Le terme di Caracalla in 3D: un salto nel passato.

Un viaggio a ritroso nel tempo, un miracolo della tecnologia è Caracalla IV dimensione, che da oggi trasforma il complesso termale voluto da Marco Aurelio nel primo grande sito archeologico italiano interamente fruibile in 3D.

Le Terme di Caracalla, nei secoli hanno rappresentato una miniera di tesori a cielo aperto, depredati e finiti in palazzi, chiese, persino piazze. A Roma due grandi vasche di granito sono le spettacolari protagoniste di piazza Farnese, mentre le colonne della Biblioteca delle Terme si trovano dal XII secolo a santa Maria in Trastevere. L’Ercole, il Toro Farnese e la vasca in porfido rosso del Frigidarium sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il secondo Ercole è alla Reggia di Caserta.
Nel visore in 3D appare tutto ricollocato al proprio posto, nella ricostruzione delle Terme come apparivano nel 216 dopo Cristo al momento dell’inaugurazione.
Le acque dell’immensa Natatio che tornano a muoversi, cristalline, tra marmi preziosi, colonne, capitelli le statue perdute delle 156 nicchie; lo splendore dell’immensa sala del Frigidarium che ritrova le magnifiche volte alte più di cinquanta metri, i lucidi pavimenti intarsiati e la grande fontana rossa; la superba palestra con la grande statua del Toro Farnese, che dopo secoli sembra magicamente tornata al suo posto.
E così i mosaici dei pavimenti, le finestre, i soffitti a cassettoni sopra le volte alte cinquanta metri.
In tutta la loro spettacolarità, le Terme di Caracalla tornano a vivere e a raccontarsi ai turisti, grazie a un visore di ultimissima generazione – è la prima volta in Italia per un sito archeologico – che da domani permetterà di visitarle vedendole ricostruite in tutta la magnificenza degli ambienti, con le immagini reali di colonne, statue, fontane che soprattutto nel Rinascimento sono state disperse nelle piazze e nei palazzi nobiliari di tutta Italia. “In pratica la possibilità per tutti di fare un viaggio a ritroso nel tempo”, sottolinea il soprintendente Francesco Prosperetti.

Alle immagini virtuali tout court, si aggiungono “immagini vere, riprodotte in tre dimensioni, di statue, oggetti, particolari architettonici che non sono più nel sito e che tornano a Caracalla per questo progetto innovativo”, spiega il soprintendente.

Un lavoro lungo e complesso che, grazie anche a rilievi, fotogrammetrie e scansioni laser, ha reso possibile la realizzazione di un modello in tre dimensioni il più possibile fedele all’originale, dove ogni elemento, dalle forme ai colori, nasce da un meticoloso processo di ricostruzione.
Semplici comandi gestibili con un unico pulsante, un visore dotato di software di georeferenziazione che accede alle immagini tridimensionali delle terme “com’erano” e riproduce i luoghi dove si trova il visitatore in una prospettiva immersiva, coprendo cioè tutto il campo visivo, hanno reso possibile tutto ciò.
Una tecnologia che sarà utilizzata a breve anche al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove grandi opere d’arte dell’antichità, come lo stesso Toro Farnese, saranno visibili all’interno dei contesti originari.

Si tratta di “un’iniziativa dalla forte valenza sperimentale”, ha spiegato Prosperetti: “Se c’è un luogo adatto a restituire la grandiosità dell’antico con le tecnologie è proprio questo”.

 

Elisa Sergio

Al Senato, Guernica capolavoro di Picasso, icona di pace

Dal 18 dicembre al 5 gennaio 2018 presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani l’esposizione “Guernica, icona di pace”, dedicata al cartone realizzato da Pablo Picasso e raffigurante la sua opera capolavoro, da cui è nato l’arazzo esposto all’ingresso della sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

La mostra nasce da una lunga e minuziosa ricerca fatta dalla storica dell’arte Serena Baccaglini che, nel corso dei suoi studi dedicati al grande artista spagnolo, scoprì una eccezionale collaborazione, tra Pablo Picasso, Nelson Rockefeller, uno dei più grandi mecenati del Novecento, e l’artista Jacqueline de la Baume Dürrbach, che ricreò, tessendolo, il dipinto di Guernica mediante l’antica arte dell’arazzo. I tre grandi artisti erano legati anche da una profonda amicizia.

