Palazzo Altemps. Il fascino del marmo antico a Roma.

Palazzo Altemps, storico edificio romano, fu’ costruito dopo il 1471 per Girolamo Riario, nipote di Sisto IV. Il palazzo sorge nel Campo Marzio a due passi da Piazza Navona.
Ospita attualmente una delle quattro sedi del Museo nazionale romano con Palazzo Massimo, le Terme di Diocleziano e la Crypta Balbi.
Il Palazzo è uno degli esempi più interessanti di architettura del Rinascimento a Roma.
L’attuale Palazzo Altemps è il risultato della ristrutturazione cinque-seicentesca di un immobile sorto a sua volta sopra alcune strutture medioevali e romane, resti delle quali si vedono in una sala del pianterreno. Durante gli scavi archeologici preliminari ai lavori di restauro sono state infatti rinvenute le strutture di una domus romana tardo imperiale, i resti di numerose case-torri medievali inglobate nel palazzo rinascimentale e frammenti di affreschi romani ritrovati sotto l’androne d’ingresso.
Il palazzo oggi sfoggia il suo originario aspetto cinquecentesco grazie al recente restauro curato dal Ministero dei Beni Culturali.
Il cardinale di origine tedesca Marco Sittico Altemps lo acquista nel 1568 e vi stabilisce la propria collezione di sculture antiche. Interventi rappresentativi della fase altempsiana sono il cortile e l’altana, il camino monumentale e la chiesa di Sant’ Aniceto, le decorazioni della loggia dipinta e gli affreschi della Sala delle Prospettive Dipinte.
Nelle sale ancora in parte affrescate è possibile ammirare sculture greche e romane appartenute nei secoli XVI e XVII a varie famiglie della nobiltà romana, integrate da importanti scultori dell’età barocca come Bernini e Algardi.

Il palazzo ospita nuclei di collezioni di reperti classici, tra cui spicca la nota collezione seicentesca di scultura antica della famiglia Boncompagni Ludovisi, costituita da una notevole quantità di pregiati marmi antichi, la collezione di sculture del cardinale Altemps, le opere raccolte dalla famiglia Mattei, inizialmente destinate ad abbellire Villa Celimontana, e la Collezione Del Drago, risalente al XVII secolo.
Tra le sculture in esposizione, si possono ammirare il gruppo del Galata suicida con la moglie, Oreste ed Elettra, l’Ares , la colossale testa di Giunone e il famoso originale greco del V sec. a.C. noto come “Trono Ludovisi”, proveniente da scavi effettuati in quella zona.
Palazzo Altemps ospita anche un nucleo della collezione egizia del Museo Nazionale Romano, che raccoglie materiali provenienti dal santuario di Iside e Serapide del Campo Marzio nonchè i reperti dello scavo del santuario siriaco del Gianicolo.
La visita del Palazzo si svolge su due piani disposti intorno ad un bellissimo cortile decorato da una fontana monumentale, sul quale si affaccia un loggiato dipinto ed arricchito da una galleria di ritratti di Cesari. Al di sopra del fabbricato svetta l’altana, una torre-belvedere sormontata dallo stambecco rampante, stemma della famiglia Altemps.
Il percorso ha inizio con la Sala dei culti pubblici e privati, dove si trova la statua in diorite del bue sacro Api proveniente dalla collezione Brancaccio, il rilievo isiaco proveniente da una tomba sulla via Appia ad Ariccia, e due statue, una acefala raffigurante Iside e l’altra una sacerdotessa.
Segue la Sala del santuario delle divinità orientali del Gianicolo, con la statua di Giove Serapide seduto, di Osiride Chronocrator, di Dioniso e una base di candelabro, tutti provenienti da scavi nel santuario.
Le successive sale fanno parte del nuovo allestimento della raccolta egizia nella zona del palazzo destinata all’appartamento di Gabriele D’Annunzio che sposò un’erede Altemps.
La Sala del clero isiaco è dedicata ai sacerdoti e ai devoti del culto di Iside: si possono ammirare due ritratti di sacerdoti isiaci, e un piccolo ritratto di fanciullo con la testa rasata e un ciuffo di lunghi capelli. L’allestimento comprende anche la testa della dea Iside Demetra e un’ara con iscrizione greca dedicata a Zeus Hadad, ritrovata nel santuario del Gianicolo.
Nella sala dell’Iseo Serapeo del Campo Marzio sono in mostra una base di statua colossale e una sfinge acefala di granito nero, entrambe datate all’inizio dell’età tolemaica (III sec. a.C.), una testa virile rasata che probabilmente apparteneva ad una statua di sacerdote e un rilievo templare del IV secolo a.C., e un torso virile e un frammento di leone, scoperti nel 1987 durante gli scavi nell’ ex convento dei Domenicani in piazza s. Macuto.
Nella Sala delle Dee Madri, fulcro dell’allestimento, si ammira la testa di Artemide Efesia di recentissimo ritrovamento, esposta per la prima volta al pubblico. Inoltre sono esposte la statua di Iside dalla collezione Barberini, rappresentata come Demetra, e l’Iside da Passo Corese (Rieti). Nella Sala di Serapide si trovano tre raffigurazioni del dio (due busti e una statua acefala in trono), un busto ritratto di Settimio Severo, una statua doppia forse di Cesarione e di sua madre Cleopatra e un rilievo frammentario, eseguito a Roma su modelli provenenti dall’Egitto.
Il percorso prosegue negli ambienti che nel secolo XVI ospitavano l’appartamento di Roberto Altemps, figlio del cardinale cui si deve il nome del palazzo. Sono qui allestite le sculture della famosa collezione Mattei proveniente da villa Celimontana, completando così l’esposizione in Palazzo Altemps della collezione della famiglia Mattei dell’importante raccolta di antichità del secolo XVI, già esposta in parte nei portici del piano terreno.
In questa grande sala delle Collezione Mattei si possono ammirare: una testa di filosofo, due ritratti di Giulio Cesare, un ritratto di Vespasiano e uno di Armodio, un grande capitello composito figurato, un frammento di coperchio di sarcofago con scena dell’Epifania, una testa di doriforo, e l’importante sarcofago con il mito delle origini di Roma, con tracce di riutilizzo come stipite di porta, visibili nello spessore inferiore.
l percorso si conclude nel cortile interno, esempio dell’equilibrio architettonico cinquecentesco, dove è stata mantenuta la collocazione originale delle statue sotto le arcate del portico.

