Lucca Comics. Anche quest’anno un grande successo.

A chi entrasse a Lucca per la prima volta durante i giorni di Lucca Comics&Games sembrerebbe di essere in una gigantesca festa di Carnevale, vedendo migliaia di giovani e meno giovani vestiti e truccati in modi assai strani. Questo perché in quei giorni moltissime sono le persone che partecipano alla Fiera come Cosplay. Il termine deriva dall’abbreviazione di due parole inglesi, Cos – che sta per “costume” e play – che sta per giocare o interpretare. Cosplay (Cos+play, fenomeno nato in Giappone circa 40 anni fa) significa quindi indossare un costume per interpretare il proprio personaggio preferito, un tempo solo dei fumetti, dei cartoni ed ora anche dei videogiochi, dei film e dei serial televisivi.
Questo allargamento ad altri generi ed altri media ha riguardato tutta la fiera che, nata 50 anni fa come Salone Internazionale dei Comics è negli anni cresciuta allargando via via il campo di interesse ed inglobando oltre i fumetti ed i cartoni tutto ciò che riguarda l’intrattenimento, quindi anche giochi cinema e tv, cambiando anche la denominazione: nel 1993 è divenuta come Lucca Comics e nel 1995 ha assunto la denominazione Lucca Comics & Games.
La nuova formula si è rivelata vincente, visto che la manifestazione è cresciuta di anno in anno sino ad essere oggi considerata non solo la più importante rassegna italiana del settore, ma la prima d’Europa e seconda al mondo (dopo il Comiket di Tokyo).
I numeri dell’edizione di questo 2017, svoltasi dal 1° al 5 novembre scorsi, sono impressionanti: 700 espositori, 90 location all’interno delle Mura della città toscana, oltre 240 mila presenze da ticketing in cinque giorni.

I cosplayer sono stati parte anche quest’anno presenti in gran numero, girando liberamente o con parate, concorsi e raduni spontanei per tutti i 5 giorni; tra i momenti più seguiti, la parata militare a tema Call of Duty con tanto di veri mezzi bellici della Seconda Guerra Mondiale e la parata Star Wars
Gli espositori erano disseminati nei vari padiglioni in giro per la città, alcuni singolarmente come la Panini (editore della Marvel e della Disney) e la Bonelli (editori di Tex, Zagor ecc) o come la Warner Bros, la Fox, Netflix e la Nintendo. All’interno dei padiglioni si potevano compare fumetti o dvd, incontrare autori, provare giochi, vedere costumi originali ed altro ancora.
Le case editrici più piccole, autori ed i principali illustratori nazionali ed internazionali riempivano altri padiglioni, presi d’assalto dai visitatori anche per ottenere firme e dediche.
Per quanto riguarda la parte games, nella tensostruttura più grande d’Italia (9.000 mq) si sono concentrati i protagonisti del gioco da tavolo, di ruolo, dell’editoria fantasy, sci-fi e horror, da Mondadori a Salani. Protagonisti assoluti sono stati i tavoli da gioco degli editori leader ed i principali giochi di carte collezionabili per tutte le età. Riguardo ai videogiochi, il pubblico si è concentrato soprattutto all’interno dei padiglioni dedicati ai titoli del momento, tra cui Call of Duty: WWII e Destiny 2 di Activision e al padiglione Nintendo per la versione finale di SuperMario Odyssey, o nello stand ufficiale Blizzard presente per la prima volta in Italia.
La chiesa di San Romano è stata la location completamente dedicata al gaming competitivo, la Esports Cathedral, che ha visto competere giocatori professionisti provenienti da tutto il mondo, per un montepremi di oltre 37.000 euro, che si sono sfidati in tornei di Starcraft: Remastered, Quake Champions e Overwatch seguiti in diretta streaming da moltissimi appassionati

Per gli amanti dei comics (Manga) , dell’arte e della cultura nipponica vi era la Japan Town, il quartiere del centro storico lucchese dedicato interamente a loro dove tra l’altro gli appassionati dei robot anni ’70 e ’80 hanno trovato in mostra tanti Chogokin, action figure in plastica e metallo dei più amati mecha e prototipi, prodotti esclusivi e diorami dedicati a Naruto, Dragon Ball, One Piece, Sailor Moon e i Cavalieri dello Zodiaco.