Il cartone di proprietà della famiglia Dürrbach, fu’ esposto a Praga (2011-12), a San Paolo in Brasile (2014) e a Wròclaw (2014).
Quella di Palazzo Giustiniani rappresenta la prima esposizione in Italia, con l’accoglienza istituzionale dal Senato della Repubblica che, in prossimità delle celebrazioni per i Settanta anni della Costituzione italiana, ospita l’opera – non solo per l’alto valore artistico – ma anche per l’indubbio tributo universale che il dipinto offre alla democrazia, alla libertà e alla pace, valori fondanti della Carta Costituzionale.

Il grande significato e l’ importanza di questa esposizione è facilmente comprensibile già a partire dalla storia dell’olio di Guernica, conservato al Museo Reina Sofia di Madrid.

Guernica deliziosa cittadina basca, fu la prima città al mondo a subire un bombardamento aereo avvenuto la sera del 26 aprile 1937 ad opera dell’aviazione militare tedesca. Un esperimento bellico deciso con freddo cinismo dai comandi militari nazisti. In Spagna era in corso la guerra civile e il generale Francisco Franco cercava di sostituirsi al governo legittimo. Franco aveva come alleati il regime fascista e quello nazista. E nonostante la cittadina di Guernica non fosse teatro di azioni belliche; la furia distruttrice del primo bombardamento aereo della storia si abbatté sulla popolazione civile uccidendo soprattutto donne e bambini.

Un crimine contro l’umanità così efferato, che quando la notizia si diffuse nell’opinione pubblica, Picasso impegnato alla realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi del 1937 decise immediatamente quale sarebbe stato il soggetto della sua opera. Mise tutta il suo genio nella realizzazione di un pannello che denunciasse l’atrocità del bombardamento su Guernica. L’ opera, di notevoli dimensioni (metri 3,5 x 8), fu realizzata in soli 33 giorni, preceduta da un’intensa fase di studio, testimoniata da ben 45 schizzi preparatori che Picasso ci ha lasciato.

Il successo fù immediato. Seguirono numerose esposizioni internazionali, anche e soprattutto per il messaggio morale e civico che Picasso volle esprimere. Nelson A. Rockefeller (esponente della omonima famiglia di petrolieri, governatore dello Stato di New York dal 1959 al 1973 e vicepresidente degli Stati Uniti nel 1974 con l’amministrazione Ford), – per tutelarne l’integrità – convinse l’amico Picasso a rappresentarla in arazzo con il supporto di Jacqueline de la Baume Dürrbach, geniale artista francese capace di tessere un dipinto trasformandolo in arazzo.

Oggi, l’archivio Rockefeller di New York contiene memoria di Quel lungo e fruttuoso accordo tra i tre protagonisti, durò diciotto anni, dal 1955 al 1973, anno della morte di Picasso, e favorì la nascita di una collezione unica in cui ventisei opere dell’artista spagnolo vennero trasformati in arazzi “per poter portare la bellezza alla gente”, secondo l’espressione usata da Rockefeller per descrivere il progetto.
La collezione si trova presso l’archivio Rockfeller di New York dove vengono documentate ad esempio le tecniche utilizzate per realizzare l’arazzo. Eseguito sotto la completa supervisione e direzione di Picasso, che scelse personalmente le undici nuancés utilizzate per dare colore all’arazzo. Il dipinto nasceva in bianco e nero per rievocare le cruenti immagini riportate nelle foto monocrome dei quotidiani di Parigi, dove Picasso si trovava all’epoca dei fatti, mentre per l’arazzo si scelse il colore.

