporto sia al mondo pagano che a quello cristiano. Segue la fioritura dell’ebraismo nell’Italia meridionale nel Medioevo, prima della sua espulsione, e poi il precisarsi di una cultura ebraica italiana in tutto il Paese.
A introdurre i temi del Museo, lo spettacolo multimediale Con gli occhi degli ebrei italiani, a cura di Giovanni Carrada e Simonetta Della Seta: duemiladuecento anni di storia e di cultura italiana in ventiquattro minuti, visti e raccontati attraverso gli occhi degli ebrei.
Ma il MEIS sta già lavorando alla parte del percorso che tratta gli anni del Rinascimento, con una mostra d’eccellenza, Il Rinascimento parla ebraico, curata da Giulio Busi e Silvana Greco (apertura fissata per il 15 marzo 2019) e, ancora prima, alla mostra temporanea Il Giardino che non c’è, dedicata dall’artista Dani Karavan al romanzo di Giorgio Bassani Il Giardino dei Finzi-Contini e a Ferrara (dal 31 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019).
Ad accompagnare le mostre, i numerosi eventi culturali del calendario MEIS, consultabili sul sito meisweb.it

Omaggio a Pino Daniele – SpazioCima – Roma

A 4 anni di distanza dalla morte di Pino Daniele, la galleria romana SpazioCima propone una mostra-evento dedicata interamente al cantatautore italiano, prevista per il mese di gennaio
SPAZIOCIMA – OMAGGIO A PINO DANIELE, LA GALLERIA ROMANA CERCA NUOVI ARTISTI PER UNA MOSTRA-EVENTO
Si cercano dipinti, illustrazioni originali, tavole da disegno, in qualsiasi tecnica di realizzazione, che interpretino i testi delle canzoni di Pino Daniele. Il termine ultimo di consegna è il 10 dicembre 2018.

A 4 anni di distanza dalla morte di Pino Daniele, la galleria romana SpazioCima propone una mostra-evento dedicata interamente al cantatautore italiano, prevista per il mese di gennaio. Per l’occasione sono stati chiamati a partecipare, via social e via media, tutti gli artisti, italiani e non, che vogliano dedicare al cantante una loro opera.
Si cercano dipinti, illustrazioni originali, tavole da disegno, in qualsiasi tecnica di realizzazione, che interpretino i testi delle canzoni di Pino Daniele. Il materiale richiesto è una immagine jpg, fedele all’originale realizzato, da spedire in formato web al comitato artistico per la valutazione, all’indirizzo mail [email protected], specificando le generalità dell’autore e una breve presentazione scritta del lavoro inviato. Il termine ultimo di consegna è il 10 dicembre 2018.
Gli artisti selezionati dovranno successivamente inviare l’opera originale con le seguenti caratteristiche di formato: da cm 30×40 a cm 80×120 per i dipinti, formato A4-A3 per le illustrazioni che dovranno pervenire già incorniciate o con un supporto tale che permetta l’allestimento. Tutte le opere che arriveranno senza i requisiti richiesti verranno escluse dall’esposizione. Per maggiori informazioni, www.spaziocima.it.

Jan Fabre. I Castelli nell’Ora Blu – Milano

Dal 22 Settembre 2018 al 22 Dicembre 2018
MILANO
LUOGO: Building
CURATORI: Melania Rossi
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 890 94995
E-MAIL INFO: [email protected]

COMUNICATO STAMPA:
“Il cinguettio degli uccelli annuncia il giorno.
La notte è passata.
Ma nell’Ora Blu trovo un luogo adatto per isolarmi dal mondo e dare potere al mio tempo interiore”.
Jan Fabre, Anversa, 16 maggio 1987