Francesca Di Giampietro

DAVID HOCKNEY. 82 PORTRAITS AND ONE STILL-LIFE – VENEZIA

 

Dal 24 Giugno 2017 al 22 Ottobre 2017
VENEZIA
LUOGO: Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
CURATORI: Edith DevaneyInglese di nascita ma californiano d’adozione, David Hockney è tra i più noti e affermati artisti contemporanei.

Si forma al Royal College of Art di Londra tra il 1957 e il 1962 e dalla sua partecipazione nel 1960 alla mostra londinese Young Contemporaries alla Whitechapel Art Gallery viene catapultato sotto i riflettori sia in Inghilterra che, nel giro di pochi anni, in America. Dal 1964 si trasferisce a Los Angeles, dove traduce l’atmosfera della vita americana in opere famosissime dalle campiture sature dell’abbagliante luce californiana. L’elemento fgurativo riveste sempre nella sua produzione un ruolo cardine, declinato nei generi del ritratto e del paesaggio, associato a una costante interazione tra tecniche artistiche tradizionali e nuovi media.

Eseguiti tra il 2013 e il 2016 e considerati dall’artista come un unico corpus di lavori, gli 82 ritratti esposti nella mostra di Ca’Pesaro offrono una particolare visione della vita di Hockney a Los Angeles, delle sue relazioni con il mondo artistico internazionale, con galleristi, critici, curatori, artisti, amici, volti celebri come quelli di John Baldessari, Lord Jacob Rothschild, Larry Gagosian, Stephanie Barron, ma anche di familiari e persone divenute parte della sua vita quotidiana. Hockney esegue ogni ritratto nelle medesime condizioni: il tempo di realizzazione è di tre giorni, durante i quali il soggetto si accomoda su una sedia, sempre la stessa, con alle spalle il medesimo sfondo neutro.

Le 82 tele, tutte dello stesso formato, raccolgono una tassonomia di tipi e caratteri, un saggio visivo sulla forma e condizione umana che trascende le classificazioni di genere, identità e nazionalità. All’interno dell’apparentemente limitato formato della figura, assisa su uno sfondo bitonale, si frammenta e si esprime un’infinita gamma di temperamenti umani che testimoniano, ancora una volta, la grandezza di questo maestro della nostra contemporaneità.

ETUSCIA GREEN MOVIE FEST – TUSCANIA

Cresce l’attesa per l’ormai prossimo avvio dell’ “ETuscia Green Movie Fest”, il festival dell’audiovisivo con protagonista il territorio che si terrà a Tuscania dal 28 agosto al 1 settembre.
L’evento, alla seconda edizione, è un variegato contenitore culturale organizzato dall’ associazione culturale “Augusto Genina”, con la direzione artistica di Patrizia Sileoni.
Finanziato dalla Regione Lazio e patrocinato dal Comune di Tuscania, può vantare diverse collaborazioni con partner prestigiosi, nazionali ed internazionali, dal Finca, festival internacional de cine ambiental, all’ Imd, instituto multimedia DerHumAlc, fino all’associazione Genina.

Diversi i momenti di elevato spessore in programma.
Oltre al nucleo principale della rassegna, ovvero i concorsi cinematografico e fotografico incentrati sulle bellezze della Tuscia e dell’Etruria Meridionale, all’interno del festival sarà infatti organizzata anche la mostra d’arte contemporanea “Il Sale della Terra” ospitata presso lo spazio monumentale dell’ex Chiesa di Santa Croce e nei giardini della biblioteca comunale.
Ad esporre alcuni tra i più quotati artisti contemporanei di varie provenienze che hanno scelto questo territorio come fonte di ispirazione creativa per elaborare diversi percorsi e linguaggi che ormai fondono l’arte Contemporanea.
Tra loro, Antonio Fraddosio, Maddalena Mauri, Riccardo Monachesi, Maria Pizzi, Marco Scataglini, Maria Grazia Tata, Lucrezia Testa Iannilli e Mara Vanwees.