Ai visitatori più piccoli e alle loro famiglie era dedicata l’area Junior dove hanno potuto partecipare ad eventi tematici, giocare con i Lego e con le carte e i videogiochi di Pokémon e immergersi nelle atmosfere di Harry Potter .

Non sono solo i numeri a decretare l’ottimo esito della manifestazione, ma anche i tantissimi ospiti di caratura internazionale che hanno preso parte a questa edizione: da  Robert Kirkman, creatore della saga a fumetti e televisiva di The Walking Dead, a Gabriele Salvatores, dai protagonisti delle acclamate serie TV Stranger Things e Star Trek: Discovery, al rapper  Ghali, passando per gli artisti ed illustratori John Howe ed Michael Whelan,  e molti altri ancora.
Oltre ai grandi ospiti, il mondo dell’illustrazione e del fumetto è stato celebrato anche con le mostre, come sempre allestite nelle splendide sale di Palazzo Ducale: dal realismo immaginario dell’artista fantasy americano Michael Whelan alle opere del maestro del manga Tayo Matsumoto e i fumetti sull’adolescenza di Raina Telgemeier, e poi ancora Igort, Sio, Federico Bertolucci.

È stata un’edizione molto seguita anche online: sulla pagina ufficiale Facebook di Lucca Comics & Games negli ultimi 7 giorni ci sono stati in media 800.000 contatti giornalieri, con un picco di oltre 2 milioni di contatti nella giornata del 3 novembre, mentre i live condivisi hanno ottenuto oltre 265.000 visualizzazioni. Instagram e Twetter pure hanno registrato una crescita di quasi il 20 %.

Per tutti gli appassionati di fumetti, giochi, videogiochi e delle varie forme di entertainment l’appuntamento è per l’edizione 2018 di Lucca Comics&games.

Elisa Sergio

Stranger Things, il culto continua.

 

 

Per amare Stranger Things basterebbe la sigla, come suggerisce un advertising di Netflix.
E invece il contenuto sprigionato dalle inconfondibili sonorità dei synth anni ’80, capaci di simboleggiare da sole un intero decennio, rivela in questa seconda stagione il cuore più autentico di un prodotto d’intrattenimento che è riuscito ad emanciparsi dalla volontà di suscitare una certa nostalgia, fino a riscoprirsi d’improvviso maturo e cresciuto.

L’esordio della serie prodotta e diretta dagli ormai celeberrimi fratelli Duffer, Matt e Ross, rappresentò infatti un vero e proprio fulmine a ciel sereno nel sempre sovrabbondante mondo delle serie.
Introdotta il 15 luglio 2016 sulle piattaforme di Netflix, il colosso americano che con il suo streaming sta rivoluzionando la fruizione dell’entertainment visivo, Stranger Things si ritrovò catapultata al centro di un successo mediatico del tutto imprevedibile.
Da piccola produzione di belle speranze e budget modesto, insomma, a vero e proprio cult.

Dopo oltre un anno di attesa la seconda stagione è riapprodata su Netflix con tutto l’hype, il fremito e le aspettative che un successo così universale era logico generasse.
Gran parte degli avvolgenti cliché che hanno rese la serie riconoscibilissima ad ogni latitudine, così come la cura dei dettagli nel ricreare un certo tipo di atmosfera, sono rimasti immutati.
Sono, infatti, proprio questi elementi a garantire alla trama un senso di continuità pressoché infallibile con la prima stagione: la piccola cittadina di Hawkins, i misteriosi esperimenti governativi su bambini dai poteri speciali come Undici, il Sottosopra (vero e proprio universo parallelo abitato dallo spaventoso Mostro Ombra) e il gruppo di piccoli amici in bicicletta che abbiamo imparato ad amare.

Ad un sequel si chiede quantomeno di replicare il successo della stagione precedente, se non addirittura di superarlo.
Un compito gravoso e non semplice, ma che i produttori e il cast di Stranger Things hanno saputo portare a buon fine nel migliore dei modi.
Se la trama è ricca e riesce a far progredire la narrazione in modo efficacissimo, ad impressionare maggiormente sono tuttavia le evoluzioni individuali dei personaggi sotto il profilo emotivo.
Emergono ora le preziose complessità specifiche di ogni personaggio, mediamente agli albori dell’adolescenza, e dunque al centro di una inevitabile trasformazione e crescita psicologica che rendono il presente e il futuro di Stranger Things più appassionanti e coinvolgenti che mai.

