Vincenzo Frattini. La dipendenza sensibile alle condizioni iniziali – Ischia

Dal 28 Aprile 2018 al 17 Giugno 2018
ISCHIA | NAPOLI
LUOGO: Castello Aragonese
CURATORI: Valeria D’Ambrosio
ENTI PROMOTORI:
Amici di Gabriele Mattera
In collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli
COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 10, Gruppi (superiori alle 20 persone) € 9, Ragazzi 10-14 anni € 6, Bambini 0-9 anni gratuito, Scuole elementari € 3, Scuole medie inferiori e superiori € 6
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 081 99 19 59
E-MAIL INFO: [email protected]

COMUNICATO STAMPA:
Il Castello Aragonese d’Ischia (NA) ospita dal 28 aprile al 17 giugno 2018 la personale di Vincenzo Frattini (Salerno, 1978) dal titolo La dipendenza sensibile alle condizioni iniziali.

L’esposizione, a cura di Valeria D’Ambrosio, promossa e organizzata dagli Amici di Gabriele Mattera, e in collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli, presenta diciassette tra opere a parete, sculture, installazioni e video, che tracciano l’evoluzione degli ultimi dieci anni della pratica dell’artista salernitano.

La mostra trae ispirazione dalla teoria scientifica del caos reinterpretando, da un punto di vista estetico e tecnico, i complessi meccanismi che governano le leggi naturali nel tentativo di rintracciare lo scorrere della vita umana e di fornire un’esperienza diretta della realtà, attraverso la relazione sensibile tra forma e colore.

Il perno concettuale è la nozione di “Dipendenza sensibile alle condizioni iniziali” teorizzata dal meteorologo Edward Lorenz, ossia quel concetto per cui un minimo spostamento di molecole d’aria in un dato luogo può provocare, a distanza di tempo e spazio, un evento di portata estremamente maggiore. Meglio nota come TheButterfly Effect, tale teoria si basa su un attento studio dei sistemi complessi e apparentemente caotici che ha portato alla definizione di un punto di vista nuovo e positivo sul caos, inteso come informazione massima, come fonte e presenza di tutto, piuttosto che come assenza di ordine.

Ed è in quest’ottica che l’esposizione aspira a reinterpretare la teoria del caos tramite le arti visive, attraverso un approccio antologico alla produzione di Frattini. L’allestimento, che per la prima volta supera i confini tradizionali della Chiesa dell’Immacolata per espandersi verso luoghi meno canonici ma ugualmente suggestivi del Castello, vede susseguirsi le opere in un variegato gioco di sospensioni che restituiscono una visione globale ma diversificata della pratica dell’artista.

Se lo spazio della chiesa sconsacrata si pone, infatti, come sintesi della sua intera produzione, il Cimitero delle Clarisse, i cortili, gli scorci sul mare e persino le prese d’aria del Castello si presentano progressivamente come una naturale scenografia in cui tentare di definire un paradigma artistico di quel disordine ordinato che è la vita.

Inaugurazione: sabato 28 aprile ore 19.30
Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 18.30

Picasso. L’altra metà del cielo – Martina Franca, Ostuni

Dal 24 Aprile 2018 al 04 Novembre 2018
MARTINA FRANCA | TARANTO
LUOGO: Martina Franca, Ostuni, Mesagne

COMUNICATO STAMPA:
Arriverà in Puglia tutto il genio di Picasso, in una terra dai tratti somiglianti a quella d’origine dell’artista, la Spagna.Il calore e la bellezza del mare, sono solo alcuni degli aspetti che accomunano due terre straordinarie che hanno dato i natali ad artisti divenuti simbolo dell’arte internazionale come l’iberico Picasso. Il progetto espositivo che prenderà vita dal 24 aprile sino al 4 novembre si intitola “L’altra metà del cielo” ed interesserà tre cittadine della Puglia: Martina Franca (in provincia di Taranto), Ostuni e Mesagne (in provincia di Brindisi). La mostra interesserà tre luoghi storici: Palazzo Ducale a Martina
Franca, Palazzo Tanzarella ad Ostuni ed il castello di Mesagne.

Uno sguardo sul mondo femminile, con un focus particolare sulle donne che hanno amato il grandioso artista, questo il soggetto delle opere di Pablo Picasso che saranno ospitate nel Tacco d’Italia, in alcuni tra i comuni più belli ed apprezzati della regione. Il progetto è stato presentato qualche giorno fa dall’associazione culturale Metamorfosi, con il supporto logistico ed organizzativo di Federalberghi Puglia e Federalberghi Brindisi, oltre che del consorzio di operatori turistici pugliesi “Welcome in Puglia”.

Il progetto si propone di coniugare la qualità della proposta artistica a quella del territorio con la sua proverbiale accoglienza. Un evento che farà parlare di Puglia in tutto il mondo e che sicuramente attrarrà numerosi turisti,appassionati d’arte e curiosi internazionali. L’esposizione diffusa sarà a cura di Francesco Gallo Mazzeo, con un totale di circa 300 opere tra le quali 3 ad olio, 159 grafiche, 35 ceramiche, un disegno, un acquerello di Dora Maar, 19 grafiche di Francoise Gilot, 80 fotografie a firma di Edward Quinn ed infine 8 immagini di Robert Capa.

Una grande mostra con la quale si inaugura un percorso che si spera possa durare nel tempo, con l’opera di un artista assoluto, un maestro riconosciuto in tutto il mondo. La proposta è stata immediatamente accolta dalle amministrazioni locali, che hanno provveduto ad organizzare diversi pacchetti esperienziali che consentiranno di visitare la mostra in modo coinvolgente ed innovativo, con passeggiate a piedi o in bicicletta.

Robert Capa Retrospective – Palermo

Dal 25 Aprile 2018 al 09 Settembre 2018
PALERMO
LUOGO: Real Albergo dei Poveri
CURATORI: Denis Curti
ENTI PROMOTORI:
Assessorato Regionale ai beni culturali e all’identità siciliana in occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018
COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 10, ridotto € 9, scuole gruppi di studenti di scolaresche di ogni ordine e grado, minori di 18 anni € 4. Gratuito docenti accompagnatori, disabili + accompagnatore, giornalisti accreditati, guide turistiche con patentino, minori di 6 anni, dipendenti dell’Assessorato regionale dei beni culturali. Open 11 € valido per un ingresso in qualunque giorno e orario
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 091 7657621
SITO UFFICIALE: http://www.mostrarobertcapa.it

COMUNICATO STAMPA:
«Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino»
Robert Capa

La mostra “Robert Capa Retrospective”, dedicata alla figura di spicco del fotogiornalismo del XX secolo, in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dalla fondazione di Magnum Photos, giunge a Palermo presso il Real Albergo dei Poveri, dal 25 aprile al 9 settembre 2018. La rassegna è promossa dall’Assessorato Regionale ai beni culturali e all’identità siciliana in occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è organizzata da Civita in collaborazione con Magnum Photos, e la Casa dei Tre Oci.

Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913-Thai Binh, Indocina, 25 maggio 1954), è lo pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 insie­me alla compagna Gerda Taro.

Il progetto curatoriale di Denis Curti, fa fede alla mostra originariamente curata da Richard Whelan. La rassegna, presenta 107 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo.

Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici – basti pensare alle uniche fotografie (professionali) dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944 – ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Capa è stato testimone oculare. «Se la tendenza della guerra – osserva Richard Whelan, biografo e studioso di Capa – è quella di disumanizzare, la strategia di Capa fu quella di ri-personalizzare la guerra regi­strando singoli gesti ed espressioni del viso. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa “sapeva di non poter fotografare la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino, mostrando l’orrore di un intero popolo attraverso un bambino».

L’esposizione si articola in 12 sezioni: Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna1936-1939, Cina 1938, Gran Bretagna e Nord Africa 1941 – 1943, Italia 1943 – 1944, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954. La mostra si conclude con una sezione dedicata ai Ritratti di amici e artisti: Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951.

La mostra comprende una sezione speciale dedicata alle fotografie scattate da Capa in Sicilia. Il fotografo era giunto qui nel luglio del 1943 imbarcato su una nave che portava rifornimenti e fungeva da copertura per l’avanzata della Settima Armata del generale George D. Patton. Le truppe americane spingevano verso Palermo, dove trovarono ad accoglierle la popolazione esultante per la fine dell’occupazione tedesca.

Infine sarà messa a disposizione di tutti i visitatori, inclusa nel biglietto di ingresso, una audioguida in italiano e in inglese, con cui seguire tutto il percorso espositivo.

Gabriele Basilico. La città e il territorio – Aosta

Dal 28 Aprile 2018 al 23 Settembre 2018
AOSTA
LUOGO: Museo Archeologico Regionale
CURATORI: Angela Madesani
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0165.275937
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://www.regione.vda.it/

COMUNICATO STAMPA:
L’esposizione rende omaggio al grande fotografo Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013) attraverso duecento fotografie, tra le quali una cospicua selezione di immagini dedicate alla Valle d’Aosta

L’itinerario espositivo, diviso per nuclei di ricerca e non strettamente cronologico, prende l’avvio da uno dei suoi lavori più noti, quei Milano Ritratti di fabbriche (1978-1980) che hanno segnato l’inizio delle sue indagini sulle città del mondo. Sono inoltre esposte immagini a colori inedite di Beirut ricostruita (2011) e di alcune metropoli del mondo (Shanghai, Rio, Istanbul, Mosca) e le trasformazioni del paesaggio contemporaneo con due serie di immagini dedicate alla montagna, alla Valle d’Aosta e al passo del San Gottardo, in Svizzera.

Novantasei foto provengono dal lavoro Sezioni del paesaggio italiano, realizzato in collaborazione con Stefano Boeri per la Biennale di Architettura di Venezia, nel 1998. Fa seguito un’ampia indagine realizzata in collaborazione con l’architetto Luigi Snozzi in una cittadina svizzera, Monte Carasso (1996), oggi periferia di Bellinzona, che documenta la trasformazione della città grazie agli interventi operati dallo stesso Snozzi. Conclude l’itinerario una selezione di immagini di paesaggio, realizzate in luoghi e occasioni diverse, tra le quali quelle realizzate per incarico della Mission Photographique de la DATAR (1984-1985) in Francia.

L’allestimento è accompagnato da alcuni video dedicati a Gabriele Basilico.

Biennale Disegno Rimini – Visibile e invisibile, desiderio e passione

Dal 28 Aprile 2018 al 15 Luglio 2018
RIMINI
LUOGO: Teatro degli Atti + Altre sedi
ENTI PROMOTORI:
Comune di Rimini
Musei Comunali
COSTO DEL BIGLIETTO: Intero 10 € | Biglietto unificato con “Caravaggio Experience” 16 €
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 054 1793851
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://www.biennaledisegnorimini.it

COMUNICATO STAMPA:
La mostra di Vanessa Beecroft, quelle su Picasso e Fellini, Guercino e il suo falsario, Giorgio Morandi, Adolfo De Carolis, Felice Giani, Ubaldo e Gaetano Gandolfi, Fortunato Duranti, i fumetti di Sergio Toppi, i collage di Kolár, gli acquerelli di Davide Benati, i contemporanei nel Cantiere Disegno: 33 mostre e più di 2.000 opere, a Rimini dal 28 aprile al 15 luglio, per la 3ª Biennale del Disegno dal titolo Visibile e invisibile, desiderio e passione.

Nei luoghi più belli della città, da Castel Sismondo al felliniano Cinema Fulgor, si potrà ammirare un percorso che tocca tutte le arti creative: disegno antico e moderno, fumetto e architettura, calligrafia e grafica, pittura e cinema. Con una traccia sotterranea: l’erotismo.

Paul Klee sosteneva che il disegno è l’arte di portare una linea a fare una passeggiata, ma chi ha un cane sa che in molti casi è l’animale a condurre, guidato dalla vaghezza degli odori, dalla traccia dei rumori. In modo analogo il disegnatore è spesso condotto dalla matita, dalla strada tracciata dai segni che induce a inoltrarsi nel bosco bianco della carta. L’artista con il disegno cerca di rendere visibile quel che non lo è: l’idea, un pensiero, una visione, un desiderio.
Parte da questa riflessione la 3ª edizione della Biennale del Disegno, dal titolo Visibile e invisibile, desiderio e passione, ideata dal Comune di Rimini e dai Musei Comunali, che prosegue l’indagine iniziata nel 2014, sulla centralità del Disegno nell’attività dell’artista (www.biennaledisegnorimini.it).

Da 28 aprile al 15 luglio 2018 Rimini ospita 33 mostre e un percorso di 2.000 opere, che tocca tutti i processi creativi – disegno antico e moderno, fumetto e architettura, calligrafia e grafica, pittura, street art e cinema – scegliendo una traccia sotterranea come l’erotismo. Rimini mette a disposizione il proprio centro storico trasformato per l’occasione in un cuore pulsante della creatività: da Castel Sismondo al Museo della Città, dal Cinema Fulgor alla FAR, dalla Domus del Chirurgo a Palazzo Gambalunga, il tutto da scoprire comodamente in un fine settimana, grazie anche ai pacchetti soggiorno proposti dagli operatori turistici (http://www.riminireservation.it/).