Picasso, a poco a poco, entrò nel magico mondo artistico della Dürrbach, apprezzando a tal punto il complesso lavoro di trasformazione delle sue opere in arazzi da fargli dire, a proposito del dipinto Déjuner sur l’herbe, che il “lavoro compiuto da Jacqueline era di gran lunga superiore al suo”.

Quando Rockefeller, nel 1974, assunse la carica di Vice Presidente degli Stati Uniti, gli arazzi – incluso Guernica – furono portati nella sua residenza di Kykuit (Stato di New York) e, nel 1985, la moglie Happy, sei anni dopo la sua morte, decise di consegnare l’arazzo di Guernica alle Nazioni Uniti perché il forte messaggio iconico evocativo sull’orrore della guerra potesse essere continuo e costante. Una targa, accanto all’arazzo posto all’ingresso della sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolinea che esso fu donato “in memory of Nelson Rockefeller and of his faith and support of the United Nations”.

Al termine dell’esposizione in Sala Zuccari, il cartone sarà ospitato dal 12 gennaio al 28 febbraio 2018 a Pieve di Cento (Bologna), nel museo MAGI ‘900, museo delle eccellenze storiche ed artistiche, che è anche il mecenate dell’intera esposizione dell’opera in Italia.

Elisa Sergio

Selfie ad Arte “Enjoy. L’arte incontra il divertimento” @Chiostro del Bramante – Roma

Diventato Museo di riferimento in ambito nazionale ed internazionale anche dell’arte contemporanea, il Chiostro del Bramante parte da questi presupposti per la mostra che propone fino al 25 febbraio 2018. Si chiama Enjoy e ha per sottotitolo l’Arte incontra il divertimento: locuzione emblematica che vuole indicare non solo una diversa modalità di vivere l’arte, ma soprattutto dare “spazio e spazialità” alle opere di artisti di acclarata fama. Infatti molti lavori sono site specific, pensati e costruiti dagli artisti ospiti proprio per gli ambienti del Chiostro la cui organizzazione – che fa capo a DART – aggiunge alla creatività dell’esposizione un notevole sforzo produttivo proponendo opere inedite.
Attraverso i linguaggi e le poetiche di alcuni tra i più importanti e provocatori protagonisti dell’ arte contemporanea lo spettatore può vivere una vera e propria esperienza.
Talvolta infrangere le regole non significa trasgredire, ma ampliarne i confini.  Una regola che il Chiostro del Bramante persegue da tempo nelle sue linee programmatiche, proponendo mostre fuori dagli schemi delle convenzioni espositive, dove l’originalità del percorso sta alla base del progetto ideativo.
“La dimensione del piacere, del gioco, del divertimento, dell’eccesso – afferma Danilo Eccher, curatore della mostra – sono sempre state componenti centrali dell’Arte; l’Arte sprofonda nel dolore ma si nutre di piaceri ed è sempre una danza di contrasti. L’illusione è una trasparenza che deforma la realtà, un’apparenza sottile dove tutto è possibile, suggerendo ora il dubbio dell’enigma, ora il sorriso della sorpresa”.
#SELFIEADARTE “Sotto protezione”
@ErwinWurm NewYork police cap gold, 2010
#ENJOY @ChiostroDelBramante #Roma
@CleliaPatella

Erwin Wurm “NewYork police cap gold” 2010
Fa parte delle One Minute Sculpture, opere che ridefiniscono il significato di scultura e amplificano il valore della percezione del pubblico, che diviene strumento finalizzato alla creazione dell’opera d’arte. Il pubblico è quindi invitato tramite le precise istruzioni dell’artista a interagire con gli oggetti, diventando  co-creatore dell’opera e esso stesso opera vivente.