L’apoteosi di questo processo caratteriale è senza dubbio incarnato da Eleven, Undici nella versione italiana, la ragazzina dai superpoteri che dal ruolo di comprimaria della stagione precedente si è ora ritagliata un ruolo da protagonista indiscussa.
Non è un caso che la controversa e dibattutissima puntata numero 7, che segna una vera e proprio pausa all’interno della sceneggiatura, sia totalmente incentrata sulla sua figura.
È Undici (interpretata dalla bravissima Millie Bobby Brown) che trascinerà lo spettatore per la prima volta all’infuori di Hawkins, la cittadina dell’Indiana, alla ricerca della sorella scomparsa – e quindi delle sue stesse origini.
Un viaggio imprescindibile per comprendere ciò che verrà.

La vera sfida della terza stagione, infatti, sarà quella di tenere legato in modo coerente il nucleo di ragazzini in pietà età adolescenziale e alla ricerca del proprio posto in un mondo costellato di ombre e misteri.
A confermare questo trend, d’altronde, sono stati gli stessi fratelli Duffer in un’intervista rilasciata al sito americano Indiewire, dove hanno confermato che il futuro della serie passerà sempre più attraverso un’analisi psicologica e introspettiva dei vari protagonisti.

Francesca Caon

 

“Bedifferent art show” a Venezia cinque giorni di arte e musica

 

“BEDIFFERENT ART SHOW” OGGI CON RICHARD SINCLAIR, LEADER DEI CAMEL. IL PROGRAMMA DELL’EVENTO

Tra i performer, Richard Sinclair, leader dei Camel e storico fondatore dei Caravan, Omari Tessala Marax, Ezio Tangini, Hypnotératra e DUO (DualUnitOrgasm). In mostra le opere di Marco Guglielmi (ReImmortal) e Re.Mi.

Nella splendida cornice della Chiesetta della Misericordia di Venezia, presso Campo de l’Abazia 3550, in concomitanza con il finissage della Biennale, inaugura ufficialmente l’Edizione Zero del BeDifferent Art Show, una rassegna culturale e artistica dedicata all’espressione emergente, divergente e trasversale. Cinque giorni di appuntamenti di arte e musica, da domani sino a mercoledì 22 novembre, dalle 10 alle 19. Vernissage alle 19.

LE MOSTRE – Nell’ambito della rassegna sarà allestita la personale di Marco Guglielmi (ReImmortal). Dissacrante e politicamente scorretto, Marco Guglielmi è un artista concettuale “prestato” all’arte visiva dal mondo della musica. Da essa trae le sue ispirazioni e visioni oniriche per dare vita a installazioni tra scultura, video e performing art in cui materiali organici di origine animale (come galli, topi e cervelli di bue sotto resina) si integrano ai nuovi media.

La personale di Guglielmi non è una semplice mostra, ma è concepita come uno spettacolo che coinvolge lo spettatore in una dimensione totalmente immersiva, sostenuta da un’accurata regia: il sound e il light design, realizzati personalmente dall’artista, si integrano con gli allestimenti video che sono parte effettiva dell’installazione, e orchestrano un’esperienza di fruizione globale. Altre informazioni su https://www.11hellheaven.org/re-immortal/

L’evento prevede anche una menzione speciale postuma a Re.Mi., un artista scomparso nel 2011. Un doveroso omaggio a un outsider che ha saputo sublimare nell’arte la sua divergenza attraverso una pittura iperpsichica bizarra e macabra. Altre informazioni su https://www.11hellheaven.org/re-mi/

GLI SPETTACOLI – BeDifferent presenterà ogni giorno uno show diverso, alle 18, coinvolgendo performers, danzatori e musicisti che si distinguono per la loro attitudine sperimentale e visionaria. Insieme alla danza sperimentale di Omari Tessala Marax, alla performance butoh di Ezio Tangini e al teatro avant-guarde di Hypnotératra, segnaliamo per la sera del vernissage un ospite d’onore: Richard Sinclair, leader dei Camel e storico fondatore dei Caravan, la band che ha inaugurato il rock progressivo inglese degli anni Settanta caratterizzato dalla contaminazione di psichedelia, jazz, musica d’avanguardia ed elettronica. Suonerà eccezionalmente con DUO (DualUnitOrgasm), il nuovo progetto musicale di Marco Guglielmi e Fabrizio Calcabrina, che insieme daranno vita a un freestyle ipnotico, da loro definito hypno’n’drums, distante anni luce dagli stili tradizionali.