La vernice della mostra si terrà il 28 agosto alle 18,30, il finissage l’8 settembre.
“Il Creativo porta un dono, un percorso intuitivo, una empatia che lo muove attraverso l’anima di cui ogni essere umano è dotato, ma attraverso l’itinerario della coscienza e l’istanza, il bisogno, il desiderio della conoscenza che si evolve nella comunicazione dell’interpretazione creativa.
Smarrita la coscienza della conoscenza di cui l’anima umana ha sete si perdono le occasioni dei percorsi dell’anima stessa che ci forniscono la sensibilità e ci permettono di elaborare dati attraverso la libera interpretazione e intuizione al contrario della massificazione esistenziale.

ROBERTO CODA ZABETTA. CANTIERE 1 / TERRAZZO A NAPOLI

Dal 26 Luglio 2017 al 07 Gennaio 2018
MILANO
LUOGO: MUDEC – Museo delle Culture di Milano
ENTI PROMOTORI:
Comune di Milano
24 Ore Cultura
Uno studio artistico a cielo aperto in un luogo pubblico, ma accessibile solo da alcuni punti della città. Cantiere 1 / Terrazzo è il nuovo progetto di Roberto Coda Zabetta per il complesso della SS. Trinità delle Monache, poi ex Ospedale Militare di Napoli, promosso dal Comune di Napoli-Assessorato alla Cultura e Turismo, in collaborazione con l’ Assessorato all’Urbanistica e ai Beni Comuni e con l’ Unità di progetto interdirezionale “Coordinamento progetti URBACT e Reti per lo Sviluppo di Politiche Urbane Integrate” nell’ambito della rete europea 2nd Chance del programma URBACT III, di cui il Comune di Napoli è capofila. Cantiere 1 / Terrazzo ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.

Prima tappa di un lavoro che toccherà altre città in Italia e nel mondo, alla cui base vi è un rapporto di reciproca implicazione tra pittura, architettura e territorio, il progetto – a cura di Maria Savarese – inteso come un percorso itinerante, si svolgerà dal 28 agosto al 14 ottobre 2017 in uno dei luoghi più suggestivi del centro storico di Napoli il Complesso della SS. Trinità delle Monache, attualmente oggetto di un processo di progettazione partecipata che coinvolge cittadini e amministrazione comunale con l’impegno di realizzare un piano di azione per il recupero, la rifunzionalizzazione e la gestione del complesso. Roberto Coda Zabetta lavorerà alla realizzazione di un grande intervento pittorico sul terrazzo di copertura dell’ex ospedale militare, esperienza inedita che viene realizzata per la prima volta. I giorni in cui l’azione e lo svolgimento dell’opera, a campiture di colore concentriche, saranno seguiti e documentati dal fotografo e filmaker Henrik Blomqvist, con contributi video, oltre che della curatrice, di Ilaria Bonacossa (già direttrice del Museo di Villa Croce, Genova, e attuale direttrice di ARTISSIMA, Torino), di Nino Daniele (Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli) e Andrea Viliani (direttore del museo Madre di Napoli). L’opera sarà visibile, per il periodo di esposizione, da tutta la zona collinare di Napoli retrostante il complesso architettonico, interagendo quindi con la città stessa di cui diviene elemento tissutale. Un intervento di arte pubblica per la città, che vede coinvolto un intero edificio del suo patrimonio architettonico. L’intera struttura e la cifra astrattiva con cui l’artista ha scelto di esprimersi, fornendo un luogo d’incontro tra sensi e intelletto, mira a produrre un rimando senza soluzioni di continuità tra percezione e pensiero consentendo così l’accesso a una dimensione altra da quella governata dalla semplice prospettiva con cui solitamente s’identifica il nostro rapporto con la realtà esterna. Il video del progetto sarà poi presentato in anteprima nazionale a Napoli e a seguire nelle principali sedi museali e istituzionali internazionali. Roberto Coda Zabetta (1975, Biella, IT) è stato assistente presso lo Studio di Aldo Mondino dal 1995 al 2005. Le sue opere sono state esposte in gallerie e musei nazionali e internazionali, fra cui il Museo di Villa Croce di Genova (2016), Fondazione Mudima, Milano (2015), Palazzo Barbarigo Minotto, Venezia (2015), The Shit Museum in Piacenza (2015), MAC-Museo d’Arte Contemporanea, Rio de Janeiro (2012), PAN, Napoli (2010), Certosa di Capri (2011). L’artista è stato selezionato per vari premi, fra cui quelli promossi da Città dell’Arte-Fondazione Pistoletto, Dena Foundation, American Academy in Rome.

