Party of life. Keith Haring, a vision – Bologna –

Dal 31 Gennaio 2018 al 25 Febbraio 2018
BOLOGNA
LUOGO: Pinacoteca Nazionale di Bologna
CURATORI: Diana di Nuzzo
COSTO DEL BIGLIETTO: € 3. Per tutta la durata della mostra, presentando il biglietto di “Party of life” sarà possibile accedere alle due sedi della Pinacoteca nazionale con biglietti ridotto
SITO UFFICIALE: http://www.pinacotecabologna.beniculturali.it/it/

COMUNICATO STAMPA:
A 60 anni dalla sua nascita, Bologna celebra Keith Haring (1958-1990), uno degli artisti statunitensi contemporanei più significativi del XX secolo, la cui popolarità è paragonabile a quella di Andy Warhol. Dal 30 gennaio al 25 febbraio 2018 saranno in mostra, nelle sedi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, più di 60 opere dell’artista, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, molte delle quali inedite al grande pubblico.

La mostra è volta a diffondere la conoscenza sulla vita e l’opera di Keith Haring, iconico pittore e astro della street art newyorchese, invitando ad una riflessione collettiva ispirata al suo messaggio sociale. L’esposizione vuole inltre commemorare il valore profondamente innovativo dell’opera di questo artista che ha lasciato la propria traccia in tutto il mondo con il suo linguaggio visivo unico e trasversale.

Ad animare la mostra “Party of Life”, vi saranno numerosi eventi e collaborazioni: performance e flash mob in omaggio all’artista organizzati con studenti e performer, e laboratori e visite guidate in italiano e in inglese.

Orario: dal 31 al 4 febbraio dalle 10,30 alle 19,30. Apertura speciale per la ART CITY White Night del 3 febbraio dalle 19,30 alle 24. Dal 6 febbraio al 25 febbraio dalle 11 alle 19.

Luigi Busi. L’eleganza del vero 1837-1884 a Palazzo D’Accursio Bologna

COMUNICATO STAMPA:
L’artista Luigi Busi è il protagonista della quattordicesima mostra retrospettiva promossa da Bologna per le Arti, associazione culturale da anni impegnata nel percorso di riscoperta e valorizzazione della pittura bolognese tra Ottocento e Novecento.

Si tratta della prima grande esposizione monografica dedicata al pittore nella sua città natale, che accoglierà circa sessanta opere, tra dipinti e opere grafiche, di provenienza sia pubblica che privata affiancate dalle tele dei maestri che hanno segnato la sua formazione e degli artisti contemporanei che ne hanno influenzato l’iter creativo.

La mostra è curata da Stella Ingino e inaugurerà sabato 27 gennaio 2018 alle ore 17.30 presso la Sala Ercole di Palazzo d’Accursio a Bologna. Per l’occasione sarà pubblicato anche un ampio catalogo dedicato alla variegata produzione dell’artista, corredato da testi critici di Stella Ingino, Ornella Chillè, Alessio Costarelli e Ilaria Chia.

L’arte di Luigi Busi trova la sua dimensione nel realismo ottocentesco, spaziando dalle opere di carattere storico a scene di vita borghese, con una predilezione verso temi familiari resi con vibrante sensibilità che gli garantirono ben presto l’ammirazione del pubblico. La morte prematura, avvenuta all’età di soli 47 anni, stroncò una brillante carriera caratterizzata da un grande successo che gli valse numerosi riconoscimenti ufficiali come la nomina di Socio Onorario presso l’Accademia di Belle Arti di Milano, di Bologna e di Perugia, oltre al titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Luigi Busi si forma al Collegio Artistico Venturoli a Bologna, ottenendo fin dai primi anni di studio premi e menzioni. Nel 1858, dopo aver vinto il Pensionato Angiolini, si trasferisce a Roma dove entra in contatto con le novità della pittura storica in direzione realista portate avanti da Altamura, Morelli e Ussi.
Negli anni Sessanta ottiene importanti commissioni pubbliche a Bologna occupandosi, in collaborazione con Luigi Samoggia, della decorazione del Teatro Comunale e della Sala Rossa in Palazzo d’Accursio. Nel 1867 è selezionato per l’Esposizione Universale di Parigi e raggiunge l’apice della fama con la premiazione all’Esposizione Nazionale tenuta a Parma nel 1870 e con l’Esposizione Universale di Vienna nel 1873.

Tra il 1866 e il 1871 dipinge tre grandi tele per il «Salone del Risorgimento» del marchese Pizzardi e nel 1873 la pala Il martirio dei Santi Vitale e Agricola per l’altare maggiore dell’omonima chiesa bolognese. Altre opere di soggetto religioso sono nella cappella di Villa Hercolani Belpoggio a Bologna e nel Santuario della Madonna del Piratello, nei pressi di Imola.
Tra le decorazioni parietali si annoverano inoltre i suoi interventi nel Palazzo della Banca d’Italia a Firenze, in due palazzi privati a Imola, nella Sala Greca e nella Sala degli Etruschi nel Museo Civico Archeologico di Bologna.