LA LOCATION – La Chiesa dell’Abbazia della Misericordia, Campo de l’Abazia 3550, Venezia, risalente al X secolo situato nel Sestiere di Cannaregio, è l’unico di questo tipo a Venezia attualmente utilizzabile per esposizioni. In stile gotico su una preesistente struttura bizantina, è costituito da una navata unica con tetto a capanna e un rosone imponente. La facciata barocca è adornata di opere di un allievo del Bernini. Chiusa al pubblico dal 1969, ospita attualmente manifestazioni e mostre, tra cui gli eventi collaterali delle ultime edizioni della Biennale.

GLI ARTISTI DEGLI SPETTACOLI (IN ORDINE CRONOLOGICO)

DUALUNITORGASM (DUO) (18 e 22 novembre) – Si auto-definiscono “un freestyle ipnotico” (hypno’n’drums) distante anni luce dagli stili tradizionali. La dominanza del suono analogico sul digitale, la totale assenza del midi e dei sequencer, la scelta dell’improvvisazione (ogni brano è unico, registrato in presa diretta e non viene mai eseguito due volte) ne fanno un caso eccezionale nel panorama della musica contemporanea.

RICHARD SINCLAIR (18 novembre) – Storico fondatore dei Caravan e leader dei Camel. È il nome di spicco della “corrente di Canterbury”: il rock progressivo inglese degli anni Settanta caratterizzato dalla contaminazione di psichedelia, jazz, musica d’avanguardia ed elettronica.

OMARI TESSALA MARAX (19 novembre) – Co-founder di 11HellHeaven, danzatrice sperimentale e performer. Dalla danza orientale al butoh, il suo percorso è all’insegna della ricerca interiore. Fondatrice del metodo BellyZen, a cui ha dedicato una recente pubblicazione.

REIMMORTAL (MARCO GUGLIELMI) (19 novembre) – Co-founder di 11HellHeaven, dopo trent’anni di professione nel campo della ricerca sperimentale sul suono, si concentra nell’ultimo decennio sulle possibilità offerte dalla videoart creando installazioni visive, sonore e performative di forte impatto e di linguaggio concettuale, ponendosi come un riferimento per l’estrema avanguardia.

EZIO TANGINI (20 novembre) – Danzatore e filosofo. Dopo l’incontro con Masaki Iwana, che segue tra Parigi e la Normandia, decide di dedicare al Butoh la sua vita. Fondatore della Compagnia In Between Butoh, alterna la sua attività performativa tra l’Italia e l’Olanda, dove è organizzatore di un festival internazionale di danza Butoh.

JACOPO SABAR GIACCHINO (21 novembre) – Attore e performer trasversale fra teatro e ricerca sonora, co-fondatore di Hypnotėratra spf e direttore artistico del Gran Galà Aleatorio (Genova). Dal 2008 si muove per un nuovo teatro di poesia. Tra i suoi lavori: D’amlé / form+code, Cantico, Specula Dantis, Il Conte di Lautréamont.

IL PROGRAMMA

Sabato 18 novembre (vernissage)

h. 19:00, apertura al pubblico.

h. 20:00 DualUnitOrgasm (DUO) live music + Special Guest: Richard Sinclair.

Domenica 19 novembre

h. 18:00 “Situazione d’artista” (installazione performativa) con: Reimmortal. Patrocinata dal Comune di Roma e presentata alla Factory del MACRO, “Situazione d’artista” è una performance  concettuale in  cui  il pubblico  assiste  alla difficile realtà  di  chi  fa  dell’arte  una  missione.

h. 18:30 “Eadem Mutata Resurgo” (danza sperimentale) con: Omari Tessala Marax. Un linguaggio coreutico audace per un’artista sperimentale, che ripropone la sua pièce a Venezia dopo il successo di marzo sul palco del settecentesco Teatro di Villa Torlonia di Roma.

Lunedì 20 novembre

h. 18:00 “Refettorio” di Ezio Tangini (danza Butoh). Tracce. Scolpite nel tempo, impresse nella memoria. Tempo dilatato, fluttuante. In between.