1887 – AREA DI CONFINE PORTA DUCHAMP

Dal 28 Agosto 2017 al 26 Novembre 2017
SALERNO
LUOGO: Virtual Art Gallery
CURATORI: Giovanni Bonanno

Collezione Bongiani Art Museum di SalernoPer i 130 anni dalla nascita di Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968), lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery in occasione della 57° Biennale di Venezia 2017, intende dedicare l’attenzione come evento indipendente e contemporaneo presso il “Pavilion Lautania Virtual Valley” a Marcel Duchamp e Kurt Schwitters che riassumono compiutamente il concetto di indagine intesa come il luogo privilegiato per rilevare i sogni e le utopie che nella dimensione metafisica e mentale suggeriscono mondi e immaginari collettivi. Nell’assemblage tridimensionale “Etant Donnés” Duchamp lavora in gran segreto nell’ultimo ventennio della sua vita. Nel 1968, al momento di lasciare New York per andare a trascorrere l’estate in Europa, il lavoro è ormai ultimato e Marcel prima di morire si preoccupa di organizzare la sua presentazione finale preparando un manuale di istruzioni per il montaggio della costruzione, accludendo fotografie, note e un modellino in scala. L’opera ancora assai poco conosciuta nasce nel bisogno di porsi al di là, di definire e mettere in forma totale una possibile estensione dell’altro, nella necessità ulteriore di metabolizzare la realtà. Un’invenzione giocata a tutto campo su proiezioni di frammenti e“universi possibili”, tra lalibertà della creazione e la globalità intelligente del fare arte. In questa seconda collettiva internazionale sono presenti 72 opere di altrettanti importanti artisti che hanno voluto condividere tale proposta come artisti di frontiera a margine di un possibile confine e spartiacque al sistema omologato dell’arte ufficiale.

I CAPOLAVORI DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SAN LUCA. DA RAFFAELLO A BALLA

Dal 01 Luglio 2017 al 07 Gennaio 2018
BARD | AOSTA
LUOGO: Forte di Bard
CURATORI: Vittorio Sgarbi, Francesco Moschini, Gabriele AccorneroDal 1° luglio 2017 al 7 gennaio 2018 il Forte di Bard ospita la mostra I Capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca. Da Raffaello a Balla. L’evento espositivo nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Forte di Bard e l’Accademia Nazionale di San Luca, una delle più antiche e importanti istituzioni culturali italiane attive a livello nazionale e internazionale nel campo dell’arte. In occasione della mostra è concessa in prestito una selezione ampia e rappresentativa della preziosa collezione dell’Accademia, costituitasi a partire dal Seicento principalmente grazie ai doni e ai lasciti di accademici o di collezionisti privati o attraverso i concorsi banditi dall’Accademia stessa.

115 le opere in mostra – olii su tela, tavole, bronzi, terrecotte e gessi – di notevole interesse storico e artistico, databili in un arco temporale dal XVI al XX secolo, con un nucleo particolarmente cospicuo composto da dipinti e sculture risalenti ai secoli XVII e XVIII. Per la prima volta un corpus così ricco di opere di proprietà dell’Accademia lascia la prestigiosa sede romana di Palazzo Carpegna per viaggiare verso Nord, permettendo ai visitatori del Forte di Bard di conoscere una parte cospicua di un patrimonio culturale di assoluta eccezionalità.

La mostra è ospitata nelle ‘Cannoniere’ – la sede espositiva più prestigiosa del Forte di Bard, dotata delle caratteristiche climatologiche e illuminotecniche adatte ad accogliere opere d’arte – e segue un andamento cronologico, impaginato nelle sette ampie sale che le costituiscono. Il percorso prende l’avvio da quella che è senza dubbio l’opera più preziosa della mostra, un affresco staccato raffigurante un putto, dipinto da Raffaello Sanzio. Accanto a Raffaello, capolavori che documentano i due centri rinascimentali più influenti nella penisola, la Toscana e il Veneto, con opere di Agnolo Bronzino, Giambologna, Jacopo da Bassano e Palma il Giovane.

Il Seicento è rappresentato in tutto il suo splendore da opere di Guido Reni, Guercino e Gian Lorenzo Bernini, del quale viene presentato il modello in terracotta per il ‘Leone’ della Fontana dei Quattro Fiumi.

Capolavori di Rubens e Van Dyck, che soggiornarono a lungo in Italia, e di esponenti della pittura fiamminga e olandese – come Jan De Momper e Michiel Sweerts – testimoniano il respiro internazionale della collezione.

Giovan Battista Piazzetta e le splendide vedute archeologiche di Giovanni Paolo Pannini documentano la sezione dedicata al Settecento, che si chiude con il bellissimo olio di Angelika Kauffmann, L’Allegoria della Speranza.

L’Ottocento si apre nel segno del ritratto: Andrea Appiani, Elisabeth Vigée-Lebrun, i gessi di Canova e Thorvaldsen, e l’imponente Atleta Trionfante di Francesco Hayez.

La parte finale della rassegna è dedicata al movimento milanese degli Scapigliati, con dipinti di Tranquillo Cremona e Federico Faruffini; due olii di Giacomo Balla, un Autoritratto e il grande Contadino del 1902 concludono l’amplissimo excursus fra i capolavori della storia dell’arte dal Quattrocento al Novecento.

Nell’ambito della mostra l’Associazione, di concerto con l’Accademia di San Luca, ha promosso e supportato una vasta campagna di restauri delle opere che necessitavano di interventi.