Tra le opere esposte in mostra si potranno ammirare: Torquato Tasso e il cardinale Cinzio Aldobrandini nel convento di sant’Onofrio a Roma e La confessione di Isabella Orsini a Paolo Giordano della Pinacoteca Nazionale di Bologna; Cristoforo Colombo della Regione Emilia Romagna; Ritratto di Cavour e Minghetti e il dipinto del pittore Antonio Puccinelli Carlo Alberto a Oporto del Museo civico del Risorgimento; Luigi Nicolò de’ Lapi prima del supplizio delle Collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna; Via degli Orefici della Collezione BNL Gruppo BNP Paribas; Giuseppe Busi del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna e numerose opere provenienti dalla Fondazione Collegio Artistico Venturoli tra cui Le ultime ore del Doge Foscari e Autoritratto, oltre ai dipinti di collezione privata come l’inedito Ritratto della famiglia Hercolani o i celeberrimi Gioie materne e Conseguenze di un matrimonio celebrato col solo rito religioso.

Nel corso dell’esposizione, e precisamente tra febbraio e marzo 2018, si terrà l’ottava edizione dei “Dialoghi Culturali a Palazzo d’Accursio”, un ciclo di conferenze sull’arte e le sue declinazioni tenute da studiosi e personalità del panorama culturale della città. Gli appuntamenti si terranno presso la Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 28 gennaio al 18 marzo 2018 e si potrà visitare gratuitamente martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.30 e venerdì dalle 15.00 alle 18.30 (lunedì chiuso).

Picasso,De Chirico,Morandi,100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private Bresciane

COMUNICATO STAMPA:
Da gennaio 2018 le porte delle più raffinate e importanti dimore di Brescia si apriranno eccezionalmente per mostrare il frutto di un collezionismo d’arte silenzioso e riservato, fiorito in città e nella sua provincia negli ultimi due secoli.

Palazzo Martinengo, storica residenza nel cuore di Brescia, si prepara infatti ad accogliere, dal 20 gennaio al 10 giugno 2018, l’esposizione “PICASSO, DE CHIRICO, MORANDI. 100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane”.

La rassegna, curata da Davide Dotti, organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, col patrocinio della Provincia di Brescia e del Comune di Brescia, prosegue l’indagine sul collezionismo privato bresciano avviata nel 2014 con la mostra che proponeva una selezione di dipinti antichi rinascimentali e barocchi, tra cui spiccavano i lavori di Moretto, Savoldo, Romanino e Ceruti.

Per questo nuovo appuntamento, il focus sarà invece l’arte fiorita tra il XIX e il XX secolo, prendendo avvio dai lavori dei maestri del neoclassicismo (Appiani, Basiletti, Gigola e Vantini) fino ad arrivare a quelli informali di Burri, Manzoni, Vedova e Fontana degli anni cinquanta e sessanta del ‘900, passando attraverso correnti e movimenti artistici come il romanticismo, il futurismo, la metafisica e il “Ritorno all’ordine”.

Per quasi cinque mesi, Palazzo Martinengo diventerà un “museo ideale” dove confluiranno una preziosa selezione di capolavori ricercati, acquistati e amati dalle più illustri famiglie bresciane che, quadro dopo quadro, hanno dato vita a raccolte uniche per qualità, varietà e vastità.

Il collezionismo bresciano si può suddividere in due distinte categorie: quello di estrazione aristocratico-nobiliare – che riguarda soprattutto la pittura dell’800 – e quello frutto dell’intuito e della passione per l’arte di industriali, professionisti ma anche di semplici appassionati.

Il percorso espositivo si aprirà con opere di autori – da Luigi Basiletti ad Angelo Inganni, da Faustino Joli a Francesco Filippini, da Giovanni Renica ad Achille Glisenti, da Arnaldo Soldini a Cesare Bertolotti fino a Emilio Rizzi – che hanno rappresentato la gloria della scuola pittorica bresciana dell’800, per poi lasciare spazio ai capolavori dei grandi maestri del ‘900 di caratura internazionale che hanno rappresentato le colonne portanti dei vari movimenti e delle correnti succedutesi nel corso dei decenni: Balla, Boccioni, Depero, De Chirico, Savinio, Severini, Morandi, Carrà, De Pisis, Sironi, Burri, Manzoni, Vedova e Fontana.

Raffaello e l’eco del mito a Bergamo

COMUNICATO STAMPA:
Raffaello è il protagonista della stagione espositiva 2018 di Bergamo con la grande mostra Raffaello e l’eco del mito che anticipa le celebrazioni dell’anniversario, nel 2020, dei 500 anni dalla morte del maestro urbinate, attraverso un inedito percorso di oltre 60 opere, provenienti da importanti musei nazionali e internazionali e da collezioni private.