Martedì 21 novembre

h. 18:00 “Cahiers du Faune” di Hypnotératra (teatro avantgarde) con: Jacopo Sabar Giacchino.

Mercoledì 22 novembre (finissage)

h. 18:00 DualUnitOrgasm (DUO).

 

Artistiall’Opera: a Palazzo Braschi si aprono le quinte del Teatro dell’Opera

Il Museo di Roma a Palazzo Braschi in Piazza Navona, nel cuore della Roma rinascimentale e barocca, ospiterà dal 17 novembre 2017 all’11 marzo 2018 la mostra Artisti all’Opera.
Un percorso espositivo che racconta oltre un secolo di storia del Teatro dell’Opera di Roma, a partire dalla fine dell’Ottocento con la prima messa in scena di Cavalleria Rusticana.

Il Teatro dell’Opera di Roma in questa mostra ci regala l’infinita bellezza dei suoi allestimenti, frutto del lavoro di alcune tra le più grandi figure dell’arte del Novecento: da Pablo Picasso a Renato Guttuso, da Giorgio de Chirico ad Afro, da Alberto Burri a Giacomo Manzù, da Mario Ceroli ad Arnaldo Pomodoro fino ad arrivare a William Kentridge.

Il teatro non è solo ciò che si vede sul palcoscenico. Uno spettacolo teatrale coinvolge un intero mondo di persone nella creazione dei costumi, delle scenografie, dell’illuminotecnica, della musica, e’ il frutto del lavoro di musicisti, compositori, registi, pittori e artisti figurativi, costumisti, stilisti.
Artisti all’Opera racconta questo mondo dietro il palcoscenico, racconta la storia del teatro dietro le quinte.
Un dietro le quinte mai visto, un percorso che il visitatore/spettatore vivrà non solo seguendo le suggestioni dei grandi titoli del nostro teatro lirico, ma scoprendo anche perle “minori” fin ad oggi sfuggite alle consuetudini del repertorio.

Attraverso un sapiente gioco d’allestimento, in grado di ribaltare la normale prospettiva dello spettatore, il visitatore/spettatore entrerà nel teatro ritrovandosi in quel mondo misterioso dietro il palcoscenico per ammirare da vicino tutto ciò che d’abitudine vede da lontano, dalla platea.
Il teatro si racconterà attraverso le collezioni dell’Archivio del Teatro dell’Opera, in cui si conservano più di 60mila costumi e 11mila bozzetti e figurini e grazie alle proiezioni e ai filmati d’archivio dell’Istituto Luce.
Un teatro, quello dell’Opera di Roma, che ha sempre tenuto saldo il rapporto con l’arte figurativa, con scene e costumi di grandi artisti, ma anche un teatro fatto di piccoli capolavori inusuali: in mostra bozzetti, figurini (ovvero i disegni dei singoli personaggi), maquette (i modellini delle scenografie), fino a pezzi di inestimabile valore, come il sipario lungo 15 metri dipinto da de Chirico per un Otello rossiniano.

Il percorso si aprirà con il carretto delle scene originali di uno dei titoli più amati di sempre, la Cavalleria rusticana che Pietro Mascagni portò in scena per la prima volta nel 1890, proprio all’Opera di Roma, a seguire un’altra popolarissima opera che segnò la musica del nuovo secolo, la Tosca di Giacomo Puccini, andata in scena proprio nel 1900. La musica di Puccini, il più grande compositore operistico italiano del Novecento, tornerà spesso al Teatro dell’Opera di Roma, grazie alle voci di interpreti straordinari, come Maria Callas, il cui costume in Turandot rappresenta uno dei pezzi preziosi della mostra.

Del 1919 sono le scene e costumi di Pablo Picasso per il balletto di Manuel de Falla Il cappello a tre punte, messo in scena al Teatro dell’Opera nel Secondo Dopoguerra.

Durante l’eccezionale fermento degli anni Sessanta, molti gli artisti che si avvicenderanno freneticamente al Teatro dell’Opera: Renato Guttuso (che lavorerà alla Carmen di Georges Bizet e alla Sagra della primavera di Igor Stravinskij), Giacomo Manzù (Oedipus Rex, sempre di Stravinskij), Alexander Calder (Work in progress di Bruno Maderna), seguiti nei decenni successivi da Alberto Burri (suo il Cretto per November Steps, balletto di Minsa Craig del 1972), Mario Ceroli (La fanciulla del West di Puccini, 1980), Arnaldo Pomodoro (Semiramide di Gioachino Rossini, 1982), William Kentridge (Lulu di Alban Berg, andato in scena quest’anno).