Breve storia dell’Accademia Nazionale di San Luca
L’attuale Accademia Nazionale di San Luca, intitolata al Santo Evangelista protettore dei pittori, nasce attraverso una serie di passaggi avvenuti fra la seconda metà del Cinquecento e la prima del Seicento, dall’antica Università delle Arti della Pittura di Roma, i cui primi Statuti risalgono al 1478.
Il passaggio da ‘Universitas’ in Accademia delle Arti della Pittura, della Scultura e del Disegno, per iniziativa del pittore Girolamo Muziano, venne ufficialmente sancito da un Breve emanato da Gregorio XIII nel 1577. Pochi anni dopo, nel 1593, si ebbe la simbolica “fondazione” dell’Accademia, a opera di Federico Zuccari, primo Principe dell’Accademia, e solo nel 1607 l’approvazione dei primi Statuti conosciuti dell’Accademia de i Pittori e Scultori di Roma. Durante il Principato di Pietro da Cortona, dopo il 1634, gli Architetti entrarono a far parte dell’Accademia con pari autorità di Pittori e Scultori. Gli Statuti furono sottoposti a ripetuti aggiornamenti nei secoli fino alla recentissima riforma, avvenuta nel 2005.
Nel corso del Settecento il prestigio dell’Accademia raggiunse il suo apice, ottenendo il riconoscimento internazionale, testimoniato anche dalla richiesta di aggregazione di altre Accademie italiane e straniere.
Grazie anche al ruolo fondamentale svolto dall’attività didattica per l’insegnamento del Disegno e all’istituzione dei Concorsi, l’Accademia rimase a lungo un riferimento internazionale per le Belle Arti. Solo dopo la soppressione delle Scuole, avvenuta nel 1873, l’Accademia avrebbe cominciato a perdere gradualmente la centralità che aveva mantenuto per tre secoli.
Un aspetto particolarmente rilevante dell’attività dell’Accademia fu l’istituzione dei concorsi, banditi periodicamente utilizzando fondazioni e lasciti di accademici, grazie ai quali si sono formate e arricchite le collezioni dell’Accademia. A partire dalle sue origini l’Accademia di San Luca si pose come obiettivo quello di impartire l’insegnamento artistico a giovani italiani e stranieri che intendevano perfezionarsi a Roma nello studio delle arti.
Nel 1754 Benedetto XIV fondò in Campidoglio l’Accademia del Nudo e ne affidò la direzione all’Accademia di San Luca.
All’epoca del governo francese, nel 1810, nell’ambito di una generale riorganizzazione dell’istituzione, venne assegnato ufficialmente all’Accademia il compito della formazione degli artisti.

KLIMT EXPERIENCE

Dal 26 Luglio 2017 al 07 Gennaio 2018
MILANO
LUOGO: MUDEC – Museo delle Culture di Milano
COMUNICATO STAMPA:

La vita, le figure e i paesaggi di Gustav Klimt, ma anche la pittura e l’architettura, le arti applicate, il design e la moda della Vienna secessionista di fine ‘800-inizi ‘900: ecco i protagonisti assoluti di quest’estate 2017 al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, che da mercoledì 26 luglio aprirà il proprio palinsesto estivo con l’evento espositivo Klimt Experience, una rappresentazione multimediale totalmente immersiva dedicata al padre fondatore della Secessione Viennese curata da Crossmedia Group.
Con la direzione scientifica di Sergio Risaliti, il progetto ospitato al MUDEC intende anticipare le celebrazioni per il centenario della morte dell’artista, che sarà festeggiato a Vienna nel 2018 dai principali musei della città.
Prodotta da 24 ORE Cultura, Klimt Experience accompagnerà i visitatori del Museo delle Culture fino al 7 gennaio 2018, e si propone come un vero e proprio excursus multisensoriale che racconta attraverso immagini, suoni, musiche, evocazioni l’universo pittorico, culturale e sociale in cui visse e operò Klimt e in cui il pittore austriaco fu assoluto protagonista.

Gustav Klimt (Vienna 1862 – 1918) coltivò assieme ad altri artisti secessionisti viennesi il mito dell’opera d’arte totale, un’aspirazione che per Klimt passava attraverso pittura e architettura fino alle arti applicate (i gioielli di Hoffmann a lui ispirati) e alla moda (i vestiti disegnati con la compagna Emilie Flöge). Vienna tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento era un crogiolo di spinte innovatrici in un contesto di grande fermento nel campo delle scienze, della filosofia, della psicanalisi, dell’arte, dell’architettura, del proto-design, della musica e della cultura in generale. Conosciamo spesso molto dell’opera pittorica di Klimt; ma quanto si sa del poliedrico contesto storico-artistico in cui egli visse e operò, in modo così totalizzante?

Opere come Il Bacio, L’Albero della vita, Giuditta, sono entrate a far parte della cultura popolare. Eppure Klimt resta un artista da scoprire e soprattutto da raccontare, anche negli aspetti meno noti come la moda, l’architettura o il proto-design.
L’obiettivo di questo percorso espositivo multimediale è quello di proporre al visitatore un nuovo modello di fruizione dell’opera d’arte attraverso le potenzialità sempre più “allargate” delle nuove tecnologie. Entusiasmare, affascinare, emozionare e meravigliare il pubblico di giovani e adulti invitandoli ad approfondire la conoscenza del maestro, la comprensione dei suoi lavori e del contesto, la tecnica pittorica e la lettura stilistica attraverso macro- ingrandimenti dei dettagli delle opere.