BUILDING è lieta di presentare “I Castelli nell’Ora Blu”, la prima mostra personale mai ospitata a Milano dell’artista, creatore teatrale e autore Jan Fabre.
L’esposizione, curata da Melania Rossi, aprirà al pubblico il 22 settembre, con installazioni site-specificpresso BUILDING, e sarà arricchita da alcune appendici in spazi istituzionali della città di Milano, quali la basilica di Sant’Eustorgio e la Cappella Portinari.
In mostra una selezione di lavori – in gran parte mai esposti prima perchè provenienti dalla collezione dell’artista, messi ora a disposizione del pubblico in anteprima assoluta – realizzati da Jan Fabre dalla fine degli anni Ottanta, incentrati su due temi particolarmente significativi per il maestro: i castelli e l’Ora Blu.
Disegni, collage, film, opere fotografiche e sculture compongono un percorso nell’immaginario più “romantico” e poetico, ma sempre radicale e simbolico, di uno degli artisti più interessanti della scena contemporanea.
La fusione estetica ed etica delle due tematiche nel pensiero di Jan Fabre, dichiarata nel titolo della mostra, è evidente nelle opere esposte, a partire da “Tivoli” (1990), uno dei lavori che ha consacrato la carriera artistica di Jan Fabre a livello mondiale. Qui Fabre ha ricoperto completamente il castello di Tivoli (Mechelen) con fogli disegnati a bic blu, che ha lasciato trasformarsi alla luce e alle intemperie. Una vera e propria performance architettonica che l’artista ha filmato giorno e notte, realizzando un film che sarà presente in galleria.
“A volte il castello ha un riflesso porpora, a volte più rosso, poi un bagliore argenteo, per tornare quindi blu bic intenso. (Il disegno-scultura tremola e vive con i propri enigmi).”, scrive Fabre nel suo diario notturno durante la realizzazione dell’opera.
La tonalità dell’inchiostro bic ricorda all’artista l’atmosfera di quel momento speciale tra la notte e il giorno, tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte. L’Ora Blu, un momento di totale silenzio e perfetta simmetria in natura, quando gli animali notturni si stanno per addormentare e quelli diurni si stanno svegliando, in cui i processi di metamorfosi hanno atto. Teorizzata da Jean-Henri Fabre, considerato il padre dell’entomologia, l’Ora Blu ha ispirato a Jan Fabre una produzione di disegni a penna bic di vario formato, ma è soprattutto nelle opere di grandi dimensioni che l’occhio si immerge completamente nelle fitte linee blu, dove è difficile – se non impossibile – abbracciare con lo sguardo l’opera nella sua interezza. Il disegno, in questa produzione di Fabre, acquisisce dignità non solo autonoma ma anche tridimensionale, diventando scultura, architettura; non è preparazione all’opera pittorica o bozzetto per quella scultorea, ma è un’opera immersiva che rivela il sentimento più intimo, vero e istintivo del pensiero dell’artista.
Su questa idea Jan Fabre lavora sin dai suoi esordi, dalla nascita della sua “bic art”.
“Voglio che i miei spettatori siano in grado di abbandonarsi all’esperienza fisica dell’annegamento nel mare apparentemente calmo dei miei disegni con la bic blu”, scrive l’artista nel 1988.
Anche nei grandi formati in mostra, l’attenzione si concentra naturalmente su piccole porzioni di disegno per seguirne le linee ora più lievi, ora più marcate, oppure trova un immaginario punto di fuga negli insetti-foglia applicati sulla carta, che formano profili di torri castellane.
Come di fronte al grande telo in seta che sarà esposto all’interno della basilica di Sant’Eustorgio, al cospetto delle sculture nella Cappella Portinari o nell’opera site-specific che l’artista realizzerà presso BUILDING, siamo dentro il disegno, che diviene spazio, casa, castello.

Se il castello è il luogo della favola romantica per eccellenza, i castelli di Jan Fabre hanno qualcosa di diverso, sono infusi del personale romanticismo dell’artista, che si definisce “cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza”. Lo scopo primo, l’unico credo dell’artista è quello in difesa della bellezza e della fragilità dell’arte. Jan Fabre è un cavaliere contemporaneo che fa castelli in aria, castelli di carte, si riposa nel suo castello e sogna. Tivoli, Wolfskerke, Monopoli, sono i castelli su cui l’artista è intervenuto con il suo segno blu e sono rappresentati nelle opere in mostra, ammantati della luce tipica di quell’ora magica in cui possiamo sognare di possedere un castello, di essere ancora in un’epoca cavalleresca fatta di valori per cui combattere strenuamente.