33 mostre tra Visibile e invisibile, desiderio e passione
Sono diverse le mostre di altissimo significato che approdano alla 3a Biennale del Disegno di Rimini. Tra tutte l’esposizione di Vanessa Beecroft ospitata alla FAR (Fabbrica Arte Rimini) in piazza Cavour. Dopo aver individuato e reinterpretato il mondo delle donne attraverso i suoi celebri tableau vivant, Vanessa Beecroft ha ripreso a disegnare, a dipingere, e ha scelto la Biennale dei Disegno di Rimini per esporre una serie di opere nella mostra dal titolo Disegni americani.
Opere eccelse di grandi dimensioni: corpi nudi, figure di donne, muse fragili, silhouette informi sopraffatte dal burka.
Un epicentro umano si intuisce in queste figure che si stagliano in solitudine, e anche in quelle che non hanno corpo, che assumono l’aspetto di un fantasmino sotto un lenzuolo nero, da cui affiora un’espressione attonita.

Un altro evento di grande importanza è al Castel Sismondo, la splendida Rocca Malatestiana di Rimini, dove sono messi a confronto, attraverso due mostre dalla traccia erotica, i due maestri del Novecento: Federico Fellini (1920-1993) e Pablo Picasso (1881-1973).
Del pittore spagnolo sono esposte 66 incisioni – acqueforti, acquetinte e puntesecche – eseguite nel 1968 per illustrare La Célestine di Fernando de Rojas, prima opera drammatica spagnola che diventò simbolo del femminino e di cui Picasso, con freschezza e originalità, riuscì a renderne la figura.

Accanto nella mostra Il corpo sognato i personaggi disincantati del regista italiano nei disegni dal Libro dei sogni, e dove Fellini annotava il suo mondo onirico e in cui Pablo Picasso compare per ben tre volte. Si tratta di 42 disegni di coerente invenzione e di propulsiva ironia.
Dal confronto emerge una straordinaria somiglianza, un’unica matrice trasgressiva che accomuna i due maestri, che mai s’incontrarono, ma che tanto condividevano artisticamente.

Al Museo della Città un’altra grande mostra dal titolo Delineavit. Guercino e il caso del Falsario riunisce un unicum con più di 100 opere, prevalentemente paesaggi, realizzati sia dal Guercino (1591-1666), che dall’artista che fu conosciuto come il suo celebre falsario, vissuto intorno alla metà del Settecento.
In occasione della Biennale del Disegno viene presentata per la prima volta l’opera dell’artista per secoli anonimo e indicato come il precoce falsario di Guercino e svelata l’identità dello stesso, rivelata ai curatori durante le ricerche preparatorie alla mostra e corrispondente a Francesco Novelli, abile incisore del tempo.
La mostra è giocata sul confine tra il vero e i falsi dichiarati e le prove ingannevoli, e prende anche in considerazione l’importante produzione incisoria ispirata ai disegni di Guercino, oltre ad alcuni dipinti particolarmente significativi per la storia dell’arte riminese del Seicento.
Accanto a Guercino i disegni inediti di Fortunato Duranti (1787-1863): Le Carte della Follia dalla Biblioteca di Fermo.

90 sono le opere in mostra al Museo della Città, prodotte dall’artista marchigiano negli anni bui del suo malessere, diverse per soggetto, stile e tratto e accompagnate dagli scritti frammentari dell’artista spesso impossibili da decifrare.

Sempre al Museo Civico vi sono le magnifiche incisioni di Stefano Della Bella (1610-1664) artista che primeggiò nel raccontare la Firenze del Seicento per mezzo della stampa incisa.
La mostra dal titolo: La Poetica del Minuscolo espone soggetti di formato in gran parte piccolissimo. La caratteristica dell’arte di Della Bella è tutta nel gioco delle proporzioni e nell’incessante variazione di scala. È la grafia a diventare dipinto, invece, nelle opere di 16 calligrafi esposte nella mostra Calligrafia Venezia. Caratteri al Femminile e ispirate alla disciplina che sta alla base del bel tratto nella scrittura.
Processo che si replica nell’indagine sull’arte della grafica con l’esposizione: Visibili e invisibili. I Manifesti Aiap per la Biennale Disegno.

Una mostra collettiva sotto il titolo Ospiti al Museo riunisce inoltre le mostre di: Giovanni Manfredini, MAD MEG, Del Bianco e Lombardelli, la disegneria di Tinin Mantegazza, le xilografie di Giancarlo De Carolis, Luca Piovaccari, Silvio Canini, Umberto Giovannini, Luciano Baldacci e Anna Girolomini.

Tornando a Castel Sismondo, nella preziosa mostra L’Eco del Tempo vi sono i disegni di Adolfo De Carolis (1874-1928) dal Fondo del Museo San Francesco di Montefiore dell’Aso, città di origine dell’artista.
De Carolis, protagonista dell’arte italiana tra l’Ottocento e Novecento, fu preferito da Gabriele D’Annunzio, che lo volle a interprete visivo dei propri testi, delle proprie drammaturgie tradotte a stampa.
In mostra un corpus importante: i fogli accurati che studiano a sanguigna le pose dei corpi, i più rapidi e nervosi abbozzi a pennello, nei quali la cromia li fa assomigliare a bassorilievi, i rapidi schizzi compositivi che diventano narrazioni, in un groviglio di segni che restituisce tutta la foga creativa del pittore.
Accanto la preziosa mostra Fogli barocchi espone opere eccelse: si tratta di disegni di Guercino, Felice Giani, Guido Cagnacci, Donato Creti, Ubaldo e Gaetano Gandolfi, opere dalla metà del Seicento agli sgoccioli del Settecento, ossia dal Barocco al Neoclassicismo, fogli di studio ed esercizi della mano, in vista di opere celebri oppure usciti da aule di lezione.
Tutti provenienti dalla collezione del bolognese Maurizio Nobile.

Nell’Ala di Isotta della Rocca espone invece Jiří Kolář (1914-2002), artista e scrittore mondialmente conosciuto per i collage, in mostra a Rimini con una personale dal titolo JK: l’Acronimo della Bellezza. E ancora, accanto, la mostra Cartoni per vetrate del pittore di fine Ottocento Giovanni Buffa.

Tornando alla FAR l’omaggio al moderno parte da 11 opere di grandi dimensioni di Davide Benati.
Dal titolo Arpabirmana, la mostra raccoglie gli evocativi acquerelli a tema floreale realizzati su carte nepalesi. Il percorso prosegue con le opere di Marilena Pistoia, la più grande disegnatrice del mondo di erbari, e si chiude con la mostra dal titolo Capriccio russo che espone disegni di Sergei Tchoban e della tradizione dell’architettura fantastica. Infine la mostra dedicata al riminese Davide Arcangeli dal titolo Più avanti del suo tempo. Del designer di automobili, considerato un genio del disegno nei pochi anni che la vita gli ha concesso, sono in mostra i prototipi straordinari realizzati per i più grandi brand motoristici.