#SELFIEADARTE “Spaccata di casa”
@Studio65 Mickey dei sogni, 2015
#ENJOY @ChiostroDelBramante #Roma
@CleliaPatella
Studio 65 “Mickey dei sogni” 2015
La poltrona di Topolino. I comics entrano nella quotidianità a rappresentare, con ironia, il simbolo del potere domestico, il tronetto del padrone di casa. La poltrona diventa gigante e ti invita a sederti per ritrovarti bambino, anche nel rapporto dimensionale. Questa poltrona è magica, ha il potere di risvegliare il bambino che in te è assopito, e lui ti farà ritrovare l coraggio di ricominciare a sognare, di credere nei tuoi sogni e di lottare per realizzarli.
#SELFIEADARTE “Che palle!”
@MartinCreed Half the air in a given space, 2013
#ENJOY @ChiostroDelBramante #Roma
@CleliaPatella

Martin Creed “Half the air in a given space” 2013

L’opera consiste in una sala riempita per metà da palloncini pieni di aria – che simbolicamete sottraggono ossigeno all’ambiente – dove la presenza del visitatore diventa intenzionalmente parte dell’istallazione stessa. La scelta del palloncino non è quindi casuale, e anche se per un verso si caratterizza come una sorta di trigger (scherzetto), finalizzato a rinnovare modalità di rapportarsi all’arte, dall’altro diviene uno strumento necessario nelle mani dell’artista per rendere visibile un elemento invisibile come l’aria.

Hokusai. Sulle orme del Maestro.

Finalmente è arrivata anche a Roma, la mostra del grande maestro giapponese Katsushika Hokusai. Dal 12 Ottobre al 14 Gennaio, il museo dell’Ara Pacis ospiterà più di 200 opere provenienti da importanti collezioni giapponesi, come Uragami Mitsuru Collection e Kawasaki Isago no Sto Museum. La mostra racconta la produzione del Maestro insieme a quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito il suo percorso, creando però delle linee innovative per quanto riguarda le forme e i colori della cosiddetta “pittura del mondo fluttuante”.

Katsushika Hokusai (1760-1849) nasce a Edo (attuale Tokyo) nel 1760. Nel 1778 diventa allievo di Shunsho e adotta lo pseudonimo “Shunro”, con il quale pubblica i suoi primi lavori. Alla morte del maestro eredita la conduzione dell’atelier Tawaraya, mutando la sua firma in “Sori”. Infine, acquisisce un linguaggio figurativo originale e indipendente da ogni stile artistico e, contemporaneamente, muta il proprio nome in quello che ancora oggi è noto, Hokusai. Ad accrescere la sua fama contribuisce l’eccentricità delle sue creazioni pittoriche, e soprattutto, la pubblicazione dei Manga. Dal 1820, sessantenne, rinnova il suo stile, firmandosi Hokusai Iitsu (“di nuovo uno”). Questi sono gli anni delle produzioni più conosciute, tra cui Trentasei vedute del monte Fuji con la famosa “Grande Onda”. In questo stesso momento, l’integrazione con la figura umana e animale diventa perfetta.
Nel 1834 utilizza per la prima volta il nome “Manji” (simbolo buddhista di buon auspicio), nel primo dei tre volumi delle Cento vedute del Monte Fuji, che contiene il suo testamento spirituale. Si trasferisce ad Uraga, per la produzione di stampe storico-letterarie. Ritornato ad Edo nel 1837, la casa con tutte le sue opere è distrutta da un incendio. Nonostante ciò continua la sua produzione, con la rappresentazione dei leoni cinesi, cosiddetti “esorcismi quotidiani”, talismani contro malattie e disgrazie. Morirà poi nel 1849.

“Sin dall’età di sei anni ho amato dipingere qualsiasi forma di cosa. All’età di cinquanta ho disegnato qualcosa di buono, ma fino a quel che ho raffigurato a settant’anni non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré ho un pò intuito l’essenza della struttura della natura, uccelli, pesci, animali, insetti, alberi, erbe. a raggiungere il segreto della pittura. A cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Prego quelli tra lor signori che godano di una lunga vita di controllare se quanto sostegno si rivelerà infondato. Scrivo questo in tarda età. Usavo chiamarmi Hokusai, ma oggi mi firmo Manji il vecchio pazzo per la pittura.”