La “via della spada” è “la via dell’arte”, ovvero la vera avant-garde dell’artista che, mentre sogna, disegna, scrive e inventa un universo personale partendo dalla grande tradizione che lo precede. Fabre si batte fino allo stremo delle forze in difesa dello spirito più autentico, tragico, folle ed eroico dell’artista e dell’uomo.

Con una carriera che dura da quarant’anni, Jan Fabre (1958, Anversa) è considerato una delle figure più innovative nel panorama artistico internazionale. Come artista visivo, artista teatrale e autore, crea un’atmosfera intensamente personale con le sue regole, leggi, personaggi, simboli e motivi. Curioso per natura e influenzato dai manoscritti dell’entomologo Jean-Henri Fabre (1823 – 1915), Jan Fabre è rimasto affascinato in giovane età dal mondo degli insetti e altre piccole creature. Alla fine degli anni ’70, durante i suoi studi presso l’Istituto Municipale di Arti Decorative e all’Accademia Reale di Belle Arti di Anversa, inizia a esplorare modi per incorporare il corpo umano nella sua ricerca. Il linguaggio visivo di Jan Fabre esiste all’interno di un mondo idiosincratico, popolato da corpi che definiscono l’esistenza naturale attraverso un atto di equilibrio permanente sulla linea sottile tra la vita e la morte. La metamorfosi e la costante interazione tra animale – umano e uomo – animale sono concetti chiave nell’eredità mentale di Fabre. Il suo universo spirituale e fisico si spiega all’interno dei suoi testi letterari e delle sue note notturne, o dei cosiddetti ‘diari notturni’. Come artista della consilienza, unisce performance art e teatro; Jan Fabre ha cambiato l’idioma teatrale portando in scena tempo reale e azione reale. Dopo la sua storica produzione di otto ore ‘This is theatre like it was to be expected and foreseen’ (1982) e ‘The Power of Theatrical Madness’ di quattro ore (1984), ha continuato a esplorare territori sconosciuti con ‘Mount Olympus. To glorify the Cult of Tragedy’ (2015), una performance di 24 ore. Con questo spettacolo monumentale ed epico, ha riscritto la storia del teatro in varie città internazionali.
Jan Fabre gode di riconoscimenti in tutto il mondo grazie a lavori come ‘The Man who Measures the Clouds’ (1998), che può essere visto in vari siti (SMAK, Gand; deSingel, Anversa; Aeroporto di Bruxelles, 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa), il castello di ‘Tivoli’ a Mechelen (1990) e opere pubbliche permanenti in luoghi di rilievo, tra cui ‘Heaven of Delight’ (2002) al Palazzo Reale di Bruxelles, ‘The Gaze Within (The Hour Blue)’ (2011 – 2013) nella scala reale al Royal Museum of Fine Arts del Belgio, l’installazione di ‘The Man who Bears the Cross’ (2015) nella Cattedrale di Nostra Signora ad Anversa e, nella stessa città, le tre pale d’altare dopo Rubens, Jordaens e Van Dyck nella chiesa di St. Augustine/AMUZ. Come ‘Heaven of Delight’, anche queste pale d’altare sono realizzate con le corazze di scarabeo gioiello. Jan Fabre dipinge con la luce sostituendo la tradizionale pittura a olio con uno dei materiali più resistenti in natura. Le due famose serie di pannelli a mosaico in cui affronta la controversa storia del Belgio, ‘Tribute to Hieronymus Bosch in Congo’ (2011 – 2013) e ‘Tribute to Belgian Congo’ (2010 – 2013), sono state esposte per la prima volta per intero al Pinchuk Art Centre di Kiev (2013).