Nell’Ala nuova del Museo sono 50 gli artisti chiamati a tradurre la realtà sfaccettata e ibrida del disegno contemporaneo nella sezione Cantiere Disegno. Su tre piani artisti e grafici, disegnatori di graphic novel e di racconti di animazione, pittori e incisori che fondano nel disegno un sistema di azione e di pensiero, in un confronto serrato. Artisti che hanno dato vita sulla carta (e su gli altri supporti) a tracciati e segni, ingombri e latenze, visionarietà e descrizioni del mondo umano e naturale.
Espongono: Giovanna Caimmi, Giovanni Frangi, Gabriella Giandelli, Davide Reviati, Marino Neri, Octavia Monaco Dem, Paper Resistance, Scarful, James Kalnda, Alberto Zamboni, Riccardo Angelini, Priscilla Beccari, Elisa Bertaglia, Alvise Bittente, Leonardo Blanco, Roberto Catani, Juan Carlos Ceci, Leonardo Cemak, Giulia Dall’Olio, Barbara Giorgis, Incubo alla Balena, Enrico Lombardi, Emilio Nanni, Barbara Nicoli, Gilda Marconi Sancisi, Toni Pecoraro, Marco Smacchia, Yurii Timoshenko, Veronica Azzinari, Fabio Castellani, Amanda Chiarucci, Sebastiano Guerrera, Giampiero Guerri, Luca Lavatori, Chiara Lecca, Elisa Leonini, Alberto Mingotti, Lucia Nanni, Stefano Ronci, Sandra Santolini, Alessandro Sicioldr, Martina Zena.

La Casa del Cinema Fulgor, appena riaperta al pubblico dopo il restauro realizzato dallo scenografo, tre volte premio Oscar, Dante Ferretti, accoglie gli straordinari fumetti di Sergio Toppi (1932-2912).
Fumettista, sceneggiatore, illustratore tra i protagonisti del Novecento italiano, Toppi espone in Lo Spazio dentro il Corpo accanto alla mostra Potente di Fuoco che porta a Rimini i disegni realizzati da bambino dallo street artist Ericailcane.

La Scuola del Bornaccino. Un Caso Internazionale è invece l’esposizione che celebra Federico Moroni. Insegnante e artista, Moroni fu maestro antesignano della didattica artistica e divenne celebre per il metodo che applicava con gli alunni, tanto da essere immortalato dai fotografi del Getty Images per un servizio della rivista LIFE. E ancora, accanto, vi sono le tavole di Filippo Scòzzari, bolognese e avanguardista del fuetto negli anni Settanta.
Con lui collaborarono grandi nomi del calibro di Andrea Pazienza. Sempre al Fulgor si trova la mostra che espone gli “avvisi” che Tonino Guerra scrisse nel luglio del 1981, pubblicati in forma di manifesti dalla Maggioli nella veste grafica di Michele Provinciali e che costituiscono un caso singolare nella storia della comunicazione.

A Palazzo Gambalunga, nelle storiche sale che preservano il nucleo antico della Biblioteca Gambalunga, un’altra mostra di grande importanza: Il tempo sulle cose, che espone incisioni e disegni di Giorgio Morandi (1890-1964) che individuò nella polvere una rappresentazione pittorica. I disegni di Morandi si confrontano sullo scorrere del tempo con le opere polverose di alcuni artisti contemporanei.

Alla Domus del Chirurgo espongono Marotta & Russo mentre all’Istituto Lettimi la mostra La musica visibile espone le bellissime copertine degli Spartiti musicali illustrati del XIX e XX secolo. L’immagine al servizio della musica potrebbe essere il sottotitolo aggiuntivo a quello scelto, la relazione fra contenuto musicale dello spartito e la sua descrizione grafico-pubblicitaria.

Eventi collaterali
A Palazzo dell’Arengo è già approdato Caravaggio Experience (dal 24 marzo sino al 22 luglio). La mostra multimediale su Caravaggio promossa dal Gruppo Maggioli, trova collaborazione con la Biennale del Disegno di Rimini offrendo al pubblico la possibilità di acquistare un biglietto unico per i due eventi al prezzo scontato di 16 € (con un risparmio di 6 €). Caravaggio Experience, spettacolo di proiezioni e musiche in cui sono evocate 58 opere del grande pittore, ospiterà un incontro dedicato al disegno con il critico Claudio Strinati (in data da definire) che si interroga su un tema annoso per gli amanti dell’arte: “è vero che Caravaggio non ha mai disegnato?”. Al Museo storico e archeologico di Santarcangelo apre (fino al 30 settembre) la mostra Unearth che espone opere di Eron e di Andreco. Al Museo di Arte Povera di Sogliano sul Rubicone apre la mostra Il disegno di Mirko Vucetich. Quando la grafite traccia l’anima mentre la mostra di Luciano Baldacci I segni e le cose è alla Galleria Comunale Santa Croce di Cattolica. Infine a Cesena, negli spazi di Cristallino la mostra collettiva di artisti contemporanei dal titolo La linea d’ombra.

Pacchetti alberghieri Rimini per la Biennale del Disegno rivela la sua anima più artistica. La città è da scoprire passeggiando tra palazzi storici, piazze antiche, strade e vicoli suggestivi, scoprendo gli scorci più importanti di una città profondamente legata alla storia e alle arti, grazie anche ai pacchetti soggiorno proposti dagli operatori turistici (http://www.riminireservation.it/).

Catalogo: Lazagne Magazine offerto da Gruppo Maggioli.
In collaborazione con: Polo Museale Emilia-Romagna. Partner: Regione Emilia Romagna, IBC–Istituto per i Beni Storici, Artistici e Culturali, APT Servizi Srl, Romagna Acque, Hera, Anthea, SGR, UNI Rimini Dipartimento di Scienze della Qualità della Vita, Cartoon Club, Mare di libri, Petroltecnica, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Pinacoteca Nazionale Bologna, Museo Civico di Cento, Polo Museale di Montefiore dell’Aso, Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, Fondazione Tito Balestra Longiano, Biblioteca Comunale Spezioli di Fermo, Biblioteca Gambalunga Rimini, Aiap–Associazione italiana design della comunicazione visiva, Gruppo Maggioli.

Photofestival 2018. Innovazione, Conoscenza,Storia – Milano

Dal 23 Aprile 2018 al 30 Giugno 2018
MILANO
LUOGO: Sedi varie
ENTI PROMOTORI:
AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging
Patrocinio di Comune di Milano e Regione Lombardia
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://www.milanophotofestival.it

COMUNICATO STAMPA:
Photofestival, la grande kermesse annuale dedicata alla fotografia d’autore promossa da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging, si prepara a tornare a Milano dal 24 Aprile al 30 Giugno 2018 con una proposta potenziata e diversificata che vede, accanto all’intensa programmazione di mostre, un calendario di eventi speciali.

La tredicesima edizione di Photofestival è dedicata a “Innovazione Conoscenza Storia”, tre elementi che caratterizzano la realtà e il futuro di Milano: la tensione verso il nuovo a qualsiasi livello, lo sforzo di approfondimento culturale e scientifico, ma anche il forte legame con l’eredità storica.