L’ESPERIENZA IMMERSIVA.
In un’unica “experience-room” il visitatore potrà vivere un’esperienza immersiva a 360° che coinvolgerà tutto lo spazio disponibile senza soluzione di continuità; dalle pareti al soffitto fino al pavimento le immagini delle opere diventeranno un unico flusso di sogno, di forme fluide e smaterializzate in motivi evocativi dell’arte di Klimt, dagli esordi agli ultimi dipinti. 700 immagini selezionate, per una visione completa dell’opera del pittore altrimenti impossibile da ammirare in un unico evento espositivo. Un mondo simbolico, enigmatico e sensuale riprodotto con eccezionale impatto visivo grazie al sistema Matrix X-Dimension, progettato in esclusiva per questa video installazione, e che si avvale di un imponente apparato di proiettori laser, in grado di trasmettere sulle superfici dell’installazione oltre 40 milioni di pixel, garantendo una definizione maggiore del Full Hd.
Accanto all’arte di Klimt sarà possibile ammirare anche le fotografie d’epoca sulla vita dell’artista e le ricostruzioni 3D della Vienna dei primi del ‘900, con i suoi luoghi simbolo, i costumi, la moda di una capitale europea in assoluto fermento, comprese le sue innovative architetture come Palazzo della Secessione a Vienna, con il magnifico fregio di Beethoven. Questo il contesto socioculturale in cui si formò, visse e operò Klimt, una chiave di volta imprescindibile per capire al meglio la poetica dell’autore.
Strauss, Mozart, Wagner, Lehár, Beethoven, Bach, Orff e Webern, accompagneranno il visitatore con una coinvolgente colonna sonora a testimoniare quanto la musica influenzò l’opera di questo grande artista.
Infine l’esperienza culturale si completerà con l’apparato informativo e didattico dell’area d’introduzione alla mostra.
Un’immersione totale per il visitatore dunque, un’esperienza emozionante e ludica di un’ora, che non tralascia però il rigore documentale tipico delle esposizioni firmate MUDEC – Museo delle Culture e conferma l’attenzione sempre maggiore che il “museo multidisciplinare” di via Tortona 56 riserva ai progetti innovativi, che sanno valorizzare al meglio i beni culturali sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie, un universo in continuo progresso.

LA REGIA
“La riproduzione digitale di tutto il corpus artistico del pittore austriaco consente una disposizione panottica degli oggetti visuali. Ciò permette un approccio esaustivo alle tematiche di Klimt, pur non rinunciando al primo obiettivo di questo progetto: colpire il visitatore e suscitare in lui la meraviglia e lo stupore. Un’opera d’arte totale in formato digitale, che si fa forza dei saperi specifici propri della nostra era e li fonde insieme, per celebrare il trionfo della bellezza sopra ogni altra cosa.”
Fake Factory
THE Fake Factory è uno studio pluripremiato, specializzato in video design, fondato a Firenze nel 2001 dall’artista e video designer Stefano Fake, insieme ad un gruppo di talentuosi videomaker digitali, animatori, fotografi, progettisti e visualmakers.
THE Fake Factory affronta da anni con successo temi di sperimentazione linguistica legati ai nuovi media ed è ora un punto di riferimento italiano e internazionale della ricerca contemporanea sul video design.
LA DIREZIONE ARTISTICA
Sergio Risaliti è storico e critico d’arte, ideatore, curatore di mostre e di eventi interdisciplinari, scrittore e giornalista. Dal 2015 è membro onorario dell’Accademia dell’Arti del disegno di Firenze ed è consulente alla direzione artistica e coordinamento scientifico dell’Associazione Mus.e. Ha fondato e diretto sedi espositive pubbliche e private tra cui Palazzo delle Papesse a Siena e Quarter Centro per l’Arte Contemporanea a Firenze.
Nel 2016 ha collaborato, in qualità di direttore artistico, ai progetti espositivi multimediali Incredibile Florence e Klimt Experience, prodotti da Crossmedia Group.

LA PROGETTAZIONE E LA PRODUZIONE TECNICA
Grazie alla conoscenza approfondita del sistema museale europeo, agli aggiornamenti costanti e alla lunga esperienza operativa nel settore multimediale, audiovisivo, in quello delle piattaforme mobili e del mercato digitale, Crossmedia Group, fondata nel 2008, riveste un ruolo di primo piano a livello internazionale come fornitore di prodotti innovativi e strategie per mostre multimediali, applicazioni, prodotti educativi ed editoriali.
Assecondando la propria mission, ossia il saper sempre creare strumenti connessi alla fruizione innovativa degli eventi espositivi, Crossmedia Group ha oggi focalizzato il proprio interesse nella realizzazione di progetti internazionali incentrati sulla progettazione, produzione, distribuzione e allestimento di mostre multimediali immersive, permanenti o temporanee, caratterizzate da grande appeal, originalità e spettacolarità.

Cross The Streets, la mostra sui 40 anni di Street Art e Writing“ al Macro.