Successivamente sono stati esposte al Palais des Beaux-Arts di Lille (2013) e a ‘s-Hertogenbosch in onore del 500° anniversario di Hieronymus Bosch (2016). Le personali-chiave di questo versatile artista belga comprendono ‘Homo Faber’ (KMSKA, 2006), ‘Hortus / Corpus’ (Museo Kröller-Müller, Otterlo, 2011) e ‘Stigmata. Actions & Performances, 1976-2013’ (MAXXI, Roma, 2013; M HKA, Anversa, 2015; MAC, Lione, 2016; Leopold Museum, Vienna, 2017; Centro Andaluz de Arte Contemporaneo, Siviglia, 2018). È stato il primo artista vivente a presentare una mostra su larga scala al Louvre, ‘The Angel of Metamorphosis’ (2008). Con il suo noto ensemble ‘The Hour Blue’ (1977 – 1992), ha visitato il Kunsthistorisches Museum di Vienna (2011), il Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne (2012) e il Busan Museum of Art (2013), tra gli altri musei. Jan Fabre è stato anche invitato dal Dott. Mikhail Piotrovsky a creare un’esposizione di grandi dimensioni al The State Hermitage Museum di San Pietroburgo. Per questo progetto, intitolato ‘Jan Fabre. Knight of Despair/Warrior of Beauty’ (2016 – 2017), l’artista ha iniziato un dialogo con i maestri dell’arte fiamminga: Rubens, Jordaens e Van Dyck – le sue fonti d’ispirazione. Nel 2016, Jan Fabre è stato invitato a presentare ‘Spiritual Guards’ in tre siti storici a Firenze: il Forte di Belvedere, Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria. La sua mostra personale ‘Glass and Bone Sculptures 1977 – 2017’, è stato un evento collaterale della 57° edizione della Biennale di Venezia (2017). Attualmente, nella Valle dei Templi di Agrigento e nella cattedrale di Monreale, è in corso la grande mostra ‘Jan Fabre. Ecstasy & Oracles’, evento collaterale di punta di Manifesta 12. Nel 2018, il lavoro di Fabre può essere visto anche alla Fondation Maeght, dove presenta una panoramica delle sue ricerche fino ad oggi sul cervello, con il titolo rivelatore: ‘Ma nation, l’imagination’. La sua continua ricerca sul cervello, che lui chiama “la parte più sexy del corpo”, iniziò diversi anni fa con ‘Anthropology of a Planet’ (Palazzo Benzon, Venezia, 2007), ‘From the Cellar to the Attic, from the Feet to the Brain’ (Kunsthaus Bregenz, 2008; Arsenale Novissimo, Venezia, 2009), e ‘PIETAS’ (Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia, Venezia, 2011; Parkloods Park Spoor Noord, Anversa, 2012).

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
VAI ALLA GUIDA D’ARTE DI MILANO

Marina Abramovic. The Cleaner – Firenze

Dal 21 Settembre 2018 al 20 Gennaio 2019
FIRENZE
LUOGO: Palazzo Strozzi
CURATORI: Arturo Galansino, Lena Essling, Tine Colstrup, Susanne Kleine
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 055 2645155
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://https://www.palazzostrozzi.org

COMUNICATO STAMPA:
Dal 21 settembre 2018 al 20 gennaio 2019 Palazzo Strozzi ospita una grande mostra dedicata a Marina Abramović, una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, che con le sue opere ha rivoluzionato l’idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione.

L’evento si pone come una straordinaria retrospettiva che riunirà oltre 100 opere offrendo una panoramica sui lavori più famosi della sua carriera, dagli anni Settanta agli anni Duemila, attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance attraverso un gruppo di performer specificatamente formati e selezionati in occasione della mostra.

L’esposizione nasce dalla collaborazione diretta con l’artista nella volontà di proseguire – dopo Ai Weiwei e Bill Viola – la serie di mostre che hanno portato a esporre a Palazzo Strozzi i maggiori rappresentanti dell’arte contemporanea. Il palazzo verrà nuovamente utilizzato come luogo espositivo unitario, permettendo a Marina Abramović di confrontarsi per la prima volta con un’architettura rinascimentale e in cui verrà sottolineato lo stretto rapporto che ha avuto e continua ad avere con l’Italia.