Saranno 165 le mostre fotografiche diffuse sul territorio metropolitano e per la prima volta anche in alcune città limitrofe, in un percorso articolato che coinvolgerà oltre 100 sedi espositive tra gallerie private, luoghi istituzionali, musei, biblioteche, librerie e nuovi spazi che si aprono alla fotografia. Come di consueto, un ruolo centrale sarà riservato ai “Palazzi della Fotografia”, due edifici storici di Milano che ospiteranno alcune mostre fotografiche: Palazzo Castiglioni di Confcommercio Milano e Palazzo Giureconsulti di Camera di Commercio di Milano.

La formula espositiva prevede come sempre un’offerta fotografica di qualità che comprende autori affermati, professionisti di alto livello ma anche esordienti, mirando alla produzione di nuove idee oltre che alla diffusione dell’offerta esistente.

Il programma dell’evento, che contribuirà a valorizzare la Milano PhotoWeek promossa dal Comune (4/10 Giugno 2018), sarà inoltre arricchito da un calendario di attività collaterali alle mostre, come workshop fotografici, incontri di approfondimento, laboratori, letture portfolio e performance.

Il catalogo cartaceo di Photofestival, stampato in versione bilingue italiano/inglese, sarà distribuito negli spazi espositivi e nei luoghi più importanti della diffusione culturale milanese.
Promosso da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging, Photofestival è realizzato in collaborazione con Camera di Commercio di Milano, Confcommercio Milano, patrocinato da Comune di Milano e Regione Lombardia e supportato dalle singole Aziende Associate ad AIFoto, oltre che dagli Sponsor Eataly, il tempio dell’enogastronomia di qualità italiana, e Gruppo Cimbali, leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine professionali per caffè.

INAUGURAZIONE 23 Aprile 2018 h 12.30 Palazzo Castiglioni, Corso Venezia 47, Milano

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il tempio di San Biagio a Montepulciano dopo Antonio da Sangallo. Storie e restauri.

Dal 22 Aprile 2018 al 04 Novembre 2018
MONTEPULCIANO | SIENA
LUOGO: Tempio di San Biagio
COSTO DEL BIGLIETTO: Intero: € 3,50 (audioguida gratuita disponibile in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo) Ingresso gratuito: bambini al di sotto dei 6 anni, residenti nel comune di Montepulciano, portatori di handicap, clero, giornalisti, guide turistiche autorizzate
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0577 286300
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://www.tempiosanbiagio.it

COMUNICATO STAMPA:
Le celebrazioni del V centenario dell’edificazione del Tempio di San Biagio a Montepulciano, uno dei più celebri capolavori dell’architettura rinascimentale italiana realizzato su progetto di Antonio da Sangallo il vecchio (1455-1534) dal 1518 al 1548, offrono l’occasione per rivisitare e riproporre l’arredo interno originale della chiesa realizzato a partire dall’ultimoquarto del Cinquecento, con le nuove regole emanate dal Concilio di Trento in materia di apparato liturgico e di arte sacra, che poi sarà in gran parte asportato durante il restauro neorinascimentale del monumento avvenuto a partire dagli anni ottanta dell’Ottocento.

Il complesso architettonico con il Tempio a pianta centrale e l’adiacente Canonica, costruiti in blocchi di travertino delle vicine cave di S. Albino, è stato oggetto di numerosi studi, che sottolineano l’uso sapiente e armonico degli ordini, dei partiti architettonici e delle proporzioni classiche in un rapporto dialettico tra uomo, architettura e paesaggio. Alla morte del Sangallo (1534) i lavori continuarono con la costruzione della cupola tra il 1543 e il 1545, mentre il primo campanile fu concluso solo nel 1564 ed il secondo resta ancor oggi incompiuto.

L’ambizioso progetto architettonico, nacquea seguito di eventi miracolosi accaduti nell’aprile del 1518 e fu realizzato grazie alla raccolta di offerte dei cittadini e dei devoti. Il tempio fu consacrato nel 1537, ma gli altari, pensati dal Sangallo con un prospetto architettonico sobrio, furono solo in parte realizzati come li aveva previsti il famoso architetto, e rimasero incompiuti ed a lungo privi di dipinti.

L’evento espositivo intende porre l’attenzione su questo capitolo poco conosciuto delle vicende di San Biagio: la storia dimenticata dell’arredo interno del tempio, realizzato tra la fine del Cinquecento, al tempo della Controriforma, e il pieno Seicento, con l’affermazione dell’eloquio barocco. L’attuale, classica, configurazione interna risale, infatti, al recupero ‘purista’ di fine Ottocento con gli altari ricostruiti in stile cinquecentesco sull’esempio dell’unico che è stato ritenuto eseguito su disegno originale del Sangallo nella prima metà del Cinquecento (il primo del braccio sinistro con il dipinto dell’Annunciazione). Il progetto di rinnovamento interno coinvolse i sei altari laterali con un ornato esuberante di volute, stemmi e putti in stucco dipinto e dorato, racchiusi entro l’arcata a rosoni e le tele in essi ospitate. A questo intervento, che modificava in modo radicale gli spazi rinascimentali, contribuirono in maniera determinante alcune celebri casate (Cervini, Contucci, Nobili, Ricci e Lupacci), cui fu assegnato il patrocinio delle cappelle e degli altari. Nobili famiglie poliziane legate in prevalenza all’ambiente artistico romano e fiorentino, come dimostrano le tele degli altari e i dipinti murali che campeggiano nella zona presbiteriale.

Dagli anni settanta dell’Ottocento, sull’onda di un rinnovato interesse per la storia e l’architettura del monumento dopo l’Unità d’Italia, si giunse ad elaborare un progetto di ripristino neorinascimentale nel quale ebbe una parte determinante l’architetto senese Giuseppe Partini. A seguito di una sua proposta San Biagio divenne monumento nazionale nel 1878 e, agli inizi degli anni ottanta, fu oggetto di una prima fase di pesanti lavori demolitivi. Solo negli anni novanta, infine, si giunse alla ricostruzione delle mense in travertino e dei dossali, a seguito della quale le grandi tele eseguite per San Biagio, furono trasferite in chiese cittadine e del territorio, e gli altari rimasero vuoti fino al ‘prestito’, nel 1904, di dipinti provenienti dai depositi delle Gallerie fiorentine, poi restituiti nel 1973.

La mostra presenta anche una sezione documentaria che ospita immagini, dipinti, incisioni, piante e prospetti dell’interno, prima della distruzione degli altari rinnovati nel tardo XVI e nella prima metà del secolo XVII, nonché documenti legati al loro abbattimento e alla costruzione dei nuovi altari dal disegno composto e misurato per ripristinare la scansione euritmica dell’architettura rinascimentale.