Il progetto scientifico della mostra ha preso avvio dal San Sebastiano di Raffaello, il capolavoro giovanile parte delle raccolte della Carrara, non solo protagonista di una sezione dedicata ma centro dell’indagine espositiva che si sviluppa attraverso vari capitoli: le opere dei “maestri” come Giovanni Santi, Perugino, Pintoricchio e Luca Signorelli, raccontano la formazione; un significativo corpus di opere di Raffaello ne celebra l’attività dal 1500 al 1505; infine, il racconto del mito raffaellesco si sviluppa in due sezioni, la prima ottocentesca e la seconda dedicata ad artisti contemporanei.

Raffaello, giovane magister
Gli anni giovanili sono caratterizzati da una continua capacità di innovare i canoni linguistici del suo tempo, come testimoniano i 14 capolavori presenti, dalla Madonna Diotallevi di Berlino alla Croce astile dipinta del Museo Poldi Pezzoli, dal Ritratto di giovane di Lille al Ritratto di Elisabetta Gonzaga degli Uffizi, fino al San Michele del Louvre, parte di un dittico commissionato ai primi del Cinquecento da Guidobaldo da Montefeltro insieme al nipote Francesco Maria della Rovere.
Per la prima volta, inoltre, vengono riunite in Europa tre componenti della Pala Colonna (dal Metropolitan Museum of Art di New York, dalla National Gallery di Londra e dall’Isabella Stewart Gardner di Boston) e tre componenti della Pala del beato Nicola da Tolentino (dal Detroit Institute of Arts e dal Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa), a testimonianza dell’eccezionale contributo critico che l’esposizione intende presentare.

Raffaello, la formazione
Anticipa la sezione delle opere autografe, un capitolo dedicato all’ambiente culturale in cui Raffaello crebbe, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, soffermandosi sulla corte dei Montefeltro a Urbino, attraverso l’opera del padre Giovanni Santi, capo di una fiorente bottega, scrittore e attore di cerimoniali, di Perugino, di Signorelli e di Pintoricchio, artisti dei quali è in alcuni casi allievo, in altri semplicemente acuto osservatore, in altri ancora collaboratore.

Attorno al San Sebastiano. Genealogia di un’immagine
Proveniente dal lascito di Guglielmo Lochis, che dona dopo la metà dell’Ottocento la sua raccolta alla città di Bergamo, il San Sebastiano è, all’interno del percorso espositivo, posto in dialogo con opere di autori che hanno affrontato sia lo stesso tema iconografico sia il genere del ritratto sullo sfondo di paesaggio – invenzione per eccellenza della cultura fiamminga – di cui sono presenti alcune testimonianze, dal Ritratto d’uomo di Hans Memling al San Sebastiano di Pietro de Saliba fino alle due opere Ritratto di giovane come San Sebastiano di Giovanni Antonio Boltraffio e Marco d’Oggiono, allievi di Leonardo a Milano.

La fortuna nel primo Ottocento: un mito che rinasce
La fama di Raffaello, già mito in vita, è destinata a propagarsi come un’eco lungo i secoli, in particolare nell’Ottocento, dove il fascino esercitato dalla sua vicenda artistica, tanto breve quanto intensa, alimenta storie di fantasia di derivazione romantica, tra arte e umane passioni. Ne è l’emblema il dipinto La Fornarina in prestito dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma – Palazzo Barberini, inesauribile fonte di ispirazione di cui sono esempi in mostra le opere di Giuseppe Sogni, Francesco Gandolfi, Felice Schiavoni, Cesare Mussini. L’eco nella contemporaneità
Il fascino dell’opera di Raffaello, che ha proseguito il suo sviluppo nel Novecento e fino ai giorni nostri, è alla base di un ulteriore capitolo d’indagine dell’esposizione, a cura di Giacinto Di Pietrantonio. Opere sotto forma di citazioni, tributi, ritratti ‘in veste di’, rivisitazioni iconografiche di celebri artisti quali, tra gli altri, Giorgio de Chirico, Pablo Picasso – di cui la mostra ospita anche un dipinto in prestito dalla Pinacoteca di Brera -, Luigi Ontani, Salvo, Carlo Maria Mariani – con un lavoro proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma – ma anche Christo, Francesco Vezzoli e Giulio Paolini, che ha realizzato anche l’inedito Studio per Estasi di San Sebastiano installato nello spazio di norma occupato in Accademia Carrara dal San Sebastiano di Raffaello (Sala 4): un simbolo di dialogo tra i due artisti e di collegamento ideale tra l’Accademia Carrara e la GAMeC.

L’allestimento di Raffaello e l’eco del mito è stato progettato da De8 Architetti e Tobia Scarpa e accompagna il visitatore lungo le sezioni della mostra, valorizzandone il carattere di ricerca anche grazie al progetto grafico di Felix Humm e il copywriting di Gigi Barcella. (p. 13)

Un sito dedicato, www.raffaellesco.it, e un programma di attività collaterali e didattiche, ampliano la fruizione della mostra a pubblici diversi, attraverso la proposta di laboratori, approfondimenti e percorsi guidati per gruppi e scuole, ideati dai Servizi Educativi dell’Accademia Carrara e della GAMeC con la progettazione e il coordinamento di Emanuela Daffra, alla scoperta dell’opera e della fortuna di uno dei più grandi maestri del Rinascimento.