Manji il vecchio pazzo per la pittura (Gakyo rojin Manji), 1834 Prefazione alle Cento vedute del monte Fuji

Hokusai. Sulle orme del Maestro propone circa 200 opere ukiyoe ( “immagini del Mondo Fluttuante” ) tra stilografie, policrome e dipinti su rotolo, esposte in due rotazioni per motivi di conservazione legati alla fragilità del materiale. La produzione di Hokusai rappresenta, ovviamente, il nucleo centrale, posto a confronto con opere di alcuni artisti che hanno preso l’eredità artistica del Maestro. Primo fra tutti è Eisen, molto apprezzato sia in patria, che tra gli estimatori europei di arte giapponese soprattutto per i suoi ritratti di beltà che furono presi a modello anche da Vincent Van Gogh.

La mostra è suddivisa in cinque sezioni principali:

Le vedute del monte Fuji; ovvero la serie più famosa di Hokusai, tra cui le 36 vedute del monte Fuji, pubblicate da Hokusai tra il 1830-31, con le due opere iconiche “Grande Onda” e del “Fuji rosso”, ebbero un impatto fondamentale sulla rappresentazione del paesaggio, al punto che diversi artisti si cimentarono sullo stesso soggetto.
Beltà alla moda: il mondo della seduzione;. la raffigurazione di “beltà alla moda” comprendeva soggetti ispirati a cortigiane, geishe, donne legate al mondo dei quartieri di piacere idealizzate e rese simbolo della moda, dell’eleganza e della seduzione. Il genere bijinga è rappresentato da raffinati dipinti su carta o seta nel formato del rotolo verticale da appendere realizzati da Hokusai, da Eisen e dagli allievi più vicini a Hokusai. La bellezza di queste donne era sottolineata dai tessuti e dai motivi splendidi dei kimono, dalla acconciature arricchite di pettini e spilloni, dalle movenze sensuali. Sempre riguardo questa sezione, all’interno del museo, troviamo una parte prettamente dedicata alle immagini esplicitamente erotiche. E’ una parte contrassegnata dal cartello V.M. 14, chiamata Abunae: “immagini pericolose”. E’ chiamata così perché, a differenza delle prime, suggerivano la scena amorosa, spesso amanti furtivi o clandestini, senza esplicitarne l’elemento sessuale. Si tratta di un genere che, garantendo agli artisti del Mondo Fluttuante di guadagnarsi da vivere, divenne molto diffuso nelle rappresentazioni. Per il loro contenuto, però, questa produzione artistica venne censurata da parte del governo.

Fortuna e buon augurio; undici dipinti su rotolo che rappresentano le divinità popolari della fortuna.
Catturare l’essenza della natura; I rotoli verticali rappresentano uno dei generi più amati della produzione ukiyoe, sul tema della natura e degli animali. Vengono sottolineati alcuni animali considerati sacri come il drago, la tigre, la carpa, il gallo.
Manga; Ai dipinti di animali e piante sono affiancati i quindici volumi a stampa più noti di Hokusai, i manga appunto, intesi dal maestro quali manuali di disegno per pittori professionisti e dilettanti. I manga rappresentano il sunto della sua arte, della sua ricerca artistica e sono la testimonianza tangibile degli espedienti creativi prodotto della sua indagine finalizzata a fermare in immagini l’essenza della natura. Le pagine, stampate con il solo contorno grigio-nero, posso essere definite come un’enciclopedia del mondo giapponese. Esse ci mostrano un campionario completo di paesaggi nelle diverse stagioni e in differenti situazioni atmosferiche.

Affianco al Maestro Hokusai troviamo anche la figura di Keisai Eisen (1791-1848), suo “allievo”. Le sue prime opere includono ritratti di beltà femminile riprendendo lo stile di Eizan, dal quale presto Eisen si distacca. Pur traendo ispirazione da Hokusai per il paesaggio, realizzò opere completamente nuove e originali, che rimandavano alla vivacità culturale di Edo, al mondo seducente dei quartieri di piacere, alla bellezza delle cortigiane e dei loro kimono.
Intorno al 1830, a seguito dell’introduzione del blu di Prussia, Eisen indirizza la sua produzione verso la realizzazione di stampe con il solo inchiostro blu, caratterizzate dalle eccellenti gradazioni tonali eseguite nel formato trittico e del ventaglio rotondo.
Nel 1835 disegna ventiquattro stampe della serie Kisokaidé: il progetto non sarà mai completato.