L’esposizione, curata da Laura Martini e Riccardo Pizzinelli, caratterizzerà l’intera annata del V centenario, dal 22 aprile fino al 4 novembre 2018.

La mostra, promossa e organizzata dall’Ente proprietario, Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, dalla Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Siena, Grosseto e Arezzo, dal Comune di Montepulciano, dalla Biblioteca Archivio Piero Calamandrei, con il contributo del Consorzio del Vino Nobile di Montepulcianoe l’intervento di Cattolica Assicurazioni, è prodotta da Opera-Civita.

Orari
22 aprile – 31 maggio: 10.00 – 18.00
1 giugno – 30 settembre: 9.30 – 18.30
1-31 ottobre: 10.00 – 18.00
1 – 4 novembre: 10.00 – 12.00 / 15.00 – 17.00 (solo sabato e domenica)

Universo Futurista – San Lazzaro di Savena – Bologna.

Dal 21 Aprile 2018 al 18 Novembre 2018
SAN LAZZARO DI SAVENA | BOLOGNA
LUOGO: Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
CURATORI: Jeffrey T. Schnapp, Silvia Evangelisti
COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 10, ridotto € 8. Gratuito bambini fino ai 5 anni compiuti accompagnati da un adulto; giornalisti iscritti all’ordine con tessera in corso di validità o accreditati; membri ICOM; guide turistiche;1 accompagnatore per gruppo di almeno 10 persone; 2 accompagnatori per gruppo di almeno 20 persone; visitatori con disabilità e accompagnatore
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 051 628 8300
E-MAIL INFO: [email protected]
SITO UFFICIALE: http://fondazionecirulli.org/

COMUNICATO STAMPA:
Venerdì 20 aprile alle ore 18.30 (su invito) apre a San Lazzaro di Savena, a pochi chilometri da Bologna, la Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, una nuova istituzione privata italiana che nasce sulla base di uno archivio storico dedicato alla cultura italiana del XX secolo, avviato a New York nel 1984 dai suoi fondatori, Massimo e Sonia Cirulli e che oggi conta una collezione di alcune migliaia di pezzi.

Gli obiettivi della Fondazione sono la valorizzazione, in ambito nazionale e internazionale, dell’arte e della cultura visiva italiana del XX secolo attraverso una rilettura dal taglio inedito emultidisciplinare della sua eredità culturale e la promozione di progetti orientati alla divulgazione della cultura creativa italiana dalla nascita della modernità e del made in Italy fino al boom economico.

Contestualmente all’apertura dello spazio sarà inaugurata la mostra Universo Futurista, a cura di Jeffrey T. Schnapp e Silvia Evangelisti, focalizzata sul nucleo della collezione dedicato a questo periodo storico (1909 -1939) su cui non cessa di rinnovarsi l’attenzione degli studiosi, attraverso mostre e pubblicazioni, e del pubblico.
La mostra presenta una selezione di opere dalla collezione della Fondazione Cirulli e pone l’accento su tematiche centrali dell’estetica futurista come l’inno alla vitalità creativa, alla giocosità e alla fantasia di un’arte che rallegra il mondo ricreandolo integralmente, riprendendo le parole del Manifesto “Ricostruzione Futurista dell’Universo” redatto nel 1915 da Giacomo Balla e Fortunato Depero.

L’estetica futurista muove i suoi passi da un nuovo modo di concepire la creazione artistica, che supera i confini delle arti tradizionali e coinvolge la vita quotidiana nella sua totalità per diventare “arte totale”, creando un legame strettissimo tra arte e vita. Universo Futuristaapprofondisce questa nuova concezione estetica attraverso l’accurata selezione di dipinti, sculture, oggetti di design, disegni progettuali, fotografie e fotomontaggi, manifesti pubblicitari e documenti autografi di ogni genere realizzati da artisti futuristi dal 1909 fino alla fine degli anni ‘30 del Novecento.

Attraverso una straordinaria varietà di opere della Fondazione Cirulli, il percorso espositivo propone “ambientazioni” dedicate a tematiche care ai futuristi come la velocità, l’energia, il progresso, l’uomo meccanizzato e il design domestico, che si organizzano attorno a cinque unità strutturali principali: la sala della conquista dell’aria, il muro dei manifesti, le “costellazioni“ (8 unità tematiche), le “orbite“ (6 aree monografiche dedicate a figure rilevanti del periodo futurista la cui produzione artistica è ben documentata nella Collezione Cirulli) e gli “spazi“ (2 installazioni costruite intorno agli arredi). Come spiega lo studioso americano Jeffrey T. Schnapp, co-curatore della mostra, il progetto non segue un’impostazione storico-artistica tradizionale ma propone un percorso esplorativo attraverso l’abbondanza e la molteplicità dei materiali conservati nella collezione della Fondazione, evidenziando raggruppamenti, costellazioni, ritmi diversi di opere e variazioni di misura dal grande al piccolo, dal pieno al vuoto.

In mostra un nucleo di oltre 200 opere realizzate in diversi materiali, forme e misure create da artisti quali Balla, Boccioni, Bonzagni, Bucci, Casarini, Chiattone, D’Albisola, Depero, Diulgheroff, Guerrini, Korompay, Licini, Marchi, Marinetti, Masoero, Munari, Prampolini, Russolo, Schawinsky, Sant’Elia, Sironi, Tato, Thayaht.

Universo Futurista include capolavori dalla vicenda collezionistica unica, come il quadro Disgregazione x velocità (1913) di Giacomo Balla. Pubblicata nel volume Pittura e scultura futuriste di Umberto Boccioni (1914), l’opera fu esposta negli Stati Uniti nel 1915 in occasione della “Panama Pacific International Exposition”, l’esposizione universale che si svolse a San Francisco per celebrare il completamento del Canale di Panama; una grande manifestazione con oltre 11.000 opere esposte provenienti da Europa e Stati Uniti. Al termine dell’esposizione, dell’opera di Balla si perse ogni traccia, fino al ritrovamento avvenuto qualche anno fa proprio negli Stati Uniti.
Anche uno dei dipinti urbani di Osvaldo Licini esposti in mostra ha una storia particolare. Durante le operazioni di restauro del dipinto è stato rinvenuto, piegato all’interno della cornice, il ritaglio di un articolo del quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino” che commenta la mostra futurista del 1914, della durata di una notte e un giorno, organizzata nei sotterranei del Grand Hotel Majestic di Bologna (allora Baglioni). Alla mostra presero parte cinque giovanissimi artisti: Giorgio Morandi, Severo Pozzati, Giacomo Vespignani, Mario Bacchelli e Osvaldo Licini che espose, tra le altre, l’opera sopra citata.
Oppure la tela di Alfredo Gauro Ambrosi, La squadra atlantica sorvola Chicago (1933) appartenuta a Filippo Tommaso Marinetti e proveniente dalla sua collezione, esposta alla Prima Mostra Nazionale d’Arte Futurista (Roma, 1934).
Saranno inoltre esposti schizzi e disegni progettuali inediti di Antonio Sant’Elia; il pastello Nike, Vittoria dell’Aria (1913) di Umberto Boccioni; una raccolta di foto dinamiche di Anton Giulio Bragaglia (ca 1915); il primo e unico manifesto del film futurista Thays (1917), realizzato da Enrico Prampolini; foto e collage del periodo futurista di Bruno Munari; l’inedito salotto che Tato (Guglielmo Sansoni) ha progettato nel 1930 per Italo Balbo; arazzi di Fortunato Depero ed Enrico Prampolini realizzati negli anni Venti e Trenta.

