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Al Senato, Guernica capolavoro di Picasso, icona di pace

Dal 18 dicembre al 5 gennaio 2018 presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani l’esposizione “Guernica, icona di pace”, dedicata al cartone realizzato da Pablo Picasso e raffigurante la sua opera capolavoro, da cui è nato l’arazzo esposto all’ingresso della sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

La mostra nasce da una lunga e minuziosa ricerca fatta dalla storica dell’arte Serena Baccaglini che, nel corso dei suoi studi dedicati al grande artista spagnolo, scoprì una eccezionale collaborazione, tra Pablo Picasso, Nelson Rockefeller, uno dei più grandi mecenati del Novecento, e l’artista Jacqueline de la Baume Dürrbach, che ricreò, tessendolo, il dipinto di Guernica mediante l’antica arte dell’arazzo. I tre grandi artisti erano legati anche da una profonda amicizia.

Il cartone di proprietà della famiglia Dürrbach, fu’ esposto a Praga (2011-12), a San Paolo in Brasile (2014) e a Wròclaw (2014).
Quella di Palazzo Giustiniani rappresenta la prima esposizione in Italia, con l’accoglienza istituzionale dal Senato della Repubblica che, in prossimità delle celebrazioni per i Settanta anni della Costituzione italiana, ospita l’opera – non solo per l’alto valore artistico – ma anche per l’indubbio tributo universale che il dipinto offre alla democrazia, alla libertà e alla pace, valori fondanti della Carta Costituzionale.

Il grande significato e l’ importanza di questa esposizione è facilmente comprensibile già a partire dalla storia dell’olio di Guernica, conservato al Museo Reina Sofia di Madrid.

Guernica deliziosa cittadina basca, fu la prima città al mondo a subire un bombardamento aereo avvenuto la sera del 26 aprile 1937 ad opera dell’aviazione militare tedesca. Un esperimento bellico deciso con freddo cinismo dai comandi militari nazisti. In Spagna era in corso la guerra civile e il generale Francisco Franco cercava di sostituirsi al governo legittimo. Franco aveva come alleati il regime fascista e quello nazista. E nonostante la cittadina di Guernica non fosse teatro di azioni belliche; la furia distruttrice del primo bombardamento aereo della storia si abbatté sulla popolazione civile uccidendo soprattutto donne e bambini.

Un crimine contro l’umanità così efferato, che quando la notizia si diffuse nell’opinione pubblica, Picasso impegnato alla realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi del 1937 decise immediatamente quale sarebbe stato il soggetto della sua opera. Mise tutta il suo genio nella realizzazione di un pannello che denunciasse l’atrocità del bombardamento su Guernica. L’ opera, di notevoli dimensioni (metri 3,5 x 8), fu realizzata in soli 33 giorni, preceduta da un’intensa fase di studio, testimoniata da ben 45 schizzi preparatori che Picasso ci ha lasciato.

Il successo fù immediato. Seguirono numerose esposizioni internazionali, anche e soprattutto per il messaggio morale e civico che Picasso volle esprimere. Nelson A. Rockefeller (esponente della omonima famiglia di petrolieri, governatore dello Stato di New York dal 1959 al 1973 e vicepresidente degli Stati Uniti nel 1974 con l’amministrazione Ford), – per tutelarne l’integrità – convinse l’amico Picasso a rappresentarla in arazzo con il supporto di Jacqueline de la Baume Dürrbach, geniale artista francese capace di tessere un dipinto trasformandolo in arazzo.

Oggi, l’archivio Rockefeller di New York contiene memoria di Quel lungo e fruttuoso accordo tra i tre protagonisti, durò diciotto anni, dal 1955 al 1973, anno della morte di Picasso, e favorì la nascita di una collezione unica in cui ventisei opere dell’artista spagnolo vennero trasformati in arazzi “per poter portare la bellezza alla gente”, secondo l’espressione usata da Rockefeller per descrivere il progetto.
La collezione si trova presso l’archivio Rockfeller di New York dove vengono documentate ad esempio le tecniche utilizzate per realizzare l’arazzo. Eseguito sotto la completa supervisione e direzione di Picasso, che scelse personalmente le undici nuancés utilizzate per dare colore all’arazzo. Il dipinto nasceva in bianco e nero per rievocare le cruenti immagini riportate nelle foto monocrome dei quotidiani di Parigi, dove Picasso si trovava all’epoca dei fatti, mentre per l’arazzo si scelse il colore.

Picasso, a poco a poco, entrò nel magico mondo artistico della Dürrbach, apprezzando a tal punto il complesso lavoro di trasformazione delle sue opere in arazzi da fargli dire, a proposito del dipinto Déjuner sur l’herbe, che il “lavoro compiuto da Jacqueline era di gran lunga superiore al suo”.

Quando Rockefeller, nel 1974, assunse la carica di Vice Presidente degli Stati Uniti, gli arazzi – incluso Guernica – furono portati nella sua residenza di Kykuit (Stato di New York) e, nel 1985, la moglie Happy, sei anni dopo la sua morte, decise di consegnare l’arazzo di Guernica alle Nazioni Uniti perché il forte messaggio iconico evocativo sull’orrore della guerra potesse essere continuo e costante. Una targa, accanto all’arazzo posto all’ingresso della sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolinea che esso fu donato “in memory of Nelson Rockefeller and of his faith and support of the United Nations”.

Al termine dell’esposizione in Sala Zuccari, il cartone sarà ospitato dal 12 gennaio al 28 febbraio 2018 a Pieve di Cento (Bologna), nel museo MAGI ‘900, museo delle eccellenze storiche ed artistiche, che è anche il mecenate dell’intera esposizione dell’opera in Italia.

Elisa Sergio

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