Il Comitato Scientifico della mostra, composto, oltre ai curatori, da Vincenzo Farinella, Fernando Mazzocca, Cristina Quattrini, Maria Rita Silvestrelli e Giovanni Valagussa, ha inoltre ideato un ciclo di conferenze in preparazione all’esposizione, per l’approfondimento delle tematiche riguardanti le sezioni e le ragioni che sono alla base della ricerca critica: la formazione e l’opera del giovane maestro, la fortuna ottocentesca e il mito del genio urbinate nella contemporaneità. Incontri, da novembre 2017 a gennaio 2018, si sono tenuti presso la GAMeC. (p. 12)

Il catalogo della mostra è edito da Marsilio Electa con testi di: Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra, Giacinto Di Pietrantonio, Giovanna Brambilla, Vincenzo Farinella, Paola Frau, Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni, Elena Lissoni, Fernando Mazzocca, Paolo Plebani, Cristina Quattrini, Stefano Raimondi, Maria Rita Silvestrelli e Giovanni Valagussa. (p. 15)

Segnaliamo che alla mostra Raffaello e l’eco del mito è stata conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica, anziché l’Alto Patronato come indicato in catalogo.
Hashtag di riferimento:
#RaffaelloinCarrara #raffaellesco #Raffaelloelecodelmito #RaffaelloMania #RaffaelloBergamo Perugino, Raffaello, Luigi Ontani Come sindaco e presidente di Fondazione Accademia Carrara ho molti motivi per invitarvi a Bergamo, questa volta lo faccio con particolare piacere perché Raffaello e l’eco del mito è una mostra bellissima. Strutturata su un importante impianto storico-artistico, straordinaria per eccellenza di opere esposte, affascinante nel percorso, elegante, sorprendente, preziosa, un’occasione unica per tutti.
Giorgio Gori presidente Fondazione Accademia Carrara e sindaco di Bergamo

Bergamo gioca d’anticipo dando il via alle celebrazioni dei 500 anni della morte di Raffaello con la mostra che l’Accademia Carrara dedica al celebre artista. È una esposizione importante per il Museo che rafforza la sua vocazione internazionale: i prestiti ottenuti sono di qualità rilevante e arrivano da musei di alto livello, a conferma del posizionamento della Carrara, a soli due anni dalla sua riapertura, nel panorama museale europeo. Ma Raffaello e l’eco del mito ha anche un grande significato per la città, che vedrà riconosciuto un patrimonio artistico che dà valore al territorio e che rappresenta per i cittadini un’eredità culturale nel quale riconoscersi e farsi riconoscere. Il San Sebastiano, cuore e motore della mostra, diventa inoltre testimone del gusto raffinato del collezionismo bergamasco ottocentesco, specchio della società di quel tempo. La costruzione scientifica della mostra e il suo articolato percorso attraverso le preziose opere esposte ci immergono nel paesaggio culturale più fecondo del Rinascimento, nel segno di quello che è senza dubbio uno dei nomi più noti dell’arte italiana. La mostra sarà certamente in grado di sollecitare nel pubblico desiderio di conoscenza e di comprendere per quale motivo un periodo della storia d’Italia è diventato, nel mondo, l’espressione più alta di bellezza e perfezione. Sarà questa la vera eredità che la mostra lascerà ai suoi visitatori.
Nadia Ghisalberti assessore alla cultura Comune di Bergamo
Nel 2020 ricorrerà il quinto centenario della morte di Raffaello. Gli anniversari di questa natura, perché non rimangano commemorazioni di circostanza, richiedono l’ideazione e la costruzione di progetti di ricerca che abbiano l’ambizione di aumentarne la conoscenza. Nel caso di Raffaello il compito è tutt’altro che facile poiché l’analisi del suo operato non ha mai conosciuto soste, con continui approfondimenti motivati dall’apprezzamento universale. L’Accademia Carrara, che conserva un’opera di Raffaello di grande bellezza, ha immaginato di portare il proprio contributo alla conoscenza del maestro, mettendo in connessione il progetto espositivo con la collezione museale che custodisce, partendo da un dipinto cruciale della giovinezza di Raffaello: il San Sebastiano della collezione Lochis, giunto in Carrara nel 1866. L’attività espositiva che Bergamo promuove ormai da decenni ha consolidato nel tempo una linea di ricerca i cui fondamenti si riconoscono nell’ideazione di progetti che abbiano una forte pertinenza alla cultura della città e al patrimonio di cui le istituzioni dedicate all’arte sono custodi. Anche la mostra di Raffello si iscrive con chiarezza in questo percorso culturale.
Maria Cristina Rodeschini direttore Fondazione Accademia Carrara e co-curatore della mostra Solo i veri Maestri possono continuare a essere fonte di ispirazione a distanza di 500 anni dalla loro morte. Raffaello è uno di questi. La GAMeC dà il suo contributo alla mostra promossa dalla Fondazione Accademia Carrara e dedicata all’Urbinate, mostrando come artisti moderni e contemporanei siano debitori al genio di questo straordinario artista. Nello stesso tempo, offre testimonianza di come la storia dell’arte sia un continuum in cui gli stili e le modalità espressive, anche quando appaiono innovativi se non rivoluzionari, contengono l’esperienza, gli insegnamenti e le sensibilità dei grandi del passato.
Alberto Barcella presidente GAMeC