Dal 7 maggio al 1 ottobre 2017 al MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Cross the Streets,  la mostra che raccoglie e racconta 40 anni di Street Art e Writing con i più importanti artisti che hanno segnato le tappe fondamentali di questo movimento. Cross the Streets è una piattaforma culturale che getta le basi per una storicizzazione del fenomeno del Writing e della Street Art, tirando le fila del fenomeno artistico e mediatico fra i più influenti degli ultimi quarant’anni.
L’esposizione curata da Paulo von Vacano, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Regione Lazio, ideata e prodotta da Drago, in collaborazione con nufactory (promotore e ideatore di Outdoor Festival), progetto ABC della Regione Lazio e con il supporto organizzativo e servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La mostra è inoltre patrocinata dal CONI.

Il progetto nasce da alcuni concetti fondamentali della ricerca di Paulo Lucas von Vacano sulla controcultura Street e tutte le sue varianti. Come scrive nel catalogo: “La strada osserva. La strada governa… Scegliere la creatività a discapito della criminalitа è una posizione che incentiva l’arte, la musica e lo sport. La rivoluzione avviene quando la strada entra nel museo e il museo si trasferisce nella strada. Chi sopravvive alla strada governa il mondo!”
Unica avanguardia in grado di riunire gioventù, periferie e minoranze della globalizzazione, l’arte urbana, in tutte le sue forme – dal Writing, ai Graffiti, dal Muralismo alla Street Art – ha influenzato profondamente l’immaginario collettivo: partendo da fenomeno underground di protesta giovanile questa pratica artistica и arrivata a contaminare tutti i campi, dalla moda alla musica, dal cinema alla fotografia fino alla pubblicitа e, più in generale, è diventata di dominio pubblico. Lo scopo di Cross the Streets è quello di indagare, a livello globale, la potenza e la fascinazione di questa multimedialitа estrapolandone le linee guida, i pionieri mondiali, i fenomeni di costume da essa generati e, a livello locale, la storia del graffitismo romano.
La sezione dal titolo Street Art Stories ospita una selezione di artisti e opere che – riuniti sotto la stessa visione – permettono allo spettatore di avere una panoramica più chiara possibile della nascita e dell’evoluzione del fenomeno della Street Art.
Appena entrati si viene colpiti dall’installazione site specific dell’artista franco americano WK Interact che, con il suo lavoro di ben 14 metri di ampiezza, ha dato vita a una scena simbolo della sua ricerca dinamica. Poi, oltre ai rinomati mosaici dell’artista francese Invader che hanno invaso le strade di Roma nel 2010, si può osservare Middle East Mural, una maxi tela grande più di 10 metri di Shepard Fairey aka Obey the Giant che viene esposta per la prima volta in Europa, accompagnata da più di trenta pezzi mai esposti a Roma in grado di dare una visione tout court sul lavoro di uno dei più famosi artisti americani.
Si prosegue poi con Keith Haring Deleted, una testimonianza fotografica di Stefano Fontebasso De Martino a cura di Claudio Crescentini, con in mostra una serie di foto, presenti nella collezione del MACRO – CRDAV, relative all’intervento di Keith Haring sul Palazzo delle Esposizioni (1984), successivamente “cancellato” in occasione dell’arrivo del Presidente Gorbaciov nella Capitale. Sempre di Stefano Fontebasso De Martino sono anche le fotografie (1984-86, coll. privata) di un altro intervento artistico di Keith Haring a Roma, realizzato durante un suo secondo soggiorno nella Capitale sui pannelli trasparenti del ponte sul Tevere, dove transita la metropolitana linea A del tratto Flaminio-Lepanto. Anche questo intervento Deleted.
Altri lavori importanti sono i site specific: ad alcuni artisti simbolo del movimento è stata riservata una fetta di museo, nello specifico 5Ч10 metri, per esprimere liberamente la propria arte fra dripping, installazioni, lettering, stencil, poster e lavori su tela, il tutto realizzato all’interno e per gli spazi del Museo. Fra i nomi di artisti internazionali coinvolti il graffiti artist tedesco Daim, re della tecnica 3D, Chaz Bojourquez, capostipite dello stile del lettering West Coast e idolo di tutto il mondo dei tatuaggi, Evol, famoso per le sue installazioni di paesaggi urbani in miniatura, e fra i romani Diamond, con la sua estetica fra il liberty e il tatuaggio old school, il maestro dello stencil Lucamaleonte e JBRock che porterа una collezione di poster direttamente dai suoi interventi in strada.
Fra gli altri artisti in mostra citiamo Mike Giant, Sten e Lex, Will Barras, Cope 2, Doze Green e Roa, Swoon, Fafi, Flying Fortress, Koralie, Nick Walker, Miss Van, Hyuro, Jeremy Fish, Microbo, Bo130, Galo, 2501, Mark Jenkins, Moneyless, Giacomo Spazio, Solomostry, Stella Tasca, Agostino Iacurci, Ozmo, Pisa 73, Luca Mamone e il giovanissimo Mosa One (classe 1997) e, per la sezione dedicata al pop surrealism, Ray Caesar, Mark Ryden, Marion Peck, Camille Rose Garcia, Kazuki Takamatsu, Yosuke Ueno fino ad arrivare ai toys di Ron English.