“Hokusai non era soltanto un pittore. Aveva curiosità leonardesche
si interessava di architettura
di macchine strane
di costumi
si divertiva a fare strabilianti caricature
(io l’ho conosciuto quando lui era già
andato a curiosare nell’altro mondo)
Grazie caro amico, grazie del tuo insegnamento allegro.”

Bruno Munari, The sea as a craftsman

Martina Paris

Selfie ad arte “L’Arte che Accadrà” @PalazzoFiano – Roma

L’arte torna protagonista a Palazzo Fiano, splendido edificio quattrocentesco nel cuore di Roma e sede del gruppo Hdrà, che metterà a disposizione le sale di rappresentanza per il progetto a cura di Valentina Ciarallo, in un percorso espositivo con opere di Giovanni De Cataldo, Stanislao Di Giugno, Davide Monaldi, Matteo Nasini e Guendalina Salini.

#SELFIEADARTE “Television is chewing gum for the eyes”
@GuendalinaSalini Se (2016)
#L’ArteCheAccadrà @Hdrà #PalazzoFiano #Roma
@CleliaPatella

Obiettivo finale dell’iniziativa è quello di sostenere l’arte contemporanea italiana e costruire, anno dopo anno,  una collezione permanente del gruppo. L’opera che vincerà il Premio “L’Arte che Accadrà 2017” sarà acquistata da Hdrà. A decidere, come lo scorso anno, sarà una giuria composta dai 140 dipendenti che per due mesi saranno a stretto contatto con le opere d’arte all’interno del loro ambiente lavorativo. Una modalità di condivisione e di partecipazione collettiva specifica per un gruppo che vuole innovare, a partire dal benessere in azienda.
“È un Premio – spiega il presidente di Hdrà, Mauro Luchetti – ma, su prenotazione, anche una mostra aperta ai visitatori, che potranno andare alla scoperta di nuove tendenze del panorama artistico italiano in un contesto suggestivo in cui il contemporaneo dialoga con il classico. Hdrà, del resto, è una realtà in forte crescita che fa proprio della contaminazione tra diverse competenze il suo credo. E perché questo scambio di know how si compia è necessario stimolare e gratificare le persone che tutti giorni lavorano insieme. Lo facciamo attraverso l’arte, ma favorendo anche diverse attività che stimolino la loro interazione. Crediamo che tutto questo possa portare vantaggi concreti”.

#SELFIEADARTE “Sono contenta di essere arrivata uno”
@DavideMonaldi G.O.A.T. (2017)
#L’ArteCheAccadrà @Hdrà #PalazzoFiano #Roma
@CleliaPatella
#SELFIEADARTE “Patchwork Ball”
@MatteoNasini Le cose non crescono al buio (2012)
#L’ArteCheAccadrà @Hdrà #PalazzoFiano #Roma
@CleliaPatella
#SELFIEADARTE “Il quadro è servito”
@StanislaoDiGiugno Untitled + Vassoio (2017)
#L’ArteCheAccadrà @Hdrà #PalazzoFiano #Roma
@CleliaPatella
#SELFIEADARTE “Triclelio”
@GiovanniDeCataldo Paolina Borghese Crash test #6 (2017)
#L’ArteCheAccadrà @Hdrà #PalazzoFiano #Roma
@CleliaPatella

Selfie ad Arte Take Me (I’m Yours) @PirelliHangarBicocca – Milano

#SELFIEADARTE “La Venere degli stracci” @ChistianBoltanski Dispersion 1991/2017 #TakeMeImYours @PirelliHangarBicocca #Milano @CleliaPatella