Sabato 22 settembre alle ore 15.30 l’artista sarà protagonista dello speciale appuntamento Marina Abramović Speaks organizzato dalla Fondazione Palazzo Strozzi presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. In conversazione con Arturo Galansino, curatore della mostra e direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, l’artista affronterà alcuni temi del suo percorso esistenziale e creativo, ripercorrendo le tappe della sua carriera dagli esordi in Serbia alle ultime grandi performance in tutto il mondo.

La mostra è organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, prodotta da Moderna Museet, Stoccolma in collaborazione con Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk e Bundeskunsthalle, Bonn.
A cura di Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle Bonn.

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF

Margherita Sarfatti. Segni, colori e luci a Milano. Il Novecento Italiano nel mondo – Milano

Dal 21 Settembre 2018 al 24 Febbraio 2019
MILANO
LUOGO: Museo del Novecento di Milano / Mart di Rovereto
CURATORI: Anna Maria Montaldo, Danka Giacon
ENTI PROMOTORI:
Comune di Milano | Cultura
Electa
COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 5, ridotto € 3, gratuito Funzionari delle soprintendenze statali e regionali, Giovani di età compresa fra i 13 e i 18 anni, Studiosi accreditati con permesso della Direzione del Museo Visitatori durante fasce orarie di gratuità del Museo e altre categorie
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0464 438887
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://www.museodelnovecento.org/

COMUNICATO STAMPA:
Il Museo del Novecento di Milano e il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, inaugurano nell’autunno del 2018 un importante progetto espositivo dedicato a Margherita Sarfatti. Scrittrice, giornalista, critica d’arte e promotrice della cultura italiana, è stata una delle maggiori figure di spicco della storia del XX secolo. A Milano e Rovereto le due grandi mostre, autonome e complementari, sono accompagnate dalla produzione di un ricco catalogo edito da Electa.

La mostra nella sede milanese del Museo del Novecento, promossa e prodotta con il Comune di Milano | Cultura e con Electa, è a cura di Anna Maria Montaldo e Danka Giacon con la collaborazione di Antonello Negri ed è allestita con la regia dello Studio Mario Bellini Architects.
Il percorso espositivo ha un carattere immersivo: il visitatore viene invitato a seguire un racconto che parte dalle vicende private e pubbliche di Margherita, attraverso 90 opere circa dei protagonisti del movimento artistico Novecento Italiano, di cui la Sarfatti è l’anima critica. Dipinti e sculture di 40 artisti tra cui Boccioni, Borra, Bucci, de Chirico, Dudreville, Funi, Malerba, Sironi e Wildt vengono contestualizzati da filmati e fotografie, lettere, inviti ai vernissage, libri d’epoca, e anche abiti, vetri e arredi, con un approfondimento da più prospettive sulla Milano degli anni Dieci e Venti nel XX secolo.

La mostra prodotta dal Mart di Rovereto è un progetto di Daniela Ferraricon il supporto di Ilaria Cimonetti e dei ricercatori dell’Archivio del ’900 del Mart, nel quale è conservato il prezioso Fondo Sarfatti.
L’esposizione illustra l’ambizioso programma di espansione culturale di Margherita Sarfatti, con particolare attenzione alle mostre organizzate in Europa e nelle Americhe per promuovere lo stile italiano e l’idea di “moderna classicità”. Dagli esordi giovanili alla fondazione di Novecento Italiano, il percorso al Mart documenta l’attività artistica, politica e intellettuale di Sarfatti. Numerose opere provenienti da grandi musei internazionali e da importanti collezioni private dialogano con documenti e materiali d’archivio: circa 100 capolavori di 30 grandi maestri come Boccioni, Bucci, Casorati, Carrà, de Chirico, Dudreville, Funi, Marussig, Malerba, Morandi, Oppi, Medardo Rosso, Sironi, Severini, Wildt.

Tivoli, “Una città che balla”. Il 29 settembre la danza invade la città.