La mostra è allestita nell’edificio che gli architetti e designer Achille e Pier Giacomo Castiglioni hanno progettato per Dino Gavina e Maria Simoncini, a San Lazzaro di Savena, nel 1960. L’edificio è stato restaurato nel pieno rispetto delle scelte originali cercando di ridurre al minimo i necessari interventi per l’adeguamento alla sua nuova vita pubblica. Non si è intervenuti, ad esempio, sul pavimento originale in pianelle di cotto organizzando gli impianti in esterno, così come si è intervenuti solo minimamente sui parapetti e sulle scale in ottemperanza alla normativa vigente.

Ad accogliere il visitatore all’ingresso dell’edificio l’isolatore elettrico, simbolo dell’edificio, acquistato da Gavina, proveniente dall’allestimento del padiglione del Giappone alla XI Triennale di Milano del1957; sulla porta d’ingresso l’emblematica frase che Walter Gropius scrisse nel 1958 nella prefazione dall’edizione italiana de L’architettura integrata: “forse l’Italia è destinata a chiarire su quali fattori della vita moderna dobbiamo fondarci, per recuperare il perduto senso della bellezza e promuovere, nell’era industrializzata, una nuova unità culturale”.

Una particolare cura è stata rivolta all’allestimento della mostra nell’intento di mantenere lo spazio libero e ben visibile affinché il visitatore possa godere di un’esperienza immersiva sia nello spirito futurista che nell’architettura. Grafica e allestimento sono a cura di Daniele Ledda, xycomm, Milano, Elisabetta Terragni, StudioTerragni Architetti, Como, New York.

Aperta al pubblico fino al 18 novembre 2018, la mostra sarà accompagnata da un catalogo (Daniele Ledda, xycomm, Milano) con testi dei curatori e schede di approfondimento a cura di: Pierpaolo Antonello, Silvia Evangelisti, Nicola Lucchi, Ara H. Merjian, Marco Sammicheli, Jeffrey T. Schnapp.

Orari: venerdì dalle ore 15 alle ore 19; sabato e domenica dalle ore 11 alle ore 20
Gruppi: martedì – domenica (le visite sono possibili anche in orari diversi da quelli di apertura al pubblico)
Visite family friendly
Visite guidate in lingua inglese
Per visite guidate e gruppi le prenotazioni sono obbligatorie

Viaggi nell’antica Roma. Due storie e due percorsi – Foro di Augusto.

Dal 21 Aprile 2018 al 11 Novembre 2018
ROMA
LUOGO: Foro di Augusto / Foro di Cesare
CURATORI: Piero Angela, Paco Lanciano
ENTI PROMOTORI:
Roma Capitale
Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
COSTO DEL BIGLIETTO: Singolo spettacolo: Intero 15 € / Ridotto 10 € | Combinato Foro di Cesare + Foro di Augusto: Intero 25 € / Ridotto 17 €
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 060608
SITO UFFICIALE: http://www.viaggioneifori.it

COMUNICATO STAMPA:
Il 21 aprile torna a vivere la storia del Foro di Cesare e di Augusto con Viaggi nell’antica Roma, gli straordinari spettacoli che hanno già affascinato oltre 520 mila persone. I due progetti, a cui sarà possibile assistere ogni sera fino all’11 novembre 2018, sono promossi da Roma Capitale,Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturalie prodotti da Zètema Progetto Cultura. L’ideazione e la cura sono di Piero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso e con la Direzione Scientifica della Sovrintendenza Capitolina.

Il progetto Viaggi nell’antica Roma racconta il Foro di Augusto e il Foro di Cesare partendo da pietre, frammenti e colonne presenti, con l’uso di tecnologie all’avanguardia. Gli spettatori sono accompagnati dalla voce di Piero Angela e da magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono quei luoghi così come si presentavano nell’antica Roma: una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico.

Due storie e due percorsi nell’antica Roma da vivere separatamente (singolo spettacolo € 15 intero; € 10 ridotto) ma anche in forma combinata nella stessa serata o in due serate diverse (combinato Foro di Cesare + Foro di Augusto intero € 25; ridotto € 17). È possibile acquistare i biglietti anche tramite il numero 060608, nei Tourist Infopoint e sul sito web dedicato www.viaggioneifori.it.
Grazie ad appositi sistemi audio con cuffie gli spettatori assistono a uno spettacolo di effetti speciali e musiche, raccontato in 8 lingue (italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese).

Le modalità di accesso ai due spettacoli sono differenti. Per il Foro di Augusto sono previste tre repliche secondo il calendario pubblicato (durata 40 minuti) mentre per il Foro di Cesare è possibile accedere ogni 20 minuti secondo il calendario pubblicato (percorso itinerante in quattro tappe, per la durata complessiva di circa 50 minuti, inclusi i tempi di spostamento).

FORO DI CESARE
Lo spettacolo all’interno del Foro di Cesare è itinerante. Si accede dalla scala accanto alla Colonna Traiana e si attraversa il Foro di Traiano su una passerella realizzata appositamente. Attraverso la galleria sotterranea dei Fori Imperiali si raggiunge il Foro di Cesare e si prosegue così fino alla Curia Romana.
Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dalla storia degli scavi realizzati per la costruzione di Via dei Fori Imperiali, quando un esercito di 1500 muratori, manovali e operai fu mobilitato per un’operazione senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. Quindi si entra nel vivo della storia partendo dai resti del maestoso Tempio di Venere, voluto da Giulio Cesare dopo la sua vittoria su Pompeo e si può rivivere l’emozione della vita del tempo a Roma, quando funzionari, plebei, militari, matrone, consoli e senatori passeggiavano sotto i portici del Foro. Tra i colonnati rimasti riappaiono le taberne del tempo, cioè gli uffici e i negozi del Foro e, tra questi, il negozio di un nummulario, una sorta di ufficio cambio del tempo. All’epoca c’era anche una grande toilette pubblica di cui sono rimasti curiosi resti. Per realizzare il suo Foro, Giulio Cesare dovette espropriare e demolire un intero quartiere e il costo complessivo fu di 100 milioni di aurei, l’equivalente di almeno 300 milioni di euro. Accanto al Foro fece costruire la Curia, la nuova sede del Senato romano, un edificio che ancora esiste e che, attraverso una ricostruzione virtuale, è possibile rivedere come appariva all’epoca.
In quegli anni, mentre la potenza di Roma cresceva a dismisura, il Senato si era molto indebolito e fu proprio in questa situazione di crisi interna che Cesare riuscì a ottenere poteri eccezionali e perpetui. Grazie al racconto di Piero Angela si potrà conoscere più da vicino quest’uomo intelligente e ambizioso, idolatrato da alcuni, odiato e temuto da altri.