La mostra rende omaggio anche a grandi costumisti (Danilo Donati, Gabriella Pescucci, Pier Luigi Pizzi), agli stilisti che hanno prestato il loro lavoro alla messinscena (Armani, Valentino, Balestra, Ungaro) e non ultimi i grandi registi: è entrato nel mito l’allestimento di Luchino Visconti del Don Carlo di Giuseppe Verdi, del quale sarà esposta la maquette originale; ma tanti saranno i registi omaggiati, da quelli più squisitamente teatrali come Luca Ronconi, Bob Wilson, Emma Dante, a quelli cinematografici col vizio dell’opera, come Terry Gilliam, Werner Herzog, Sofia Coppola.

 

Non resta che aspettare che lo spettacolo abbia inizio!!!

 

 

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Fondazione Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna. Si ringrazia l’Istituto Luce e la collaborazione di SIAE.
La mostra è a cura di Gian Luca Farinelli con Antonio Bigini e Rosaria Gioia, con la curatela storico-scientifica di Francesco Reggiani e Alessandra Malusardi dell’Archivio Storico e la collaborazione di Anna Biagiotti della Sartoria della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma.
Organizzazione Zètema Progetto Cultura. Catalogo Electa.

 

Elisa Sergio

LE SCULTURE DEL BERNINI PER FESTEGGIARE I VENT’ANNI DELLA GALLERIA BORGHESE

In occasione dei festeggiamenti per i vent’anni dalla sua riapertura, la Galleria Borghese a Roma dedica una grande mostra a Gian Lorenzo Bernini dal 1 novembre fino al 4 febbraio 2018.
Scultore, pittore, architetto, straordinario regista di macchine sceniche e di monumentali imprese urbanistiche, tutto questo raccolto in un unica mostra.
Un percorso con 80 opere esposte tra sculture, dipinti e bozzetti, 71 delle quali provenienti dal Louvre di Parigi, dal Metropolitan Museum di New York e dalla National Gallery di Londra, che si uniscono alle 9 opere inamovibili custodite in Galleria. L’esposizione suddivisa in otto sezioni tematiche delinea un ritratto ‘a tutto tondo’ del grande scultore ripercorrendo l’intera carriera artistica di Bernini, soprattutto attraverso una precisa messa a fuoco dello stretto rapporto pittura-scultura

Le singole sezioni della mostra saranno affidate a specialisti che da tempo si occupano del grande artista o di particolari aspetti della sua carriera o ancora del ruolo da lui giocato all’interno del più ampio fenomeno del Barocco (Andrea Bacchi, Maria Giulia Barberini, Anna Coliva, Anne-Lise Desmas, Luigi Ficacci, Stefano Pierguidi).

Curata da Andrea Bacchi e Anna Coliva, la mostra è stata realizzata con il contributo fondamentale della casa di moda Fendi, partner istituzionale della Galleria per i prossimi tre anni, ennesimo intervento del privato nel patrimonio artistico.

“’Bernini’ è del resto la realizzazione di un sogno” dice la Coliva, idealmente ricollegato all’esposizione che nel 1998 inaugurò la riapertura dopo un restauro infinito della Galleria. In quella occasione, l’obiettivo era la nascita del Barocco in Casa Borghese, vale a dire le commesse del cardinal Scipione al giovane scultore per i celeberrimi gruppi marmorei, in cui Bernini si confrontava con l’antico e la sua dimensionalità e dava vita a un linguaggio plastico nuovo e dinamico.

In questa mostra al Bernini scultore si affianca la grandezza della sua pittura,ed in particolare il suo ruolo di ‘regista’ nella ideazione e realizzazione degli straordinari progetti architettonici voluti da papa Urbano VIII.