Raffaello è il pittore rinascimentale per eccellenza, la massima espressione degli ideali di armonia e bellezza perseguiti negli anni della prima “maniera moderna”, come la definì Giorgio Vasari. Da cinquecento anni il suo mito compete con quello dei più altisonanti nomi della storia dell’arte. Interrogarsi sulla resistenza e sulle evoluzioni di questo mito nel tempo è un appassionante esercizio di analisi storica, oltre che un utile strumento di lettura dei linguaggi visivi del nostro presente. Mi rallegro dunque della cooperazione tra Accademia Carrara e GAMeC nello sviluppo di questa importante mostra, l’ultima di una serie di collaborazioni che troveranno seguito negli anni a venire.
Lorenzo Giusti direttore GAMeC

Il San Sebastiano di Raffaello della Carrara è uno dei capolavori riconosciuti del museo. Eppure è un capolavoro poco studiatoedicuisisapevapochissimo.Perquestonel2016sièpensatoaunasortadiviaggioper spiegarequestodipinto, frutto del genio precocissimo di Raffaello. Un viaggio che tocca luoghi e persone fondamentali per la maturazione di un artista capace come pochi altri di elaborare e fare propri gli stimoli più diversi. Un viaggio dove ogni nuova opera segna
6 una tappa di crescita. Un viaggio dove la storia ottocentesca del San Sebastiano è contestualizzata in un momento in cui la vicenda artistica e umana di Raffaello diventa il tema di veri e propri romanzi figurati. Un viaggio, infine, vario e appassionante, che grazie all’accostamento tra opere rare e bellissime cattura gli occhi e sollecita l’intelligenza dei visitatori. Perché al centro della mostra, accanto a Raffaello, sta il visitatore, che per orientarsi trova strumenti su misura predisposti da un curatore e dai Servizi Educativi del museo, pensati per trasformare il viaggio in un’esperienza radicata.
Emanuela Daffra co-curatore della mostra

Oggi viviamo in un’epoca in cui l’estetica del brutto, dell’antigrazioso modernista, ha ceduto il passo al ritorno dell’estetica del bello postmoderno; un passaggio che ha reso Raffaello nuovamente appetibile per gli artisti contemporanei. La bellezza – qualità primaria formale e concettuale del genio di Urbino – è tornata, infatti, a rappresentare un valore, una folgorazione del “qui e ora” non mediata dall’approccio discorsivo, oggetto di interesse per artisti molto diversi tra loro: dall’energetico Picasso al «Pictor Optimus» de Chirico, dal concettuale Paolini al colto Salvo, dai performanti Ontani, Beecroft e Vezzoli al neo- neoclassico Mariani. Una conseguenza della scelta raffaellesca di proporre canoni dell’arte sacra e dell’arte profana che sono stati secolarizzati e mondanizzati, peculiarità che l’arte moderna e contemporanea hanno saputo cogliere al meglio.
Giacinto Di Pietrantonio co-curatore della mostra
In mostra
Raffaello, Vanessa Beecroft, Pedro Berruguete, Mariella Bettineschi, Giuseppe Bezzuoli, Giovanni Antonio Boltraffio, Christo, Peter Cornelius, Mario Cresci, Giorgio de Chirico, Pietro de Saliba, Marco d’Oggiono, Antonio Donghi, Luciano Fabro, Dionigi Faconti, Pietro Fontana, Omar Galliani, Francesco Gandolfi, Carlo Maria Mariani, Hans Memling, Anton Raphael Mengs, Cesare Mussini, Luigi Ontani, Pelagio Palagi, Giulio Paolini, Pietro Perugino, Pablo Picasso, Pintoricchio, Francesco Podesti, Johannes Riepenhausen, Pietro Roccasalva, Salvo, Giovanni Santi, Felice Schiavoni, Luca Signorelli, Giuseppe Sogni, Ettore Spalletti, Francesco Valaperta, Francesco Vezzoli.

A Roma “Citazioni Pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps” un sapiente gioco di contrasti .

Il Museo di Palazzo Altemps, in occasione della celebrazione del ventennale dell’apertura al pubblico, ospita, dal 16 dicembre 2017 fino al 6 maggio 2018, la mostra “Citazioni pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps”.

In mostra ventisette incursioni artistiche realizzate da oltre ottocento pezzi di Fornasetti, perfettamente al loro agio fra le sculture di Palazzo Altemps.                                                         Di sala in sala, nelle suggestive stanze affrescate, nel cortile e nel teatro i temi del classico, delle rovine e delle antichità, rimandano a uno scambio a tratti spiazzante e irriverente, colto e sapiente, tra la collezione permanente di arte antica del Museo e le creazioni nate dall’immaginazione sfrenata e dall’invenzione surrealista di Fornasetti.