COMUNICATO STAMPA

TIVOLI, “UNA CITTA’ CHE BALLA”

Sarà una tappa di “UNA CITTA’ CHE BALLA 2018\2019” a chiudere il Settembre Tiburtino

Roma 24 Settembre 2018 – Il prossimo 29 Settembre, dalle 16.00 al tramonto, le vie e le piazze di Tivoli saranno invase dal popolo della danza. Hip Hop, Swing, Latino Americana, Tango e Balli Standard daranno vita a una serie di coreografie e flashmob improvvisati nell’area pedonale del centro città. Piazza Plebiscito, Piazza Palatina e Piazza Rivarola si trasformeranno magicamente in dancefloors a cielo aperto per portare in mezzo alla gente l’allegria e la bellezza del ballo in tutte le sue forme. Protagoniste le Scuole di ballo locali e quelle provenienti da Roma e dintorni che avranno modo di mettere in mostra tutta la loro bravura e preparazione tecnica.

“Sono contento che il Comune di Tivoli e l’Assessorato Cultura e Turismo abbiano sposato il progetto “UNA CITTA’ CHE BALLA” – commenta Luca Amitrano, Direttore Artistico dell’Evento e ideatore del progetto UNA CITTA’ CHE BALLA –  scegliendo di diventare una delle tappe della manifestazione che ci potranno al grande evento previsto a Maggio 2019: invaderemo le Piazze della Capitale  e a Piazza del Popolo realizzeremo il più grande flashmob di danza mai organizzato in Italia. Con l’Ass.re Barberini e il suo Staff è nata una sintonia e una collaborazione che spero potrà in futuro portare alla realizzazione di altri progetti che per mezzo della danza possano dare visibilità a Tivoli, città straordinaria che ha tanto da offrire in termini di bellezza paesaggistica, accoglienza, storia e tradizioni”.

Ad “aprire le danze” alle 16.00 sarà l’HIP HOP a Piazza del Plebiscito con delle esibizioni street emozionanti e colorate. Da lì, si scenderà in corteo lungo il percorso pedonale del centro città per arrivare a Piazza Palatina dove,  ad essere protagonista dalle 16.30,  sarà la magia dello SWING con i ballerini dello Swing Circus” accompagnati live da un Trio Jazz. E dalle 17.00 fino al tramonto sul palco principale di Piazza Rivarola parte la grande Festa di “Una Città che balla”, con tutti i generi della danza portati in scena dalle Scuole di Danza tiburtine e romane che hanno aderito all’invito degli organizzatori. Sul palco anche una guest d’eccezione: Kira”, il finalista dell’ultima edizione di Italia’s Got Talent, che incanterà il pubblico con una delle sue emozionanti coreografie. Sul palco inoltre verrà assegnato un riconoscimento alla coreografa e giornalista Sara Zuccari per i suoi meriti e per il suo impegno nel mondo della Danza.

“Tivoli  – Una Città che balla” è stato realizzato con il contributo della Regione Lazio e del Network + Vista, realtà imprenditoriale da sempre sensibile e vicina agli eventi della Città di Tivoli.

 

Ufficio Stampa

Effeci Comunicazione

 

Sergio Cerini 3358291489

[email protected]

 

 

Il Museo Emilio Greco di Sabaudia celebra le Giornate Europee del Patrimonio “L’Arte di condividere”

Comunicato stampa Partecipazione del Museo Emilio Greco di Sabaudia

alla manifestazione internazionale

“Giornate Europee del Patrimonio 2018”, 22-23 settembre 2018

 

 

Sabato 22 e domenica 23 settembre 2018 nei musei e nei luoghi della cultura di tutta Italia si celebrano le Giornate Europee del Patrimonio (GEP 2018), quest’anno con il tema “L’Arte di condividere”.

Per l’occasione le istituzioni culturali italiane ed europee organizzano visite guidate ed iniziative speciali. Le Giornate Europee del Patrimonio costituiscono il più partecipato degli eventi culturali in Europa, avente lo scopo di far apprezzare e conoscere a tutti i cittadini il patrimonio culturale condiviso e di incoraggiarli alla partecipazione attiva per la sua salvaguardia e trasmissione alle nuove generazioni. Un’occasione per riaffermare la consapevolezza della centralità del patrimonio culturale e del suo valore storico, artistico ed identitario, attraverso un appuntamento fisso a cadenza annuale che collega gli istituti più celebri e famosi a quelli meno conosciuti, ma altrettanto importanti, del sistema museale nazionale. Le GEP si svolgono nei 50 Paesi aderenti alla Convenzione culturale europea ogni anno nel mese di settembre, con un numero stimato di 20 milioni di visitatori e più di 30.000 luoghi della cultura partecipanti ogni anno. Il Ministero per i beni e le attività culturali invita tutti i luoghi della cultura italiana ad aderire attraverso la Circolare n. 25/2018, pubblicata sul sito del MIBAC.