Take Me (I’m Yours), allestita per la prima volta nel 1995 alla Serpentine Gallery di Londra, è la mostra collettiva che reinventa le regole con cui si fa esperienza di un’opera d’arte. Rompendo ogni canone, i visitatori sono invitati a compiere tutto quanto è di norma vietato fare in un museo: le opere di oltre 50 artisti si possono toccare, modificare, comprare e perfino prendere gratuitamente. La mostra è anche un progetto che si evolve e si rigenera nel tempo. Accanto alla possibilità di prendere una delle migliaia di copie di ciascuna opera prodotta – e quindi concorrere a svuotare fisicamente lo spazio – il pubblico di “Take Me (I’m Yours)” ne modifica l’aspetto partecipando a performance in cui lo scambio non è necessariamente legato a un oggetto ma piuttosto a un’esperienza, assecondando un’idea di immaterialità che è sempre più presente tanto nell’arte quanto nella vita reale.

#SELFIEADARTE “Chi cerchi trovi”
@YonaFriedman Street Museum 2017
#TakeMeImYours @PirelliHangarBicocca #Milano
@CleliaPatella
#SELFIEADARTE “Candy blue fiesta”
@FelixGonzalez-Torres Untitle (revenge) 1991
#TakeMeImYours @PirelliHangarBicocca #Milano
@CleliaPatella

 

Felix Gonzalez-Torres “Untitle (revenge)”, 1991:
Una distesa di caramelle è posta sul pavimento e i visitatori sono invitati a prenderne una, destibilizzando l’installazione. Evidenziando il carattere mutevole e transitorio dell’opera, l’artista riflette sul significato dell’oggetto artistico e sulla possibilità che un’opera trovi la sua modalità di esistenza nella dispersione.

Yona Friedman “Street Museum” 2017:
Il progetto assegna il controllo dell’ambiente urbano alle persone che ci abitano, offrendo ai visitatori uno spazio in cui lasciare oggetti a cui attribuiscono un particolare significato, che diventano a pieno titolo opere d’arte e che altri possono prelevare, trasformando la struttura originale di Friedman.

Chistian Boltanski “Dispersion” 1991/2017:
Dispersion è un’istallazione composta da cumuli di abiti usati che i visitatori possono portare via in borse create dall’artista. Con questo lavoro Boltanski riflette sul concetto stesso di arte e sull’idea di transitorietà, creando un’opera effimera destinata a disperdersi nel corso della mostra.

Annibale e il Mito di Eracle attraverso le Alpi. A Palazzo Madama di Torino.

Comunicato Stampa

Proseguono gli incontri organizzati da Palazzo Madama e dalla casa editrice il Mulino in occasione della mostra Odissee. Diaspore, invasioni, migrazioni, viaggi e pellegrinaggi in Corte Medievale fino al 19 febbraio 2018.

Il secondo appuntamento di lunedì 18 dicembre 2017 alle ore 17.30 vede protagonista Giovanni Brizzi, Professore di Storia romana all’Università di Bologna e autore per il Mulino di numerose pubblicazioni, tra cui quella al centro dell’incontro: «Annibale» (2014), dedicata al leggendario condottiero cartaginese.

Annibale, generale tra i più grandi di ogni tempo, genio militare innovativo dalle insuperate doti di condottiero, nel corso della seconda guerra punica (218-201 a.C.) inflisse ai Romani una serie di spaventose disfatte (la più devastante nella battaglia di Canne nel 216 a.C.).
Giovanni Brizzi, con la casa editrice il Mulino, ha inoltre pubblicato «Il guerriero, l’oplita, il legionario. L’esercito nel mondo antico» (nuova ed. 2013), «Canne. La sconfitta che fece vincere Roma» (2016) e, recentemente, «Ribelli contro Roma. Gli schiavi, Spartaco, l’altra Italia» (2017).
Gli incontri organizzati in collaborazione con Il Mulino proseguiranno per tutto il periodo di apertura della mostra secondo il seguente calendario:
24 gennaio 2018, ore 17.30 | Piero Boitani – Il grande racconto di Ulisse
21 febbraio 2018, ore 17.30 | Franco Cardini – In viaggio