FORO DI AUGUSTO
Il racconto del Foro di Augusto parte dai marmi ancora visibili nel Foro e, attraverso una multiproiezione di luci, immagini, filmati e animazioni, il racconto di Piero Angela si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, era custodita accanto al tempio dedicato a Marte Ultore. Con Augusto, Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperiale è stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’attuale Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. Queste conquiste portarono l’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà fatta di cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade.
Dopo Augusto, del resto, molti altri imperatori lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. Roma a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni; solo Londra nell’800 ha raggiunto queste dimensioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento.

Barry X Ball. The End of History – Varese – Castello Sforzesco

Dal 12 Aprile 2018 al 09 Dicembre 2018
VARESE
LUOGO: Castello Sforzesco
CURATORI: Anna Bernardini, Laura Mattioli
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02.88463700
SITO UFFICIALE: http://https://www.milanocastello.it

COMUNICATO STAMPA:
“Voglio che il mio lavoro sia imbevuto dell’intensità che caratterizzava l’arte del passato e che, nel presente, fatico a riscontrare. La mia opera ha sempre dichiarato il proprio omaggio a precedenti storici europei (in particolar modo italiani) con cui sto interagendo in maniera ancora più intima nelle mie nuove sculture. Con l’uso di un apparato tecnologico fatto di scanner 3D, macchine digitali ad alta risoluzione, computer potenti e software per modelli 3D, posso digitalizzare le opere direttamente dai musei, e con successive manipolazioni tecnologiche posso creare le mie sculture” (Barry X Ball)
Villa Panza, Bene del FAI – Fondo Ambiente Italiano a Varese, in collaborazione con il Castello Sforzesco di Milano, presenta in occasione di MiArt, Fiera d’Arte Moderna “The End of History”, mostra personale di Barry X Ball, scultore californiano classe 1955 che, dagli esordi minimalisti, giunge alle attuali sperimentazioni in una tensione costante tra tradizione e innovazione, alta tecnologia e storia, essenzialità e incanto. La mostra è patrocinata dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Varese e dal Comune di Varese.

Da giovedì 12 aprile a domenica 9 dicembre 2018, Villa Panza sceglie di esporre, ancora una volta, il lavoro di un artista la cui sensibilità altamente raffinata insieme alla ricerca della purezza della luce e della spiritualità hanno incontrato la visione etica ed estetica di Giuseppe Panza, che ne divenne collezionista sin dai primi anni ‘80. Una straordinaria affinità tra artista e mecenate, che Barry X Ball ha voluto celebrare nel potente Pseudogroup of Giuseppe Panza (1998 -2001): un insieme di nove ritratti realizzati da un calco del suo volto in cui l’artista guarda il suo soggetto da diverse angolature e con diverse espressioni.

La mostra – curata da Anna Bernardini, Direttore di Villa e Collezione Panza e Laura Mattioli, storica dell’arte, collezionista e fondatrice del Center for Italian Modern Art di New York – presenta 55 opere dagli anni ‘80 a oggi, in un excursus che parte dai primi lavori a fondo oro, piccoli oggetti preziosi riduttivi e luccicanti che riecheggiano icone religiose e pale d’altare, e giunge ai carismatici recenti Portraits fino alla sezione dei Masterpieces, in un percorso che si snoda dalle sale del primo piano della Villa al nuovo spazio delle Rimesse per le Carrozze. In contemporanea, il Castello Sforzesco inaugura un’inedita Pietà (2018), omaggio dell’artista alla celebre opera michelangiolesca conservata dal 2015 nel nuovo Museo della Pietà Rondanini.

Nelle sue opere, realizzate con metalli, marmi, alabastri, onici e lapislazzuli, l’artista insegue, sulle superfici e nei volumi, l’utopia di una materia dominata e al tempo stesso sublimata, unendo la progettazione virtuale e la modellazione al computer con l’intaglio e la levigatura dei dettagli a mano. page1image3771520
Scansionare e stampare in 3D una scultura esistente significa per lui affrontare il tema dell’oggettività e della serialità intesa come copia e superarlo attraverso la materia, elemento naturale incontrollabile e unico nel suo aspetto finale: Barry X Ball crea così un’opera autonoma nell’immagine e nel pensiero.

In dialogo con la Collezione permanente e l’architettura della Villa saranno esposti una serie di ritratti policromi colmi di pathos realizzati con materie prime sofisticate, in un raffinato equilibrio con gli arredi e le opere collezionate da Giuseppe Panza. Nei Portraits, il soggetto reale e quello rappresentato raccontano diverse soggettività e differenti espressioni, mostrando che al di là della riproducibilità tecnica emerge un’inevitabile e pregnante unicità come appare già nel ritratto di Laura Mattioli (2000-2005), a lui presentata da Giuseppe Panza, o in Matthew Barney Dual-Dual Portrait (2000-2007) doppio ritratto dell’artista in onice messicana bianca e rossa.

La mostra prosegue con l’esposizione dei Masterpieces, sculture imponenti e preziose, che reinterpretano le opere del passato creando nuove immagini più sintetiche e universali, più plastiche e sensuali, più autonome e armoniche. È l’innovazione concettuale e tecnologica che rivisita in chiave contemporanea i capolavori della storia dell’arte: esempio assoluto ne è Sleeping Hermaphrodite, realizzata in marmo nero belga.

La sezione dei Masterpieces proporrà l’inedita Pietà che per iniziativa del Comune di Milano – Cultura e della Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici verrà installata a cura del Soprintendente del Castello, Claudio Salsi, e di Laura Mattioli presso la Sala degli Scarlioni del Museo di Arte Antica. In dialogo con la Pietà, che è l’opera più recente, sempre al Castello è ambientato lo Pseudogroup of Giuseppe Panza (1998 -2001.

A Villa Panza un video di approfondimento sulle innovative tecniche dell’artista arricchirà il percorso espositivo. In particolare sarà analizzata l’esecuzione del ritratto di Giovanni Paolo II, opera inedita in argento realizzata ed esposta per la prima volta appositamente per la mostra, a testimonianza delle nuove ricerche dell’artista.

Il progetto espositivo di Villa Panza è reso possibile grazie al prezioso sostegno di JTI (Japan Tobacco International), che dal 2012 affianca la Fondazione nella realizzazione di grandi mostre volte a valorizzare e promuovere il patrimonio culturale di Villa e Collezione Panza.