L’idea di far aderire il Museo Emilio Greco alle Giornate Europee del Patrimonio è stata fortemente sostenuta e promossa dal direttore scientifico del museo Mariella Pasotto, rintracciando in esse una proficua occasione per valorizzare e promuovere la conoscienza dell’Istituzione culturale a cittadini e turisti, anche oltre i confini regionali e nazionali.

L’adesione alle GEP 2018 comporta l’inserimento delle attività culturali proposte dal museo nel calendario ufficiale degli eventi del Ministero per i beni e le attività culturali. In occasione della partecipazione a tale manifestazione sono state ideate diverse tipologie di attività dedicate a tutti: un percorso interattivo per ragazzi, un laboratorio didattico per bambini e famiglie, una visita guidata per il pubblico generico.

 

Durante la manifestazione, per tutti i visitatori, l’ingresso al museo, nonché la partecipazione a tutte le iniziative proposte saranno gratuiti. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

 

Per maggiori informazioni sull’iniziativa si rimanda al sito del MIBAC: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sitoMiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_658240231.html

 

Al Teatro Ghione va in scena la commedia “Sei lezioni di danza a domicilio” di Pino Quartullo

 

Tutto esaurito ieri sera al Teatro Ghione di Roma per  la prima dello spettacolo di Pino Quartullo “Sei lezioni di danza a domicilio”.

Lo spettacolo con le coreografie di Maria Luisa Rubulotta, sarà sul palco fino a sabato 22 settembre 2018.

Lilli, una simpatica signora borghese decide di reagire alla solitudine prendendo lezioni di danza in casa. Michele un giovane bizzarro ballerino omosessuale cambierà la sua vita. Sei scene, sei stili di danza da imparare in fretta, 6 attori e 6 attrici si alterneranno per interpretare i 2 personaggi,  pieni di sorprese.

Con Margherita Macor e Roberto Fazioli  ballerini di swing , Giusy Armato e Antonio Massimo con il tango, Maria Luisa Rubulotta e Gabriele Del Cane con il valzer,  poi sarà la volta del fox-trot con Francesca Spina e Daniele Ceccarelli, a seguire  Iolanda Zanfrisco e Mattia Calefati con il cha cha cha e per finire alla sesta ed ultima settimana Silvia Bruni e Alessandro Orfini con balli moderni.

Una commedia divertente e commovente, in cui emerge uno spaccato della società borghese ancora pieno di pregiudizi e stereotipi nei confronti degli omosessuali e degli ebrei.

Una commedia brillante, attuale, in cui non mancano il colpo di scena e gli spunti di riflessione,.

Una innovativa  scelta registica quella del cambio di coppie  che sorprende lo spettatore scena per scena, lasciandolo attento e concentrato, costantemente coinvolto e mai indifferente.Inizio modulo

Un progetto originale nasce da un workshop per attori, diretto da Pino Quartullo nel Forte Michelangelo di Civitavecchia, in collaborazione con la Capitaneria di porto.

Il regista si troverà a dirigere, non due, ma ben dodici artisti. Il cambio di coppie sorprenderà lo spettatore scena per scena, facendolo meditare su quanto possa cambiare un personaggio se interpretato da diversi attori, scoprendo ogni volta aspetti umani imprevedibili, a seconda dalle caratteristiche fisiche, psicologiche e vocali  dell’interprete. Ogni interprete porterà sulla scene soprattutto se stesso, cercando di mantenere le proprie caratteristiche umane, esattamente come nella vita reale, ma mettendole al servizio dei due personaggi.

Sei lezioni di danza a domicilio, dal tango allo swing, come la danza ti cambia la vita.