Le opere di Fornasetti, con i loro tratti fantastici, giocosi ed onirici esaltano la duplice anima di Palazzo Altemps. Nato come casa aristocratica dove si sono succeduti componenti delle famiglie Riario, Medici, Orsini, Altemps e Hardouin, nel 1997 diventa la sede del Museo Nazionale Romano dedicata alla storia del collezionismo antiquario. Nel rispetto della vocazione storica della residenza, sono esposte le collezioni di statuaria antica delle grandi famiglie nobili romane.

Il ricco e articolato percorso storico offerto dal Palazzo entra in relazione con le decorazioni d’interni e gli oggetti creati da uno dei talenti più estrosi e prolifici del ‘900, Pietro Fornasetti (1913-1988) con le creazioni del figlio Barnaba (1950) anch’egli eclettico indagatore della vita quotidiana oltre che custode dell’eredità del padre.
Il loro genio fa uso del passato architettonico, archeologico e storico artistico per creare un mondo che non è mai stato.

Il visitatore entrando nel cortile del palazzo si trova difronte ad un gioco di contrapposizioni in cui gli antichi capolavori scultorei e le decorazioni rinascimentali incontrano i lavori senza tempo di Fornasetti.
Proseguendo per il resto delle sale museali giunto al gruppo scultoreo del “Galata Suicida” il visitatore si trova immerso in un set scenografico dove l’imponente scultura si staglia come protagonista di una pièce teatrale, su un fondale alto sei metri raffigurante l’opera “Follia Pratica”.
Sui resti di antiche mura, una colonia di gatti in ceramica è pigramente accovacciata e trompe-l’oeil di rovine si alternano a vestigia reali in un gioco di rimandi.
Disegni, mobili, accessori ripercorrono la produzione dell’Atelier Fornasetti, dagli anni Trenta a oggi, rivelandosi come qualcosa di più di semplici oggetti decorati: “un invito alla fantasia, a pensare”, come raccontava lo stesso Piero, fondatore dell’azienda. Un viatico per l’immaginazione, che riconduce all’anima originaria di Palazzo Altemps.

L’idea della mostra nasce da una riflessione di Barnaba Fornasetti e di Valeria Manzi, consulente per i progetti culturali, per dare vita a un confronto tra l’antico e il moderno, quest’ultimo espresso perfettamente proprio dal linguaggio visivo, onirico, colorato e ironico di Fornasetti. La mostra è curata da Silvana Annichiarico, Direttrice di Triennale Design Museum e Alessandra Capodiferro, Responsabile del Museo di Palazzo Altemps.

 

Le Divine Creature approdano ai Musei Vaticani

COMUNICATO STAMPA:
Lunedì 22 gennaio 2018, alle ore 16.30, presso la Hall d’Ingresso dei Musei Vaticani verrà inaugurata la mostra Divine Creature, da un progetto ideato da Adamo Antonacci-Stranemani International, realizzato insieme a Silvia Garutti, e curata da Micol Forti.

Dopo essere stata presentata nel 2017 presso il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, la mostra approda ora nell’ambiente d’Ingresso dei Musei Vaticani e propone al pubblico dieci lavori fotografici di Leonardo Baldini, che ricreano altrettanti capolavori di arte sacra. Le opere rivisitate spaziano dal Rinascimento all’inizio del Novecento e creano un percorso iconografico intorno alle principali tappe della vita di Gesù, dall’Annunciazione fino alla Resurrezione. Gli “attori” coinvolti per dare volto, corpo ed espressione ai personaggi del racconto sacro sono uomini, donne, ragazzi e bambini portatori di disabilità, insieme ai loro familiari.

La mostra, che sarà ad ingresso gratuito, presenta, oltre alle fotografie e alle riproduzioni delle opere originali, anche alcuni oggetti di scena e foto del backstage allo scopo di mostrare la qualità e la complessità del lavoro dei ragazzi e dei tanti specialisti coinvolti nella realizzazione dei set e del processo di postproduzione. Oltre 45 persone, tra disabili e i loro familiari, sono stati affiancati da circa 20 tecnici fra truccatori, costumisti, scenografi, direttori delle luci e della fotografia.
La mostra è accompagnata dal catalogo italiano/inglese (Edizioni Mandragora, Firenze), con testi di Adamo Antonacci, Leonardo Baldini, Micol Forti, Barbara Jatta, Andrea Mannucci, Antonio Natali, Mons. Timothy Verdon.

I capolavori che compongono questa sorta di ‘passeggiata mistica’ sono: l’Annunciata di Palermo di Antonello da Messina (1476), l’Annunciazione di Caravaggio (1609), l’Adorazione del Bambino di Gherardo delle Notti (1620), l’Angiolino musicante di Rosso Fiorentino (1521), Il bacio di Giuda di Giuseppe Montanari (1918), l’Ecce Homo di Lodovico Cardi detto ‘il Cigoli’ (1607), Cristo e il Cireneo di Tiziano (1560 circa), il Lamento sul Cristo morto di Mantegna (1475-80), il Trasporto di Cristo al Sepolcro di Antono Ciseri (1870) e la Cena di Emmaus di Caravaggio (1606).