Un genio totale, dunque, che il percorso espositivo enfatizza non solo i capolavori più conosciuti, ma propone inediti accostamenti come quello dei due Crocifissi, uno dell’Escorial e l’altro di Toronto, o dei due busti di Cristo da Norfolk e da Roma. Senza tralasciare la statua della Santa Bibiana, riposizionata secondo il punto di vista del Bernini, leggermente obliqua, accanto alla monumentale e nuda ‘Verità svelata’,dismettendo i panni sacri per mostrarsi quella che è una ”ninfa antica”.
Elisa Sergio

 

 

SPAZIOCIMA – IL “TEMPO SOSPESO” DI NATINO CHIRICO IN MOSTRA A ROMA

Un caleidoscopio di colori, un tripudio di forme, un’esplosione di energie e di rimandi alle principali correnti stilistiche del Novecento. Confini netti e pennellate sicure, tra il detto e il semplicemente espresso, con colori caldi che rompono il silenzio, e con rimandi più o meno taciti alla natura, alla vita, alla quotidianità.

Protagonista ormai da tempo sulla scena artistica nazionale e internazionale, Natino Chirico è nuovamente ospite della Galleria SpazioCima, sita in via Ombrone 9, Roma. “Tempo sospeso” è il nome della sua personale, che proseguirà sino a venerdì 17 novembre. La mostra, curata da Roberta Cima e organizzata con Giuliano Graziani e Laura Piangiamore, è a ingresso gratuito.

In esposizione una selezione di opere della sua produzione più recente, che vede, dopo i cicli pittorici dedicati al cinema e ai suoi grandi interpreti, lo sviluppo di nuovi temi legati al mondo della natura e alla riflessione sull’uomo nel mondo attuale.

“Il titolo di questa mostra – spiega Chirico – viene dal mio lavoro di quest’ultimo periodo, che vede emergere nel mio immaginario forme primarie -il cerchio, l’ovale- e rarefarsi il colore. E questa è la mia risposta a un oggi incerto, che richiede riflessione e ritorno a elementi/valori di base, come a raccogliere le forze e le idee per un nuovo scatto in avanti. Quindi un “tempo sospeso”, ma gravido di nuove espressioni.”

E nel testo critico a catalogo Valeria Arnaldi scrive: “A valori antichi e forme primigenie Natino regala nuove luci. Brillanti. Preziose. Non prive di ombre. Perché è proprio lì, ancora una volta nel contrasto tra la perfezione algida, nell’assolutezza dell’idea, e la sua rappresentazione umana, appassionata e volutamente “segnata” da schizzi di colore che sono indice della velocità di pensieri ed azioni, che riposa il segreto di un Bello condiviso e, soprattutto, condivisibile”.

Il rapporto di Natino con il cinema nasce nella sala parrocchiale deve da bambino andava a vedere i suoi primi film e dove la sua fantasia prendeva il volo immedesimandosi negli eroi dei kolossal storici. Il mondo del cinema diventa protagonista di un lungo periodo della sua produzione artistica a partire da una serie di lavori commissionati per i 100 anni del cinema, che lo hanno portato a ritrovare in alcuni grandi protagonisti motivi di particolare interesse espressivo. In Fellini la fantasia, il sogno; nella Magnani la forza e la dignità delle donne; in Chaplin il genio del ‘900 e la dignità del lavoro.

BIOGRAFIA – Natino Chirico nasce nel 1953 a Reggio Calabria. Per i suoi studi si trasferisce prima Milano, poi a Roma: a Brera segue Domenico Cantatore, mentre all’Accademia di Roma è allievo di Franco Gentilini e Arnoldo Ciarrocchi. Inizia a esporre nel 1973, evidenziando subito una personalità forte e doti artistiche di rilievo. Negli anni più recenti emerge, nel campo del disegno, la sua grande capacità di ritrattista, mentre nella pittura il cinema resta il tema preferito. Da qualche tempo sono presenti nella sua produzione anche opere che utilizzano il metacrilato, da solo o abbinato alla pittura ad olio e a materiali diversi.

Continua e intensa la sua attività espositiva, da Reggio Calabria, Roma, Milano, Napoli, Torino, Venezia, Catania, Cosenza, Perugia e Todi a Parigi, Varsavia, Bruxelles, Berlino, New York, San Francisco e Mosca. Molte anche le partecipazioni a mostre collettive, concorsi e premi, nonché i riconoscimenti in campo nazionale e internazionale. Opere del Maestro sono presenti in numerosi musei, collezioni private e sedi istituzionali. Attualmente Natino Chirico vive e lavora tra Roma e Perugia.

Elisa Sergio