Un’altra sezione fotografica dedicata al fenomeno della Street Photography con opere di Estevan Oriol, Ed Templeton e Boogie. La sezione Writing a Roma, 1979-2017 che ospita una ricerca dedicata al rapporto speciale che lega Roma al Writing fin dal dicembre 1979, quando la Galleria La Medusa ospita la prima mostra di graffiti organizzata fuori dagli Stati Uniti, è curata da Christian Omodeo, fondatore di Le Grand Jeu, agenzia e bookstore di Parigi specializzata in arte urbana. La riscoperta di un gruppo di opere di Lee Quinones e Fab 5 Freddy, esposte in mostra per la prima volta dopo essere state date per disperse per quasi quarant’anni, apre un percorso espositivo altrimenti incentrato su diverse generazioni di writers locali che, dagli anni ‘80 fino ad oggi, hanno fatto di Roma una delle capitali del Writing internazionale. In nessun’altra città al mondo, infatti, le metropolitane e i treni del sistema ferroviario urbano sono stati dipinti con la stessa continuità – quasi trent’anni – di Roma. Tra gli artisti coinvolti, oltre a Lee Quinones e Fab 5 Freddy, vanno citati Napal e Brus, Jon e Koma, Imos, Pax Paloscia, Rebus, il fotografo Valerio Polici e le crews TRV e Why Style.
Un’ulteriore sezione riguarda i Milestones ossia gli eventi imprescindibili che hanno contribuito alla costituzione di questo movimento come le mostre dei primi anni 2000 dello Studio 14, l’International Poster Art, il progetto Izastikup, la nascita dell’Outdoor Festival e Fuck You All, mostra del 1998 di Glen Friedman le cui opere verranno raccolte dalla curatrice Rita Luchetti Bartoli.
L’allestimento di Cross the Streets porta fin dentro il museo il linguaggio della Street Art: per l’occasione il MACRO viene contaminato da elementi leggeri e temporanei, dalla segnaletica orizzontale che dalla strada entra direttamente nella sala grande, ai teli da impalcature che ne trasformano il grande spazio in una scena urbana da esplorare. Molti dei materiali torneranno ad essere riutilizzati nei cantieri edili, facendo cosм di Cross the Streets il piщ importante allestimento produttivo realizzato da Ma0, il passaggio di un processo costruttivo in cui gli sprechi sono ridotti al minimo e la vita dei materiali impiegati non si conclude con la mostra ma continua altrove.
La mostra Cross the Streets sarà accompagnata dalla realizzazione da parte della casa editrice Drago di un omonimo catalogo che documenterà tutti gli interventi in mostra con fotografie di Simon d’Exйa anche degli artisti a lavoro nel museo, delle opere e correlato da testi, interviste ai curatori e immagini d’archivio. Sarа realizzata inoltre una fanzine con la collaborazione di diversi operatori del settore e contenente interviste, reportage e servizi, con annesso spazio nelle varie pagine pubblicitarie per tutte le realtà limitrofe e gemellate con il progetto. Un documentario sul making of Cross the Streets sarà realizzato da Camillo Cutolo.
Durante la mostra, inoltre, verrà presentato il libro The Street is Watching, antologia di Street Photography pubblicato da Drago Edizioni che in 440 pagine raccoglie 50 anni di storia del movimento e racchiude il lavoro di piщ di cento artisti fra Mary Ellen Mark e Martha Cooper passando per Bruce Davidson, Jim Goldberg, Nan Goldin e Ryan McGinley.
Parallelamente alla mostra, la Sovrintendenza Capitolina organizzerà, fra giugno e ottobre, una serie di incontri su alcuni dei temi caldi della Street e dell’arte urbana in generale, che vanno dal diritto d’autore alla proprietà e legalità, dalla conservazione all’iconografia e la semiotica del Writing, dalla fruizione alla produzione. In contemporanea и stata anche lanciata una call verso tutti i Municipi di Roma Capitale in modo che possano venire a raccontare le “storie” della Street Art a Roma, lungo quasi quarant’anni di produzione urbana.
Il 20 maggio l’artista JBRock ha realizzato un raro esempio di art sharing durante l’evento speciale intitolato The Moleskine Black Wall. L’opera, Moleskine, il tuo universo, verrà prodotta su un muro di 12 metri composto da 960 classici taccuini Moleskine. Gli stessi usati correntemente dai writers per preparare gli sketch dei loro lavori e chiamati appunto Black Book. Ciascuno dei taccuini, in vendita durante la mostra, sarа taggato da un QR code che oltre a certificarne l’ autenticità, permetterà ai proprietari di iscriversi tramite la piattaforma Vericode, messa a disposizione da TraceToo, al network degli art sharing owners del Moleskine Black Wall.  Il ricavato della vendita sarà donato in beneficienza ad ARTEinMENTE.
La mostra comprende anche il progetto di sei eventi collaterali notturni.
Dal 14 maggio sarà in programma la Sky Arte Arena, un ciclo di proiezioni dedicate alla street art all’interno dell’ Auditorium di Odile Decq: dieci appuntamenti realizzati in collaborazione con il canale satellitare Sky Arte HD (canali 120 e 400 di Sky). L’ingresso alle proiezioni и gratuito per il pubblico in possesso del biglietto di ingresso alla mostra.