Selfie ad Arte “Biological Rules” @La Triennale di Milano

La Triennale di Milano presenta Materialmente, una serie di piccole mostre, 5 appuntamenti, ideati da Angelo Crespi, che presentano il lavoro di giovani artisti/scultori capaci di rileggere in chiave moderna i materiali della tradizione.
MATERIALMENTE #3 “Biological Rules” di Beatrice Gallori.
“C’è un conflitto eterno tra la materia organica e quella inorganica, tra l’esuberanza miracolosa delle cellule e la fissità stolida del composto privo di vita, tra la forma in fieri e quella solidificata, tra la sfera e il cubo, tra il caos e il cosmo, tra l’apollineo e il dionisiaco. Si gioca nell’interstizio tra queste diadi, il lavoro di Beatrice Gallori cioè nel punto in cui sembra che l’essere aggredisca il non essere, o che il non essere prevalga infine sull’essere. Un lavoro di una raffinata lucentezza che fa della Gallori una delle artiste più interessanti della sua generazione: a metà tra la cultura pop degli anni Ottanta (per l’uso dei materiali lucidi e colorati), lo Spazialismo degli anni Sessanta (per le estroflessioni oltre la bidimensionalità), e l’arte concettuale più recente legata alle scoperte della scienza e della biologia. In questa serie di oggetti, rigorosamente rossi, la tensione tra vita e morte assume una prospettiva specchiata, piena di rimandi e riflessioni, in cui la dimensione estetica sublima la forza di una ricerca sui materiali che dura da anni.”

#SELFIEADARTE “EXO//genous”
@BeatriceGallori #BiologicalRules 2017
@LaTriennale #Milano #MATERIALMENTE
@CleliaPatella
#SELFIEADARTE “OSMOsis”
@BeatriceGallori #BiologicalRules 2017
@LaTriennale #Milano #MATERIALMENTE
@CleliaPatella
#SELFIEADARTE “GRAVity”
@BeatriceGallori #BiologicalRules 2017
@LaTriennale #Milano #MATERIALMENTE
@CleliaPatella

Roma. Prorogata la mostra di Monet fino al 3 giugno

Roma. Prorogata la mostra di Monet al Vittoriano.

A grande richiesta, la mostra Monet Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Parigi allestita dal 19 Ottobre presso il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini – di Roma, che sarebbe dovuto terminare l’11 febbraio 2018, sarà prorogata fino al 3 giugno per far fronte alle numerose richieste.

 

Palazzo Reale. La mostra ‘Dentro Caravaggio’ è prorogata fino al 4 febbraio

COMUNICATO STAMPA:

La mostra Dentro Caravaggio, aperta a Palazzo Reale il 28 settembre e la cui chiusura era prevista per domenica 28 gennaio, viene prorogata sino a domenica 4 febbraio.

La decisione, visti l’esito straordinario della rassegna (già visitata, a ieri, 17 gennaio, da oltre 320.000 visitatori) e l’ancora vastissima richiesta di accesso, è stata presa congiuntamente dal Comune di Milano, dalla Direzione di Palazzo Reale e dal produttore MondoMostre Skira per consentire al maggior numero possibile di aspiranti visitatori di non perdere la mostra più importante dell’anno.

L’esposizione sarà aperta nella settimana di proroga dal 29 gennaio al 4 febbraio tutti i giorni dalle 9.30 alla mezzanotte, tranne lunedì 29 gennaio, in cui sarà aperta dalle 13.30 in poi.

Nella settimana di proroga l’ingresso sarà consentito solo ai singoli visitatori non prenotati, quindi non vi sarà accesso per gruppi e possessori di biglietti open, né sarà possibile effettuare prenotazioni. Si consiglia di scegliere le fasce serali, meno affollate delle diurne. La Biglietteria chiude un’ora prima quindi l’ingresso è consentito sino alle 23.

Per quanto riguarda le Giornate di studio del 29 e 30 gennaio, gli incontri, a ingresso libero sino esaurimento dei posti disponibili, si svolgeranno nella Sala Conferenze di Piazza Duomo 14 e saranno divisi in due sessioni: la prima esaminerà la storia dell’arte in rapporto con la diagnostica, sarà condotta da Rossella Vodret, curatrice della mostra, e vedrà la partecipazione di Keith Christiansen del Metropolitan Museum di New York con gli studiosi italiani Alessandro Zuccari (Sapienza Università di Roma), Raffaella Morselli (Università di Teramo), Francesca Cappelletti (Università di Ferrara), Stefania Macioce (Sapienza Università di Roma), Cristina Terzaghi (Università Roma Tre) e Massimo Ammaniti (Sapienza Università di Roma); per completare l’esperienza di studi caravaggeschi, è prevista inoltre la visita alla mostra L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri, presso le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, aperta fino all’8 aprile 2018.