 

 

 

Fine modulo

 

 

“Fai la differenza, c’è…circustenibile” I vincitori di Contesteco, il concorso d’arte più “Green ed Eco” del web

“FAI LA DIFFERENZA, C’E’… CIRCUSTENIBILE” – I VINCITORI DI CONTESTECO, IL CONCORSO D’ARTE PIU’ “GREEN ED ECO” DEL WEB
Sono stati premiati stamattina i nove vincitori, amatori appassionati e artisti professionisti del contest artistico ContestEco. Nel weekend, nel Laghetto dell’Eur, saranno ospitate le installazioni artistiche di Daniela Dazzi e di Matteo Giovannone
Si sono svolte questa mattina le premiazioni del contest artistico più eco e “green” del web: ContestEco, Premio Metro News 2018, che quest’anno ha chiesto al mondo degli artisti di esprimersi sul concept di “Roma città aperta alla cultura della sostenibilità”. Il tema prende ispirazione dal celebre film del 1945, considerato una delle pellicole più celebri e rappresentative del neorealismo cinematografico italiano. E, come tale “corrente” costituisce un passaggio storico importante, così si vuole rendere Roma il simbolo di un Paese, di una Capitale e di una Metropoli pronta a cogliere e ad accogliere tale cambiamento “green”.

Sono state trenta le opere che hanno superato la selezione e sono state esposte nel Centro Commerciale Euroma2, tra video, foto, sculture e quadri, realizzate da appassionati e da artisti professionisti che usano il linguaggio del riciclo.

I VINCITORI – Per la sezione “Appassionati”, primo premio ad Antonella Tommasi con la sua “Coffee bag di cartantom”, realizzata con le buste del caffè dei bar, che l’artista sottrae al destino crudele del cassonetto per dar loro nuova vita. Secondo posto per Maria Simoniello con “Radici”, una creazione nata dalla riflessione sullo stretto legame di dipendenza che unisce l’uomo alla terra. Sul terzo gradino del podio, a pari merito, i Centri Diurni Riabilitativi “La Fabbrica dei Sogni”, con i Dip. Salute Mentale UOC delle ASL di Roma 2, rispettivamente con l’opera “Ri-nascita” e “E luce Fu”.

Per la sezione “Professionisti”, invece, primo posto per Paolo Scozzafava, con il suo quadro “Roma Città Ri-Aperta”, che omaggia anche il celebre film di Roberto Rossellini e l’attrice Anna Magnani. A seguire Cristina Belfiore con la sua lampada, realizzata con pellicola cinematografica originale, “Non spegnete la Luce”. Un “immaginario” bronzo per Giulia De Pace con “Grattacieli”, collana in scala di grigio realizzata con plastica riciclata. Sono stati inoltre assegnati due premi speciali: uno per Irene Elena Roliti, con la sua creazione di moda “Atena dea della guerra”. Il capo è stato realizzato con 100% materiali di riciclo, a dimostrazione che si può fare alta sartoria con il riciclo, l’altro per Fabrizio Fiore, con il suo cortometraggio “28 Maggio” che racconta di un bambino appassionato di pallone che con la raccolta dei rifiuti gettati a terra riuscirà a rendere omaggio al suo più grande idolo.

GLI ALTRI FINALISTI – Un ringraziamento va anche a tutti gli altri finalisti che hanno preso parte al contest artistico, le cui opere sono state esposte nei giorni scorsi presso il Centro Commerciale Euroma2. Tra gli “Amatori Appassionati”, Andrea Boriani, Angelica Carobene, Claudio Roscioli, Donatella Fabbri, Ferdinando Segreti, Franco Chiappetta e Valentino Carboni. Tra gli “Artisti professionisti”, invece, Alessandra Ucci, Carlo Brancato, Cesarina Viola, Daniela Bellofiore, Edmondo Mevlat, Giuseppina Saccone, Graziana Giunta, Maurizio Bresesti, Michele Rallo, Patrizia Cerella, Patrizia Della Peruta, Salvatore Marras, Sara Guida-Alessio Nobili.