La seconda sessione riguarderà gli approfondimenti sulla tecnica pittorica di Caravaggio e sarà condotta da Claudio Falcucci, che ha coordinato le indagini diagnostiche di varie opere in mostra; ne discuterà con Kamilla Kalinina del Museo Ermitage di San Pietroburgo e con gli studiosi italiani Ulderico Santamaria e Fabio Morresi (Musei Vaticani), e con Isabella Castiglioni (CNR – Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare).

Le Giornate di studio, così come già la mostra di Palazzo Reale, sono state rese possibili grazie al contributo del Gruppo Bracco e di Intesa Sanpaolo.

 

Georges de Canino – La notte è scura Collage contro il terrore 1978-1983 -Roma

 

COMUNICATO STAMPA

Philippe Soupault ha scritto di lui:
“Quand on rencontre les création de Georges de Canino on éprouve un certain vertige.
C’est que le créature ne craint pas les audaces et d’abord la poursuite de l’inconnu”.

«Quando si incontrano le creazioni di Georges de Canino, si prova una certa vertigine.
È un creatore che non teme le audacie e avanti tutto la corsa verso l’ignoto».

 

Le opere in mostra di Georges de Canino sono una silloge di circa quaranta lavori su carta di grande formato realizzati con interventi pittorici su basi cartacee assemblate attraverso collages di fotografie e documenti di riviste originali di propaganda fascista.
Una mostra che vuole, attraverso lo strumento dell’Arte, affrontare il sentimento dell’orrore al tempo delle Leggi Razziali, di cui quest’anno cadono gli 80 anni (1938-2018).

Un manifesto dell’orrore e dell’ironia dell’orrore, un campo d’indagine e di memoria dove l’artista, sensibile al tema della Shoa si confronta, portando lo spettatore a non sottrarsi alla ferita della storia.

Una mostra fortemente espressiva per il suo linguaggio simbolico, prepotente e crudo composto da segni, parole, motti, frecce e linee dinamiche che incombono con potenza cromatica su pallide adunate oceaniche di uomini in camicia nera, nelle immagini dei rotocalchi di propaganda fascista al tempo della promulgazione delle leggi razziali in Italia. Le grandi carte hanno evidenti analogie con il linguaggio – parolibere, collages, scrittura automatica – che le Avanguardie storiche europee, soprattutto Dadaismo, Surrealismo e Futurismo, sperimentarono nel loro percorso di rottura con le tradizioni ottocentesche nei primi decenni del novecento.
L’artista ebbe la fortuna ed il merito di conoscere e frequentare i massimi esponenti del novecento italiano e francese, amici come Elica e Luce Balla, Edita Broglio, Arnaldo Ginna, Philippe Soupoult, Jacques Baron, Sandro Penna, André Pieyre de Mandiargues, Giorgio Vigolo e Primo Conti, questo gli consentì di fruire di opere e documenti straordinari (disegni, dipinti, parolibere, taccuini, album, corrispondenze) che ebbe l’intelligenza e la lungimiranza di elaborare all’interno del suo percorso di sperimentazione individuale, originale e mai datato, la cui contemporaneità risulta preponderante.

Le opere di Georges de Canino formano un corpus unico e coerente, e sono state realizzate in due momenti cronologicamente distinti.
Il primo negli anni 1978 e 1979 in reazione al terrorismo, di tutte le matrici, attivo nell’Italia degli anni di piombo ed il secondo nel 1983, in seguito all’attentato alla Sinagoga di Roma, di matrice arabo palestinese, in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché.

Saranno esposti, inoltre, cinque studi preparatori delle due tele in esposizione permanente presso il Museo delle Fosse Ardeatine a Roma, che l’artista dedicò alla memoria delle ventisei vittime adolescenti trucidate nella strage.

La mostra, a cura della F.I.A.P. Federazione Italiana Associazioni Partigiane, è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale – Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Introduzione alla mostra:
Rav Riccardo Shmuel Di Segni – Rabbino Capo di Roma
Ruth  Dureghello​ –  Presidente della Comunità Ebraica Roma
Mario Venezia – Presidente Fondazione Museo Shoah
Ruben Della Rocca vice Presidente della Comunità Ebraica Roma
Giorgia Calò – Assessore Cultura della Comunità Ebraica Roma
Lauro Rossi Amico e Storico
Antonella Amendola Giornalista Critica d’Arte
Francesco Parisi  Storico dell’Arte

L’evento è patrocinato da: Regione Lazio, Assessorato alla cultura della Regione Lazio, Comunità Ebraica di Roma, Assessorato alla cultura della Comunità Ebraica di Roma, Centro di Cultura Ebraica, UCEI – Unione delle Comunità ebraiche Italiane, Fondazione Museo della Shoah, A.N.F.I.M. (Associazione Nazionale fra le Famiglie Italiane dei Martiri caduti per la Libertà della Patria), A.N.E.D. (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), A.N.E.I. (Associazione Nazionale Ex Internati), Centro Internazionale “Antinoo per l’Arte”, UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane)